Uno degli slogan diffusi dal Pdl durante la campagna elettorale, attraverso manifesti e volantini sparsi in ogni parte d’Italia, è stato: "Rialzati, Italia!". Quale cittadino e quale legale di alcune imprese in contoversie contro istituti di credito vedo una tristissima realtà economica che, a mio modesto avviso, può compromettere ancora di più l’economia dell’intero Paese coi conseguenti, immaginabili effetti nocivi anche sull’occupazione. L’attuale crisi economica sta colpendo, infatti, le imprese e le famiglie dal Nord al Sud Italia. Uniche società che continuano a registrare utili incredibili e con guadagni ultramilionari ai dirigenti sembrano essere le banche. Com’è possibile tutto questo? Com’è possibile che, in ogni Tribunale d’Italia, siano così numerosi i procedimenti per decreto ingiuntivo, le esecuzioni immobiliari e, talvolta, le istanze di fallimento presentate da banche nei confronti di imprese che non pagano? Sono davvero, queste ultime, tutte indebitate nei confronti degli istituti di credito? Non credo. La giurisprudenza, ormai da un decennio, ha stabilito e continua a riconoscere, ogni giorno, che le banche non possono pretendere (soprattutto relativamente ai contratti stipulati prima del 2000) il pagamento di interessi su interessi e devono restituire quanto, a tal titolo, percepito nel corso degli anni; varie sentenze hanno riconosciuto, poi, l’illegittimità di vari altri oneri. Non sempre, però, le ingiuste pretese sono contestate e, così, allora, nel corso del rapporto, il saldo di cui la banca richiede il pagamento aumenta; poi, l’istituto di credito presenta il ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti dell’impresa che, a guardare l’estratto conto, potrebbe apparire "a debito" mentre, invece, come accade spesso all’esito del giudizio, o non è debitrice o lo è ma di importi ben inferiori. E’ a causa di questo meccanismo perverso che le imprese vengono distrutte o fatte fallire! Ci sono tantissimi giudici attenti, rigorosi che, addirittura, non concedono il decreto ingiuntivo quando, dall’esame della documentazione esibita, emerge l’illegittimità della pretesa; altri giudici, addirittura, in alcuni casi, hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica. Ci sono, però, anche altri giudici che, pur avendo un debito nei confronti di quella stessa banca o altre agevolazioni, non si astengono dal giudicare così come, invece, il codice di rito impone o giudici che, malgrado la giurisprudenza consolidatasi, sono restii o ritardano a sospendere la provvisoria esecuzione ad un provvedimento ottenuto inaudita altera parte pur quando si prova l’invalidità del rapporto. Così, però, si può correre il rischio di determinare il fallimento di un’impresa e, magari, il licenziamento dei dipendenti! Non occorrono nuove leggi affinchè conflitti d’interesse o provvedimenti abnormi siano scongiurati. Le norme ci sono e devono, soltanto, essere applicate allo stesso modo. Ci sarebbe, allora, un rimedio all’"eccessiva discrezionalità" o ad alcuni "conflitti d’interesse" per obbligare ad una più attenta valutazione e impedire che imprese possano essere distrutte pur quando dagli atti emerge l’illegittimità della pretesa della banca: una seria riforma dell’ordinamento giudiziario e della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati. Aumenterebbe, innanzitutto, la fiducia dei cittadini nella Giustizia. Se si obbligasse ad applicare severamente l’attuale normativa e la giurisprudenza ormai consolidatasi in materia, sono certo, poi, che, nelle controversie con gli istituti, milioni di imprese respirerebbero un sospiro di sollievo: ne riceverebbero benefici effetti gli imprenditori ma anche i dipendenti e le loro famiglie. Lo slogan del Pdl, durante la campagna elettorale, è stato: "Rialzati, Italia!". Perchè non si comincia a consentire il rilancio delle imprese, delle industrie, degli imprenditori-datori di lavoro di milioni di occupati o di potenziali soggetti da assumere? Basterebbe far rispettare la normativa e introdurre severissime sanzioni a carico degli istituti di