IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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La banca notifica decreto ingiuntivo chiesto a giudice territorialmente incompetente. Accolta l’opposizione con declaratoria di nullità del decreto e condanna alle spese

Posted by Roberto Di Napoli su 16 agosto 2018

Nel 2012, la banca, dopo avere rifiutato una proposta transattiva formulata da un’impresa correntista e dalla fideiubente, notificava loro un decreto ingiuntivo asserendo di essere creditrice di circa 56 mila euro (precisamente, €56.590,26 oltre interessi convenzionali e spese). Al fine di richiedere ed ottenere il decreto aveva adito il Tribunale di Foggia, sezione distaccata di Trinitapoli. Gli opponenti, da me assistiti, eccepivano preliminarmente l’incompetenza territoriale dal momento che, dall’esame della documentazione contrattuale prodotta dalla stessa banca, risultava che competente sarebbe dovuto essere, invece, il Tribunale di Trani. All’udienza di prima comparizione e trattazione, la difesa dell’impresa creditizia contestava l’eccezione di incompetenza insistendo, oltre che nel rigetto dell’opposizione, nella concessione della provvisoria esecutorietà. In seguito allo scambio di memorie ex art. 183, il Giudice rigettava l’istanza formulata dalla banca e rinviava la causa per la precisazione delle conclusioni. Disposti vari rinvii dovuti anche alla chiusura della sezione distaccata, con sentenza dell’11 aprile 2018 n. 1028, il giudice del Tribunale di Foggia, ritenendola fondata, ha accolto l’eccezione preliminare e dichiarato nullo il decreto ingiuntivo condannando severamente la banca alla restituzione delle spese legali.

La massima e la sentenza integrale sono pubblicate anche sulla rivista giuridica telematica ilcaso.it (cliccare qui).

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Un’altra (forse evitabile) tragedia italiana. Da Il Sole 24 Ore: “Genova, si scava tra le macerie: 35 morti. Toninelli: vertici Autostrade si dimettano. Di Maio: via concessione

Posted by Roberto Di Napoli su 16 agosto 2018

Genova, si scava tra le macerie: 35 morti. Toninelli: vertici Autostrade si dimettano. Di Maio: via concessione – Il Sole 24 Ore
— Leggi su mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2018-08-14/genova-crolla-ponte-autostrada-120516.shtml

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Da Repubblica.it: Usa, Monsanto condannata a risarcire 289 milioni di dollari a malato di cancro

Posted by Roberto Di Napoli su 11 agosto 2018

Per il giudice di San Francisco l’azienda ha omesso di segnalare la pericolosità del prodotto contenente glifosato usato dal giardiniere. I legali: “Faremo ricorso”
— Leggi su www.repubblica.it/esteri/2018/08/11/news/usa_monsanto_condannata_a_risarcire_290_milioni_di_dollari_a_malato_di_cancro-203856420/

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Punta Perotti, altra condanna contro l’Italia per le confische degli “ecomostri” . Il link ad un post con alcune mie considerazioni scritte nel 2010.

Posted by Roberto Di Napoli su 29 giugno 2018

E’ stata diffusa ieri la notizia dell’ulteriore condanna inflitta all’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo per l’illegittima confisca degli “ecomostri” di Punta Perotti.

Riporto di seguito il link ad un post con alcune mie considerazioni scritte nel novembre 2010, quasi 8 anni fa (cliccare qui).

La decisione di cui si è avuta notizia oggi fa riflettere maggiormente: quanto è tutelato, da parte delle Istituzioni e giudici nazionali, il diritto di proprietà privata? Quante sono le violazioni a tale diritto protetto dall’articolo 1 del Protocollo Addizionale alla CEDU? E’ giusto che, poi, a pagare sia sempre e solo lo Stato e, cioè, i contribuenti?

E gli utenti bancari che hanno perso i propri beni malgrado confidassero nella tutela da parte dello Stato e della Giustizia da pretese usurarie o aggressioni illegittime? Auspicabili analoghe decisioni da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in merito ad altre forme di espropriazioni, spesso, solo apparentemente conformi a legge o disposte senza una adeguata ed effettiva verifica (a volte, imposta, invece, anche da ragioni rilevabili “d’ufficio”) della sussistenza dei presupposti.

