IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘diritti umani’ Category

Da Panorama, Belpietro: “Mattarella dia la grazia a Roggero”. Condivido e mi unisco all’appello

Posted by Roberto Di Napoli su 15 luglio 2026

Ho letto (e invito a leggere) l’editoriale di Maurizio Belpietro sull’ultimo numero (n. 29) di Panorama.

A dire il vero, non sono rimasto stupito di quello che appare un paradosso: la vittima della rapina che si è difesa (purtroppo con il tragico epilogo della morte di coloro i quali lo avrebbero aggredito mettendo in pericolo anche i suoi più stretti familiari) condannata a una severa pena della reclusione oltre all’ingente risarcimento dei danni ai familiari degli aggressori. Non sono rimasto stupito perché paradossi non molto diversi e tragici (come quelli, ad esempio, della vittima ferita da aggressione e processata o della vittima che denuncia l’usura, si vede spogliata del suo patrimonio premiandosi gli usurai e poi la si fa soffrire una vita intera) non li ho soltanto letti, non li conosco “per sentito dire” ma, purtroppo, li ho visti da molto vicino fino a conservarne indelebili le conseguenti sofferenze.

L’editoriale mi ha, piuttosto, trasmesso un amaro interrogativo a cui non mi è stato difficile trovare una possibile e altrettanto amara risposta: come si può sentire una persona onesta, un lavoratore, già sicuramente ferito dal dolore che terrà a vita nell’avere provocato (credo non volendolo) la morte di due esseri umani, nel vedersi non compreso e punito con il carcere (come se il delinquente fosse lui) oltre che con il doversi privare del frutto del suo lavoro?

Condivido, quindi, le parole di Belpietro e auspico anche io che il Presidente della Repubblica valuti la sussistenza dei presupposti per la concessione della grazia al gioielliere e a chi si dovesse trovare in situazione analoga.

Clicca sul seguente link per leggere l’articolo di Maurizio Belpietro pubblicato su Panorama (n. 29) https://www.panorama.it/attualita/opinioni/mattarella-dia-la-grazia-a-roggero

Aggiornamento successivo alla pubblicazione del post (e all’editoriale di Belpietro). La Cassazione, sezione penale, oggi 15 luglio 2026 ha rigettato il ricorso della difesa del gioielliere: diventa definitiva, quindi, la sentenza che lo aveva condannato a 14 anni e 9 mesi.

Vari politici hanno espresso solidarietà. Anche il leader della Lega chiede che il Presidente della Repubblica conceda la grazia.

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Il mio “buon onomastico”, in silenzio, limitato ad alcune righe e con il pensiero rivolto al Cielo

Posted by Roberto Di Napoli su 21 giugno 2026

L’informazione e la comunicazione, sicuramente, lo hanno accompagnato tutta la vita. Negli ultimi giorni in cui era cosciente, sul tavolino del letto dell’ospedale aveva sempre il cellulare che usava anche per leggere le notizie e, se si chiedeva se avesse bisogno di qualcosa, chiedeva di portargli un quotidiano e un settimanale. Nei giorni in cui avevo quale unico pensiero la sua salute, a volte era lui a chiedermi se avessi letto alcune notizie. Nell’era “ante-internet” comprava e leggeva non meno di 5 quotidiani e, ancor prima, da ragazzo, negli anni ’70, quando era impegnato tra i giovani Dc salentini, aveva lui stesso fondato un giornale politico-locale regolarmente registrato e venduto nelle edicole della provincia di Lecce. Gli studi giuridici, le non poche battaglie giudiziarie che gli hanno impegnato l’intera vita (compromettendogli, sicuramente, anche la salute) e l’interesse per la difesa dei diritti (non solo quelli propri) contribuivano, quindi, a renderlo sempre aggiornato su legge e giurisprudenza. Fu molto contento quando, una sera, il 21 marzo 2007, gli feci vedere questo blog che avevo creato proprio poche ore prima e il primo post. Facebook e gli altri social, d’altronde, non erano ancora diffusi quanto oggi, per cui apprezzò l’idea che chiunque potesse avere uno spazio virtuale per esprimere il proprio pensiero, o, semplicemente, per agevolare la divulgazione degli strumenti di difesa del cittadino. Ho fatto questa premessa per spiegare le ragioni per cui scrivo queste righe che gli dedico non solo quale ricordo del padre da parte di un figlio ma quale mio primo e più attento “follower“: lo faccio oggi, 21 giugno, San Luigi Gonzaga, in una giornata in cui gli avrei voluto fare gli auguri di buon onomastico di persona o con una telefonata o un messaggio; una giornata a cui, ancor di più di tutti gli altri giorni, mi è impossibile non pensare a lui e al dolore che la Sua scomparsa ha lasciato a me, ai familiari e a chi gli voleva veramente bene. Avevo scritto, 4 mesi fa, l’11 febbraio, la tragica notizia su facebook ricevendo diverse centinaia di ricordi di tanti amici e di chi lo ha conosciuto ma, giorni fa, mi sono accorto che alcuni suoi amici non salentini e “no social” non erano al corrente di quanto accaduto. Dedico anche qui, su questo mio blog che fu il primo a vedere e uno dei primi a rispondere nelle newsletter che riceveva ogniqualvolta scrivevo un post, alcune righe di ricordo di mio padre nel giorno in cui avrebbe festeggiato il suo onomastico.