credito che minaccino il fallimento o azioni ingiuste a quegli amministratori che si rifiutano di pagare somme che la legge e la giurisprudenza riconosce non dovute. Non basta il plauso a qualche associazione che minaccia di espellere gli industriali che si rifiutano di pagare il pizzo! Ciò è doveroso e potrebbe essere sufficiente in un singolo ambiente contaminato dalla criminalità organizzata. Servono, però, efficaci misure per garantire sicurezza agli imprenditori che sono o sono state vittime di un racket o di una forma di usura altrettanto pericolosa: quella bancaria che, finora, da parte di alcuni giudici, è stata tollerata, finanche, quando sono risultati tassi d’interesse accertati dalle Procure fino al 300% mentre, da parte di altri magistrati coraggiosi, seri ed equilibrati (ce ne sono tantissimi), è stata riconosciuta equiparabile all’usura criminale a tal punto da ordinare al Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle inziative antiracket l’accesso dell’imprenditore (vittima di usura bancaria) ai benefici previsti dalla normativa. Il partito del Popolo della Libertà -che (a quanto mi risulta dalla lettura di un recente servizio su un autorevole quotidiano economico finanziario) sarebbe l’unico partito non indebitato- non dovrebbe esitare a far rispettare l’attuale normativa. Sarebbe il primo passo per obbedire alle promesse fatte, fra cui, quella di rilanciare l’Italia. Il rilancio dell’economia e dell’amministrazione della giustizia dovrebbe essere la priorità; consentire alle imprese di respirare e di affrancarle dall’usura bancaria (anche attraverso una seria riforma dell’ordinamento giudiziario che limiti l’eccessiva discrezionalità o determinati conflitti d’interesse) dovrebbe essere l’indispensabile presupposto: aumentrebbe, quasi sicuramente, anche l’occupazione senza nemmeno necessità di far diminuire il gettito fiscale (attraverso le frequenti agevolazioni in favore di chi assume) che incide, di certo, sul bilancio delle imprese ma non di più di debiti non sempre effettivi verso gli istituti di credito! Roberto Di Napoli
Archive for the ‘giustizia giusta’ Category
Rialzati, Italia! Cominciamo a far rialzare gli imprenditori?
Posted by Roberto Di Napoli su 3 Maggio 2008
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AIUTIAMO IL PICCOLO FABULLO. INTERNET DEVE SERVIRE ANCHE A QUESTO!
Posted by Roberto Di Napoli su 15 aprile 2008
Stavo quasi per andare a dormire. Dopo avere controllato le email, nel mio solito giro serale di siti e blog, mentre scorrevo velocemente quello di Beppe Grillo, mi ha colpito la fotografia di un bambino bellissimo, con il viso vivace che, a me, personalmente, mi è subito sembrato quello di chi vuole, anzi, di chi chiede solo di poter tornare a giocare come faceva prima, di potere correre, di potere scherzare. Lo chiede a tutti noi che abbiamo avuto la possibilità di fare tutto ciò e che abbiamo l’obbligo, quindi, di dover dare una mano a chi si trova in difficoltà come quelle in cui si trova quel bambino. Ho letto il messaggio di aiuto (il problema si può risolvere se cerchiamo di non essere sempre indifferenti). Ho cliccato non so su quale parola e sono saltato sul sito dei genitori. Da quello che ho letto, mi pare di capire che Fabullo (si chiama Fabio e nel servizio del TG Rai Regionale [Piemonte] la mamma spiega il perchè viene chiamato Fabullo; non lo rivelo, però: chi vuole aiutarlo lo vada a vedere cliccando qui) deve affrontare un delicato e costosissimo intervento. E’ nato con una grave malattia cardiaca e, a soli tre anni e mezzo, ha avuto un ictus. Sul sito www.fabullo.it ci sono le coordinate bancarie dove chiunque può versare quanto può. Sono rimasto colpito dalla vicenda (lo so bene: è una delle tante!) e, secondo me, ognuno può fare anche il più piccolo gesto di solidarietà. Ho pensato, allora, innanzitutto, di divulgare anche io il messaggio di aiuto tramite questo mio pur modesto blog. Credo che internet, i siti e i blog debbano servire anche a questo! Non solo a scrivere le proprie storie o le proprie opinioni (o