IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘fainotizia’ Category

Il mio “buon onomastico”, in silenzio, limitato ad alcune righe e con il pensiero rivolto al Cielo

Posted by Roberto Di Napoli su 21 giugno 2026

L’informazione e la comunicazione, sicuramente, lo hanno accompagnato tutta la vita. Negli ultimi giorni in cui era cosciente, sul tavolino del letto dell’ospedale aveva sempre il cellulare che usava anche per leggere le notizie e, se si chiedeva se avesse bisogno di qualcosa, chiedeva di portargli un quotidiano e un settimanale. Nei giorni in cui avevo quale unico pensiero la sua salute, a volte era lui a chiedermi se avessi letto alcune notizie. Nell’era “ante-internet” comprava e leggeva non meno di 5 quotidiani e, ancor prima, da ragazzo, negli anni ’70, quando era impegnato tra i giovani Dc salentini, aveva lui stesso fondato un giornale politico-locale regolarmente registrato e venduto nelle edicole della provincia di Lecce. Gli studi giuridici, le non poche battaglie giudiziarie che gli hanno impegnato l’intera vita (compromettendogli, sicuramente, anche la salute) e l’interesse per la difesa dei diritti (non solo quelli propri) contribuivano, quindi, a renderlo sempre aggiornato su legge e giurisprudenza. Fu molto contento quando, una sera, il 21 marzo 2007, gli feci vedere questo blog che avevo creato proprio poche ore prima e il primo post. Facebook e gli altri social, d’altronde, non erano ancora diffusi quanto oggi, per cui apprezzò l’idea che chiunque potesse avere uno spazio virtuale per esprimere il proprio pensiero, o, semplicemente, per agevolare la divulgazione degli strumenti di difesa del cittadino. Ho fatto questa premessa per spiegare le ragioni per cui scrivo queste righe che gli dedico non solo quale ricordo del padre da parte di un figlio ma quale mio primo e più attento “follower“: lo faccio oggi, 21 giugno, San Luigi Gonzaga, in una giornata in cui gli avrei voluto fare gli auguri di buon onomastico di persona o con una telefonata o un messaggio; una giornata a cui, ancor di più di tutti gli altri giorni, mi è impossibile non pensare a lui e al dolore che la Sua scomparsa ha lasciato a me, ai familiari e a chi gli voleva veramente bene. Avevo scritto, 4 mesi fa, l’11 febbraio, la tragica notizia su facebook ricevendo diverse centinaia di ricordi di tanti amici e di chi lo ha conosciuto ma, giorni fa, mi sono accorto che alcuni suoi amici non salentini e “no social” non erano al corrente di quanto accaduto. Dedico anche qui, su questo mio blog che fu il primo a vedere e uno dei primi a rispondere nelle newsletter che riceveva ogniqualvolta scrivevo un post, alcune righe di ricordo di mio padre nel giorno in cui avrebbe festeggiato il suo onomastico.

