IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘vittime’ Category

La banca notifica decreto ingiuntivo pretendendo interessi su interessi?Fallito un altro tentativo di percepire somme non dovute

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 19 Maggio 2008

Tribunale Procura BresciaRitengo assurdo ed inconcepibile, come ho già scritto altre volte, che, malgrado sia consolidato il principio secondo cui le banche non possano richiedere il pagamento di interessi su interessi (soprattutto nei contratti stipulati prima del 2000), esse continuino, impunemente, a richiedere somme non dovute. E’ un comportamento, a mio giudizio, che meriterebbe l’applicazione di severe sanzioni non solo civilistiche ma anche penali ed amministrative. Non sempre, infatti, è possibile difendersi tempestivamente e scongiurare ogni pericolo determinato dall’attività dell’istituto di credito. Se quest’ultimo, infatti, presenta al Giudice un ricorso per decreto ingiuntivo, accade quasi sempre che il magistrato lo concede dietro la semplice esibizione degli estratti conto salvo, poi, ovviamente, l’opposizione da parte del correntista. Nel caso in cui questo sia un imprenditore, quel decreto ingiuntivo -anche se poi revocato- può determinare danni gravissimi all’impresa. Se, poi, è ottenuto dalla banca con la clausola di provvisoria esecuzione, ciò può determinare la distruzione della piccola-media impresa o il suo fallimento. E’ vero che il debitore (o meglio colui che appare tale) può opporsi ma, nel frattempo, la banca può agire pignorando beni mobili, immobili o i crediti verso terzi. Il codice di procedura civile e la giurisprudenza sono molto chiari: deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo nel caso in cui, successivamente all’opposizione, emerga il difetto di valida prova del credito ingiunto o della validità delle ragioni creditorie. Il problema è che non sempre ciò avviene.

A Brescia, lo scorso 15 Maggio, ho avuto, ancora una volta, la dimostrazione che esistono anche giudici sereni ed imparziali. Un’importante banca locale aveva ottenuto (il giorno dopo la spedizione della lettera con cui comunicava il recesso dal contratto) un decreto ingiuntivo contro un’ impresa ex correntista malgrado l’addebito, nel corso dell’intero rapporto, di interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto e differenza valuta che hanno alterato la posizione contabile a vantaggio dell’istituto di credito. Proposta opposizione, la banca si è continuata a difendere sostenendo la legittimità dell’anatocismo e, addirittura, manifestando di non condividere la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 21095/2004 (sarebbe valida, secondo la banca, la delibera della Confederazione Generale Fascista del 1929 e non il ragionamento della Corte di Cassazione del 2004). In udienza, addirittura, si è tentato di sostenere anche la legittimità della capitalizzazione trimestrale (anche prima del 2000) asserendosi la reciprocità. Il giudice, tuttavia, dopo avere ascoltato con molta pazienza ed attenzione i difensori di entrambe le parti (anche ciò va apprezzato considerato che ci sono giudici che, a causa del "carico del ruolo", decidono in pochi minuti questioni complesse che possono compromettere la vita delle imprese, delle persone o delle famiglie) non ha ritenuto legittima la giustificazione del potente istituto di credito e, accogliendo quanto richiesto, per conto degli opponenti, da me e i colleghi codifensori, ha sospeso la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo (clicca qui per leggere il provvedimento e una breve nota). Dovrebbe essere un esito ovvio ma non sempre, invece, è prevedibile. Leggo, quasi ogni giorno, la frase "La legge è uguale per tutti": il problema, forse, è l’interpretazione diversa (qualche volta "singolare" o abnorme) pur in casi identici

Può capitare, infatti, che per identiche questioni e magari tra le stesse parti, a pochi metri di distanza, un giudice provveda in modo completamente opposto da quanto deciso dal collega. Giorni fa, davanti a due diversi giudici, di fronte alla mia richiesta di concessione di un breve termine per consentire una difesa efficiente (essendosi, la controparte, costituita in udienza), diversi sono stati i provvedimenti emessi a distanza di circa dieci minuti e a meno di dieci metri. Un giudice ha concesso il termine ritenendo ciò un diritto ed un principio ovvio (come si fa a discutere se non si è avuto nemmeno un minuto per leggere quanto depositato, poco prima, dalla controparte?); l’altro, invece, non solo non ha concesso alcun termine (nemmeno dieci minuti che, comunque, sarebbero stati insufficienti essendo, il caso, complesso) ma ha manifestato di ritenere validissime alcune clausole contrattuali che, in ogni parte d’Italia, sono ritenute nulle. La mia difesa è stata identica in entrambi i casi (essendo identiche le parti e le ragioni di invalidità dei rapporti intercorsi) e non so quale "errore difensivo" possa avere commesso. Le porte delle aule dei due giudici si affacciano, una di fronte all’altra, sullo stesso corridoio; mi chiedo: avrò sbagliato porta? Roberto Di Napoli 