cavolate)! Dovrebbe, chiunque, tenere presente, secondo me, che non potrà mai risolvere i propri problemi se, pur potendolo, non comincia a dare un minimo aiuto a chi si trova in analoghe situazioni, se pensa di rinviare il pur minimo gesto di umanità al giorno in cui avrà risolto le proprie, pur altrettanto affannose giornate o, addirittura, se pretende di risolvere i suoi problemi abbandonando o dimenticando volutamente chi, come lui, si trova in identiche situazioni. Questi sono ragionamenti da egoisti e da indifferenti (li ho visti anche io, "personaggi" del genere, ma ritengo di avere imparato a contribuire alla loro "cura" ricordandomi, poi, di loro …. allo stesso modo). Sono sicuro che, se tutti gli diamo la possibilità (è un dovere di tutte le persone umane), Fabullo riuscirà a volare in Florida e a tornare sano e salvo. Ha tanti amici e gli piace stare in compagnia per cui ……. sbrighiamoci! Deve partire per l’intervento e deve tornare, subito, in Italia perchè deve giocare con gli amichetti, deve correre, deve vivere sereno! Faccia, ognuno di noi, quel che può! Sul sito di Fabullo ci sono le coordinate bancarie dei genitori. Penso che si possa versare qualsiasi importo anche via internet. Roberto Di Napoli
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I “banditi del clima”, i “socialmente pericolosi” e il rovesciamento della realtà
Posted by Roberto Di Napoli su 12 aprile 2008
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21 Marzo 2007- 21 marzo 2008. Un anno di vera ricchezza: migliaia di amici in più!
Posted by Roberto Di Napoli su 21 marzo 2008
L’anno scorso, grazie anche al prezioso aiuto dei miei amici "grafici" Diego, Laura e Antonio, nasceva (anzi facevo nascere) questo mio blog (cliccare qui per leggere il mio primo post). Nel 2007, la data del 21 Marzo coincideva -oltre che con l’inizio della primavera, come quest’anno, a Roma, salutata con la pioggia- con la giornata in memoria delle vittime delle mafie: giornata, quest’anno, anticipata al 15 Marzo. Pur avendo, sin dall’inizio, l’idea di utilizzare questo mega- spazio per scrivere mie piccole considerazioni sulle mafie, sui soprusi ai danni dei più deboli, sulla difesa dei diritti civili, non avrei mai immaginato che, in poco tempo, sarei riuscito a far leggere le mie pur banali opinioni da tante persone che, a loro volta, mi scrivono lasciandomi un messaggio, un commento o, ancora più spesso, email. Sono contento di ricevere manifestazioni di apprezzamento di questo blog -pur così spartano e semplice nella grafica- da parte di tanti che, evidentemente, condividono ciò che penso e s’immedesimano in quanto capitato a me, alla mia famiglia e a chissà quanti altri cittadini. Ho preferito e preferisco non pubblicare – per "buon gusto" e senso del pudore- qualche racconto di soprusi inauditi commessi da "personaggi" simili a quelli che hanno fatto soffrire la mia famiglia. Anzi: paragonandoli, mi rendo conto che non si può mai immaginare fin dove può arrivare la follia umana! Il 26 Settembre 2006, su un quotidiano nazionale (Il Tempo) che dedicò un articolo al mio sciopero della fame e a quanto stava succedendo alla mia famiglia (vittima di usura, estorsione bancaria e, soprattutto, di malagiustizia), dichiarai che quanto verificatosi il giorno prima (ancora non sapevo quanto -di ancora peggio- sarebbe accaduto il 16 Ottobre) non lo avevo mai "(…) visto nè mai letto essere avvenuto in altre epoche e in altri Stati". Ho letto, invece, in questi mesi, quanto accaduto a qualche altra vittima che ha subito, addirittura, offese più gravi paragonabili, secondo me, a quei metodi "subdoli" che, da quanto raccontato sui libri di storia o nei documentari, mi pare siano stati, talvolta, utilizzati soltanto nel regime nazista contro gli oppositori o contro le vittime delle leggi razziali. Si vergogni chi, in qualsiasi veste, ha fatto ingiustificato uso della violenza o della tortura fisica o psichica solo per paura di compromettere la (forse non sempre brillante) carriera oppure, "approfittando del momento", per vendicarsi contro qualche soggetto