Pubblico di seguito il videointervento pubblicato sulla rivista giuridica Diritto.it su “L’onere della prova del credito nelle causa instaurate dal correntista“.
Sul sito della rivista è possibile scaricare il testo in formato pdf dell’intervento (cliccare qui) e vedere il mio precedente video su “L’onere della prova del credito vantato dalla banca” nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo e nelle domande di ammissione al passivo fallimentare (cliccare qui) (pubblicato anche su questo blog)
L’onere della prova del credito nelle cause instaurate dal correntista. Il mio videointervento su Diritto.it
Posted by Roberto Di Napoli su 13 febbraio 2020
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Da Diritto.it: mio videointervento su “L’onere della prova del credito vantato dalla banca”
Posted by Roberto Di Napoli su 5 febbraio 2020
Sul sito Diritto.it il primo dei miei brevi videointerventi (cliccare qui per conoscere le date dei successivi) su alcune delle principali questioni nel contenzioso bancario. In quello odierno, alcune considerazioni e pronunce sull’onere della prova del credito nelle cause instaurate dalle banche e nelle domande di ammissione al passivo fallimentare. Sulla pagina del sito della rivista telematica, è possibile anche scaricare il testo con le pronunce citate (https://www.diritto.it/lonere-della-prova-del-credito-vantato-dalla-banca/?fbclid=IwAR3mvQ48NLB2_ryTUEMM1XarasKKYYSc6qVw-VzB7lsHmKtQznOWzi1mq8k)
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Da Il Sole 24 Ore “Sì al sequestro dei beni della giudice sotto processo per aver pilotato i fallimenti”
Posted by Roberto Di Napoli su 9 gennaio 2020
Credo, purtroppo, che non sia un caso unico e isolato.
Pubblico di seguito il link di un articolo pubblicato sul sito de Il Sole 24 Ore del 6 novembre 2019
Sì al sequestro dei beni della giudice sotto processo per aver pilotato i fallimenti
— Leggi su amp.ilsole24ore.com/pagina/ACc2Gtw
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Riforma della prescrizione: alcune mie sommarie riflessioni su una legge che non appare compatibile con la tutela dei diritti fondamentali della persona
Posted by Roberto Di Napoli su 5 gennaio 2020
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Condivido fermamente -come, credo, ogni cittadino- la necessità che sia assicurata la punizione dei responsabili di qualunque reato. Pur consapevole della complessità del tema, credo che la riforma della disciplina della prescrizione, così come entrata in vigore, non sia affatto compatibile con uno Stato di diritto, soprattutto se non si vogliono chiudere gli occhi di fronte ai non pochi problemi in cui si trova il sistema della Giustizia in Italia, tra i quali anche (ma non solo) la durata dei processi.
Chi l’ha ritenuta o ritiene urgente, non conosce, forse, i non rari casi di malagiustizia e non ha riflettuto abbastanza sui casi di “errori” giudiziari. Ho letto e sentito che si ritiene intollerabile che – come, purtroppo, verificatosi in passato- vittime di reati, in alcuni casi, non possano ottenere Giustizia a causa della prescrizione. Premesso che una tale motivazione, pur potendo risultare efficace nell’attirare facilmente il consenso elettorale di quanti non conoscono la differenza tra la responsabilità penale e civile, sembra confondere l’interesse dello Stato (alla repressione e punizione dei reati) da quello delle vittime (la cui risarcibilità prescinde dall’eventuale declaratoria dell’intervenuta prescrizione del reato e i cui termini di prescrizione possono essere interrotti da un qualsiasi atto anche stragiudiziale), potrei anche condividere, in astratto, che l’istituto della prescrizione collide con la “certezza della pena“: è difficile sicuramente, per la persona offesa di un reato, tollerare che il responsabile non sia scalfito dalla sanzione anche penale prevista dall’ordinamento. Vorrei, però, che l’autore o i sostenitori della riforma rispondessero anche a qualche altra domanda: appare normale che vari politici, a volte anche costretti a dimettersi dalle cariche che ricoprivano e per le quali erano stati eletti, siano stati processati, arrestati, condannati e, poi, a distanza di anni, assolti? E se si ripetessero analoghi errori e, dopo un’erronea sentenza di condanna, restassero, a causa della disciplina della prescrizione così come recentemente riformata, sotto processo a vita? Appare compatibile una tale disciplina (in un sistema in cui, oltretutto, la legge sulla responsabilità dei magistrati non è esente da critiche e perplessità) con la Costituzione, con la legge e con la separazione dei poteri? E’ tollerabile che vi siano reati gravissimi che, pur nell’ipotesi in cui sia stato accertato “il fatto”, non siano puniti da chi dovrebbe reprimerli e punirli e ciò per ragioni ben diverse dalla prescrizione? E’ tollerabile che (accanto a tanti magistrati che sono e appaiono seri, preparati, onesti e integerrimi) vi siano giudici che sbagliano e, di fatto, quasi mai, puniti? Gli