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Rialzati, Italia! Cominciamo a far rialzare gli imprenditori?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 3 Maggio 2008

Vota Berlusconi - Pdl - Popolo della Libertà

Uno degli slogan diffusi dal Pdl durante la campagna elettorale, attraverso manifesti e volantini sparsi in ogni parte d’Italia, è stato: "Rialzati, Italia!". Quale cittadino e quale legale di alcune imprese in contoversie contro istituti di credito vedo una tristissima realtà economica che, a mio modesto avviso, può compromettere ancora di più l’economia dell’intero Paese coi conseguenti, immaginabili effetti nocivi anche sull’occupazione. L’attuale crisi economica sta colpendo, infatti, le imprese e le famiglie dal Nord al Sud Italia. Uniche società che continuano a registrare utili incredibili e con guadagni ultramilionari ai dirigenti sembrano essere le banche. Com’è possibile tutto questo? Com’è possibile che, in ogni Tribunale d’Italia, siano così numerosi i procedimenti per decreto ingiuntivo, le esecuzioni immobiliari e, talvolta, le istanze di fallimento presentate da banche nei confronti di imprese che non pagano? Sono davvero, queste ultime, tutte indebitate nei confronti degli istituti di credito? Non credo. La giurisprudenza, ormai da un decennio, ha stabilito e continua a riconoscere, ogni giorno, che le banche non possono pretendere (soprattutto relativamente ai contratti stipulati prima del 2000) il pagamento di interessi su interessi e devono restituire quanto, a tal titolo, percepito nel corso degli anni; varie sentenze hanno riconosciuto, poi, l’illegittimità di vari altri oneri. Non sempre, però, le ingiuste pretese sono contestate e, così, allora, nel corso del rapporto, il saldo di cui la banca richiede il pagamento aumenta; poi, l’istituto di credito presenta il ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti dell’impresa che, a guardare l’estratto conto, potrebbe apparire "a debito" mentre, invece, come accade spesso all’esito del giudizio, o non è debitrice o lo è ma di importi ben inferiori. E’ a causa di questo meccanismo perverso che  le imprese vengono distrutte o fatte fallire! Ci sono tantissimi giudici attenti, rigorosi che, addirittura, non concedono il decreto ingiuntivo quando, dall’esame della documentazione esibita, emerge l’illegittimità della pretesa; altri giudici, addirittura, in alcuni casi, hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica. Ci sono, però, anche altri giudici che, pur avendo un debito nei confronti di quella stessa banca o altre agevolazioni, non si astengono dal giudicare così come, invece, il codice di rito impone o giudici che, malgrado la giurisprudenza consolidatasi, sono restii o ritardano a sospendere la provvisoria esecuzione ad un provvedimento ottenuto inaudita altera parte pur quando si prova l’invalidità del rapporto. Così, però, si può correre il rischio di determinare il fallimento di un’impresa e, magari, il licenziamento dei dipendenti! Non occorrono nuove leggi affinchè conflitti d’interesse o provvedimenti abnormi siano scongiurati. Le norme ci sono e devono, soltanto, essere applicate allo stesso modo. Ci sarebbe, allora, un rimedio all’"eccessiva discrezionalità" o ad alcuni "conflitti d’interesse" per obbligare ad una più attenta valutazione e impedire che imprese possano essere distrutte pur quando dagli atti emerge l’illegittimità della pretesa della banca: una seria riforma dell’ordinamento giudiziario e della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati. Aumenterebbe, innanzitutto, la fiducia dei cittadini nella Giustizia. Se si obbligasse ad applicare severamente l’attuale normativa e la giurisprudenza ormai consolidatasi in materia, sono certo, poi, che, nelle controversie con gli istituti, milioni di imprese respirerebbero un sospiro di sollievo: ne riceverebbero benefici effetti gli imprenditori ma anche i dipendenti e le loro famiglie. Lo slogan del Pdl, durante la campagna elettorale, è stato: "Rialzati, Italia!". Perchè non si comincia a consentire il rilancio delle imprese, delle industrie, degli imprenditori-datori di lavoro di milioni di occupati o di potenziali soggetti da assumere? Basterebbe far rispettare la normativa e introdurre severissime sanzioni a carico degli istituti di credito che minaccino il fallimento o azioni ingiuste a quegli amministratori che si rifiutano di pagare somme che la legge e la giurisprudenza riconosce non dovute. Non basta il plauso a qualche associazione che minaccia di espellere gli industriali che si rifiutano di pagare il pizzo! Ciò è doveroso e potrebbe essere sufficiente in un singolo ambiente contaminato dalla criminalità organizzata. Servono, però, efficaci misure per garantire sicurezza agli imprenditori che sono o sono state vittime di un racket o di una forma di usura altrettanto pericolosa: quella bancaria che, finora, da parte di alcuni giudici, è stata tollerata, finanche, quando sono risultati tassi d’interesse accertati dalle Procure fino al 300% mentre, da parte di altri  magistrati coraggiosi, seri ed equilibrati (ce ne sono tantissimi), è stata riconosciuta equiparabile all’usura criminale a tal punto da ordinare al Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle inziative antiracket l’accesso dell’imprenditore (vittima di usura bancaria) ai benefici previsti dalla normativa. Il partito del Popolo della Libertà -che (a quanto mi risulta dalla lettura di un recente servizio su un autorevole quotidiano economico finanziario) sarebbe l’unico partito non indebitato- non dovrebbe esitare a far rispettare l’attuale normativa. Sarebbe il primo passo per obbedire alle promesse fatte, fra cui, quella di rilanciare l’Italia. Il rilancio dell’economia e dell’amministrazione della giustizia dovrebbe essere la priorità; consentire alle imprese di respirare e di affrancarle dall’usura bancaria (anche attraverso una seria riforma dell’ordinamento giudiziario che limiti l’eccessiva discrezionalità o determinati conflitti d’interesse) dovrebbe essere l’indispensabile presupposto: aumentrebbe, quasi sicuramente, anche l’occupazione senza nemmeno necessità di far diminuire il gettito fiscale (attraverso le frequenti agevolazioni in favore di chi assume) che incide, di certo, sul bilancio delle imprese ma non di più di debiti non sempre effettivi verso gli istituti di credito! Roberto Di Napoli 