antipatico (o odiato) o, ancora, seguendo la propria inclinazione a piegarsi e rispondendo alla logica (a volte confusa) del "signorsì", per accontentare il prepotente di turno. Si vergognino tali "personaggi"! Potranno avere goduto qualche ora di gioia ma io (proprio come tante persone civili che, per fortuna, ancora esistono) sono più forte: perchè sono un cittadino e continuerò sempre a credere nella giustizia amministrata dal Giudice terzo ed imparziale; sono e mi ritengo, poi, anche un cristiano per cui credo, voglio e devo credere in quella vera, unica Giustizia amministrata dal Giudice davanti al quale tutti siamo…. citati nel Giorno del Giudizio. Si ricordi, quindi, chiunque, abusando illegittimamente delle proprie prerogative, funzioni o di una determinata situazione, faccia o abbia fatto soffrire il più debole o, comunque, la persona onesta, che, oltre ad essere un delinquente, è ridicolo. Anzi: è piccolo, piccolo, piccolo! Ci rifletta! Prima o poi, perde! Potrà essere favorito ogni giorno, potrà avere accontentato qualcuno ma …… esiste, pur sempre, il famoso Giudice a Berlino e dovrebbe esserci un Altro Giudice ancora più in Alto: ed è con Lui che, di certo, tutti, faremo i conti!
Sono davvero contento, insomma, di avere conosciuto, tramite il blog, tanti "amici" sparsi in ogni parte d’Italia: molti, come dicevo, vittime di malagiustizia o, comunque, di soprusi. Leggere, scrivere, parlare, confrontarsi, d’altronde, è il peggior dispetto che si possa fare a chi, ogni giorno, tenta di fare del male e di rubare in silenzio. Continui pure (finchè la Giustizia non se ne accorga e lo punisca)! Non riuscirà mai, però, a rubare del tutto o ad impedire la parola: tanto meno le idee delle persone oneste! Roberto Di Napoli
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A Lecce convegno con ospiti, tra cui Caselli, su legalità e usura. Ma, in 3 ore, nemmeno un cenno a quella bancaria.
Posted by Roberto Di Napoli su 17 febbraio 2008
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Mio intervento nel corso della trasmissione su “La Tv della Libertà” dedicata alla malagiustizia
Posted by Roberto Di Napoli su 31 gennaio 2008
E’ stata una puntata davvero interessante, secondo me, quella dedicata, oggi pomeriggio dalle 14 alle 16,30, da "La Tv della libertà" sulla casta dei giudici e sulla malagiustizia: un raro esempio di trasmissione televisiva dedicata a uno dei problemi principali di questo Paese. Ringrazio la redazione per avermi dato la possibilità di intervenire in diretta e in collegamento telefonico (cliccando sulla puntata del 31 Gennaio nell’"archivio delle puntate" sul sito della Tv della libertà, è presente l’intera trasmissione; oppure è possibile ascoltare il mio intervento è da 01.36.53 in poi). Ospiti della puntata, in studio, tra gli altri, vi erano l’amico e collega avv. Alessio Di Carlo (responsabile di Giustizia Giusta), l’on.le Jole Santelli (ex sottosegretario della Giustizia), l’avv. Tiziana Parenti (ex magistrato del pool Mani Pulite ed ex parlamentare) e Filippo Facci . Nel corso del collegamento, oltre ad un breve cenno su quanto accaduto alla mia famiglia, ho ricordato quelle che, a mio avviso, sono le cause e conseguenze principali della mancanza di trasparenza nell’amministrazione della Giustizia in Italia e della scarsa fiducia dei cittadini nell’operato di alcuni magistrati: la composizione del CSM, i rapporti di parentela tra alcuni magistrati e alcuni avvocati nello stesso foro, la poca trasparenza in alcune sezioni esecuzioni immobiliari e la necessità di una seria riforma della legge sulla resposabilità civile e disciplinare dei magistrati. Emblematiche le opinioni di comuni cittadini "sulla giustizia" nel corso del servizio mandato in onda durante la trasmissione. Roberto Di Napoli
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No alla “casta” …… ma nemmeno ai “clan”
Posted by Roberto Di Napoli su 27 gennaio 2008

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Seduta straordinaria del Comitato di solidarietà. Anche la solidarietà è straordinaria?
