IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘invisibili’ Category

Il mio “buon onomastico”, in silenzio, limitato ad alcune righe e con il pensiero rivolto al Cielo

Posted by Roberto Di Napoli su 21 giugno 2026

L’informazione e la comunicazione, sicuramente, lo hanno accompagnato tutta la vita. Negli ultimi giorni in cui era cosciente, sul tavolino del letto dell’ospedale aveva sempre il cellulare che usava anche per leggere le notizie e, se si chiedeva se avesse bisogno di qualcosa, chiedeva di portargli un quotidiano e un settimanale. Nei giorni in cui avevo quale unico pensiero la sua salute, a volte era lui a chiedermi se avessi letto alcune notizie. Nell’era “ante-internet” comprava e leggeva non meno di 5 quotidiani e, ancor prima, da ragazzo, negli anni ’70, quando era impegnato tra i giovani Dc salentini, aveva lui stesso fondato un giornale politico-locale regolarmente registrato e venduto nelle edicole della provincia di Lecce. Gli studi giuridici, le non poche battaglie giudiziarie che gli hanno impegnato l’intera vita (compromettendogli, sicuramente, anche la salute) e l’interesse per la difesa dei diritti (non solo quelli propri) contribuivano, quindi, a renderlo sempre aggiornato su legge e giurisprudenza. Fu molto contento quando, una sera, il 21 marzo 2007, gli feci vedere questo blog che avevo creato proprio poche ore prima e il primo post. Facebook e gli altri social, d’altronde, non erano ancora diffusi quanto oggi, per cui apprezzò l’idea che chiunque potesse avere uno spazio virtuale per esprimere il proprio pensiero, o, semplicemente, per agevolare la divulgazione degli strumenti di difesa del cittadino. Ho fatto questa premessa per spiegare le ragioni per cui scrivo queste righe che gli dedico non solo quale ricordo del padre da parte di un figlio ma quale mio primo e più attento “follower“: lo faccio oggi, 21 giugno, San Luigi Gonzaga, in una giornata in cui gli avrei voluto fare gli auguri di buon onomastico di persona o con una telefonata o un messaggio; una giornata a cui, ancor di più di tutti gli altri giorni, mi è impossibile non pensare a lui e al dolore che la Sua scomparsa ha lasciato a me, ai familiari e a chi gli voleva veramente bene. Avevo scritto, 4 mesi fa, l’11 febbraio, la tragica notizia su facebook ricevendo diverse centinaia di ricordi di tanti amici e di chi lo ha conosciuto ma, giorni fa, mi sono accorto che alcuni suoi amici non salentini e “no social” non erano al corrente di quanto accaduto. Dedico anche qui, su questo mio blog che fu il primo a vedere e uno dei primi a rispondere nelle newsletter che riceveva ogniqualvolta scrivevo un post, alcune righe di ricordo di mio padre nel giorno che sarebbe stato il suo onomastico.

