IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘fainotizia’ Category

BUONA PASQUA

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 8 aprile 2012

A tutti gli amici,

alle vittime degli abusi bancari

e della malagiustizia e, soprattutto,

a chi, rimasto senza voce o privo di forze, soffre in silenzio, 

auguro con tutto il cuore tanta serenità:

BUONA PASQUA

Posted in auguri alle vittime, fainotizia, giustizia giusta, Pasqua 2012, vittime | 4 Comments »

ANCORA UNA VOLTA, VITTORIA DEGLI UTENTI BANCARI! LA CONSULTA DICHIARA INCOSTITUZIONALE IL “MILLEPROROGHE 2011”. SALVI I DIRITTI DI RESTITUZIONE ANCHE ANTERIORI AL DECENNIO!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 5 aprile 2012

Fallito, ancora una volta, il tentativo delle banche di non restituire quanto indebitamente trattenuto per interessi anatocistici nei rapporti anteriori al decennio. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 78 depositata oggi 5 Aprile (cliccare qui) ha finalmente deciso: l’articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10 è incostituzionale. I correntisti, soprattutto imprenditori, ricorderanno quanto prevedeva questa norma. In sede di conversione del d.l. 225/2010, senza nemmeno un esame da parte delle competenti commissioni parlamentari, fu inserita, da parte di un senatore, una norma (l’art. 2, comma 61,) col quale si stabiliva che l’art. 2935 cod. civ. sarebbe dovuto essere interpretato nel senso in materia di conto corrente bancario il termine prescrittivo per esercitare i diritti derivanti dalle annotazioni inizia a decorrere dalle annotazioni stesse. Non solo. “In ogni caso” non si sarebbe fatto luogo alla ripetizione di quanto già corrisposto. Era ed è evidente il vero scopo della norma: quello di superare le diverse pronunce della giurisprudenza che, da ultimo con la sentenza della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, aveva stabilito il principio opposto, ossia, che il termine di prescrizione decennale per potere richiedere la restituzione di quanto indebitamente corrisposto alla banca inizia a decorrere dal momento (successivo, dunque, alle annotazioni) dell’estinzione del rapporto.

Molti ricorderanno, inoltre, i titoli apparsi sui principali quotidiani nazionali (nei cui consigli di amministrazione siedono, spesso, rappresentanti del mondo bancario) che dando risalto alla norma -e poco, forse, alla “logica” e alla realtà-, ancora una volta, inducevano in possibili errori il lettore facendo credere in una vittoria delle banche e in una sconfitta dei poveri correntisti. Ricordo alcuni titoli del tipo “finiti i rimborsi per anatocismo”. Non c’era e non c’è niente di vero. La Corte d’Appello di Ancona, già a pochi giorni di distanza dall’entrata in vigore, aveva disapplicato la norma ritenendola, tra l’altro, potere avere efficacia innovativa e non interpretativa. Allo stesso modo avevano ritenuto altri giudici.

La Corte Costituzionale, oggi, ha “reso Giustizia”. Ha dato dimostrazione ai cittadini -che proprio in questo periodo hanno  bisogno di continuare a credere, soprattutto se si considera al numero di suicidi di imprenditori, magari, forse, anche vittime di abusi bancari o di difficoltà nell’accesso al credito- che ci sono giudici preparati e onestissimi, pure di fronte a colossi bancari.

Una mia impressione: la maggioranza di parlamentari, approvando quella norma ora dichiarata incostituzionale, ha dimostrato, l’anno scorso, non solo di non capire l’importanza dell’effetto moltiplicatore dell’anatocismo o il profondo stato di debolezza in cui si trova l’imprenditore o, in generale, il correntista: ha dimostrato, ancora una volta, di assecondare i potenti banchieri fino a tentare di eludere quanto la giurisprudenza prevalente, inclusa la Cassazione a Sezioni Unite, aveva ribadito. Quella di oggi è una vittoria, non solo degli utenti bancari, ma dello Stato di diritto. Di fronte ai politici che, dal 1999 ad oggi, hanno tentato e tentano di aiutare le banche scrivendo norme apposite, non può negarsi che sia anche una vittoria degli avvocati dei correntisti e delle ragioni dei più deboli che, dinanzi alla Corte, si sono sentiti rappresentati dall’amico e collega avv. Antonio Tanza. La maggioranza parlamentare, l’anno scorso, dimostrò di aiutare le banche. Grazie agli avvocati e ai giudici (anche a quelli che hanno continuato a difendere pure all’indomani del milleproroghe), quella norma è stata dichiarata incostituzionale e, dunque, inapplicabile.