Posted by Roberto Di Napoli su 8 gennaio 2008
Il post seguente è stato pubblicato anche sul sito di Emidio Orsini, sul sito laconoscenzarendeliberi e sul mio blog nello spazio di Radio Radicale-Fai Notizia
Uno dei miei tanti desideri per quest’anno appena iniziato è che si prenda atto dell’insufficiente tutela delle vittime di usura ed estorsione bancaria e che si ponga rimedio a quanto subito da queste ultime, in vari casi, per un’errata interpretazione della normativa. Il 2007 si è concluso con l’importante riconoscimento, anche da parte del Consiglio di Stato, dell’usura bancaria e, precisamente, con l’annullamento del decreto con cui il Comitato di solidarietà aveva ritenuto che la vittima di usura bancaria fosse meritevole di benefici di minore entità rispetto alla persona offesa dall’usura criminale. E’ agevole comprendere l’importanza del provvedimento. E’ inconcepibile, tuttavia, a mio avviso, che una struttura appositamente istituita per agevolare le vittime e i cui componenti si presume siano dotati di esperienza ed eccellente preparazione giuridica possa perseverare nell’errore. La mia famiglia -e, precisamente, mio padre-, come più volte scritto su questo blog, sin dal 14 Febbraio 2006 ha domandato l’accesso al Fondo di solidarietà e sin dal 16 Marzo 2006 aveva ottenuto la sospensione ex art. 20 l. 44/99 di ogni procedura esecutiva (azionata, tra l’altro, unicamente, dagli imputati di usura ed estorsione bancaria) (cliccare qui per leggere il provvedimento del Prefetto). A distanza di quasi due anni non si è vista l’ombra di un beneficio, di un minimo aiuto, di un centesimo. Gli unici vantaggi, forse, li avranno ottenuti gli imputati favoriti, finora, da vari organi (pendono, anche per questi, procedimenti civili e penali davanti ai giudici competenti). La vittima, infatti, non ha ottenuto nemmeno la sospensione ex art. 20 l. 44/99 e i suoi beni continuano ad essere venduti (in una procedura, ripeto, i cui unici istanti sono gli stessi imputati).
Ho appreso che oggi, presso la Prefettura di Ascoli Piceno, ci dovrebbe essere una seduta straordinaria del Comitato di solidarietà per le vittime di usura ed estorsione. Emidio Orsini, l’imprenditore che era stato discriminato quale vittima di usura bancaria, ha diffuso una lettera aperta a Lauro, Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, che ho letto e invito a leggere (per leggerla, basta cliccare qui).
Nel caso che ha coinvolto la mia famiglia, il motivo per cui non è stato erogato un centesimo dovrebbe essere la pendenza di una procedura fallimentare (la cui sentenza, tra l’altro, non è definitiva) ottenuta, ripeto ancora una volta, dagli imputati. A prescindere da alcune pronunce giurisprudenziali che, in casi analoghi, hanno riconosciuto, invece, la persona offesa, ugualmente meritevole dei benefici, un’interpretazione preclusiva dei benefici a favore della vittima "fallita" determinerebbe, secondo me, uno "stravolgimento" della normativa la cui ratio, come noto, è quella di incentivare le denunce offrendo tutela alle persone offese ed aiutandole a reinserirsi nell’economia legale. Si dovrebbe, allora, rettificare la nota campagna pubblicitaria nel senso che avevo già formalmente suggerito, l’anno scorso, al Comitato di solidarietà qualora avessero ritenuto, la procedura fallimentare instaurata dagli imputati, ostativa alla concessione dei benefici. Avevo suggerito, in pratica, di rettificare lo slogan "Denuncia l’usuraio. Ti conviene" con una precisazione, del tipo, ad esempio: "…ma se l’usuraio ti minaccia di farti fallire, pagalo perchè, altrimenti, lo Stato non ti aiuta". Mi pare che un’interpretazione del genere sia poco conforme all’ordinamento vigente e spero che i componenti del Comitato se ne rendano conto perchè, come si suol dire, "errare humanum est, perseverare diabolicum".