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Che Paese! Anche la sanità è così infetta?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 20 aprile 2008

Che Paese! Mi convinco sempre più che non c’è settore della Pubblica Amministrazione che, ogni giorno, non sconvolga i cittadini per vicende assurde ed incredibili: ergastolani liberati per errore e innocenti scarcerati dopo anni di ingiusta privazione della libertà; vittime d’usura ed estorsione sbattute fuori di casa dopo avere denunciato mentre, invece, gli imputati liberi, felici e rispettati da tutti (soprattutto se dirigenti di banche); funzionari che, per erogare i benefici previsti a favore delle vittime, accettano (o richiedono?) regali o inviti a “festini”; insegnanti di scuola, a volte, derisi (se non picchiati) dagli studenti o talmente permissivi da farsi toccare o sfiorare il fondoschiena, altre volte, invece, così rigidi da provocare ferite alla lingua dell’allievo; funzionari di Polizia che qualificano “socialmente pericolosi” quanti si battono per la difesa della legalità e non, piuttosto, chi inquina l’ambiente o determinati ambienti; giudici che, di fronte a pretese, da parte degli istituti di credito, di somme che la giurisprudenza riconosce non dovute, piuttosto che trasmettere gli atti alla Procura contro i responsabili, vendono le case di quelli che appaiono debitori o emettono sentenze di fallimento! Nemmeno negli ospedali, ormai, il cittadino può entrare con la sicurezza di uscirne sano, salvo e rispettato! Giorni fa ho letto che, in provincia di Lecce, una signora è stata visitata, per due volte, dal personale del 118. Non hanno ritenuto opportuno ricoverarla in quanto sostenevano che il malore fosse dovuto ad un’indigestione da frutti di mare. Risultato: è deceduta e la Procura ha aperto un’inchiesta (spero che non sia chiusa troppo presto come un’ennesima …… “storia semplice”). Nella stessa provincia, sempre pochi giorni fa, un altro cittadino (un professore di liceo) è stato visitato da infermieri del 118 ritenendo di essere stato colpito da un ictus; anche in questo caso, secondo quanto riportato dagli organi d’informazione, non è stato disposto il ricovero in quanto, secondo l’infermiere, invece, poteva essere curato in casa. Peggioratesi le condizioni è stato trasportato in ospedale dove, però, è morto dopo poco. Ieri, su Libero (ma la notizia è riportata anche su vari siti internet), è stato pubblicato un articolo con la notizia della morte di un bambino di soli otto anni. Era caduto, a causa di una raffica di vento, da un castello gonfiabile. Forse sognava di entrare nel mondo dei sogni e delle favole. Ed, invece, probabilmente, è entrato nell’incubo della malasanità italiana. E’ stato operato e, pur dopo l’intervento, piangeva per i dolori alla pancia. Secondo i medici, però, fingeva. Anzi. Hanno consigliato al genitore di non agitarsi tanto e, semmai, avrebbero offerto ad entrambi il sostegno di uno psicologo. Il bambino, invece, a quanto pare, piangeva per i dolori atroci provocati da una grave lesione al diaframma. Risultato: è morto. Giorni fa mi ha telefonato una gentile signora che ha perso il padre in seguito ad un intervento subito in un ospedale: mi ha raccontato che il medico indagato avrebbe ricevuto decine di avvisi di garanzia ma che, ad oggi, continua ad esercitare impunito. Mi ha, più volte, raccontato il suo dramma anche la signora C.V. che ha visto la madre entrare in ospedale per sottoporsi ad un intervento ed uscire morta. Avrebbe scoperto una compressione della coronaria e decine di trasfusioni che ritiene anomale e, così, ha chiesto il sequestro delle cartelle cliniche. Il procedimento è stato archiviato ma lei non si rassegna. Ha scritto anche al CSM ed invoca, ancora, giustizia. Ha inserito un video su Youtube che consiglio di vedere (puoi andare sul sito anche cliccando qui)e, soprattutto, di commentare nel caso in cui qualcuno potesse offrirle qualche suggerimento. Ma quando cambierà questo Paese? Quando potrà ogni cittadino recuperare la fiducia in chi ha in mano la propria vita, la propria serenità, la propria salute? Quando potremo essere invidiati dagli altri Stati per l’efficienza del sistema giudiziario, dell’istruzione, di ogni struttura sanitaria e per la correttezza di ogni pubblico funzionario? Roberto Di Napoli