Decine di volte mi è già capitato, solo negli ultimi mesi, nel leggere le difese delle banche, l’eccezione di prescrizione fondata sul “milleproroghe”. Non escludo, quindi, che ci possano essere banche che interpretino la sentenza della Corte ….. in loro favore, cioè al contrario di quello che espressamente e nella maniera più chiara possibile ha disposto. Credo che saranno sufficienti poche parole per replicare adeguatamente.

Ho visto, in questi giorni, che moltissimi visitatori hanno apprezzato il mio post del mese scorso nel quale indicavo il link attraverso il quale è possibile vedere ed ascoltare il video dell’udienza del 14 Febbraio scorso. 

Riporto, allora, di seguito, il link per potere leggere la sentenza integrale (numero 78 del 5 Aprile 2012- Relatore: Criscuolo) pubblicata sul sito della Corte Costituzionale. (cliccare qui).

Posted in anatocismo, auguri alle vittime, banca ditalia, banche, Corte Costituzionale, fainotizia, giustizia giusta, libri, restituzione somme da capitalizz, rimborsi, stato di diritto, usura, usura ed estorsione bancaria, vittime, welfare | 6 Comments »

Romanzo di una strage, il film su Piazza Fontana. Un film utile per non dimenticare, per far conoscere “quegli anni” ma anche per far riflettere sul Paese in cui viviamo

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 31 marzo 2012

Ho visto l’altroieri in anteprima, grazie alla possibilità concessa da Corriere.it, Romanzo di una strage, il film uscito nelle sale ieri sulla strage di Piazza Fontana o, come spesso è stata definita: la “madre di tutte le stragi” che si sono succedute a partire da quel lontano 12 Dicembre 1969. Un altro film di Marco Tullio Giordana (regista anche de “I cento passi”, su Peppino Impastato e di “Pasolini un delitto italiano“) che tutti dovrebbero vedere per capire l’assurdo Paese in cui viviamo, nel quale ci sono tragedie ancora impunite e dove gli stessi funzionari, se non proprio gli stessi rappresentanti, possono avere nascosto o reso piu’ difficile l’accertamento della Verita’. Molto bravi Valerio Mastandrea nel ruolo del Commissario Calabresi, Pierfrancesco Favino nelle vesti di Pinelli, Fabrizio Gifuni che interpreta Aldo Moro, all’epoca Ministro degli Esteri o Lo Cascio nel ruolo del giudice Paolillo. Credo che l’unico rischio per chi ha o conserva ancora la capacità di indignarsi sia quello di restare disgustati nel vedere, constatare o immaginare come si possa nascondere una verità o costruirne altre. Mi ha colpito leggere, prima dei titoli di coda, che nessuno, alla fine, risulta condannato e che, addirittura, ai parenti delle vittime sono state richieste le spese processuali. Nessuno è stato condannato nemmeno per la morte di Pinelli, stranamente “caduto” dalla finestra durante un interrogatorio in Questura; a tale proposito colpisce e rattrista la rappresentazione di come, di fronte ai giornalisti, questore e agenti sostenevano la tesi del suicidio. Incredibile, poi, constatare la possibile esistenza di una seconda borsa lasciata, quel pomeriggio del 12 Dicembre ’69, nella banca di Piazza Fontana. Come tanti della mia generazione, nati nel ’77 (anno che, in Italia, non è stato caratterizzato da maggiore tranquillità), non  ho vissuto quel terribile periodo né conosco, ovviamente, la storia della tragedia di Piazza Fontana se non per quel poco che ho letto in proposito. La rappresentazione cinematografica, di certo, agevola molto la conoscenza di queste tragedie italiane, ancora oggi misteriose e impunite, ed aiuta a riflettere o ad approfondire. All’uscita dal cinema, mi sono domandato quanto l’Italia possa essere cambiata in quarant’anni; se è ancora possibile assistere a travisamenti della realtà; se ci siano ancora funzionari dello Stato, magari con la divisa, che piuttosto che far rispettare la legge la violano essi stessi; se, ancora oggi, è possibile morire in una Questura o in un carcere; se è possibile che ci siano familiari -che invece che essere tutelati a vita dallo Stato- soffrano ancora di più non vedendo riconosciute le responsabilità, ed, anzi, assistendo all’arrogante tentativo di capovolgere la realtà. Non sono riuscito a darmi delle risposte.  Temo, infatti, che questo Paese, in fondo, sia cambiato ben poco. Penso anche ad altre tragedie, parimenti rimaste impunite o, comunque, coperte ancora dall’incertezza sugli effettivi responsabili, quali il delitto Moro, la strage di Ustica o della stazione di Bologna che, forse -come si avverte vedendo l’ultimo film di Giordana (ricordo anche il bel film di Marco Risi “Il Muro di Gomma”, sulla strage di Ustica) – lasciano l’impressione della debolezza di uno Stato, incapace di evitare funzionari corrotti al suo interno e che, in merito a tali tragici eventi, non ha saputo garantire  la sicurezza lasciando, perfino, il dubbio che di tale vulnerabilità se ne siano approfittati anche volti sconosciuti di qualche altro Paese. Le uniche certezze pare siano sempre due: le vittime e i loro familiari, spesso ignorati dallo Stato.