L’11 febbraio 2026, verso le 23,50, dieci minuti prima di mezzanotte, sentivo già da alcune ore il pericolo che ci avrebbe potuto lasciare. E così è stato, purtroppo. Dal pomeriggio del 2 gennaio non l’ho lasciato quasi mai così come gli avevo promesso fin quando (come eravamo sicuri) si sarebbe ripreso. Gli ho fatto compagnia, quasi ininterrottamente, stendendomi, di notte, su una sdraio, per un mese e allontanandomi solo quando -non vedendolo in pericolo di vita e mai, comunque, lasciandolo da solo- mi sentivo sicuro. La sera dell’11 febbraio (dopo che una settimana prima era stato dimesso e, da alcuni giorni, ricoverato in un diverso ospedale) avevo deciso che non mi sarei mosso. Temevo che se ne andasse la notte e, invece, è volato in Cielo poco prima del nuovo giorno. Vorrei pensare che, dopo oltre un mese di sofferenza a letto, sia pure inaspettatamente quando non si poteva pensare un tale tragico esito, prima che finisse il giorno in cui si celebra la Madonna di Lourdes, sia stato preso per mano dalla Vergine a cui era molto devoto per entrare in un nuovo mondo, pieno di Luce, e trovare la vera Giustizia che non ha trovato nel mondo terreno che non gli ha risparmiato sofferenze nelle più varie forme subendo violenza fisica da parte di chi, probabilmente, lo avrebbe voluto ammazzare già quando era giovane e violenza morale, insieme alla violazione di vari diritti della persona, da parte di chi si attendeva che lo avrebbe tutelato. Era un testardo, nulla lo fermava quando era sicuro di aver ragione, nemmeno la “minaccia” di un processo o, perfino, di essere arrestato. Raccontava spesso, con orgoglio, di avere subito oltre 30 processi (quasi sempre in seguito a denunce di pubblici ufficiali che non riteneva stessero applicando fedelmente la legge) e, pur di essere assolto, di avere più volte rinunciato alla prescrizione; sicuramente, non era vendicativo. Anzi: più di una volta, gli facevo notare che trovavo assurdo che parlasse tranquillamente o scherzasse con qualcuno che sapevo avesse fatto un torto, commesso un’ingiustizia o una scorrettezza contro di lui o la mia famiglia. Ma la sua risposta era quasi sempre la stessa “e che vuoi fare: così gli passava per la testa“. Non si faceva, però, mettere la testa sotto ai piedi (soprattutto, quando era convinto della “mala fede” di chi lo voleva danneggiare) e non rinunciava ad esercitare, laddove lo riteneva doveroso, qualsiasi proprio diritto e prerogativa. Nelle varie battaglie giudiziarie (che, a mio avviso, gli hanno compromesso la salute e non solo), non accettava di essere giudicato se non dal Giudice naturale precostituito per legge e, laddove riteneva vi fossero ragioni di incompatibilità, esercitava gli strumenti offerti dal codice. In un caso ha subito il paradosso di vedere, dal grado di appello alla Cassazione e fino al giudizio di rinvio, l’annullamento della sentenza del grado precedente ma dopo avere subito danni incalcolabili che, secondo me, hanno contribuito a farlo ammalare.

Come dicevo, il mio ricordo della Sua vita e delle tante battaglie, compresa quella nel periodo in cui subì un attentato che lo ha costretto a camminare con le stampelle per i successivi 38 anni, l’ho già scritto, dopo poche ore dalla Sua scomparsa, su facebook e lo riporto anche nel box sotto a questo post. Tra le tante centinaia di commenti, un amico ha commentato ricordando i processi subiti più da “difensore civico” che da imputato; altri hanno ricordato la sua attività politica da giovane democristiano e leader dei giovani morotei che poteva vantare di essere uno dei riferimenti salentini tra i più vicini ad Aldo Moro negli anni ’70.

E’ dolorosissimo avvertire la mancanza di chi si vorrebbe continuare a vedere, a sentire, a parlargli, ma, da credente, non trovo altro conforto che credere e sperare che la morte sia un “passaggio”, un “cambiamento”, che chi non vediamo è, comunque, con noi e che, un giorno, forse, rivedremo per sempre. Mio padre lo ricorderò sempre come un “concentrato” di genitore testardissimo, quasi sempre, a suo modo, affettuoso e, altre volte, “rompiscatole” o “diversamente affettuoso” ma anche un po’ come se fosse un “figlio”. Tornando indietro nel tempo, se penso a quali possano essere stati i miei primi ricordi felici o momenti di spensieratezza con lui o il regalo che più gradivo, credo siano stati i miei primi viaggi, anche di un solo giorno, con lui al Salone Nautico di Genova o a quello dell’Automobile a Torino. A lui, concessionario, interessavano per lavoro ed io, pur a 5 o 6 anni, ero il suo “accompagnatore” munito di valigetta con, disegnati, Minnie e Topolino contenente tutto ciò che mi occorreva, ossia, pigiama e macchina fotografica. Mi spiegava un po’ tutto sia del viaggio, sia del programma sia degli incontri che avremmo fatto. Dopo alcuni anni, quando fu vittima di un attentato, cominciai ad accompagnarlo in viaggi meno piacevoli tra i quali studi medici o studi legali, così come, da adulto, ad altri consulti importanti per lui o per la famiglia.