Dal sito di TGCOM 24: Punta Perotti, la Corte Strasburgo condanna l’Italia per confische ecomostri – Tgcom24

Dalla versione online del Corriere del Mezzogiorno : Punta Perotti, terreni confiscati a Bari Corte di Strasburgo condanna l’Italia

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Cittadini che non si rassegnano: “Io non voglio fallire”, un libro scritto da una coraggiosa imprenditrice

Posted by Roberto Di Napoli su 15 giugno 2018

Mi è capitato e capita spesso, girando l’Italia, di incontrare imprenditori, lavoratori o cittadini, ognuno, per diversi motivi, protagonista o testimone di vicende paradossali, a volte drammatiche, tristi ma anche incoraggianti e profondamente istruttive. Mi sono sentito arricchito e confortato ogniqualvolta ho riflettuto sulle storie da loro raccontate o quando mi hanno onorato della loro fiducia o amicizia: storie di imprenditori, di persone “vere” e con grandi valori che hanno “creato”, “prodotto”, “costruito”, offerto lavoro, pagato tasse per una vita (o per più vite come nel caso di imprese familiari succedutesi per generazioni) e, poi, magari, in periodi di grandi difficoltà, abbandonati nell’indifferenza (quando non cinismo) dello Stato o storie di lavoratori, a volte, costretti a subire le sorti del datore di lavoro e rimasti, ognuno, a dovere far fronte alle conseguenti difficoltà familiari. Sono rimasto colpito, spesso, nel vedere e ascoltare persone che, pur con sacrifici enormi, hanno saputo superare drammi con dignità, coraggio e pazienza infinita.

Resto sempre convinto che se ogni politico, rappresentante di Istituzioni o funzionario dedicasse maggiore tempo ad ascoltare storie comuni (e, purtroppo, frequenti) sofferte dai cittadini e tentasse di immedesimarsi per comprendere a pieno i drammi vissuti – così come il coraggio avuto da tanti nel risollevarsi o, comunque, nel resistere e sopravvivere- si inchinerebbe di fronte a tanti “eroi”, parlerebbe di meno, capirebbe i tanti paradossi intollerabili e, qualora non vi fossero soluzioni, contribuirebbe a trovarle.

Giorni fa, a Loreto, nel corso di un interessantissimo convegno, ho conosciuto personalmente Serenella Antoniazzicopertina libro Io non voiglio fallireAvevo letto, sia pure in parte, anni fa, su vari quotidiani nazionali e siti internet, la sua storia e già conoscevo il suo coraggio e determinazione. Giorni fa, ho letto il suo libro: “Io non voglio fallire“: il racconto di quanto subito da lei ma che, purtroppo, è un esempio di quanto, in questo Paese, è capitato e capita a tantissimi imprenditori e lavoratori che hanno improntato tutta la loro vita a grandi sacrifici, a sfamare sia le proprie famiglie che quelle dei lavoratori, a rinunciare a festeggiare festività e, ciononostante, contenti del loro lavoro, soddisfatti nel vedere crescere i propri figli col necessario per vivere dignitosamente, educati coi quei valori che oggi sembrano rari e lontani nel tempo.

Quella raccontata da Serenella Antoniazzi è la storia dell’impresa di famiglia, di rinunce, di una vita -quella sua e dei suoi familiari- spesa con orgoglio e soddisfazione nell’azienda con il reciproco confronto con gli operai fino a quando non entra in un periodo di difficoltà a causa dei mancati pagamenti, delle furbizie e del successivo fallimento della principale cliente. Tra paure e difficoltà, non solo resiste ma, con la comprensione anche degli affezionati lavoratori, trova anche il modo affinché altri imprenditori non si sentano abbandonati. Serenella Antoniazzi non solo ha salvato la sua azienda ma, sensibilizzando politici e istituzioni su ciò che può subire l’imprenditore quando resta vittima di fallimenti e mancati pagamenti “dolosi” di imprese clienti, contribuisce alla creazione di un apposito “Fondo Serenella”. Ha fondato, inoltre, un’associazione culturale “La stanza delle idee” .

Riporto di seguito il link agli articoli dedicati da Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Corriere del Veneto.

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Viterbo 8 giugno 2018, convegno su segnalazioni alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, prova del credito e requisiti del titolo esecutivo nel contenzioso bancario

Posted by Roberto Di Napoli su 7 giugno 2018

Domani pomeriggio 8 giugno, presso il Tribunale di Viterbo (Aula della Corte d’Assise), sarò relatore insieme al collega avv. Daniele Fantini al convegno organizzato da Aiga- sez. di Viterbo sulle segnalazioni bancarie alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, sulla prova del credito e sui requisiti del titolo esecutivo nel contenzioso bancario. Il convegno è accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Viterbo per la formazione continua con riconoscimento di 3 crediti formativi.

locandina convengo Viterbo 8 giugno 2018

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Ustica: Giustizia dopo quasi 38 anni? Confermata la condanna dei Ministeri per non avere impedito l’evento