Riporto i link delle pagine del sito del Corriere della Sera col trailer (cliccare qui), con interessanti schede (cliccare qui) e una recensione di Paolo Mereghetti (cliccare qui).

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Un interessante servizio di Ballarò sulla corruzione e su alcuni “singolari” fallimenti

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 21 marzo 2012

Mi è sembrata interessante la puntata di Ballarò andata in onda ieri 20 Marzo nel corso della quale, oltre ai paradossi e ai drammi subiti da imprenditori e cittadini vittime della crisi o dei ritardi nei pagamenti da parte delle Amministrazioni -e, ciononostante, vessati da Equitalia- si è parlato anche di corruzione. Oltre agli interventi degli ospiti in studio è stato mandato in onda un servizio sui paradossi e su affari “sospetti” di curatori, consulenti o avvocati nell’ambito delle procedure fallimentari (si può vedere spostando il cursore, direttamente, a partire da 3′ 00”). Tra le opinioni e testimonianze anche quella del mio amico, oltre che assistito, Vincenzo, figlio di onesti e instancabili imprenditori la cui società fu dichiarata fallita nel 1997 e nella cui procedura furono venduti vari beni immobili. Per evidenti ragioni giornalistiche il racconto andato in onda (che si può vedere spostando il cursore a partire da 5′ 00”) è molto breve limitandosi a ricordare il modesto valore realizzato dalla vendita di vari beni. In realtà, come tante storie simili, la vicenda è un pò più amara, ingiusta e paradossale considerato, oltretutto, che sono state spese svariate decine di migliaia di euro per spese legali affrontate dalla curatela (ma sempre, ovviamente, a carico del patrimonio del fallito o dei creditori legittimi) senza che sia stata fatta alcuna causa contro le banche che si ritengono, in gran parte,  responsabili del dissesto. E’ anche per questo motivo che i genitori -da me difesi-, anni fa, ritennero di impugnare il rendiconto del curatore dimissionario. Non è detto che le cause contro le banche responsabili non saranno, comunque, avviate; di certo, però, non si potrà restituire il sorriso a una famiglia, ad un imprenditore ultraottantenne che, dopo una vita di lavoro onesto e dopo avere costruito un patrimonio ingiustamente sottrattogli, magari, di notte sogna di rialzarsi e di andare a lavorare e, di giorno, pensa alle ingiuste umiliazioni subite. Come questa, in Italia, tante famiglie e tanti onesti imprenditori. Le banche, i loro rappresentanti, i soggetti in qualsiasi modo coinvolti nelle procedure fallimentari, prima di farsi affascinare dai soldi o da affari laddove non leciti, dovrebbero pensare a queste sofferenzeE’ inevitabile, ci mancherebbe, qualsiasi atto previsto dalla legge a fronte di crediti legittimi e leciti. Quando, invece, il credito non è fondato o la pretesa è, addirittura, illecita non può dimenticarsi che le leggi già esistono e, se qualcuno non le rispetta, è pur vero che c’è sempre (o, almeno, ci dovrebbe essere) chi è obbligato, chi è tenuto a farle rispettare. Nelle procedure fallimentari, ogni pubblico ufficiale è tenuto a doveri ben precisi. Se, poi, anche questi, oltre a non ricordare il sacrosanto e preminente diritto della persona del “fallito” (che dovrebbe avere la stessa, per non dire maggiore, “meritevolezza di tutela” del diritto di credito essendo, altrettanto, fondamentale ed inviolabile) dovesse trascurare le regole in tema di assegnazione degli incarichi ai curatori, non distinguere i crediti leciti da quelli infondati o illeciti (ai danni, tra l’altro, del patrimonio del “fallito” oltre che dei creditori legittimi) , preferire di non promuovere “cause fastidiose”, in questi casi, non si può, di certo, rinunciare a pensare che, comunque, ci sono anche giudici onesti la cui esistenza non può far desistere i cittadini dal denunciare  confidando sempre nella Giustizia: in Italia, in alcuni casi, eccessivamente lenta ma se, solo per questo motivo, il cittadino si arrendesse, di certo, corrotti, corruttori, usurai o, in genere, chi calpesta i diritti altrui, vincerebbero sempre e senza fatica.