Non avrei mai pensato che potesse morire così come è stato. In quel mese e mezzo in ospedale abbiamo parlato spesso. Ero ed eravamo tutti in famiglia preoccupati ma nessuno poteva immaginare che sarebbe potuto morire quasi da un giorno all’altro. Credo che, qualora si potesse prevedere un momento così tragico, nessuno vorrebbe stare da solo nel vedere un proprio caro spegnersi. Mai avrei pensato di averne la forza. Sono stato io, invece, a pretendere di stargli accanto, pur nella serata in cui la situazione era inaspettatamente precipitata. Gli avevo promesso e gli avevo dato la parola, il pomeriggio di un mese prima (pur senza mai immaginare ciò che sarebbe accaduto) che non lo avrei abbandonato. Ora, forse, penso di avere avuto, inconsapevolmente, l’onere e il privilegio di essere rimasto con lui fino all’ultimo istante, fino all’ultimo sospiro: come in quei miei primi viaggi da bambino, come in molti momenti in cui discutevamo io e lui delle ingiustizie che stava subendo (anche litigando, quando mi trovava in disaccordo perché non cedeva a quelli che erano, sì, soprusi ma che hanno tolto la salute e la serenità), così nella sua ultima partenza senza ritorno. E, forse, sono stato l’unico a ricevere tre giorni prima un gesto che, in quel momento, lo avevo “preso” come un incoraggiante segno che sentiva ancora e si sarebbe potuto riprendere; dopo, invece, ho capito che quello è stato il suo ultimo “regalo” o “messaggio” affettuoso: un suo forte abbraccio nell’unico modo in cui riusciva. Era, dal giorno prima, con la mascherina d’ossigeno e con gli occhi chiusi. Reagiva, però, aprendo e chiudendo gli occhi appena arrivavo e sentendo il saluto. Una sera pensavo non mi ascoltasse. Mentre me ne stavo per andare via, ancor più deluso, mi sono piegato per salutarlo accarezzandogli il fianco. Lui -che pensavo non mi stesse sentendo- disteso, con gli occhi chiusi e con la mascherina, trascinando il suo braccio senza, forse, riuscire ad alzarlo, mi ha stretto e tenuto fortissimo il mio. E’ stato il suo ultimo regalo, il più doloroso e il più affettuoso, che non dimenticherò mai per tutta la mia vita. Lui era cristiano, cattolico, pregava e ha trasmesso a me e ad altri familiari gli stessi principi. Se ne è andato la sera tardi dell’11 febbraio, poco prima di mezzanotte. Vorrei tanto che, nel momento in cui mi ha lasciato seduto accanto, sia volato in Cielo, accompagnato dagli Angeli, accolto dalla Madonna di Lourdes e che possa avere, dal vero Giudice, la Giustizia per la quale ha lottato tutta la vita, riposando in pace, serenamente, per l’eternità.

Oggi, 21 giugno, gli auguri di buon onomastico a mio padre, Luigi (“Gino” in famiglia e per gli amici; “nonno Ginetto” per la nipotina che amava), li faccio alzando lo sguardo al Cielo e con una preghiera, con la certezza che allo stesso modo lo ricorderà sempre chi lo ha conosciuto e chi gli ha voluto bene o anche chi non lo ha conosciuto ma apprezza le battaglie per la legalità per le quali ha speso un’intera vita.