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I “banditi del clima”, i “socialmente pericolosi” e il rovesciamento della realtà

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 12 aprile 2008

So cosa si può provare quando si rispetta la legge, quando si pretende l’intervento da parte di chi è istituzionalmente obbligato ad osservarla e farla osservare ed, invece, per colpa o no, si resta privi di tutela.
So anche cosa si può provare quando, con ogni strumento consentito dalla legge, si lotta per la legalità ed, invece, non solo non si è apprezzati ma, addirittura, si è umiliati e trattati come delinquenti abituali, come criminali, come mafiosi o, comunque, peggio degli animali.
Ho letto, una volta, un’ordinanza di misura cautelare personale dove, addirittura, si leggeva, tra le altre motivazioni, che il soggetto sottoposto agli arresti domiciliari era “socialmente pericoloso” anche perché solito frequentare le cancellerie dove depositava istanze di ricusazione o costituzioni in mora contro magistrati.
Ho appreso con soddisfazione ma anche con rabbia quanto capitato, a Brindisi, ad alcuni attivisti di GREENPEACE. Apprezzo ed ho sempre apprezzato l’attività di chi rischia anche con la vita pur di contribuire a tutelare l’ambiente contro potentissime multinazionali o, addirittura, per salvare le balene. Sono deluso per quanto recentemente avvenuto ma, al tempo stesso, felice per l’esito della vicenda.
A fine Novembre 2007, da quanto ho letto su Lecce Prima, gli attivisti noti in tutto il mondo per le loro battaglie, sono stati anche a Brindisi. Avevano pensato, mi pare di capire, di entrare nella centrale a carbone di Cerano, ritenuta inquinante, e, dalla terrazza, calare uno striscione con la scritta “First climate killer in Italy”. Risultato: sono stati colpiti da un’ordinanza che, a chi lotta per la difesa dei diritti di tutti e, in primo luogo per la difesa della salute, a mio avviso, fa male quanto essere colpiti fisicamente. Sono stati ritenuti “socialmente pericolosi” e si è ordinato loro di non avvicinarsi più per i successivi tre anni a Brindisi e dintorni. Non apprezzo per niente provvedimenti simili da parte di chi dovrebbe tutelare l’ordine pubblico. Mi chiedo: si conosce il significato delle parole?
Ho scoperto mesi fa, leggendo gli atti di un fascicolo, che un poliziotto facente funzioni in un Commissariato pugliese presso il quale, non essendo abituato per fortuna a farmi giustizia da solo, mi ero rivolto (e mi rivolgerò sempre ogniqualvolta lo dovessi ritenere imposto dalla legge) e dal quale pretendevo un intervento, ha relazionato scrivendo che, ad una certa ora, si era rivolto un tale (ossia, mio padre) accompagnato da me e che entrambi erano “noti alle forze dell’ordine” (voleva dire che mi conosceva o che sono pregiudicato? Non mi risultano condanne a mio carico!). Ha continuato, poi, scrivendo anche che “(…) il sedicente avvocato Di Napoli (…)”. Sedicente? Attribuisco e cerco sempre di attribuire un significato preciso alle parole per cui, per ora, prendo atto di come sono stato definito.
Ho un desiderio, però, come cittadino: oltre ad un frequente esame sulla salute mentale nei confronti dei giudici (come proposto da un politico), si dovrebbe imporre analogo test ad altri pubblici ufficiali e, soprattutto, a chi, per le funzioni ricoperte, è a contatto con le armi. Si dovrebbe imporre, poi, anche un frequente esame di lingua italiana per evitare che si ferisca anche con la penna.
Sono contento che il provvedimento a carico degli attivisti di Greenpeace sia stato annullato dalla prima sezione del TAR Puglia che, ancora una volta, ha confermato la presenza, in Italia, anche di giudici equilibrati, seri, preparati ed onesti. Consiglio di leggere la notizia pubblicata su Lecce Prima (clicca qui per leggerla) in cui vi sono anche riportati alcuni passi della motivazione dell’interessantissimo provvedimento dei giudici amministrativi. Ho scritto anche un mio brevissimo commento. Roberto Di Napoli