L’11 febbraio 2026, verso le 23,50, dieci minuti prima di mezzanotte, sentivo già da alcune ore il pericolo che ci avrebbe potuto lasciare. E così è stato, purtroppo. Dal pomeriggio del 2 gennaio non l’ho lasciato quasi mai così come gli avevo promesso fin quando (come eravamo sicuri) si sarebbe ripreso. Gli ho fatto compagnia, quasi ininterrottamente, stendendomi, di notte, su una sdraio, per un mese e allontanandomi solo quando -non vedendolo in pericolo di vita e mai, comunque, lasciandolo da solo- mi sentivo sicuro. La sera dell’11 febbraio (dopo che una settimana prima era stato dimesso e, da alcuni giorni, ricoverato in un diverso ospedale) avevo deciso che non mi sarei mosso. Temevo che se ne andasse la notte e, invece, è volato in Cielo poco prima del nuovo giorno. Vorrei pensare che, dopo oltre un mese di sofferenza a letto, sia pure inaspettatamente quando non si poteva pensare un tale tragico esito, prima che finisse il giorno in cui si celebra la Madonna di Lourdes, sia stato preso per mano dalla Vergine a cui era molto devoto per entrare in un nuovo mondo, pieno di Luce, e trovare la vera Giustizia che non ha trovato nel mondo terreno che non gli ha risparmiato sofferenze nelle più varie forme subendo violenza fisica da parte di chi, probabilmente, lo avrebbe voluto ammazzare già quando era giovane e violenza morale, insieme alla violazione di vari diritti della persona, da parte di chi si attendeva che lo avrebbe tutelato. Era un testardo, nulla lo fermava quando era sicuro di aver ragione, nemmeno la “minaccia” di un processo o, perfino, di essere arrestato. Raccontava spesso, con orgoglio, di avere subito oltre 30 processi (quasi sempre in seguito a denunce di pubblici ufficiali che non riteneva stessero applicando fedelmente la legge) e, pur di essere assolto, di avere più volte rinunciato alla prescrizione; sicuramente, non era vendicativo. Anzi: più di una volta, gli facevo notare che trovavo assurdo che parlasse tranquillamente o scherzasse con qualcuno che sapevo avesse fatto un torto, commesso un’ingiustizia o una scorrettezza contro di lui o la mia famiglia. Ma la sua risposta era quasi sempre la stessa “e che vuoi fare: così gli passava per la testa“. Non si faceva, però, mettere la testa sotto ai piedi (soprattutto, quando era convinto della “mala fede” di chi lo voleva danneggiare) e non rinunciava ad esercitare, laddove lo riteneva doveroso, qualsiasi proprio diritto e prerogativa. Nelle varie battaglie giudiziarie (che, a mio avviso, gli hanno compromesso la salute e non solo), non accettava di essere giudicato se non dal Giudice naturale precostituito per legge e, laddove riteneva vi fossero ragioni di incompatibilità, esercitava gli strumenti offerti dal codice. In un caso ha subito il paradosso di vedere, dal grado di appello alla Cassazione e fino al giudizio di rinvio, l’annullamento della sentenza del grado precedente ma dopo avere subito danni incalcolabili che, secondo me, hanno contribuito a farlo ammalare.

