Credo che, affinchè le vittime di usura ed estorsione siano effettivamente tutelate, così come per ogni efficace riforma che coinvolga la giustizia o i diritti dei cittadini, i parlamentari dovrebbero, oltre che conoscere il problema, cercare di capire quali siano, realmente, le necessità quotidiane e, soprattutto, gli ostacoli che queste incontrano dopo avere denunciato. Dovrebbero, inoltre, ascoltarne maggiormente le proposte, leggere le loro denunce od opposizioni a richieste di archiviazione e alcuni singolari provvedimenti emessi, in questi ultimi anni, dall’apposito ufficio del Comitato di solidarietà e del Commissario Straordinario del Governo; struttura, quest’ultima, che -nei casi in cui sussistano i presupposti- dovrebbe assicurare una pronta risposta ai bisogni degli imprenditori vittime, innanzitutto, non facendo aspettare anni prima di emettere un qualsiasi provvedimento; in secondo luogo, considerata l’altissima competenza in materia che, per essere nominati, hanno i membri di quell’ufficio, evitare, possibilmente, di emettere provvedimenti, così come si è verificato in alcuni casi di cui ho diretta conoscenza, così paradossali ed illegittimi da essere annullati dal TAR: le vittime, in sostanza, già disperate dopo avere denunciato lo strozzino o l’estorsore, non devono essere costrette a rivolgersi ai giudici per chiedere l’annullamento delle decisioni di una struttura appositamente istituita "per il coordinamento delle iniziative antiusura ed antiracket".
Si è già verificato (basta leggere vari casi pubblicati su internet), circa tre anni fa, che una giovane ragazza figlia di vittime, a Fermo, piuttosto che ottenere la sospensione dallo sfratto dall’abitazione, sia stata oggetto di un provvedimento di ricovero coatto in ospedale e la sua famiglia sbattuta fuori casa; che, in provincia di Lecce, una vittima, dopo avere subito un attentato dinamitardo per il quale era stata costretta a chiudere il ristorante, ha dovuto richiedere ed ottenere dal Tar l’annullamento della decisione del Commissario Straordinario secondo cui non poteva ottenere i benefici economici richiesti non esercitando più attività imprenditoriale (il Tar, invece, con una recente ed interessante pronuncia, ha riconosciuto il diritto all’elargizione in quanto non aveva potuto riaprire l’attività proprio a causa dell’insufficienza delle anticipazioni erogate); ed, ancora, sempre in provincia di Lecce, che un’altra vittima, dopo avere denunciato dieci anni prima e, ancora, in attesa del processo contro gli usurai ed estorsori (bancari), sia stata sbattuta fuori casa malgrado il blocco degli sfratti e la sospensione di cui all’art. 20 l. 44/99 e, pur dopo avere ottenuto la sentenza del TAR che ha riconosciuto il suo diritto ai benefici economici prima negati dal Commissario Straordinario, non ha ancora ricevuto un centesimo malgrado la sentenza sia, ormai, definitiva; che, a Napoli, ad un giovane imprenditore, pur dopo una sentenza di condanna a carico degli estorsori da lui denunciati, gli è stata negata la provvisionale richiesta con la motivazione che la tentata estorsione non gli avrebbe prodotto danni. Ed, intanto, fra un provvedimento e l’altro, fra la domanda di aiuto allo Stato e l’effettivo contributo, cosa fa la vittima? e la sua impresa, i suoi beni, la sua casa?
Ho letto, quest’estate, che più di un imprenditore, per colpa della crisi economica, si è tolto la vita. Il Governatore della Banca d’Italia, in un’audizione al Senato, ha sostenuto che le imprese, in periodi di crisi, sono maggiormente esposte al rischio di usura e, anche per questo, dunque, devono essere aiutate.
Ho già scritto, nei post di Aprile e dei mesi successivi, la mia opinione sul disegno di legge, approvato dal Senato, di riforma della normativa antiusura: sotto alcuni aspetti, un passo in avanti, ma, insufficiente, secondo me, ad evitare il reiterarsi di "contrasti interpretativi" simili a quelli che si sono verificati in questi anni ai danni delle vittime. E’ per questo che, dopo avere esaminato il testo del disegno di legge, ho ritenuto di suggerire ai deputati membri della Commissione Giustizia alcuni emendamenti che, a mio avviso, sarebbero necessari "per una tutela effettiva". Ho inviato, quindi, alla Camera dei Deputati una proposta- petizione che è stata annunciata alla seduta del 18 Giugno u.s. (n. 672) e trasmessa alla Commissione Giustizia (cliccare qui per leggere il testo).