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Il racket nell’antiracket? Presumo l’innocenza ma ….. il Ministro degli Interni dovrebbe prendere provvedimenti. Basta!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 7 aprile 2008

Ho sempre detto e scritto anche su questo mio blog che non si possono esprimere giudizi se non si conoscono le carte, ossia gli atti. Credo, poi, nella presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva. In alcuni casi, anzi, distinguendo la verità storica da quella giudiziaria, sono ancora più garantista: credo nella presunzione d’innocenza ancora oltre il provedimento giudiziario che ritengo, pur sempre, il risultato di un giudizio umano. Fatta questa premessa, consiglio a tutti (vittime e cittadini) di leggere un bellissimo articolo di Riccardo Bocca su "L’Espresso" n. 13 del 3 Aprile 2008. Mi è piaciuto per più di un motivo: innanzitutto perchè apprezzo il lavoro di chi, con coraggio e con evidente passione per il proprio lavoro, assicura a tutti il diritto-dovere di informare e di essere informati. E’ solo l’informazione, infatti, che, davvero, fa paura a chi cerca di nascondere. In secondo luogo, l’articolo mi è piaciuto perchè il caso narrato e sul quale, da quanto mi è dato capire, vi sono indagini da parte della magistratura, manifesterebbe (sempre se quanto denunciato dovesse trovare conferma nei provvedimenti da parte dei giudici competenti) le mie stesse perplessità e i miei dubbi sull’efficienza della struttura di tutela delle vittime di usura ed estorsione. Le denunce di un imprenditore (oggetto dell’interessante servizio), farebbero capire che un membro del Comitato di solidarietà avrebbe accettato un regalo da parte della vittima, a sua volta consigliata da altri, per ottenere con maggiore celerità la seconda parte del beneficio economico cui aveva diritto (non apprezzo, invece, quanto mi è dato di capire, ossia, che la vittima non avrebbe denunciato se avesse ottenuto l’intero beneficio (?); se dovessi avere capito bene, infatti, in tal caso, l’attuale vittima sarebbe, allora, un potenziale corruttore che non avrebbe denunciato se fosse stato interamente soddisfatto).