Come dicevo, il mio ricordo della Sua vita e delle tante battaglie, compresa quella nel periodo in cui subì un attentato che lo ha costretto a camminare con le stampelle per i successivi 38 anni, l’ho già scritto, dopo poche ore dalla Sua scomparsa, su facebook e lo riporto anche nel box sotto a questo post. Tra le tante centinaia di commenti, un amico ha commentato ricordando i processi subiti più da “difensore civico” che da imputato; altri hanno ricordato la sua attività politica da giovane democristiano e leader dei giovani morotei che poteva vantare di essere uno dei riferimenti salentini tra i più vicini ad Aldo Moro negli anni ’70.

E’ dolorosissimo avvertire la mancanza di chi si vorrebbe continuare a vedere, a sentire, a parlargli, ma, da credente, non trovo altro conforto che credere e sperare che la morte sia un “passaggio”, un “cambiamento”, che chi non vediamo è, comunque, con noi e che, un giorno, forse, rivedremo per sempre. Mio padre lo ricorderò sempre come un “concentrato” di genitore testardissimo, quasi sempre, a suo modo, affettuoso e, altre volte, “rompiscatole” o “diversamente affettuoso” ma anche un po’ come se fosse un “figlio”. Tornando indietro nel tempo, se penso a quali possano essere stati i miei primi ricordi felici o momenti di spensieratezza con lui o il regalo che più gradivo, credo siano stati i miei primi viaggi, anche di un solo giorno, con lui al Salone Nautico di Genova o a quello dell’Automobile a Torino. A lui, concessionario, interessavano per lavoro ed io, pur a 5 o 6 anni, ero il suo “accompagnatore” munito di valigetta con, disegnati, Minnie e Topolino contenente tutto ciò che mi occorreva, ossia, pigiama e macchina fotografica. Mi spiegava un po’ tutto sia del viaggio, sia del programma sia degli incontri che avremmo fatto. Dopo alcuni anni, quando fu vittima di un attentato, cominciai ad accompagnarlo in viaggi meno piacevoli tra i quali studi medici o studi legali, così come, da adulto, ad altri consulti importanti per lui o per la famiglia.

Non avrei mai pensato che potesse morire così come è stato. In quel mese e mezzo in ospedale abbiamo parlato spesso. Ero ed eravamo tutti in famiglia preoccupati ma nessuno poteva immaginare che sarebbe potuto morire quasi da un giorno all’altro. Credo che, qualora si potesse prevedere un momento così tragico, nessuno vorrebbe stare da solo nel vedere un proprio caro spegnersi. Mai avrei pensato di averne la forza. Sono stato io, invece, a pretendere di stargli accanto, pur nella serata in cui la situazione era inaspettatamente precipitata. Gli avevo promesso e gli avevo dato la parola, il pomeriggio di un mese prima (pur senza mai immaginare ciò che sarebbe accaduto) che non lo avrei abbandonato. Ora, forse, penso di avere avuto, inconsapevolmente, l’onere e il privilegio di essere rimasto con lui fino all’ultimo istante, fino all’ultimo sospiro: come in quei miei primi viaggi da bambino, come in molti momenti in cui discutevamo io e lui delle ingiustizie che stava subendo (anche litigando, quando mi trovava in disaccordo perché non cedeva a quelli che erano, sì, soprusi ma che hanno tolto la salute e la serenità), così nella sua ultima partenza senza ritorno. E, forse, sono stato l’unico a ricevere tre giorni prima un gesto che, in quel momento, lo avevo “preso” come un incoraggiante segno che sentiva ancora e si sarebbe potuto riprendere; dopo, invece, ho capito che quello è stato il suo ultimo “regalo” o “messaggio” affettuoso: un suo forte abbraccio nell’unico modo in cui riusciva. Era, dal giorno prima, con la mascherina d’ossigeno e con gli occhi chiusi. Reagiva, però, aprendo e chiudendo gli occhi appena arrivavo e sentendo il saluto. Una sera pensavo non mi ascoltasse. Mentre me ne stavo per andare via, ancor più deluso, mi sono piegato per salutarlo accarezzandogli il fianco. Lui -che pensavo non mi stesse sentendo- disteso, con gli occhi chiusi e con la mascherina, trascinando il suo braccio senza, forse, riuscire ad alzarlo, mi ha stretto e tenuto fortissimo il mio. E’ stato il suo ultimo regalo, il più doloroso e il più affettuoso, che non dimenticherò mai per tutta la mia vita. Lui era cristiano, cattolico, pregava e ha trasmesso a me e ad altri familiari gli stessi principi. Se ne è andato la sera tardi dell’11 febbraio, poco prima di mezzanotte. Vorrei tanto che, nel momento in cui mi ha lasciato seduto accanto, sia volato in Cielo, accompagnato dagli Angeli, accolto dalla Madonna di Lourdes e che possa avere, dal vero Giudice, la Giustizia per la quale ha lottato tutta la vita, riposando in pace, serenamente, per l’eternità.