Riporto di seguito il mio post pubblicato su facebook:

Dalla pagina facebook di “Succede a Gallipolihttps://www.facebook.com/groups/2074912389414338/permalink/4414752298763657

I commenti su facebook al link dal quotidiano Lecce Prima e Quotidiano di Puglia:

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1 Maggio: anniversario della nascita di Giovannino Guareschi e della morte di Ayrton Senna: “Il secondo tempo è l’eternità”

Posted by Roberto Di Napoli su 2 Maggio 2025

Condivido di seguito quanto pubblicato sulla mia bacheca Facebook:

Ieri, 1 maggio, ricorreva l’anniversario del 117° anno dalla nascita di Giovannino Guareschi e il 31° dalla morte di Ayrton Senna. Due uomini di cui, forse, non si conosce sufficientemente la loro vita al di fuori delle loro opere e successi.
Mi piace molto il murales che, da quel che si legge, è a Udine. Sotto al ritratto dell’autore conosciuto (principalmente ma anche riduttivamente, visti gli innumerevoli altri scritti) per avere scritto “Mondo piccolo” (in televisione “Don Camillo e Peppone”) è riportata una frase di Guareschi che, tra le tante vicissitudini, subì anche 2 anni di lager (rifiutandosi di essere liberato prima qualora avesse rinunciato a scrivere alcuni articoli durante la “Repubblica di Salò”) e, successivamente 2 anni di carcere (dopo avere rinunciato ad appellare una sentenza con cui era stato condannato per diffamazione):
Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell’oceano in tempesta, e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie ma vittorioso perché, nonostante tutto e tutti, io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno“.
Lucio Dalla, in una introduzione alla canzone “Ayrton”: “(…) Senna, ecco l’altro uomo che ha colpito, ancora prima che i giornali, l’anima di chi lo vedeva correre e di chi lo conosceva” (…) “Era veramente un uomo diverso, fuori da tutte le categorie; pensate che era un mistico; in corsa, in pista, era un animale, una belva; non aveva paura di niente; il diavolo sembrava uno svizzero a confronti di Ayrton. Ma la cosa stupenda che fuori dalla corsa era completamente diverso; era un uomo delle stelle, un uomo del Cielo; un uomo di una bontà assoluta. Pensate che non si sapeva, mentre ancora era vivo, che lui manteneva almeno dai 20 ai 30 bambini di strada in Brasile, in una fondazione che non ha mai pubblicizzato: E non era ricco: era uno dei pochi corridori arrivati con le vittorie, non con il denaro del padre; poi, chiaramente, essendo il più grande di tutti, ha avuto anche il denaro; ma lo ha speso subito e quasi sempre per mantenere chi non lo aveva“. (…) “Pensate che il vero mistero dell’uomo è la vita, anche dopo morto. La morte, sì, è la fine del primo tempo ma quando muore un grande, come Ayrton, è veramente solo la fine del primo tempo. Poi ne comincia un altro che non ha più fine: il secondo tempo è l’eternità“.

Per chi volesse approfondire, su Giovannino Guareschi suggerisco:

Enrico Brizzi “Un fantasma in bicicletta, all’inseguimento di Giovannino Guareschi“, Solferino, 2022);

La vita nei lager di Guareschi, il papà di Don Camillo e Peppone“, articolo scritto da V. Grienti e pubblicato il 3 ottobre 2023 sul sito del quotidiano “Avvenire” al seguente link: https://www.avvenire.it/agora/pagine/la-vita-nei-lager-di-giovannino-guareschi-mostra.

Su Ayrton Senna:

Dal sito Panorama.it, G. Gandola “Il sorpasso infinito di Ayton Sennahttps://www.panorama.it/attualita/sport/30-anni-morte-ayrton-senna

Dal sito del Corriere della Sera: “Ayrton Senna, l’ultimo weekend a Imola: il caldo anomalo, il motore Ferrari che non arriva, le lacrime per la morte di Ratzenberger. «Non era mai successo che ci snobbassehttps://www.corriere.it/sport/25_maggio_01/ayrton-senna-anniversario-morte-ultimo-weekend-286ca6b4-490f-4c2a-989b-ff55c6c35xlk.shtml

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29 gennaio 2025- webinar su “Mutui e finanziamenti: provvedimenti di sospensione delle procedure esecutive”

Posted by Roberto Di Napoli su 22 gennaio 2025

Il 29 gennaio p.v., dalle ore 15,30 alle 18,30, sarò relatore, insieme al Collega avv. Daniele Rossi e al dott. Domenico Provenzano (Giudice del Tribunale di Massa), al webinar organizzato da Revelino Editore.