L’11 febbraio 2026, verso le 23,50, dieci minuti prima di mezzanotte, sentivo già da alcune ore il pericolo che ci avrebbe potuto lasciare. E così è stato, purtroppo. Dal pomeriggio del 2 gennaio non l’ho lasciato quasi mai così come gli avevo promesso fin quando (come eravamo sicuri) si sarebbe ripreso. Gli ho fatto compagnia, quasi ininterrottamente, stendendomi, di notte, su una sdraio, per un mese e allontanandomi solo quando -non vedendolo in pericolo di vita e mai, comunque, lasciandolo da solo- mi sentivo sicuro. La sera dell’11 febbraio (dopo che una settimana prima era stato dimesso e, da alcuni giorni, ricoverato in un diverso ospedale) avevo deciso che non mi sarei mosso. Temevo che se ne andasse la notte e, invece, è volato in Cielo poco prima del nuovo giorno. Vorrei pensare che, dopo oltre un mese di sofferenza a letto, sia pure inaspettatamente quando non si poteva pensare un tale tragico esito, prima che finisse il giorno in cui si celebra la Madonna di Lourdes, sia stato preso per mano dalla Vergine a cui era molto devoto per entrare in un nuovo mondo, pieno di Luce, e trovare la vera Giustizia che non ha trovato nel mondo terreno che non gli ha risparmiato sofferenze nelle più varie forme subendo violenza fisica da parte di chi, probabilmente, lo avrebbe voluto ammazzare già quando era giovane e violenza morale, insieme alla violazione di vari diritti della persona, da parte di chi si attendeva che lo avrebbe tutelato. Era un testardo, nulla lo fermava quando era sicuro di aver ragione, nemmeno la “minaccia” di un processo o, perfino, di essere arrestato. Raccontava spesso, con orgoglio, di avere subito oltre 30 processi (quasi sempre in seguito a denunce di pubblici ufficiali che non riteneva stessero applicando fedelmente la legge) e, pur di essere assolto, di avere più volte rinunciato alla prescrizione; sicuramente, non era vendicativo. Anzi: più di una volta, gli facevo notare che trovavo assurdo che parlasse tranquillamente o scherzasse con qualcuno che sapevo avesse fatto un torto, commesso un’ingiustizia o una scorrettezza contro di lui o la mia famiglia. Ma la sua risposta era quasi sempre la stessa “e che vuoi fare: così gli passava per la testa“. Non si faceva, però, mettere la testa sotto ai piedi (soprattutto, quando era convinto della “mala fede” di chi lo voleva danneggiare) e non rinunciava ad esercitare, laddove lo riteneva doveroso, qualsiasi proprio diritto e prerogativa. Nelle varie battaglie giudiziarie (che, a mio avviso, gli hanno compromesso la salute e non solo), non accettava di essere giudicato se non dal Giudice naturale precostituito per legge e, laddove riteneva vi fossero ragioni di incompatibilità, esercitava gli strumenti offerti dal codice. In un caso ha subito il paradosso di vedere, dal grado di appello alla Cassazione e fino al giudizio di rinvio, l’annullamento della sentenza del grado precedente ma dopo avere subito danni incalcolabili che, secondo me, hanno contribuito a farlo ammalare.

Come dicevo, il mio ricordo della Sua vita e delle tante battaglie, compresa quella nel periodo in cui subì un attentato che lo ha costretto a camminare con le stampelle per i successivi 38 anni, l’ho già scritto, dopo poche ore dalla Sua scomparsa, su facebook e lo riporto anche di seguito. Tra le tante centinaia di commenti, un amico ha commentato ricordando i processi subiti più da “difensore civico” che da imputato; altri hanno ricordato la sua attività politica da giovane democristiano e leader dei giovani morotei che poteva vantare di essere uno dei riferimenti salentini tra i più vicini ad Aldo Moro negli anni ’70.

E’ dolorosissimo avvertire la mancanza di chi si vorrebbe continuare a vedere, a sentire, a parlargli, ma, da credente, non trovo altro conforto che credere e sperare che la morte sia un “passaggio”, un “cambiamento”, che chi non vediamo è, comunque, con noi e che, un giorno, forse, rivedremo per sempre. Mio padre lo ricorderò sempre come un “concentrato” di padre testardissimo, quasi sempre, a suo modo, affettuoso e, altre volte, “rompiscatole” o “diversamente affettuoso” ma anche un po’ come se fosse un “figlio”. Tornando indietro nel tempo, se penso a quali possano essere stati i miei primi ricordi felici o momenti di spensieratezza con lui o il regalo che più gradivo, credo siano stati i miei primi viaggi, anche di un solo giorno, con lui al Salone Nautico di Genova o a quello dell’Automobile a Torino. A lui, concessionario, interessavano per lavoro ed io, pur a 5 o 6 anni, ero il suo “accompagnatore” munito di valigetta con, disegnati, Minnie e Topolino contenente ciò che mi occorreva, ossia, pigiama e macchina fotografica. Mi spiegava un po’ tutto sia del viaggio, sia del programma sia degli incontri che doveva fare. Dopo alcuni anni, quando fu vittima di un attentato, cominciai ad accompagnarlo in viaggi meno piacevoli tra i quali studi medici o studi legali, così come, da adulto, ad altri consulti importanti per lui o per la famiglia.