Oggi, 21 giugno, gli auguri di buon onomastico a mio padre, Luigi (“Gino” in famiglia e per gli amici; “nonno Ginetto” per la nipotina che amava), li faccio alzando lo sguardo al Cielo e con una preghiera, con la certezza che allo stesso modo lo ricorderà sempre chi lo ha conosciuto e chi gli ha voluto bene o anche chi non lo ha conosciuto ma apprezza le battaglie per la legalità per le quali ha speso un’intera vita.

Riporto di seguito il mio post pubblicato su facebook:

Dalla pagina facebook di “Succede a Gallipolihttps://www.facebook.com/groups/2074912389414338/permalink/4414752298763657

I commenti su facebook al link dal quotidiano Lecce Prima e Quotidiano di Puglia:

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Dal quotidiano online In Terris: “La “candela” del Papa per i Poveri: L’Ambulatorio che restituisce la dignità”

Posted by Roberto Di Napoli su 7 dicembre 2025

L’abbraccio della Chiesa all’umanita’ che sembra rappresentato dal colonnato del Bernini, in questo caso sembra realizzarsi concretamente: un ottimo servizio di cure ai senza tetto e ai bisognosi
— Leggi su www.interris.it/copertina/la-candela-del-papa-per-i-poveri-lambulatorio-che-restituisce-la-dignita

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Indagini inefficaci sulla morte di un operaio e inadeguatezza della normativa contro i trattamenti inumani e degradanti. La Cedu condanna l’Italia

Posted by Roberto Di Napoli su 11 giugno 2025

Riporto di seguito il link agli articoli su due recenti sentenze del 27 marzo 2025 e del 5 giugno 2025 con le quali, ancora una volta, l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Colpisce, credo -oltre ai motivi che hanno determinato la condanna- che in quest’ultimo caso lo stesso procedimento dinanzi alla Cedu -che, spesso, ha condannato l’Italia per eccessiva durata dei processi- si sia concluso dopo 10 anni dal ricorso.

Dal sito Il Sole 24 Ore:

Maltrattamenti da parte delle forze di polizia: la Cedu condanna l’Italia

Cedu, Italia condannata per inchiesta inefficace sulla morte di un operaio Ilva

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Nato per lo Stato ma fantasma all’anagrafe?

Posted by Roberto Di Napoli su 29 marzo 2025

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La notizia del ragazzo quattordicenne, nato e vivente per lo Stato ma ignoto all’anagrafe comunale, farebbe ridere se non facesse riflettere sui paradossi e sulle assurdità che, in questo Paese, forse, nemmeno stupiscono più ma sicuramente rattristano.

Se è vero quanto si legge, ossia, che il ragazzo ha la tessera sanitaria e il passaporto ma non la carta di identità, ciò significherebbe che, in sostanza, può viaggiare per il mondo ma non può esibire la carta di identità o provare dove è nato. Una vicenda che sembrerebbe tratta da qualche opera pirandelliana o che fa venire in mente il titolo del racconto di Ennio Flaiano “Un marziano a Roma”; purtroppo, invece, è realtà.

E’ possibile che una persona debba subire l’ulteriore disagio di doversi rivolgere al Giudice per fare ordinare al Comune di prendere atto che, effettivamente, è nato quattordici anni fa e non è, quindi, un fantasma? Sarà accertato chi è il responsabile della mancata iscrizione all’anagrafe? Ci sarà qualcuno che pagherà (di tasca propria) i disagi procurati?