Posted by Roberto Di Napoli su 1 giugno 2018

La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite (Cass. Sez. Un., sent. 22 maggio 2018, n. 12565) (cliccare qui per leggere la notizia riportata da corriere.it), con la quale sono stati rigettati i ricorsi del Ministero della Difesa e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avverso la sentenza che -all’esito del giudizio promosso originariamente dalla compagnia aerea e poi proseguito dalla stessa in amministrazione straordinaria- li aveva condannati al risarcimento, se, da una parte, può concorrere a rafforzare la fiducia nella Giustizia che, comunque, è pervenuta ad alcuni importanti accertamenti, dall’altra parte, suscita più di un interrogativo: può essere considerata Giustizia a quasi 38 anni dall’evento e 37 dall’atto introduttivo della causa civile (senza considerare, tra l’altro, che la pronuncia rimette ad altra sezione la decisione di altri motivi)? Quale rispetto ha avuto lo Stato verso i suoi cittadini e, soprattutto, verso i parenti delle vittime della strage di Ustica?

Credo che la pronuncia impugnata e confermata dalla Suprema Corte lasci una profonda amarezza non solo nei parenti delle vittime ma in tutti i cittadini che pretendono di sentirsi tutelati dallo Stato. Fa riflettere profondamente quanto affermato:  Se i ministeri “avessero adottato le condotte loro imposte dagli specifici obblighi di legge, l’evento non si sarebbe verificato” (…) poiché “attraverso un’adeguata sorveglianza della situazione dei cieli sarebbe stato possibile percepire la presenza di altri aerei lungo la rotta del Dc9 e, quindi, adottare misure idonee a prevenire l’incidente, ad esempio non autorizzando il decollo, assegnando altra rotta, avvertendo il pilota della necessità di cambiare rotta o di atterrare onde sottrarsi ai pericoli connessi alla presenza di aerei militari o, infine, intercettando l’aereo ostile con aerei militari italiani“.

Quest’affermazione, inoltre, suscita inevitabilmente la domanda anche relativamente a tanti altri tragici eventi che hanno colpito il Paese e provocato dolori, sicuramente, indelebili: quanti eventi potevano essere evitati e quanti, anche meno gravi, ogni giorno, possono essere evitati da chi ricopre pubbliche funzioni?

La sentenza -che consiglio di leggere, così come altra emessa nell’ambito di altro giudizio civile promosso dal socio, presidente e amministratore della compagnia aerea e proseguito dai suoi eredi (Cass. civ., sez. III, sent. 22 ottobre 2013, n. 23933)- ricorda, tra l’altro, i principi di diritto affermati dalla Suprema Corte con la sentenza 5 maggio 2009 n. 10285 inerenti le regole nell’accertamento del nesso di causalità, in sede civile, secondo la regola probatoria del “più probabile che non“. La pronuncia è stata emessa dalle Sezioni Unite in quanto chiamate a risolvere il contrasto, insorto in giurisprudenza, tra gli opposti orientamenti (ricordati nell’interessante motivazione) in merito al cumulo tra indennizzo assicurativo e risarcimento. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la pronuncia del 22 maggio 2018 ha affermato il seguente principio: “Il danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall’ammontare del danno risarcibile l’importo dell’indennità assicurativa derivante da assicurazione contro i danni che il danneggiato-assicurato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto“.

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30 anni fa moriva Enzo Tortora. Cosa è cambiato?

Posted by Roberto Di Napoli su 25 Maggio 2018

Si ha l’impressione, in effetti, che poco o nulla sia cambiato e che, ancora oggi, gli autori di errori giudiziari, di fatto, siano e possano continuare a rimanere impuniti. Le riforme o le proposte di legge degli ultimi anni, tese più che altro a modificare varie norme del codice di procedura penale, sembrano, tra l’altro, non considerare sufficientemente le gravissime conseguenze dannose che possono subire anche i cittadini danneggiati da “errori giudiziari” commessi nei processi civili.  Ci vorrebbero varie modifiche non solo relativamente alla “giustizia penale” ma anche in merito a quella civile che, laddove amministrata non correttamente, può stravolgere la vita della persona umana con danni altrettanto indelebili, non solo di carattere patrimoniale, bensì, anche di natura non patrimoniale e biologici.

Credo sia difficile, quindi, non condividere le parole di Silvia Tortora pubblicate su “Il Fatto Quotidiano” di cui pubblico di seguito il link. Da “Il Fatto Quotidiano”Enzo Tortora, 30 anni fa moriva il giornalista e conduttore televisivo. “Mi hanno fatto esplodere una bomba atomica dentro” : Nessun può dimenticare la sua eleganza, la sua competenza, il suo sorriso. Eppure è già passata quasi una vita da quando Enzo Tortora non c’è più. Il 18 maggio 1988, a 59 anni moriva, per un tumore ai polmoni. “Perché – disse – mi hanno fatto esplodere una bomba atomica dentro”. Quella bomba è l’accusa […]

 

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