Non avrei mai pensato che potesse morire così come è stato. In quel mese e mezzo in ospedale abbiamo parlato spesso. Ero ed eravamo tutti in famiglia preoccupati ma nessuno poteva immaginare che sarebbe potuto morire quasi da un giorno all’altro. Credo che, qualora si potesse prevedere un momento così tragico, nessuno vorrebbe stare da solo nel vedere un proprio caro spegnersi. Non pensavo che avrei avuto la forza. Sono stato io, invece, a pretendere di stargli accanto, pur nella serata in cui la situazione era inaspettatamente precipitata. Gli avevo promesso e gli avevo dato la parola, il pomeriggio di un mese prima (pur senza mai immaginare ciò che sarebbe accaduto) che non lo avrei abbandonato. Ora, forse, penso di avere avuto, inconsapevolmente, l’onere e il privilegio di essere rimasto con lui fino all’ultimo istante, come in quei miei primi viaggi da bambino, come in molti momenti in cui discutevamo io e lui delle ingiustizie che stava subendo (anche litigando quando in disaccordo perché non cedeva a quelli che erano, sì, soprusi ma che hanno tolto la salute e la serenità) così nella sua ultima partenza dal mondo terreno. Lui era cristiano, cattolico, pregava e ha trasmesso a me e ad altri familiari gli stessi principi. Se ne è andato la sera tardi dell’11 febbraio, poco prima di mezzanotte; vorrei tanto che fosse volato in Cielo accompagnato dagli Angeli, abbracciato dalla Madonna di Lourdes e che possa avere dal vero Giudice la Giustizia per la quale ha lottato tutta la vita, serenamente per l’eternità.

Oggi, 21 giugno, gli auguri di buon onomastico a mio padre, Luigi (“Gino” in famiglia e per gli amici; “nonno Ginetto” per la nipotina che amava), li faccio alzando lo sguardo al Cielo e con una preghiera, con la certezza che allo stesso modo lo ricorderà sempre chi lo ha conosciuto e chi gli ha voluto bene o anche chi non lo ha conosciuto ma apprezza le battaglie per la legalità per le quali ha speso un’intera vita.

Riporto di seguito il mio post pubblicato su facebook:

Dalla pagina facebook di “Succede a Gallipolihttps://www.facebook.com/groups/2074912389414338/permalink/4414752298763657

I commenti su facebook al link dal quotidiano Lecce Prima e Quotidiano di Puglia:

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Il coraggio dei “soliti ignoti”. È ancora ambita la “qualifica” (non) professionale del “non esperto”?

Posted by Roberto Di Napoli su 27 febbraio 2026


Ieri, leggendo una comunicazione inviata da una società di cartolarizzazione ad un cliente, riflettevo che non è cessata l’abitudine (che, a quanto pare, nemmeno le banche disprezzano) di inviare missive contenenti, come firma, uno scarabocchio con l’indicazione “un procuratore” . A prescindere dalla fondatezza o meno di qualsiasi dubbio sulla provenienza -dubbi che potrebbero non sussistere laddove vi siano altri indici che lascino presumere l’effettiva riconducibilità al mittente indicato- mi sono domandato, più di una volta, se la mancata indicazione del nome e cognome di chi ha sottoscritto (o meglio: segnato uno scarabocchio) sia dovuta a una precisa volontà dell’autore di restare ignoto “per avere più carisma e sintomatico mistero“, oppure, ad un ingenuo rifiuto di assumersi la formale responsabilità di ciò che ha scritto o richiesto o di quel che “per ragioni di servizio” è stato costretto a scrivere e pretendere.
Mi è tornata in mente una breve trasferta, a bordo di una autolinea, che feci un pomeriggio di una decina di anni fa. Sentivo, involontariamente e solo perché parlava ad alta voce, un passeggero seduto dietro di me il quale, al telefono, chiedeva all’interlocutore come stesse andando una “sede” aperta poco tempo prima. Seguiva il consiglio sulle persone -potenziali clienti- che si sarebbero dovute contattare ma quel che mi stupiva era la ripetuta raccomandazione ad assumere giovani “puliti, senza esperienza”. Non ero certo di avere intuito correttamente il settore dell’attività commerciale di cui parlava ma immaginavo il possibile motivo per il quale consigliava l’assunzione di un “inesperto” e, soprattutto, nel caso di condotte non corrette o dannose, quali sarebbero potute essere le difese o i tentativi di complicare l’identificazione dei responsabili.
Le comunicazioni o diffide con firme incomprensibili seguite dalla dicitura “un procuratore” o “un funzionario” mi fanno immaginare qualche impiegato “pulito e senza esperienza” che, “avendo famiglia”, presta la propria mano per firmare ma senza svelare il proprio nome e, magari, anche senza capire: in quest’ultimo caso, non mi meraviglierei se venisse gratificato con una sorta di “premio di risultato” o “per meriti particolari”. Temo, però, che anche tale profilo (non) professionale possa, pian piano, scomparire ed essere sostituito da un “intelligente artificiale”.