Sul settimanale Panorama (n. 14/2025), Mario Giordano, nella rubrica “Il Grillo parlante”, commentando la vicenda sotto il titolo “Vivo e vegeto, ma lo può dire soltanto il tribunale“, ricorda storie altrettanto assurde di “ordinaria” burocrazia; tra le tante, colpiscono sicuramente quella della comunicazione inviata da un tribunale di sorveglianza in cui si invitava un caporalmaggiore fucilato in una rivolta del 1916 a presentarsi “personalmente” al tribunale per chiedere la riabilitazione o del concorso pubblico per sordomuti nel quale i vincitori non furono assunti con la motivazione “non sentono”.

Tutto ciò, in un periodo in cui la digitalizzazione o l’intelligenza artificiale dovrebbe agevolare e semplificare ma in cui la “deficienza naturale” o inettitudine reale (oltre alla superficialità) sembra imbattibile e onnipresente.

Riporto il link all’articolo pubblicato su TGCOM24 “La storia di Luca, ha 14 anni ma per l’anagrafe di Roma è un fantasma: “Spiace dirlo ma vostro figlio non esiste“: https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/luca-14-anni-ma-per-anagrafe-e-fantasma_95221871-202502k.shtml

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La prescrizione presuntiva non si applica alla richiesta di liquidazione degli onorari del difensore con patrocinio a spese dello Stato

Posted by Roberto Di Napoli su 28 dicembre 2023

Il termine triennale previsto per la prescrizione presuntiva non può essere rilevato d’ufficio e, comunque, non si applica al diritto alla liquidazione del compenso spettante all’avvocato che ha difeso col patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale di Sciacca, con ordinanza del 25 febbraio 2021, ha accolto l’opposizione da me proposta, con la difesa dell’amico e Collega Avv. Daniele Rossi, avverso il decreto con il quale il Gip aveva respinto la richiesta di liquidazione del compenso sostenendo che fosse decorso il termine triennale dalla conclusione del procedimento nel quale era stata svolta la difesa col patrocinio a spese dello Stato. E’ stato riconosciuto, poi, che l’attività difensiva risultava dal fascicolo in possesso dello stesso Giudice, ragion per cui nessun altro onere di allegazione gravava sul difensore istante. La decisione del tribunale siciliano appare di particolare importanza anche in considerazione dei sacrifici già imposti all’avvocato che, pur non avendone l’obbligo, decide di iscriversi nell’albo dei difensori che esercitano col patrocinio a spese dello Stato e che, difendendo il non abbiente con gli stessi doveri di diligenza e professionalità coi quali difenderebbe qualsiasi altro assistito, deve attendere l’esito del giudizio per potere richiedere la liquidazione del compenso che, oltretutto, come previsto da una disciplina (d.P.R. 115/2002) che meriterebbe una efficiente e celere riforma, per l’attività effettuata nell’ambito dei giudizi civili, non può essere superiore alla metà dei parametri medi e, se la parte soccombente in giudizio viene condannata al rimborso delle spese di lite, il residuo viene trattenuto dallo Stato (quest’ultimo, in sostanza, incasserebbe una parte della remunerazione che spetterebbe a chi ha lavorato).