Riporto di seguito il testo del mio comunicato inviato ad Emidio Orsini e ad alcuni organi di informazione.
"In merito alla lettera aperta pubblicata da Emidio Orsini sul proprio sito internet e inoltrata ai mass media, non posso che condividere i paradossi messi in evidenza dall’imprenditore-vittima di usura.
Ritengo assurda e indegna di un Paese civile la mancata o, comunque, inefficiente tutela delle vittime di usura ed estorsione bancaria (constatata, purtroppo, anche dalla mia famiglia a causa dei fatti estorsivi ed usurari commessi dalle banche contro mio padre ed accertati dalle competenti Procure della Repubblica; il 6 Novembre scorso, è stato dedicato, alla vicenda, un servizio da parte di TG5 – Indignato Speciale).
Ritengo ancora più inconcepibile che una costosa struttura appositamente istituita per agevolare le vittime e la cui normativa indica, in maniera molto chiara, gli unici requisiti affinché queste ultime possano usufruire dei benefici le abbia, finora, abbandonate.
Il Comitato di solidarietà, anche nei casi più disperati, ossia, in presenza di una vittima o loro familiari con seri problemi di salute (come mio padre, imprenditore con le stampelle da vent’anni a causa di un attentato) e con l’ufficiale giudiziario e le Forze dell’ordine fuori la porta per sbatterli fuori casa, non ha dimostrato maggiore celerità ed efficienza nel fornire ausilio ai malcapitati.
E’scandaloso pensare di potere giustificare le sofferenze subite dalle vittime -pur in possesso dei requisiti previsti dalla legge per accedere al Fondo e agli ulteriori benefici- attraverso una diversa interpretazione della normativa che, poi, come ha avuto modo di accertare più di una volta la giurisprudenza, tra cui, il Consiglio di Stato nell’ambito del procedimento instaurato da Orsini, si è rivelata errata.
Nel caso di Di Napoli, l’imprenditore leccese titolare di un patrimonio di oltre ventimilioni di euro (già vittima di un attentato che lo costringe tuttora a camminare con le stampelle) a cui carico pende una procedura fallimentare instaurata unicamente dagli attuali imputati di usura ed estorsione e diretta da un magistrato che è anche controparte –in altri giudizi- del “fallito”, la vittima ha richiesto l’accesso al Fondo di solidarietà sin dal 14 Febbraio 2006. Il successivo 14 Marzo 2006 aveva ottenuto, sia da parte del Prefetto di Roma che da parte del Presidente del Tribunale e del Procuratore della Repubblica di Roma (nella capitale pende un processo per estorsione a carico dei responsabili di una banca), il parere conforme per potere beneficiare della sospensione per trecento giorni, ex art. 20 l. 44/99, di ogni procedura esecutiva a suo carico incluso lo sfratto dall’abitazione venduta (tra l’altro illegittimamente e avverso la quale pende ricorso per cassazione).
Di Napoli, invece, nonostante, sin dal 15 Settembre 2006, avesse invitato formalmente il Commissario Straordinario, il Comitato di solidarietà e il Ministero degli Interni a far rispettare la suddetta sospensione, il 19 Ottobre 2006 veniva sbattuto fuori casa dopo che essa fosse stata invasa, per oltre 7 ore, da oltre una decina di Carabinieri e agenti di Polizia diretti dal Commissario di P.S. : tutto ciò, inoltre, in pendenza dell’allora vigente decreto legge di blocco degli sfratti.
Dal 19 ottobre 2006 nessun membro del Comitato né tanto meno il Commissario Straordinario hanno fornito il minimo ausilio alla vittima che, perciò, è già determinato a rivolgersi ai giudici competenti al fine di domandare il risarcimento dei danni subiti per avere confidato nell’aiuto da parte dello Stato.
Non escludo che il Comitato di solidarietà cerchi di giustificare la propria inerzia con interpretazioni simili a quelle già smentite dalla giurisprudenza.