Non voglio esprimere alcun commento sulla fondatezza della denuncia perchè ciò non spetta a me nè conosco gli atti processuali. Saranno i giudici a valutare se, davvero, un membro del Comitato di solidarietà per le vittime di usura ed estorsione, ha accettato ….. un regalo. Quale figlio di una vittima e quale legale, però, di certo, non ho visto una particolare professionalità nè nelle prefetture nè nell’apposita struttura centrale che dovrebbe essere di coordinamento oltre che di deliberazione dei benefici previsti dalla normativa. Anzi. Ho visto, anche incontrando altre persone offese dall’estorsione bancaria o leggendo vari provvedimenti, l’annullamento di alcuni atti del Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura (che, per legge, presiede il Comitato di solidarietà). Dalla lettura della normativa (che non brilla, a mio avviso, per chiarezza ma, nemmeno, è così confusa da impedire un’interpretazione secondo i criteri di interpretazione della legge) e dalla campagna pubblicitaria, una vittima è indotta a credere che denunciare l’usuraio e l’estorsore conviene sempre e comunque. La mia famiglia, dopo avere denunciato l’usura e l’estorsione bancaria, aveva chiesto al Comitato di solidarietà di accedere ai benefici tramite l’erogazione del mutuo e dell’elargizione. Aveva chiesto anche che venisse sospesa ogni procedura esecutiva ex art. 20 l. 44/99. Una prima volta, nell’ambito di un processo per usura ed estorsione, il Commissario Straordinario aveva rigettato la domanda (sostenendo, con una tesi, oggi, smentita dai giudici competenti, che il fallito non potesse accedere ai benefici; come dire che se l’usuraio o l’estorsore dicesse "pagami sennò ti faccio fallire e, poi, lo Stato non ti può più aiutare", la vittima dovrebbe pagarlo per non perdere i benefici) e il Prefetto di Lecce negato la sospensione della vendita dei beni tra cui l’abitazione della mia famiglia; una seconda volta, ottenuta la sospensione ex art. 20 l. 44/99 in seguito ai pareri conformi del Presidente del Tribunale e del Prefetto di Roma, il Giudice dell’esecuzione di Gallipoli non ne ha voluto prendere atto determinando, così, il 19 Ottobre 2006 lo sfratto dall’abitazione (quel giorno vigeva, addirittura, il blocco degi sfratti, oltre che la predetta sospensione ex art. 20 l. 44/99). Questa è la tutela delle vittime che ho visto nel caso che ha coinvolto la mia famiglia! Spero che il membro del Comitato e gli altri soggetti coinvolti nell’episodio oggetto dell’articolo su "L’Espresso" siano estranei ai fatti denunciati e lo dimostrino. Ritengo inconcepibile, però, dopo vari servizi dei massmedia su casi paradossali di cui sono state oggetto alcune vittime di usura e, forse, anche "dell’antiusura" e, soprattutto, dopo l’annullamento di alcuni atti emanati dagli organi di quella struttura, che il Ministro degli Interni non prenda provvedimenti volti ad assicurare, innanzitutto, il prestigio e l’immagine di trasparenza di cui deve godere, verso l’opinione pubblica, chi ha delicate funzioni, nonché, al fine di garantire anche  la massima professionalità, serietà ed equilibrio di chi ha il compito istituzionale di offrire tutela e pronta solidarietà alle vittime (sia di usura ed estorsione criminale che bancaria). Finchè continueranno a verificarsi episodi discutibili quanto quelli accaduti finora, io, così come qualsiasi cittadino, potrei pensare che provvedimenti "singolari" possano essere dettati, piuttosto che da una diversa interpretazione delle norme (anche se la professionalità e seria preparazione che, per legge, devono avere gli addetti alla struttura escluderebbero provvedimenti come quelli, poi, annullati dai giudici), dalle "temporanee" fantasie che può esternare chi, secondo quanto ho capito leggendo quel servizio sulla denuncia dell’imprenditore siciliano, avrebbe pure accettato di partecipare a un festino erotico per accelerare la procedura di risarcimento………E, poi, ci dovremmo scandalizzare se una partecipante a Grande Fratello  si fa notare in atteggiamenti "equivoci", solo perchè, quale medico, potrebbe avere leso il prestigio della categoria! Che Paese di mer…..aviglie!!! Roberto Di Napoli

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AUGURI!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 23 marzo 2008

A tutte le vittime di ingiustizie,

alle vittime di usura ed estorsione,

alle vittime della tipica arroganza e presunzione degli ignoranti,

a chi si sente solo ed è, quotidianamente, umiliato dai prepotenti,

dai corrotti, dagli "indifferenti",

a chi, ogni giorno, non si vergogna

 e lotta, dovunque, per la difesa della legalità,

a tutti i miei veri amici

i miei più semplici ma sinceri auguri di

BUONA PASQUA.

Roberto Di Napoli

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21 Marzo 2007- 21 marzo 2008. Un anno di vera ricchezza: migliaia di amici in più!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 21 marzo 2008