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Arrestati giudice civile e avvocato a Taranto

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 14 marzo 2012

Credo che ci siano forme di corruzione molto più “raffinate”, meno “grossolane” di quella ipotizzata a carico dell’avvocato e giudice arrestati a Taranto. Sarebbero doverose, in alcuni casi, indagini sui rapporti di parentela tra avvocati e giudici che esercitano nella stessa provincia (a volte, formalmente iscritti all’albo del consiglio dell’ordine più vicino ma senza cambiare la dimora abituale) o, comunque, su altri rapporti che determinano, quantomeno, la sensazione di mancanza di terzietà ed imparzialità .

So bene, però, che il discorso è molto più ampio e  le riforme necessarie sarebbero tante.

Corruzione, arrestati giudice civile e avvocato a Taranto – Corriere.it.

Tangenti a Taranto, inchiesta-choc. Arrestati un giudice e un avvocato.

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…. Ecco, forse, uno dei (tanti) motivi per cui le banche sono sempre agevolate dai politici.

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 8 marzo 2012

Segue dal precedente post.

Vedendo il video girato dall’on. Barbato e mandato in onda anche da LA7, in realtà, non mi meraviglio dei tassi “di favore” concessi dalla banca ai senatori (e amici). E’ solo la dimostrazione di ciò che già immaginavo. Di certo, considero vergognoso questa disparità di trattamento; soprattutto, se, poi, si considerano tutti gli oneri, invece, a carico dei “comuni” mutuatari o correntisti, talvolta, strozzati o che, nemmeno, possono ottenere il più piccolo finanziamento laddove siano stati indebitamente segnalati in centrali rischi. Mi pare, tra l’altro, che questo sia solo uno dei “privilegi” loro concessi da banche. Come è possibile, allora, pensare che una maggioranza parlamentare approvi leggi che tutelino la collettività, l’economia pure se l’interesse pubblico dovesse essere in contrasto con gli interessi delle banche? Se mai dovesse avvenire qualcosa del genere, sarei curioso di vedere la reazione sui rapporti bancari del singolo politico “contestatore” o su quel partito. Detto ciò, non mi meraviglierei, però, se appurassi il mancato rispetto del tasso di interesse effettivo promesso pure al politico. Temo che questi nemmeno sappia che, se stipula, ad esempio, un piano d’ammortamento “alla francese”, il tasso vero (sempre, comunque, di favore rispetto a quello concesso ai comuni mortali), ossia, quello “effettivo” annuo, è sempre superiore rispetto a quello “apparente”. Credo, comunque, che l’on. Barbato potrebbe “spaziare” nelle inchieste anche su altre categorie “privilegiate”. Riporto di seguito, sotto al video estratto dal canale Youtube di LA7, anche il link di un mio post, scritto verso la fine del 2007, su uno strano cartello che trovai affisso, anni fa, in un ufficio giudiziario e che suscitò alcune mie riflessioni. 