Con riferimento alla sospensione ex art. 20 l. 44/99 si fraintende, a mio avviso, il significato della sentenza della Corte Costituzionale n. 457/2005. La Consulta, infatti, si è limitata ad espungere dalla suddetta norma l’aggettivo “favorevole” al fine di evitare che il parere del prefetto vincoli l’autorità giudiziaria a cui soltanto –come riconosciuto dal giudice delle leggi- spetta la decisione finale. Si verificava, infatti, in passato, che il prefetto, con un suo parere “favorevole”, sospendesse le procedure esecutive pendenti a carico della vittima di usura o estorsione malgrado il parere contrario del Presidente del Tribunale. La Corte Costituzionale, tuttavia, non ha censurato il resto della norma che, in nessuna parte, richiede l’ulteriore parere del Giudice dell’Esecuzione.
In seguito al parere del Prefetto che, dopo la sentenza 457/2005 della Consulta, deve, pertanto, essere conforme a quello del Presidente del Tribunale, la sospensione per trecento giorni ex art. 20 l. 44/99, a mio avviso, si dovrebbe ritenere operante ope legis, ossia, per legge senza l’ulteriore –e non previsto- provvedimento del Giudice dell’Esecuzione il quale non può che prendere atto del beneficio intervenuto dichiarando, così, sospesa la procedura. L’art. 624 c.p.c., d’altronde, già consente a qualunque “esecutato” di richiedere, in presenza di gravi motivi, la sospensione dell’esecuzione.
E’ difficile comprendere a cosa servirebbe la norma di cui all’art. 20 l. 44/99 se l’esecutato- vittima, invece, per potere ottenere una sospensione –peraltro per un tempo limitato- debba richiedere, prima, il parere del Prefetto, poi, quest’ultimo, quello del Presidente del Tribunale e, nel caso essi siano conformi, rivolgersi al Giudice dell’esecuzione per ottenere un provvedimento che si sarebbe potuto ottenere con lo strumento previsto dall’art. 624 cod. proc. civ. .
Non escludo che nel “caso Di Napoli” il Comitato di solidarietà e il Commissario giustifichino l’inerzia anche con la presenza di una procedura fallimentare. Vero è che, però, la giurisprudenza ha già riconosciuto che le somme spettanti alla vittima di usura ed estorsione a titolo di elargizione non rientrano nell’attivo fallimentare. E’ la stessa legge, d’altronde, che, a mio avviso, escluderebbe una simile interpretazione preclusiva dei benefici.
In ogni caso, negare –finchè dura la procedura fallimentare- i benefici ad un imprenditore che non ha voluto soddisfare le pretese estorsive avanzate da chi, proprio per tali pretese, dopo essere stato denunciato, ha richiesto ed ottenuto una sentenza di fallimento (in un giudizio sommario che, come noto, non offre le garanzie della “cognizione piena”), secondo me, equivale a dire: “Denuncia l’usuraio, ti conviene” “se, però, ti minacciano il fallimento, pagalo altrimenti lo Stato non ti aiuta”.
Il Ministro degli Interni, a mio avviso, dovrebbe esaminare con attenzione quanto finora verificatosi e denunciato dalle vittime valutando le giustificazioni ed interpretazioni finora date dal Comitato alla luce di quanto, invece, previsto dalla legge e riconosciuto dalla giurisprudenza. Dovrebbe, quindi, anche per rispetto delle vittime, adottare ogni misura che dovesse rendersi opportuna a carico di coloro che dovessero ritenersi incompatibili con le delicate funzioni ricoperte nonché disporre serie indagini –anche di carattere ispettivo- per verificare eventuali responsabilità di chiunque, a qualsiasi titolo, possa avere aggravato i già compromessi diritti della vittima molti dei quali riconosciuti inviolabili anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (Luigi Di Napoli –esiste un video- il 19 Ottobre 2006, in pendenza della sospensione, in seguito al rifiuto dei medici del 118, fu trascinato fuori dalla sua casa, disteso sul divano e sconvolto per i dolori, dagli stessi agenti delle Forze dell’Ordine; il Comitato di solidarietà è rimasto in inspiegabile silenzio). Roberto Di Napoli"
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