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Dal quotidiano online In Terris: “La “candela” del Papa per i Poveri: L’Ambulatorio che restituisce la dignità”

Posted by Roberto Di Napoli su 7 dicembre 2025

L’abbraccio della Chiesa all’umanita’ che sembra rappresentato dal colonnato del Bernini, in questo caso sembra realizzarsi concretamente: un ottimo servizio di cure ai senza tetto e ai bisognosi
— Leggi su www.interris.it/copertina/la-candela-del-papa-per-i-poveri-lambulatorio-che-restituisce-la-dignita

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1 Maggio: anniversario della nascita di Giovannino Guareschi e della morte di Ayrton Senna: “Il secondo tempo è l’eternità”

Posted by Roberto Di Napoli su 2 Maggio 2025

Condivido di seguito quanto pubblicato sulla mia bacheca Facebook:

Ieri, 1 maggio, ricorreva l’anniversario del 117° anno dalla nascita di Giovannino Guareschi e il 31° dalla morte di Ayrton Senna. Due uomini di cui, forse, non si conosce sufficientemente la loro vita al di fuori delle loro opere e successi.
Mi piace molto il murales che, da quel che si legge, è a Udine. Sotto al ritratto dell’autore conosciuto (principalmente ma anche riduttivamente, visti gli innumerevoli altri scritti) per avere scritto “Mondo piccolo” (in televisione “Don Camillo e Peppone”) è riportata una frase di Guareschi che, tra le tante vicissitudini, subì anche 2 anni di lager (rifiutandosi di essere liberato prima qualora avesse rinunciato a scrivere alcuni articoli durante la “Repubblica di Salò”) e, successivamente 2 anni di carcere (dopo avere rinunciato ad appellare una sentenza con cui era stato condannato per diffamazione):
Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell’oceano in tempesta, e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie ma vittorioso perché, nonostante tutto e tutti, io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno“.
Lucio Dalla, in una introduzione alla canzone “Ayrton”: “(…) Senna, ecco l’altro uomo che ha colpito, ancora prima che i giornali, l’anima di chi lo vedeva correre e di chi lo conosceva” (…) “Era veramente un uomo diverso, fuori da tutte le categorie; pensate che era un mistico; in corsa, in pista, era un animale, una belva; non aveva paura di niente; il diavolo sembrava uno svizzero a confronti di Ayrton. Ma la cosa stupenda che fuori dalla corsa era completamente diverso; era un uomo delle stelle, un uomo del Cielo; un uomo di una bontà assoluta. Pensate che non si sapeva, mentre ancora era vivo, che lui manteneva almeno dai 20 ai 30 bambini di strada in Brasile, in una fondazione che non ha mai pubblicizzato: E non era ricco: era uno dei pochi corridori arrivati con le vittorie, non con il denaro del padre; poi, chiaramente, essendo il più grande di tutti, ha avuto anche il denaro; ma lo ha speso subito e quasi sempre per mantenere chi non lo aveva“. (…) “Pensate che il vero mistero dell’uomo è la vita, anche dopo morto. La morte, sì, è la fine del primo tempo ma quando muore un grande, come Ayrton, è veramente solo la fine del primo tempo. Poi ne comincia un altro che non ha più fine: il secondo tempo è l’eternità“.

Per chi volesse approfondire, su Giovannino Guareschi suggerisco:

Enrico Brizzi “Un fantasma in bicicletta, all’inseguimento di Giovannino Guareschi“, Solferino, 2022);

La vita nei lager di Guareschi, il papà di Don Camillo e Peppone“, articolo scritto da V. Grienti e pubblicato il 3 ottobre 2023 sul sito del quotidiano “Avvenire” al seguente link: https://www.avvenire.it/agora/pagine/la-vita-nei-lager-di-giovannino-guareschi-mostra.