il blog per la difesa dei diritti civiliL’anno scorso, grazie anche al prezioso aiuto dei miei amici "grafici" Diego, Laura e Antonio, nasceva (anzi facevo nascere) questo mio blog (cliccare qui per leggere il mio primo post). Nel 2007, la data del 21 Marzo coincideva -oltre che con l’inizio della primavera, come quest’anno, a Roma, salutata con la pioggia- con la giornata in memoria delle vittime delle mafie: giornata, quest’anno, anticipata al 15 Marzo. Pur avendo, sin dall’inizio, l’idea di utilizzare questo mega- spazio per scrivere mie piccole considerazioni sulle mafie, sui soprusi ai danni dei più deboli, sulla difesa dei diritti civili, non avrei mai immaginato che, in poco tempo, sarei riuscito a far leggere le mie pur banali opinioni da tante persone che, a loro volta, mi scrivono lasciandomi un messaggio, un commento o, ancora più spesso, email. Sono contento di ricevere manifestazioni di apprezzamento di questo blog -pur così spartano e semplice nella grafica- da parte di tanti che, evidentemente, condividono ciò che penso e s’immedesimano in quanto capitato a me, alla mia famiglia e a chissà quanti altri cittadini. Ho preferito e preferisco non pubblicare – per "buon gusto" e senso del pudore- qualche racconto di soprusi inauditi commessi da "personaggi" simili a quelli che hanno fatto soffrire la mia famiglia. Anzi: paragonandoli, mi rendo conto che non si può mai immaginare fin dove può arrivare la follia umana! Il 26 Settembre 2006, su un quotidiano nazionale (Il Tempo) che dedicò un articolo al mio sciopero della fame e a quanto stava succedendo alla mia famiglia (vittima di usura, estorsione bancaria e, soprattutto, di malagiustizia), dichiarai che quanto verificatosi il giorno prima (ancora non sapevo quanto -di ancora peggio- sarebbe accaduto il 16 Ottobre) non lo avevo mai "(…) visto nè mai letto essere avvenuto in altre epoche e in altri Stati". Ho letto, invece, in questi mesi, quanto accaduto a qualche altra vittima che ha subito, addirittura, offese più gravi paragonabili, secondo me, a quei metodi "subdoli" che, da quanto raccontato sui libri di storia o nei documentari, mi pare siano stati, talvolta, utilizzati soltanto nel regime nazista contro gli oppositori o contro le vittime delle leggi razziali. Si vergogni chi, in qualsiasi veste, ha fatto ingiustificato uso della violenza o della tortura fisica o psichica solo per paura di compromettere la (forse non sempre brillante) carriera oppure, "approfittando del momento", per vendicarsi contro qualche soggetto antipatico (o odiato) o, ancora, seguendo la propria inclinazione a piegarsi e rispondendo alla logica (a volte confusa) del "signorsì", per accontentare il prepotente di turno. Si vergognino tali "personaggi"! Potranno avere goduto qualche ora di gioia ma io (proprio come tante persone civili che, per fortuna, ancora esistono) sono più forte: perchè sono un cittadino e continuerò sempre a credere nella giustizia amministrata dal Giudice terzo ed imparziale; sono e mi ritengo, poi, anche un cristiano per cui credo, voglio e devo credere in quella vera, unica Giustizia amministrata dal Giudice davanti al quale tutti siamo…. citati nel Giorno del Giudizio. Si ricordi, quindi, chiunque, abusando illegittimamente delle proprie prerogative, funzioni o di una determinata situazione, faccia o abbia fatto soffrire  il più debole o, comunque, la persona onesta, che, oltre ad essere un delinquente, è ridicolo. Anzi: è piccolo, piccolo, piccolo! Ci rifletta! Prima o poi, perde! Potrà essere favorito ogni giorno, potrà avere accontentato qualcuno ma …… esiste, pur sempre, il famoso Giudice a Berlino e dovrebbe esserci un Altro Giudice ancora più in Alto: ed è con Lui che, di certo, tutti, faremo i conti!

Sono davvero contento, insomma, di avere conosciuto, tramite il blog, tanti "amici" sparsi in ogni parte d’Italia: molti, come dicevo, vittime di malagiustizia o, comunque, di soprusi. Leggere, scrivere, parlare, confrontarsi, d’altronde, è il peggior dispetto che si possa fare a chi, ogni giorno, tenta di fare del male e di rubare in silenzio. Continui pure (finchè la Giustizia non se ne accorga e lo punisca)! Non riuscirà mai, però, a rubare del tutto o ad impedire la parola: tanto meno le idee delle persone oneste! Roberto Di Napoli

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Usura bancaria e solidarietà: le associazioni cattoliche aiutano le vittime?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 11 marzo 2008

Un mese fa ero rimasto dispiaciuto per non avere sentito, a Lecce, in un convegno sull’usura e sulla cultura della legalità (con illustri relatori), nemmeno una parola sull’usura e sull’estorsione bancaria.

Oggi apprendo che, anche nel (ricco?) Veneto, in un recente convegno tenutosi all’interno di un’università e, dunque, in una sede dove chiunque potrebbe immaginarsi di potere parlare, esprimere le proprie idee, fornire i propri contributi e le proprie esperienze, ……. gli interventi erano programmati e non c’è stato tempo per far parlare le vittime.

Ma, forse, non ho capito bene: hanno parlato soltanto gli scienziati? Ci sono convegni, tavole rotonde in cui il dibattito è ben gradito. Perchè, quando si tratta di determinati temi, non è consentita "facoltà di replica"? Gli organizzatori di simili eventi sarebbero, secondo me, molto più apprezzati se, nel curarne la pubblicizzazione, scrivessero su manifesti, locandine, ecc., al posto di "convegno", "monologo". 

Sarebbe più conforme alla realtà e all’intenzione dei relatori….. fedeli al programma ma, evidentemente, poco rispettosi delle opinioni altrui.

Qualche "benpensante" starà già pensando che se in alcuni convegni non si fanno parlare le vittime di usura bancaria, significa, evidentemente, che l’"usura bancaria" non esiste e queste sono soltanto dei poveri disgraziati, falliti, pazzi ed ignoranti. Consiglio, allora, di leggere alcuni provvedimenti (soprattutto dei giudici amministrativi o penali) che hanno affermato il contrario!

E’ davvero triste assistere all’indifferenza, alla mancanza di solidarietà o di sostegno proprio da parte di chi potrebbe offrire validi e preziosi aiuti e che, magari, ogni giorno, pensa di poter ……. insegnare ad aiutare il prossimo!