Si parlerà dei seguenti argomenti con un focus sulle principali e recenti pronunce giurisprudenziali.

  • La verifica del titolo esecutivo
  • Mutuo condizionato e provvedimenti di sospensione della procedura esecutiva
  • Mutuo solutorio . In attesa della decisione delle Sezioni Unite
  • Nullità del mutuo per difetto di causa in concreto
  • Nullità o risoluzione di contratti di finanziamento per vizio genetico o sopravvenuto del contratto stipulato dal consumatore
  • La determinazione degli interessi mediante il parametro Euribor – Giurisprudenza
  • Omessa indicazione del regime finanziario nei piani di ammortamento. Argomentazioni difensive in seguito alla decisione della Corte di Cassazione, Sez. Un. 29 maggio 2024, n. 15130
  • Decreto ingiuntivo non opposto e motivi di opposizione all’esecuzione. Riflessioni derivanti da Cass. S.U. n. 9479/2023 e sulla necessità o meno di verifica della meritevolezza di tutela di pretese contra ius
  • Saldo rettificato o saldo banca nella verifica della prescrizione dell’azione di ripetizione – Il punto della giurisprudenza
  • La capitalizzazione degli interessi post delibera cicr 2000. Recenti pronunce in merito alla capitalizzazione post 2014. Rilevanza degli oneri anatocistici ai fini della verifica dell’usurarietà
  • RISPOSTE AI QUESITI

E’ stato richiesto l’accreditamento per la formazione continuativa degli avvocati. Informazioni sulle modalità di iscrizione sono pubblicate sul sito dell’organizzatore (cliccare qui)

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La contestazione della falsità della firma e dei documenti nelle controversie bancarie: profili giuridici e grafologici- Webinar il 5 marzo 2021

Posted by Roberto Di Napoli su 3 febbraio 2021

Quante volte è capitato che, nell’esaminare la documentazione bancaria, l’utente rilevi la non genuinità della propria firma risultante su un contratto o l’autenticità di un documento? Ho già pubblicato, qualche anno fa, un post in merito ad alcune sentenze ottenute in favore di alcuni miei assistiti i quali avevano disconosciuto e contestato la sottoscrizione apposta su alcuni moduli di fideiussione e in virtù dei quali la banca aveva chiesto ed ottenuto il decreto ingiuntivo a loro carico. E’ evidente che particolare attenzione deve essere posta dal difensore nel rispettare i termini e le forme, previste dal codice di rito, qualora la parte intenda disconoscere la firma apposta su una scrittura privata o l’autenticità di un documento. Fondamentale, inoltre, è l’ausilio del consulente tecnico, esperto in grafologia giudiziaria, sia nella fase stragiudiziale per valutare se vi siano o meno i presupposti per instaurare un procedimento che nel corso del giudizio stesso nelle vesti di consulente nominato dal Giudice (CTU) o di ctp a difesa dell’interesse della parte.

Ho accettato con piacere, pertanto, ancora una volta, l’invito rivoltomi da Revelino Editore a partecipare quale relatore al webinar, organizzato per il prossimo 5 marzo 2021, con la grafologa dott.ssa Licia Selvaggio sulla seguente tematica che ritengo continui ad essere di grande interesse “La contestazione della falsità della firma e dei documenti nelle controversie bancarie: profili giuridici e grafologici“. Allego di seguito la locandina col programma. Informazioni sul costo e sulle modalità di iscrizione sono pubblicate sul  sito dell’organizzatore.