Su Ayrton Senna:

Dal sito Panorama.it, G. Gandola “Il sorpasso infinito di Ayton Sennahttps://www.panorama.it/attualita/sport/30-anni-morte-ayrton-senna

Dal sito del Corriere della Sera: “Ayrton Senna, l’ultimo weekend a Imola: il caldo anomalo, il motore Ferrari che non arriva, le lacrime per la morte di Ratzenberger. «Non era mai successo che ci snobbassehttps://www.corriere.it/sport/25_maggio_01/ayrton-senna-anniversario-morte-ultimo-weekend-286ca6b4-490f-4c2a-989b-ff55c6c35xlk.shtml

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Nato per lo Stato ma fantasma all’anagrafe?

Posted by Roberto Di Napoli su 29 marzo 2025

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

La notizia del ragazzo quattordicenne, nato e vivente per lo Stato ma ignoto all’anagrafe comunale, farebbe ridere se non facesse riflettere sui paradossi e sulle assurdità che, in questo Paese, forse, nemmeno stupiscono più ma sicuramente rattristano.

Se è vero quanto si legge, ossia, che il ragazzo ha la tessera sanitaria e il passaporto ma non la carta di identità, ciò significherebbe che, in sostanza, può viaggiare per il mondo ma non può esibire la carta di identità o provare dove è nato. Una vicenda che sembrerebbe tratta da qualche opera pirandelliana o che fa venire in mente il titolo del racconto di Ennio Flaiano “Un marziano a Roma”; purtroppo, invece, è realtà.

E’ possibile che una persona debba subire l’ulteriore disagio di doversi rivolgere al Giudice per fare ordinare al Comune di prendere atto che, effettivamente, è nato quattordici anni fa e non è, quindi, un fantasma? Sarà accertato chi è il responsabile della mancata iscrizione all’anagrafe? Ci sarà qualcuno che pagherà (di tasca propria) i disagi procurati?

Sul settimanale Panorama (n. 14/2025), Mario Giordano, nella rubrica “Il Grillo parlante”, commentando la vicenda sotto il titolo “Vivo e vegeto, ma lo può dire soltanto il tribunale“, ricorda storie altrettanto assurde di “ordinaria” burocrazia; tra le tante, colpiscono sicuramente quella della comunicazione inviata da un tribunale di sorveglianza in cui si invitava un caporalmaggiore fucilato in una rivolta del 1916 a presentarsi “personalmente” al tribunale per chiedere la riabilitazione o del concorso pubblico per sordomuti nel quale i vincitori non furono assunti con la motivazione “non sentono”.

Tutto ciò, in un periodo in cui la digitalizzazione o l’intelligenza artificiale dovrebbe agevolare e semplificare ma in cui la “deficienza naturale” o inettitudine reale (oltre alla superficialità) sembra imbattibile e onnipresente.

Riporto il link all’articolo pubblicato su TGCOM24 “La storia di Luca, ha 14 anni ma per l’anagrafe di Roma è un fantasma: “Spiace dirlo ma vostro figlio non esiste“: https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/luca-14-anni-ma-per-anagrafe-e-fantasma_95221871-202502k.shtml

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Il 27 marzo 2020 è morto il dott. Federico Di Napoli. Da dirigente di banche fino ad esserne anche Lui vittima. Oggi, sarà rivolta una preghiera durante la Messa nella Cattedrale di Gallipoli che potrà essere vista in streaming.

Posted by Roberto Di Napoli su 6 aprile 2020

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In un periodo già reso triste, per tutti, dalle attuali e note misure restrittive che impongono di rimanere a casa a causa dell’emergenza solitaria, Lui, mio zio Federico, persona ironica e scherzosa ma pur sempre Uomo distinto e riservato (come è stato ricordato dalle centinaia di amici, conoscenti o “contatti” su facebook), se ne è andato così, in silenzio, da solo, a 68 anni.

Laureato a Bari in Economia e Commercio, ha ricoperto, fino a metà degli anni ’90, cariche di rilievo in varie banche e istituti di credito sia di rilevanza locale che nazionale.

Anche Lui, tuttavia, ha conosciuto gli abusi bancari. Socio accomandante di una società fondata da mio padre, ha conosciuto, negli ultimi 20 anni, i paradossi di una procedura fallimentare per la quale , ancora oggi, si cerca di avere Giustizia dal momento che è stata chiesta ed ottenuta nel 2000 senza prove di validi crediti -e, addirittura, con tassi dichiarati fino al 292%- nonostante un patrimonio di oltre 30 milioni di euro svenduto. Sebbene la Cassazione abbia riconosciuto illegittimo il proscioglimento dal reato di usura dei responsabili di una nota banca locale, nessuno degli imputati è stato punito. Anzi. Il 22 gennaio 2020 è stata dichiarata la prescrizione del reato e chissà se anche questo non abbia aggravato la Sua sofferenza.