Clicca qui per leggere il mio post scritto nel 2007 dal titolo “Libera manifestazione (e formazione) del pensiero

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Alcuni miei suggerimenti per chi viaggia

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 3 marzo 2012

Riporto di seguito il link di un’intervista con miei modesti suggerimenti per chi si trova a viaggiare. 

Littorina a gasolio delle Ferrovie Sud-Est utilizzata, almeno fino a un paio d'anni fa, per i collegamenti ferroviari nell'entroterra salentino (Vd. anche mio post del 2008 Sud, Sud, Sud, profondo Sud-Est.

(cliccare su Viaggi sicuri)

Nelle scorse settimane, inoltre, è uscita la III edizione del mio “Risarcimento del danno da vacanza rovinata“, edito da Maggioli Editore. Spero che sia apprezzato come nelle precedenti edizioni. E’ possibile visitare il sito della casa editrice, con la recensione e la possibilità di acquisto on line cliccando qui, oppure, si trova, comunque, nelle principali librerie giuridiche.

Risarcimento del danno da vacanza rovinata, III edizione, Maggioli Editore, 2012

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Anatocismo e “milleproroghe 2011”: in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale, il video dell’udienza pubblica

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 22 febbraio 2012

Lo scorso 14 Febbraio, dinanzi alla Corte Costituzionale, è stata discussa la questione di legittimità costituzionale della norma di cui all’art. 2935 cod. civ. così come modificato, l’anno scorso, attraverso un emendamento inserito “last minute” (senza discussione parlamentare o nelle competenti Commissioni) nella legge 26 Febbraio 2011 n. 10  di conversione del d.l. 29 dicembre 2010 n. 225 “cd. milleproroghe”. Intento del legislatore (o forse, vista la frettolosità con cui è stato inserito, si potrebbe dire, del senatore che l’ha proposta) attraverso la suddetta  norma, oggetto di discussione già all’indomani della conversione in legge (col voto di fiducia posto dal Governo) e definita sui media e dalle associazioni del consumatori come l’ennesimo tentativo “salva-banche“, sarebbe quello di “interpretazione autentica” (e, dunque, con efficacia retroattiva) dell’art. 2935 stabilendo, in sostanza, che il dies a quo, ossia, la data da cui inizierebbe a decorrere il termine prescrittivo di dieci anni per domandare la restituzione degli importi non dovuti ed addebitati dalla banca, sarebbe quello delle “annotazioni” durante il rapporto e non quello, successivo, dell’estinzione del conto corrente: ciò al contrario di quanto è stato ripetutamente chiarito dalla giurisprudenza, se non unanime, di certo prevalente (da ultimo Cass. Sez. Un. 2 Dicembre 2010 n. 24418). La Corte d’Appello di Ancona, già all’indomani dell’entrata in vigore della legge 10/2011, a dire il vero, ha ritenuto inapplicabile l’art. 2935, così come modificato col “milleproroghe”, in materia di restituzione di interessi anatocistici e, in ogni caso, ha ritenuto la natura innovativa e, dunque, irretroattiva della disposizione. Allo stesso modo, altre pronunce.

La questione di legittimità costituzionale, sollevata da vari Tribunali, è stata discussa lo scorso 14 Febbraio e si è in attesa della decisione. E’ evidente la rilevanza per quei correntisti che intendono domandare la restituzione degli importi corrisposti oltre dieci anni fa.

Dal sito della Corte Costituzionale è possibile vedere ed ascoltare la discussione svolta dai difensori alla suddetta udienza pubblica (cliccando sui pulsanti di download o di visione diretta posti sotto agli estremi del giudizio- ruolo n. 2) (cliccare qui per l’apertura della pagina del sito).

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