L’approvazione, da parte del Senato, del disegno di legge di riforma della normativa antiusura ed antiracket (cliccare qui per leggere il testo), a prima vista, dovrebbe dare fiducia alle vittime finora non tutelate efficacemente dallo Stato ma, in realtà, appare poco idoneo a risolvere le reali difficoltà cui esse si trovano esposte fino al momento di erogazione dei benefici economici previsti dalla legge. Le vittime, una volta colto l’invito dello Stato -e, fra l’altro, il dovere morale di cittadini onesti, di denunciare l’usuraio e l’estorsore- non devono rimanere prive di tutela. Non basta promettere il mutuo o l’elargizione se, poi, non si consente alla vittime nemmeno di dormire per il terrore di vedersi sbattuti fuori casa dall’ufficiale giudiziario e dalle Forze dell’Ordine! La modifica dell’art. 20 della legge 44/99 o delle altre disposizioni riguardanti la concessione del mutuo o dell’elargizione, pur se positiva sotto alcuni aspetti, non risolve i veri problemi della vittima nè fa fronte alle esigenze che si rivelano immediate dopo aver denunciato l’usuraio o l’estorsore. Pur dopo la sentenza della Corte Costituzionale, sarebbe stato sufficiente lasciare la norma invariata, ossia, nel testo ritenuto corretto dalla Consulta e, al massimo, chiarire l’automaticità delle sospensioni delle esecuzioni in seguito -conditio sine qua non- al parere conforme del Presidente del Tribunale e del Prefetto. In difetto delle auspicate correzioni alla Camera, non si comprende quale sia l’agevolazione per la vittima che già potrebbe, attualmente, domandare la sospensione ex art. 624 cod. proc. civ."per gravi motivi". Col testo approvato al Senato, invece, il Presidente del Tribunale dovrebbe sentire il Prefetto e il Giudice dell’Esecuzione (o, meglio, come prevede la norma: "il giudice delegato per le procedure esecutive o concorsuali"). Basterebbe esaminare il tempo, finora, necessario, dalla domanda di sospensione da parte della vittima fino al provvedimento, per rendersi conto delle difficoltà. Quanto tempo comporterebbe, poi, l’acquisizione del parere del giudice dell’esecuzione (che sarà quello del luogo dove pende l’esecuzione) da parte del Presidente del Tribunale competente (che, invece, è quello del luogo dove pende il procedimento penale)? E, poi, ancora: la vittima, se riceve più di un precetto o di un atto di pignoramento, magari su beni mobili e immobili o situati in luoghi diversi (con giudici differenti), deve presentare diverse istanze che comportano l’esame da parte di Prefetto, Presidente del Tribunale e giudici delle esecuzioni diversi e sparsi in ogni parte d’Italia? Credo che il testo di legge, così come approvato dal Senato, necessiti di ulteriori emendamenti da parte della Camera. Andrebbe assicurata, poi, maggiore celerità nella definizione del procedimento volto a concedere i benefici economici e introdotti ulteriori requisiti per garantire la massima professionalità nella nomina a membro del Comitato di solidarietà o di Commissario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket. Ci sono stati, in questi anni, troppi casi di imprenditori-vittime che si sono dovuti rivolgere ai giudici amministrativi per vedersi riconosciuto quello che dovrebbe essere loro garantito con la massima celerità da parte di una struttura -costosa per l’erario- che, invece, più di una volta, ha sostenuto "teoremi" che si sono rivelati abnormi o, comunque, errati davanti ai giudici: ciò, però, non incentiva, di certo, gli imprenditori a denunciare! Si è giunti, perfino, a sostenere che se a carico della vittima pende un fallimento, quest’ultima non possa ottenere i benefici economici (cliccare qui per leggere il mio post e vedere il servizio del TG5 sul caso di una vittima di usura e … di tale "teoria" prima della sentenza del Tar che, ovviamente, l’ha riconosciuta errata) . Il TAR Puglia, ovviamente, ha smentito tale singolare teoria di un precedente Commissario del Governo (Ferrigno): l’imprenditore, intanto, non solo è stato sbattuto fuori casa insieme alla sua famiglia ma, tuttora, malgrado la sentenza del Tar gli abbia dato ragione ordinando al Commissario del Governo (quello attuale) e al Comitato di solidarietà di erogare i benefici economici richiesti, sebbene sia trascorso un anno dalla notifica della sentenza (non impugnata), non ha ricevuto un centesimo e rischia un secondo sfratto. Ha dovuto, perfino, notificare un precetto e un atto di pignoramento al Commissario del Governo e al Ministero degli Interni. Non è questa, però, la tutela che chiedono le vittime e gli imprenditori, soprattutto, se colui che è iscritto nel registro degli indagati è un rappresentante di un istituto di credito: ciò significa che l’imprenditore, in questi casi, non avrà nemmeno accesso al normale mercato creditizio ed è maggiormente esposto al rischi di doversi rivolgere ai cravattari!!! Auspico, pertanto, una correzione del testo da parte della Camera. Se si vuole tutelare davvero la vittima e consentirle, tra l’altro, la ripresa dell’attività economica è necessario, prima ancora, che siano previste misure immediate per permettergli, dopo avere denunciato, di vivere dignitosamente in attesa dei benefici economici previsti dalla legge ma per i quali, di fatto, le vittime attendono anni prima di ottenere (quando lo ottengono) un centesimo. Roberto Di Napoli
Archive for the ‘urgente solidarietà’ Category
Riforma della legge antiusura.Un passo in avanti ma non basta:le vittime vogliono tutela concreta e il rispetto delle sentenze!