Viveva a Lecce. Soffriva di alcune patologie e a metà marzo è stato ricoverato nell’ospedale di Casarano dove è deceduto il 27 marzo scorso. Non nascondo, oltre al dispiacere, la tristezza per non essere potuto andare a stargli affianco quando avevo capito la gravità delle condizioni. Forse, però, era così che dovevo salutarlo: da lontano, col pensiero e ricordando, verso di me, la Sua solarità. Pur dopo alcuni anni di “pausa” dovuta ad alcune “vicissitudini” familiari, quando mi telefonava o incontrava sapeva farmi sorridere anche quando ero preoccupato o non ero “in vena” di scherzare.

Ringrazio anche qui per le centinaia di commenti e pensieri affettuosi ricevuti su facebook, sia sulla bacheca mia che su quella di mio padre, Luigi. Oggi, alle 18,30, durante la Santa Messa celebrata nella Cattedrale di Gallipoli, che può essere ascoltata e vista in streaming dalla pagina Facebook La Sentinella di Gallipoli, sarà ricordato il Suo nome pregando e confidando che sia già nel Regno dei Giusti abbracciato dal Signore.

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Buon Natale!

Posted by Roberto Di Napoli su 25 dicembre 2019

È già capitato, anni fa, nel fare gli auguri di Buon Natale, di ricordare la famosa omelia di Don Tonino Bello: “Tanti auguri scomodi“. Potrei sembrare -e forse lo sono- ripetitivo ma trovo quelle parole sempre attuali e, forse, anche insufficienti visto che dovrebbero essere considerate ogni giorno.

Si ha la sensazione che “Buon Natale” sia, sempre di più, una frase simile ad un saluto, a volte manifestato quasi “per circostanza” e senza nemmeno prestare attenzione al significato. Sui social o nelle chat, basta pure un semplice “copia e incolla” sia della frase di augurio che della risposta o, a volte, basta selezionare gli amici della lista e premere “invio”.

Buon Natale“, soprattutto detto e augurato di cuore a persone in difficoltà o a cui si vuole bene, ha un diverso significato. Dovrebbe significare, soprattutto, vicinanza, condivisione, affetto, umanità, solidarietà e non indifferenza una volta tornati a casa o in studio o in ufficio a pensare, ognuno, soltanto ai propri interessi.

Ecco allora che, riascoltandole e sperando siano sempre ricordate da tutti e tutti i giorni, trovo meno ripetitivo il condividere, ancora una volta, i “tanti auguri scomodi” della famosa omelia del Vescovo-poeta di cui, l’anno scorso, sono trascorsi 25 anni dalla morte. (cliccare sul seguente link per ascoltare l’omelia da youtube: https://youtu.be/M8dUnUCNnXk)

Faccio, quindi, a tutti gli amici e, in particolare modo, a quanti soffrono per abusi bancari, per “malagiustizia”, per i paradossi frequenti nelle battaglie contro i poteri forti, i miei più cari auguri, di tutto cuore, di “Buon Natale” con auspicio della più grande ricchezza: serenità e salute.

A quanti si sentono soli, poi, o “traditi” anche da finti amici, suggerisco di ascoltare queste ulteriori, bellissime e vere riflessioni di Don Tonino Bello (cliccare sul seguente link per ascoltare https://youtu.be/3jmh-vP1O_c).

Tanti auguri di buon Natale e buone Feste!

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Trema il palazzo di giustizia: otto ordinanze di custodia cautelare, arrestato anche un magistrato – Corriere di Latina

Posted by Roberto Di Napoli su 20 marzo 2015

Una notizia che, da una parte, lascia delusi e sconforta i cittadini confermando, forse, alcuni sospetti e che, dall’altra, rafforza l’auspicio che analoga attenzione sia volta anche in altre parti d’Italia.

Trema il palazzo di giustizia: otto ordinanze di custodia cautelare, arrestato anche un magistrato – Corriere di Latina.

Da Il Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/20/latina-retata-tribunale-fallimentare-arrestati-magistrato-cancelliere-sottufficiale-gdf-commercialisti/1524272/

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