Il Tribunale di Sciacca, accogliendo l’opposizione avverso il provvedimento di rigetto dell’istanza di liquidazione del compenso al difensore con patrocinio a spese dello Stato, ha confermato che “delineati i tratti essenziali della prescrizione presuntiva, non si può ritenere applicabile tale istituto in sede di decisione sulla richiesta di liquidazione dei compensi avanzata, come nel caso di specie, dal difensore di soggetto ammesso al patrocinio a spese dello Stato.
Ed infatti, il credito in questione può essere riconosciuto e soddisfatto solo a seguito della regolare presentazione – seguita dal relativo accoglimento – di una richiesta di liquidazione che va rivolta al Giudice del procedimento nel quale la prestazione professionale è stata svolta.
Detto particolare credito professionale presenta pertanto una specifica connotazione che è tale da sottrarlo ragionevolmente dal novero di quelli che di regola vengono soddisfatti contestualmente alla effettuazione della prestazione e che proprio per tale ragione sono assoggettati alla prescrizione presuntiva (cfr Cass. Pen. 37539/2008).
A ciò si aggiunga, in ordine alla violazione del disposto dell’art. 2938 c.c. lamentata dal ricorrente, che la prescrizione presuntiva deve, per trovare applicazione, essere eccepita dal debitore (nel caso di specie da individuarsi nello Stato) mentre nella specie non risulta dal decreto di rigetto opposto che la tale eccezione sia stata opposta dal “debitore” interessato (Cfr Cass. civ. Sez. II, 08-02-1994, n. 1248 “La prescrizione presuntiva, pur presentando la specifica peculiarità di determinare non l’estinzione dell’obbligazione, ma la presunzione “iuris tantum” (pur se con rigorose limitazioni in ordine alla prova contraria) che il debito sia stato pagato, è sottoposta alle stesse regole che disciplinano la prescrizione ordinaria, salve le disposizioni particolari espressamente dettate come quella sulla decorrenza del termine ex art. 2967 c.c. onde anche ad essa è applicabile la norma di cui all’art. 2938c.c. sul divieto di rilevarla d’ufficio da parte del giudice”).
Va infine evidenziato, condividendo le difese spiegate dal ricorrente, che l’attività svolta da parte del difensore che richiede la liquidazione delle competenze dovute per effetto dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato del proprio assistito è comprovata dalla documentazione presente nel fascicolo di causa in possesso dello stesso Giudice al quale viene avanzata la richiesta della liquidazione sicchè nessun altro onere di allegazione grava sull’istante”.

Cliccare qui per scaricare l’ordinanza

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I miei auguri ai Colleghi neo-avvocati

Posted by Roberto Di Napoli su 3 dicembre 2023

Lo scorso 20 novembre, con l’ultima seduta della seconda prova orale, si è concluso, per la IX sottocommissione per esame di avvocato del distretto della Corte d’Appello di Roma, l’esame dei candidati della sessione 2022-2023. E’ stato, per me, innanzitutto, un onore svolgere la funzione di Vice Presidente della sottocommissione presieduta dal Presidente Prof. Avv. Francesco Mazza e composta da Colleghi di grandissima competenza: la prof.ssa Marta Mengozzi, la dott.ssa Maria Inzitari, l’Avv. Bruno Botta e l’Avv. Domenico Buzzacconi.
E’ stata l’ultima sessione svoltasi con il cosiddetto “doppio orale”, ossia, con le prime tre prove scritte sostituite, in seguito alle misure emergenziali durante la pandemia, da una prova orale in videoconferenza e una seconda (sulle sei materie scelte dai candidati) “in presenza”. Nella prima prova sono stati esaminati i candidati iscritti nel distretto della Corte d’Appello di Milano, mentre, nella seconda, i candidati della Corte d’Appello di Roma.
Il loro sguardo preoccupato ancor prima dell’inizio di ciascuna prova, lo sfogliare veloce i testi sotto mano per qualche ultima lettura o “ripasso” delle materie, dopo, probabilmente, l’ultima notte insonne raccontata dalle occhiaie, mi ha fatto, tra l’altro, tornare alla mente che, 20 anni fa, ad ottobre 2003, ero io, proprio come loro, a sostenere quelle stesse prove con il desiderio e la necessità di potere esercitare “da avvocato”. Ho constatato spesso, nel presiedere le sedute, nel verificare, durante la prima prova, la soluzione data al caso assegnato e, durante la seconda, nell’interrogare e nell’ascoltare le risposte date alle domande poste dai Colleghi Commissari sulle sei materie scelte da ciascun candidato, un alto o buon livello di preparazione tale da avvertire, a volte, un piacere simile a quello che si prova in un colloquio tra colleghi. Nei casi in cui, invece, purtroppo, il livello di studio e di pratica dimostrato si è rivelato insufficiente, il dispiacere ha dovuto fare i conti necessariamente con la responsabilità del dover comunicare l’esito negativo: decisione, come è immaginabile, spiacevole ma dovuta, per il bene (oltre che dei potenziali clienti) dello stesso aspirante avvocato che, non scoraggiandosi, avrà modo di riprovare l’esame dopo uno studio più approfondito.
Mi sono domandato, più di una volta, nell’osservare i loro volti e ascoltandoli, quali possano essere i loro desideri, le loro aspettative, il futuro della professione che immaginano. L’entusiasmo e la passione dimostrata dai candidati risultati idonei e più preparati lascia la fiducia e la speranza che sapranno difendere i diritti e le libertà e, al tempo stesso, vigilare sulla conformità delle leggi ai principi costituzionali, dell’Ordinamento UE e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali non dimenticando mai di essere “Avvocati”. Auguro di cuore a tutti i neo colleghi uno splendido e proficuo avvenire e un’eccellente carriera professionale. (Art. 1 del codice deontologico “1. L’avvocato tutela, in ogni sede, il diritto alla libertà, l’inviolabilità e l’effettività della difesa, assicurando, nel processo, la regolarità del giudizio e del contraddittorio. 2. L’avvocato, nell’esercizio del suo ministero, vigila sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione e dell’Ordinamento dell’Unione Europea e sul rispetto dei medesimi principi, nonché di quelli della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, a tutela e nell’interesse della parte assistita. 3. Le norme deontologiche sono essenziali per la realizzazione e la tutela dell’affidamento della collettività e della clientela, della correttezza dei comportamenti, della qualità ed efficacia della prestazione professionale”).