Locandina Webinar 5 marzo 2021 La contestazione della falsità della firma e dei documenti nelle controversie bancarie: profili giuridici e grafologici

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Ristori veri e concreti. Dal sito de Il Sole 24 ORE: “Metti una sera a cena da Ruben: pasti a 1 euro per chi è diventato povero” 

Posted by Roberto Di Napoli su 18 gennaio 2021

Sei anni fa, su questo mio blog, avevo pubblicato il link alla notizia, riportata da vari quotidiani, di una nobile iniziativa di solidarietà: la nascita, a Milano, di Ruben, un ristorante ad 1 euro per persone in “momentanea difficoltà” che prende il nome da quello di un onesto lavoratore, sfortunato e morto di freddo in mezzo a una strada.

Dopo sei anni, ho letto una bella intervista, pubblicata su Il Sole 24 ore di domenica 17 gennaio, alla figlia del fondatore che spiega anche quanto è stato fatto sin dal 2014: novemila tessere e trecentoventinovemila cene. Ma, come si legge nell’articolo, l’aiuto non si esaurisce solo nel fornire il  pasto.

Pubblico di seguito il link sperando che iniziative simili possano costituire un esempio in ogni parte di Italia: soprattutto in un periodo così difficile come quello attuale, in cui la pandemia ha aumentato il numero di persone in difficoltà e la solidarietà dei cittadini, forse, può dimostrare di essere più efficiente, veloce e concreta di tante altre “promesse”.

Dal sito del quotidiano Il Sole 24 Ore: “Metti una sera a cena da Ruben: pasti a 1 euro per chi è diventato povero

Valentina Pellegrini, vicepresidente dell’omonimo gigante del food, 39 anni, racconta la storia del ristorante che sfama chi passa tempi difficili

Sorgente: Metti una sera a cena da Ruben: pasti a 1 euro per chi è diventato povero – Il Sole 24 ORE

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I principali danni di carattere patrimoniale e non patrimoniale da abusi bancari- Videointervento sulla rivista Diritto.it

Posted by Roberto Di Napoli su 12 marzo 2020

Pubblico di seguito il sesto videointervento, pubblicato sulla rivista Diritto.it, su “I principali danni di carattere patrimoniale e non patrimoniale da abusi bancari“. Sul sito della rivista (oppure cliccando sul seguente link), è possibile scaricare un estratto, relativo al suddetto argomento, dal mio volume “Anatocismo bancario e vizi nei contratti” di cui è appena uscita la VI edizione (come ricordato nel mio post del 5 marzo 2020).

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La minaccia di azioni giudiziarie ingiuste e profitto illecito. Sulla rivista Diritto.it il mio videointervento

Posted by Roberto Di Napoli su 4 marzo 2020

Riporto di seguito il mio videointervento su “La minaccia di azioni giudiziarie ingiuste e profitto illecito” pubblicato sul sito della rivista Diritto.it  dal quale è possibile anche leggere e scaricare (in formato pdf) un estratto del relativo paragrafo del mio Anatocismo bancario e vizi nei contratti“, edito da Maggioli Editore, di cui è appena uscita la sesta edizione. Il volume è acquistabile sul sito della casa editrice oltre che nelle librerie giuridiche.


copertina anatocismo bancario e vizi nei contratti VI edizione

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Riforma della prescrizione: alcune mie sommarie riflessioni su una legge che non appare compatibile con la tutela dei diritti fondamentali della persona

Posted by Roberto Di Napoli su 5 gennaio 2020

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post

Condivido fermamente -come, credo, ogni cittadino- la necessità che sia assicurata la punizione dei responsabili di qualunque reato. Pur consapevole della complessità del tema, credo che la riforma della disciplina della prescrizione, così come entrata in vigore, non sia affatto compatibile con uno Stato di diritto, soprattutto se non si vogliono chiudere gli occhi di fronte ai non pochi problemi in cui si trova il sistema della Giustizia in Italia, tra i quali anche (ma non solo) la durata dei processi.