Non so se almeno un deputato membro della Commissione mi abbia onorato della lettura. Io, anzi, noi, continueremo a leggere dal sito della Camera (o, comunque, dagli atti parlamentari) l’iter e gli interventi dei deputati (cliccare qui per andare, direttamente, alla scheda del disegno di legge all’esame della Camera e cliccare sulla data delle sedute sia per leggere i vari interventi, sia per cercare di capire i ……… "non interventi"). Potremo valutare, così, il loro effettivo interesse alla tutela delle vittime.
Mi fa piacere, intanto, leggere che l’on. Ferranti (Pd), alla seduta della Commissione del 16 Settembre 2009, si sia accorta di quanto ho rilevato anche io nella mia petizione, ossia, "(…) che le elargizioni previste per le vittime dell’usura dovrebbero essere estese anche alle vittime dell’estorsione (…)" e che anche l’on. Angela Napoli (PDL)ha assicurato di tenere in considerazione quanto suggerito da un’altra vittima dell’usura e della malagiustizia.
Spero che tutti i deputati membri della Commissione Giustizia recepiscano la necessità degli altri emendamenti suggeriti nella mia petizione.
Leggo dal sito della Camera che il termine per la presentazione degli emendamenti (originariamente fissato a Lunedì 28) scade il 30 Settembre p.v. .
Sono certo che le vittime continueranno a seguire l’iter di questa riforma sperando in una tutela effettiva. Ringrazio, intanto, chi, firmando sulla piattaforma www.firmiamo.it, ha condiviso la mia petizione. Per un evidente guasto della piattaforma, come ho già scritto in un mio precedente post, sembrano perse molte altre firme apposte tra il 4 e il 5 Giugno. In realtà, non sono affatto andate perse e sono state salvate. Cliccando su "statistiche", si apre la mappa dell’Italia e chi non vede, pur avendo firmato, il suo nome nell’elenco si accorgerà che il suo nome appare cliccando sulla bandierina nella mappa; sono, quindi, oltre un centinaio le persone che hanno firmato su firmiamo.it. Altri, come gli amici Domenico Bruni, Sergio Vigilante, Antonella Morsello e Beatrice hanno contribuito anche divulgando la mia petizione ai loro numerosi contatti o gruppi su facebook o mandando un fax o email alla Commissione Giustizia della Camera.
Insomma, spero che i parlamentari ascoltino ciò che è stato suggerito dalle stesse vittime! Roberto Di Napoli
Ultimi giorni per gli emendamenti al d.d.l. antiusura … sperando che i parlamentari ascoltino i suggerimenti delle vittime!!!
Posted by Roberto Di Napoli su 25 settembre 2009
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Un passo indietro e, ancora una volta, “cento passi” verso il buio dell’oblio
Posted by Roberto Di Napoli su 11 settembre 2009
La scelta di togliere, in provincia di Bergamo, una targa dedicata a Peppino Impastato mi pare scandalosa. Ecco perchè la gente e le nuove generazioni dimenticano, poi, tutti quegli eroi che, pur non essendo magistrati o politici, ma, semplici cittadini, hanno, analogamente, combattuto la mafia: spesso, nel silenzio o con gli ostacoli frapposti proprio dalle Istituzioni. Togliere una targa che ricorda Peppino Impastato significa un passo indietro e, ancora una volta, …. "cento passi" verso il buio dell’oblio comodo a tanti, mafiosi e non solo. Come rappresentato nello straordinario film di M. T. Giordana "I cento passi", già all’indomani dell’uccisione di Peppino Impastato, d’altronde, fu comodo, all’inizio, tentare di scambiarla per un "incidente", peraltro, passato inosservato, nel silenzio dell’informazione, occupata, il 9 Maggio 1978, a narrare l’epilogo di un’altra, ancora oggi oscura, tragedia italiana.
MILANO – Da biblioteca Peppino Impastato a biblioteca comunale di Ponteranica. Accade a Ponteranica, Comune in provincia di Bergamo. Il nuovo sindaco leghista, Cristiano Aldegani, ha fatto rimuovere la targa voluta un anno e mezzo fa dal suo precedessore di centrosinistra che aveva dedicato la biblioteca civica al giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978. Una iniziativa motivata dal Leggi ancora…
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Illustre Governatore, l’usura e l’estorsione sono un pericolo ma le banche …………..
Posted by Roberto Di Napoli su 27 luglio 2009
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Firmiamo tutti insieme per una tutela effettiva delle vittime di usura ed estorsione!