autori della riforma della prescrizione pare ignorino che vi sono stati alcuni casi di imputati prosciolti con provvedimenti, poi, annullati dai giudici dei gradi successivi ma che, nel frattempo, il decorso del tempo aveva determinato la prescrizione impedendo, così, la prosecuzione del processo. La prescrizione nel diritto penale non è un privilegio ne’ a causarla sono strategie dilatorie degli avvocati ne’, tantomeno, i giudici attenti e scrupolosi: è un istituto a garanzia della persona accusata che non può rimanere a vita sotto processo, soprattutto quando, per la durata trascorsa dal “fatto” e per il quale non vi è un accertamento definitivo della sua esistenza o della responsabilità dell’imputato, è venuto meno l’interesse dello Stato alla punizione. Credo che chi si voglia qualificare “Avvocato del popolo”, debba conoscere davvero ciò che il Popolo, formato dai cittadini che credono nello Stato e nelle Istituzioni, ogni giorno, può subire; al tempo stesso credo che qualsiasi riforma non possa prescindere dai diritti fondamentali della persona umana, tra i quali, oltre che la Costituzione, la CEDU (Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: meglio specificare per chi non capisse cosa sia o dovesse confonderlo con il nome di qualche corso privato per esami professionali) sancisce quello di essere giudicati in un tempo ragionevole. La violazione di tale diritto non può, di certo, essere compensata solo con un indennizzo: non può tollerarsi che una persona umana resti sotto processo a vita. L’opportunità di una riforma della disciplina della prescrizione del reato, forse, sarebbe anche potuta essere condivisa ma non, a mio modesto parere, così come è stata prevista ed entrata in vigore che potrà, forse, risultare utile a fini “propagandistici” ed elettorali e per incantare quanti si limitano a guardare il dito e non la luna ma non, di certo, ad assicurare e garantire i diritti dei cittadini.
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Buon Anno!
Posted by Roberto Di Napoli su 1 gennaio 2020
Tanti auguri a tutti per un Felice Anno Nuovo!

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Dal 5 febbraio 2020, su Diritto.it alcuni miei videointerventi sul contenzioso bancario
Posted by Roberto Di Napoli su 29 dicembre 2019
Ringrazio, oltre che la redazione di Diritto.it, Maggioli Editore che, già 15 anni fa, nel maggio del 2005, pubblicando la prima edizione del mio primo, modesto lavoro “Anatocismo e vizi nei contratti bancari” -divenuto un manuale e giunto, nel 2015, alla V edizione- affiancato da “L’usura nel contenzioso bancario” (II ediz., 2017), avvertì l’interesse alla divulgazione dei vizi nei rapporti bancari e degli strumenti di difesa.
Pubblico di seguito il calendario degli interventi nonché il link alla pagina di Diritto.it (cliccare qui) da cui è possibile anche leggere e scaricare il testo in pdf.

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Buon Natale!
Posted by Roberto Di Napoli su 25 dicembre 2019
È già capitato, anni fa, nel fare gli auguri di Buon Natale, di ricordare la famosa omelia di Don Tonino Bello: “Tanti auguri scomodi“. Potrei sembrare -e forse lo sono- ripetitivo ma trovo quelle parole sempre attuali e, forse, anche insufficienti visto che dovrebbero essere considerate ogni giorno.
Si ha la sensazione che “Buon Natale” sia, sempre di più, una frase simile ad un saluto, a volte manifestato quasi “per circostanza” e senza nemmeno prestare attenzione al significato. Sui social o nelle chat, basta pure un semplice “copia e incolla” sia della frase di augurio che della risposta o, a volte, basta selezionare gli amici della lista e premere “invio”.
“Buon Natale“, soprattutto detto e augurato di cuore a persone in difficoltà o a cui si vuole bene, ha un diverso significato. Dovrebbe significare, soprattutto, vicinanza, condivisione, affetto, umanità, solidarietà e non indifferenza una volta tornati a casa o in studio o in ufficio a pensare, ognuno, soltanto ai propri interessi.
Ecco allora che, riascoltandole e sperando siano sempre ricordate da tutti e tutti i giorni, trovo meno ripetitivo il condividere, ancora una volta, i “tanti auguri scomodi” della famosa omelia del Vescovo-poeta di cui, l’anno scorso, sono trascorsi 25 anni dalla morte. (cliccare sul seguente link per ascoltare l’omelia da youtube: https://youtu.be/M8dUnUCNnXk)
Faccio, quindi, a tutti gli amici e, in particolare modo, a quanti soffrono per abusi bancari, per “malagiustizia”, per i paradossi frequenti nelle battaglie contro i poteri forti, i miei più cari auguri, di tutto cuore, di “Buon Natale” con auspicio della più grande ricchezza: serenità e salute.
A quanti si sentono soli, poi, o “traditi” anche da finti amici, suggerisco di ascoltare queste ulteriori, bellissime e vere riflessioni di Don Tonino Bello (cliccare sul seguente link per ascoltare https://youtu.be/3jmh-vP1O_c).
Tanti auguri di buon Natale e buone Feste!
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