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Con il ddl di bilancio, cancellata una norma dopo 80 anni. Con l’illusione (o il pretesto?) di voler favorire la circolazione dei beni, si calpesta la certezza del diritto. Un altro regalo alle banche?

Posted by Roberto Di Napoli su 31 ottobre 2023

Un altro regalone alle banche? Altro che tassa sui profitti! Sembra passata quasi inosservata la norma contenuta nel disegno di legge di Bilancio con la quale, dopo circa 80 anni, viene, di fatto, abolita l’azione di restituzione conseguente all’accoglimento della domanda di riduzione proposta dal legittimario leso nella quota “legittima” o, sicuramente, ne vengono vanificati gli effetti. Viene presentata come un’innovazione a tutela della libera circolazione dei beni. In uno Stato di diritto, laddove si ritenga di modificare un istituto o una norma, non si può ignorare il principio basilare che la legge non può e non deve disporre che per l’avvenire. Il testo della norma -in particolare, quanto disposto sull’applicabilità e sulla data di entrata in vigore- se intende garantire la sicurezza della circolazione dei beni, dovrà, probabilmente, resistere a eccezioni di costituzionalità e di conformità ai principi dell’affidamento e della certezza del diritto imposti anche dalla normativa comunitaria e dalla CEDU. Dubito, pertanto, sulla costituzionalità della disposizione inserita nel ddl di bilancio nella parte in cui sancisce l’applicabilità alle successioni aperte dopo l’1 gennaio 2024 piuttosto che alle donazioni disposte successivamente all’entrata in vigore della legge. Si intende ridurre il contenzioso giudiziale? Credo che la norma possa determinare, piuttosto, un inevitabile aumento delle azioni tese alla conservazione del patrimonio del donatario. Si avverte la sensazione che, per essere la norma così formulata (con un’efficacia retroattiva di sanatoria delle donazioni già effettuate), dopo la propaganda estiva “contra banche”, si sia quasi voluto “chiedere scusa” per la (finta) paura (simile più alla solita condotta del “chiagni e fotti”) con un bel regalone: la sanatoria delle ipoteche in favore di banche su beni eccedenti la quota legittima e lesive dei diritti dei legittimari lesi. Se così fosse, si confermerebbe molto deludente e contraddittorio il comportamento di chi, in perenne campagna elettorale, cerca, pubblicamente, “a parole” di attirare il consenso con una politica contro le uniche società che hanno fatto profitti miliardari ma, nella realtà, le favorisce mentre la gente comune lotta contro l’aumento dei prezzi e il caro mutui. La disposizione, cancellando dopo 80 anni una norma conforme all’ordinamento che protegge i legittimari, non è’ affatto un passo in avanti e non danneggia -questa volta- gli utenti bancari ma tutti i cittadini che credono e vogliono credere nella certezza del diritto. Si può, certamente, abrogare una norma o modificarla ma senza pregiudicare le aspettative o gli interessi o i diritti già sorti e, in questo caso, si spera che il Legislatore modifichi, quantomeno, l’entrata in vigore disponendone l’applicabilità non alle successioni aperte dal 1 gennaio 2024, bensì, alle donazioni o ai pesi pregiudizievoli posti successivamente alla suddetta data.

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