Posted by Roberto Di Napoli su 7 giugno 2009

La lettura di vari siti internet, i servizi dedicati da quotidiani e telegiornali (anche nazionali) a casi di usura ed estorsione suscitano l’impressione che, nel corso degli ultimi anni, non sono state poche le vittime che, dopo avere denunciato, si sono trovate prive delle tutela che si aspettavano dallo Stato e dalle Istituzioni. In alcuni casi, addirittura, sono state costrette a rivolgersi ai giudici amministrativi per ottenere il riconoscimento dei diritti previsti dalla legge e che un’apposita struttura dovrebbe assicurare con tempestività senza costringere le vittime, dopo avere denunciato gli usurai o estorsori, a chiedere giustizia anche nei confronti della pubblica amministrazione. La lentezza sia della giustizia che nella definizione del procedimento per la concessione dei previsti benefici economici, in vari casi, ha non solo aggravato la loro situazione economica ma, addirittura, determinato il paradosso di causare il fallimento dell’imprenditore, con la conseguente distruzione dell’impresa o, finanche, la vendita della propria abitazione a causa della stessa condotta degli imputati. Credo che, a volte, sarebbe sufficiente l’applicazione del criterio di interpretazione cd. "sistematica" della legge o la riflessione sulla ratio, ossia, sullo scopo che la legge intende perseguire, per applicarla nella maniera più corretta. In un Paese con un numero elevatissimo di condanne per la durata eccessiva dei processi, si dovrebbe assicurare all’imprenditore- professionista vittima che denuncia gli usurai ed estorsori una pronta tutela per evitare che la sua impresa od attività, nelle more della definizione del procedimento per la concessione dei benefici economici previsti dalla legge, sia distrutta e che, magari, a distruggerla siano gli stessi imputati. Ho sempre ritenuto che un’applicazione attenta della legge (non solo della normativa speciale cd. antiusura ed antiracket ma, soprattutto, del codice penale, di procedura penale, civile e di procedura civile, della legge fallimentare, ecc.) già consentirebbe di assicurare una tutela efficiente ed evitare alcuni assurdi paradossi che si sono verificati nel corso degli ultimi anni. Più di una volta, infatti, già i giudici amministrativi hanno affermato il principio che i benefici economici di cui alle leggi 44/99 e 108/96 sono dovuti anche all’imprenditore-vittima a cui carico pende una sentenza di fallimento; altre volte i giudici ordinari hanno anche affermato il principio che non può essere dichiarata fallita la vittima che abbia richiesto ed ottenuto il provvedimento di sospensione per trecenti giorni ex art. 20 l. 44/99. E’ ovvio che se una legge di riforma della normativa vigente può servire a sancire espressamente i diritti già riconosciuti dalla giurisprudenza -in modo da evitare il ripetersi di errori interpretativi contribuendo, così, ad una tutela effettiva delle vittime- essa non può che essere apprezzata. Ho già scritto nei precedenti post che il disegno di legge approvato al Senato ed, attualmente, all’esame della Camera dei Deputati costituisce, di certo, un apparente passo in avanti. Ritengo, tuttavia, che siano necessari alcuni emendamenti al fine di evitare che, ancora una volta, erronee interpretazioni possano rivelarsi dannose per le vittime. E’ per questo che, come consentito dall’art. 50 della Costituzione e dai Regolamenti parlamentari, ho redatto ed inviato alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati la mia proposta-petizione di emendamenti. Penso che sarebbe molto utile che non solo ogni vittima ma anche ogni cittadino che condivida la mia proposta la sostenga con un gesto semplicissimo: una firma; un gesto, anzi, che, per i pratici di "internet", richiede ancora meno tempo rispetto a quello che si impiega per prendere carta e penna. Vari amici (ma anche persone con cui, ormai, condividiamo lo scambio di opinioni su facebook o sui vari siti e blog) l’hanno fatto un minuto dopo averli avvisati di aver predisposto "l’elenco virtuale". La mia petizione è già pervenuta alla Camera dei Deputati. Sarebbe utile, però, il sostegno di tutti raccogliendo quante più firme possibile. Ho inserito la mia petizione (oltre che nel precedente post si può leggere anche cliccando qui) sulla piattaforma firmiamo.it. Chiunque intenda leggerla e, se condivisa, sottoscriverla, può cliccare qui o sullo striscione scorrevole sopra, all’inizio della pagina di questo mio blog. Dopo avere inserito ed inviato i dati seguendo le semplicissime istruzioni, ricordo di andare nella casella di email che si è indicata e cliccare sul link indicato (altrimenti il proprio