Posted by Roberto Di Napoli su 1 aprile 2009
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Indifferenza e cortesia….. ad alta velocità!
Posted by Roberto Di Napoli su 14 ottobre 2008
Ci sono "soggetti" che non hanno la minima consapevolezza delle conseguenze che possono derivare, a volte, dalla propria arroganza e maleducazione. So bene che, a volte, è solo la fretta o la superficialità che, involontariamente, può fare sembrare una persona maleducata pur non essendolo. In alcuni casi, però, non può esistere alcuna giustificazione: specialmente quando, a causa del lavoro o delle funzioni ricoperte, non si può prescindere dalla cortesia necessaria nei confronti del pubblico o degli utenti! Sono noti i disagi derivanti a chiunque dal ritardo del treno o dell’aereo: si può perdere una coincidenza o, semplicemente, si può essere costretti a snervanti attese. E’ per questo che, in alcuni casi, si ha il diritto all’indennizzo o, addirittura, al risarcimento dei danni. Non avevo mai riflettuto, però, sui pregiudizi maggiori che possono derivare da un ritardo ma, soprattutto, dalla superficialità. So bene cosa si provi, quando si ha un problema grave da affrontare, nel ricevere e subire, piuttosto che un aiuto o un semplice sorriso od incoraggiamento, risposte frettolose o, peggio ancora, la totale indifferenza.
Giorni fa mi trovavo su un treno. Intento a scrivere al pc, ad un certo punto, sono stato colpito dalla disperazione della persona seduta di fronte a me e che, molto educata, distinta e riservata, non avevo considerato prima. Avevo visto che si era avvicinata al mio tavolino un’ "addetta all’assistenza" ma, intento a scrivere, non stavo prestando attenzione al dialogo col passeggero che mi sembrava si stesse lamentando solo del ritardo previsto nell’arrivo. Ad un certo punto, ho notato che quella persona, educatamente ma senza riuscire a nascondere la propria disperazione e sofferenza, non si stava lamentando del semplice ritardo. A causa del disservizio aveva perso la coincidenza e si sentiva offeso dalla risposta (a dir poco) superficiale che aveva ricevuto da un altro addetto cui aveva chiesto di poter salire sul primo treno Eurostar disponibile. Non stava facendo, purtroppo, un viaggio di piacere nè di lavoro! Quando ho sentito i seri motivi di salute e il tono della voce, ho alzato lo sguardo dalla tastiera: sono stato colpito dagli occhi lucidi e dall’insistenza con cui cercava di spiegare il problema e l’ovvia, più facile soluzione. Sottolineava, poi, anche la superficialità con cui gli si era risposto pur dopo avere evidenziato il suo dramma. Mi sono domandato, ancora una volta, se è possibile che una persona, pur quando sofferente, debba disperarsi, sprecare il fiato anche quando la soluzione dovrebbe essere semplice e scontata! Non sono riuscito a rimanere indifferente e continuare ciò che stavo facendo. Ho sentito il dovere di consigliare anch’io all’addetta di telefonare subito al suo "superiore" e far presente il "caso particolare" in modo da permettere al già sfortunato passeggero di prendere il treno immediatamente successivo a prescindere dalla prenotazione (visto che, tra l’altro, tutto ciò era derivato da un ritardo). A dire il vero è prevalso il buon senso. La telefonata….. è andata a buon fine e il passeggero si è tranquillizzato. Se l’addetto a cui si era rivolto prima fosse stato più efficiente, cortese e, soprattutto, paziente nell’ascoltare (quanto la sua collega), probabilmente, però, si sarebbe evitata ad una persona già con seri problemi di salute oltre mezz’ora di disperazione e gli si sarebbe consentito, almeno, di viaggiare più serenamente. Faccio a quel passeggero i miei più sinceri auguri di una pronta guarigione! Roberto Di Napoli
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Rialzati, Italia! Cominciamo a far rialzare gli imprenditori?