Ho molto apprezzato le riflessioni del dott. Frescura  contenute in una lettera pubblicata su un quotidiano on line e che, avendola ricevuta, inserisco, volentieri, anche io, tra le righe di questo mio post. Sarebbe incoraggiante se tutte le associazioni cattoliche si manifestassero più sensibili al problema. Roberto Di Napoli 

http://www.fainotizia.it/user/roberto-di-napoli

Riporto la lettera di Gianni Frescura pubblicata anche sul quotidiano on line www.effedieffe.com 

"Egregio Direttore,

 

Le segnalo che ho contattato alcune volte l’Associazione Beato Tovini che, per conto della Chiesa veneta, si occuperebbe di assistere gli usurati, per chiedere se possono fare qualcosa per gli usurati bancari, ma non ho mai avuto alcuna risposta.

 

Mi chiedo se dipende dal fatto che lo stesso Beato Tovini sia un (bresciano) fondatore di banche, ma resta il fatto che i suoi membri non sembrano particolarmente interessati ne ad approfondire l’argomento (nonostante l’invito ad essi rivolto espressamente dal  Patriarca di Venezia Scola) ne ad occuparsi in concreto degli "usurati bancari", che qui nel Veneto sono la stragrande maggioranza delle persone ridotte sul lastrico dalla voracità delle banche usuraie (spesso dirette da cattolici praticanti e ferventi sostenitori, forse con i soldi dell’usura e pertanto in violazione del divieto canonico, delle iniziative ecclesiastiche).

 

Ho appurato che la trentina di denunce per usura all’esame del comitato antiusura della Prefettura di Vicenza sono quasi tutte relative all’usura bancaria e ritengo che nelle altre province del nord est la situazione sia simile.

 

Ricordo che sulla questione dell’usura, sotto il profilo del diritto canonico, è ancora applicabile quanto prescrive l’enciclica Vix Pervenit di papa Benedetto XIV° (Prospero Lambertini) emanata nel 1745.

 

Dopo aver approfondito il tema anche in riferimento al diritto statale sono arrivato alla conclusione che il problema dell’usura è soprattutto culturale; non si è (ancora) ben capito che la relativa normativa penale e civile è diretta soprattutto contro le banche/finanziarie che sono i principali potenziali usurai, facendo per professione i datori di credito (più che i prestatori di danaro) e pertanto dovrebbero essere guardati con sospetto (ci dovrebbe essere un cartello all’entrata delle banche/finanziarie con scritto: Attenzione ! vi possono imbrogliare, come sui pacchetti delle sigarette); ciò è dimostrato in modo inequivocabile dall’elenco dei contratti potenzialmente soggetti ad usura e per i quali, ogni tre mesi, il Ministero pubblica in G.U. il tasso medio degli interessi richiesti e da cui si ricava il tasso soglia: sono tutti contratti che si stipulano in banca, non certo in strada o al bar con i malavitosi classici !

 

Com’è che nessuno mette in rilievo questo fatto ?

 

Secondo me, in tutto ciò è di certo rilevante il controllo che le banche/finanziarie esercitano sul sistema in genere

 

L’art. 50 del Testo Unico Bancario del 1993 (che dà diritto alle banche di chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo) a mio avviso dovrebbe essere interpretato (in particolare dai giudici) alla luce della successiva legge 108 del ‘96 (la legge sull’usura), la quale, viste le sue implicazioni socio-economiche, non riguarda certo solo l’usura "criminale" (come confermato anche dal parere del Consiglio di Stato sul caso Orsini che tutte le Prefetture hanno recentemente ricevuto), ma deve (preventivamente) riguardare anche gli usurai "legali"; mi sembra che, proprio perchè è previsto un tasso soglia e che la sanzione civile per averlo superato è la restituzione di tutti gli interessi, fa si che si possa affermare che è (nuovamente) in vigore il principio che la richiesta di interessi è vista con sospetto dalla società (perchè potenzialmente fonte di un reato e di disordine economico) e che la loro richiesta è lecita solo nella misura concessa dalla legge (non per natura) e pertanto anche chi fornisce il credito con autorizzazione pubblica (le banche) deve dare la prova di non averlo fatto con usura, se vuole percepire la relativa remunerazione (gli interessi) e di conseguenza, in qualsiasi richiesta al sistema giudiziario relativa a crediti finanziari insoluti (decreti ingiuntivi, fallimenti, esecuzioni), il creditore istante dovrebbe indicare esattamente qual’è il capitale e quali sono gli interessi, a che titolo vengono richiesti e si dovrebbe soprattutto allegare il calcolo che dimostra che sono entro il limite; nel caso contrario non si dovrebbe nemmeno procedere, per evitare che anche gli operatori giudiziari (avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari e gli stessi giudici) possano concorrere (involontariamente) alla commissione del reato di usura. Cordiali saluti. Gianni".

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