nome non comparirà nell’elenco). Un’ulteriore modo per sostenere la mia petizione, infine, è, ovviamente, il commento a questo post o a quello immediatamente precedente ricordando, magari, di inserire il proprio nome e cognome (che, tra l’altro, è un gesto di educazione quando si lascia un commento e non si vuole restare "anonimo"). Chi ha un sito o un blog, poi, può diffondere la raccolta di firme incollando uno dei due banner come quelli indicati qui sotto e di cui trova i codici cliccando su "diffondi" nella pagina della petizione (clicca qui o su www.firmiamo.it/tutelaeffettivadellevittimediusuraedestorsione). Varie persone mi hanno chiesto di conoscere le posizioni assunte dai parlamentari in merito alle proposte suggerite. Ho inserito nel post precedente il link della pagina del sito della Camera dei Deputati da cui è possibile leggere i lavori e gli interventi dei parlamentari sul disegno di legge in questione. Ringrazio sin da ora tutti coloro che, dimostrando sensibilità alle vittime e la necessità di una vera riforma (che non sia solo "sulla carta"), hanno già contribuito o contribuiranno a diffondere la mia, anzi, la nostra petizione. Roberto Di Napoli
P.S.: ho notato che, da ieri 5 Giugno, non risultano nell’elenco su firmiamo.it alcune delle firme di amici che avevano firmato il giorno prima (che, tuttavia, risultano nella mappa). Credo che si tratti, soltanto, di un errore temporaneo della piattaforma (le firme, comunque, non sono andate perse e saranno tutte inoltrate alla Camera) ed, in ogni caso, chi non dovesse trovare il proprio nome nell’elenco può lasciare, eventualmente, anche un commento qui, oltre, ovviamente, a stampare la petizione e inviarla autonomamente, via fax, alla Camera dei Deputati.
Per copiare e incollare sul sito o blog il codice dei banner per diffondere la petizione, clicca qui
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Delara, l’ultima chiamata ai genitori: «Mi impiccano fra poco, aiutatemi»
Posted by Roberto Di Napoli su 4 Maggio 2009
Riporto la notizia che ho letto su Corriere.it . Penso che, di fronte a simili crudeltà ancora presenti su questo pianeta, ogni mio commento sia superfluo ed è immaginabile il dispiacere di tutto il mondo per questo ennesimo
SCHIFO!
Roberto Di Napoli
TEHERAN – Un’ultima disperata richiesta di aiuto alle persone più care. «Mi impiccano fra pochi secondi, aiutatemi!»: così, alle 06.00 di venerdì mattina Delara Darabi, la 23enne pittrice iraniana condannata a morte per un omicidio commesso a 17 anni, ha informato per telefono i genitori che la stavano portando sul patibolo. Poco dopo, è stata giustiziata. Ora, come ha raccontato il suo Leggi ancora…
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Sequestrata la villa all’ex magistrato
Posted by Roberto Di Napoli su 29 aprile 2009
So bene che è solo la notizia di un provvedimento cautelare, che ciò non significa condanna ed è ovvio che vige il principio di presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva. Mi chiedo, però, sempre se l’ipotesi accusatoria dovesse trovare conferma in una sentenza definitiva: è solo un caso singolare o ci sono altri soggetti simili, "in circolazione", in quei Palazzi nei quali il cittadino dovrebbe credere che regni soltanto la Giustizia? Credo che la vera riforma necessaria in questo Paese e di cui hanno bisogno i cittadini e la democrazia, se si vuole continuare a definire, il nostro, un Paese civile e democratico, sia la riforma dell’ordinamento giudiziario, l’introduzione di sanzioni più severe nei confronti del magistrato corrotto, di maggiori misure cautelari nel corso delle indagini preliminari (ritengo assurdo che, quasi sempre, se pendono indagini, il procedimento disciplinare venga sospeso e il magistrato "sospetto" possa continuare ad esercite le funzioni) e, prima ancora, la riforma della composizione del Consiglio Superiore della Magistratura, del foro competente a giudicare i magistrati (attualmente disciplinato dagli artt. 11 c.p.p. e 30 bis c.p.c.) e della legge sulla responsabilità civile (l. 117/1988). Finchè non ci saranno queste riforme, continuerò a credere che "la casta" non sia solo quella dei politici. Roberto Di Napoli
TORINO – La Guardia di Finanza ha eseguito in Piemonte una serie di sequestri nell’ambito dell’inchiesta che alcune settimane fa ha portato in carcere il magistrato (ora in pensione) Giuseppe Marabotto, ex procuratore di Pinerolo (Torino). IL SEQUESTRO – Le Fiamme Gialle del Gruppo Torino hanno messo i sigilli alla villa del giudice, che si trova a Cantalupa (Torino), ai terreni circostanti e a Leggi ancora…
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