Chi l’ha ritenuta o ritiene urgente, non conosce, forse, i non rari casi di malagiustizia e non ha riflettuto abbastanza sui casi di “errori” giudiziari. Ho letto e sentito che si ritiene intollerabile che – come, purtroppo, verificatosi in passato- vittime di reati, in alcuni casi, non possano ottenere Giustizia a causa della prescrizione. Premesso che una tale motivazione, pur potendo risultare efficace nell’attirare facilmente il consenso elettorale di quanti non conoscono la differenza tra la responsabilità penale e civile, sembra confondere l’interesse dello Stato (alla repressione e punizione dei reati) da quello delle vittime (la cui risarcibilità prescinde dall’eventuale declaratoria dell’intervenuta prescrizione del reato e i cui termini di prescrizione possono essere interrotti da un qualsiasi atto anche stragiudiziale), potrei anche condividere, in astratto, che l’istituto della prescrizione collide con la “certezza della pena“: è difficile sicuramente, per la persona offesa di un reato, tollerare che il responsabile non sia scalfito dalla sanzione anche penale prevista dall’ordinamento. Vorrei, però, che l’autore o i sostenitori della riforma rispondessero anche a qualche altra domanda: appare normale che vari politici, a volte anche costretti a dimettersi dalle cariche che ricoprivano e per le quali erano stati eletti, siano stati processati, arrestati, condannati e, poi, a distanza di anni, assolti? E se si ripetessero analoghi errori e, dopo un’erronea sentenza di condanna, restassero, a causa della disciplina della prescrizione così come recentemente riformata, sotto processo a vita? Appare compatibile una tale disciplina (in un sistema in cui, oltretutto, la legge sulla responsabilità dei magistrati non è esente da critiche e perplessità) con la Costituzione, con la legge e con la separazione dei poteri? E’ tollerabile che vi siano reati gravissimi che, pur nell’ipotesi in cui sia stato accertato “il fatto”, non siano puniti da chi dovrebbe reprimerli e punirli e ciò per ragioni ben diverse dalla prescrizione? E’ tollerabile che (accanto a tanti magistrati che sono e appaiono seri, preparati, onesti e integerrimi) vi siano giudici che sbagliano e, di fatto, quasi mai, puniti? Gli autori della riforma della prescrizione pare ignorino che vi sono stati alcuni casi di imputati prosciolti con provvedimenti, poi, annullati dai giudici dei gradi successivi ma che, nel frattempo, il decorso del tempo aveva determinato la prescrizione impedendo, così, la prosecuzione del processo. La prescrizione nel diritto penale non è un privilegio ne’ a causarla sono strategie dilatorie degli avvocati ne’, tantomeno, i giudici attenti e scrupolosi: è un istituto a garanzia della persona accusata che non può rimanere a vita sotto processo, soprattutto quando, per la durata trascorsa dal “fatto” e per il quale non vi è un accertamento definitivo della sua esistenza o della responsabilità dell’imputato, è venuto meno l’interesse dello Stato alla punizione. Credo che chi si voglia qualificare “Avvocato del popolo”, debba conoscere davvero ciò che il Popolo, formato dai cittadini che credono nello Stato e nelle Istituzioni, ogni giorno, può subire; al tempo stesso credo che qualsiasi riforma non possa prescindere dai diritti fondamentali della persona umana, tra i quali, oltre che la Costituzione, la CEDU (Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: meglio specificare per chi non capisse cosa sia o dovesse confonderlo con il nome di qualche corso privato per esami professionali) sancisce quello di essere giudicati in un tempo ragionevole. La violazione di tale diritto non può, di certo, essere compensata solo con un indennizzo: non può tollerarsi che una persona umana resti sotto processo a vita. L’opportunità di una riforma della disciplina della prescrizione del reato, forse, sarebbe anche potuta essere condivisa ma non, a mio modesto parere, così come è stata prevista ed entrata in vigore che potrà, forse, risultare utile a fini “propagandistici” ed elettorali e per incantare quanti si limitano a guardare il dito e non la luna ma non, di certo, ad assicurare e garantire i diritti dei cittadini.

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