Posted by Roberto Di Napoli su 3 Maggio 2008
Uno degli slogan diffusi dal Pdl durante la campagna elettorale, attraverso manifesti e volantini sparsi in ogni parte d’Italia, è stato: "Rialzati, Italia!". Quale cittadino e quale legale di alcune imprese in contoversie contro istituti di credito vedo una tristissima realtà economica che, a mio modesto avviso, può compromettere ancora di più l’economia dell’intero Paese coi conseguenti, immaginabili effetti nocivi anche sull’occupazione. L’attuale crisi economica sta colpendo, infatti, le imprese e le famiglie dal Nord al Sud Italia. Uniche società che continuano a registrare utili incredibili e con guadagni ultramilionari ai dirigenti sembrano essere le banche. Com’è possibile tutto questo? Com’è possibile che, in ogni Tribunale d’Italia, siano così numerosi i procedimenti per decreto ingiuntivo, le esecuzioni immobiliari e, talvolta, le istanze di fallimento presentate da banche nei confronti di imprese che non pagano? Sono davvero, queste ultime, tutte indebitate nei confronti degli istituti di credito? Non credo. La giurisprudenza, ormai da un decennio, ha stabilito e continua a riconoscere, ogni giorno, che le banche non possono pretendere (soprattutto relativamente ai contratti stipulati prima del 2000) il pagamento di interessi su interessi e devono restituire quanto, a tal titolo, percepito nel corso degli anni; varie sentenze hanno riconosciuto, poi, l’illegittimità di vari altri oneri. Non sempre, però, le ingiuste pretese sono contestate e, così, allora, nel corso del rapporto, il saldo di cui la banca richiede il pagamento aumenta; poi, l’istituto di credito presenta il ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti dell’impresa che, a guardare l’estratto conto, potrebbe apparire "a debito" mentre, invece, come accade spesso all’esito del giudizio, o non è debitrice o lo è ma di importi ben inferiori. E’ a causa di questo meccanismo perverso che le imprese vengono distrutte o fatte fallire! Ci sono tantissimi giudici attenti, rigorosi che, addirittura, non concedono il decreto ingiuntivo quando, dall’esame della documentazione esibita, emerge l’illegittimità della pretesa; altri giudici, addirittura, in alcuni casi, hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica. Ci sono, però, anche altri giudici che, pur avendo un debito nei confronti di quella stessa banca o altre agevolazioni, non si astengono dal giudicare così come, invece, il codice di rito impone o giudici che, malgrado la giurisprudenza consolidatasi, sono restii o ritardano a sospendere la provvisoria esecuzione ad un provvedimento ottenuto inaudita altera parte pur quando si prova l’invalidità del rapporto. Così, però, si può correre il rischio di determinare il fallimento di un’impresa e, magari, il licenziamento dei dipendenti! Non occorrono nuove leggi affinchè conflitti d’interesse o provvedimenti abnormi siano scongiurati. Le norme ci sono e devono, soltanto, essere applicate allo stesso modo. Ci sarebbe, allora, un rimedio all’"eccessiva discrezionalità" o ad alcuni "conflitti d’interesse" per obbligare ad una più attenta valutazione e impedire che imprese possano essere distrutte pur quando dagli atti emerge l’illegittimità della pretesa della banca: una seria riforma dell’ordinamento giudiziario e della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati. Aumenterebbe, innanzitutto, la fiducia dei cittadini nella Giustizia. Se si obbligasse ad applicare severamente l’attuale normativa e la giurisprudenza ormai consolidatasi in materia, sono certo, poi, che, nelle controversie con gli istituti, milioni di imprese respirerebbero un sospiro di sollievo: ne riceverebbero benefici effetti gli imprenditori ma anche i dipendenti e le loro famiglie. Lo slogan del Pdl, durante la campagna elettorale, è stato: "Rialzati, Italia!". Perchè non si comincia a consentire il rilancio delle imprese, delle industrie, degli imprenditori-datori di lavoro di milioni di occupati o di potenziali soggetti da assumere? Basterebbe far rispettare la normativa e introdurre severissime sanzioni a carico degli istituti di credito che minaccino il fallimento o azioni ingiuste a quegli amministratori che si rifiutano di pagare somme che la legge e la giurisprudenza riconosce non dovute. Non basta il plauso a qualche associazione che minaccia di espellere gli industriali che si rifiutano di pagare il pizzo! Ciò è doveroso e potrebbe essere sufficiente in un singolo ambiente contaminato dalla criminalità organizzata. Servono, però, efficaci misure per garantire sicurezza agli imprenditori che sono o sono state vittime di un racket o di una forma di usura altrettanto pericolosa: quella bancaria che, finora, da parte di alcuni giudici, è stata tollerata, finanche, quando sono risultati tassi d’interesse accertati dalle Procure fino al 300% mentre, da parte di altri magistrati coraggiosi, seri ed equilibrati (ce ne sono tantissimi), è stata riconosciuta equiparabile all’usura criminale a tal punto da ordinare al Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle inziative antiracket l’accesso dell’imprenditore (vittima di usura bancaria) ai benefici previsti dalla normativa. Il partito del Popolo della Libertà -che (a quanto mi risulta dalla lettura di un recente servizio su un autorevole quotidiano economico finanziario) sarebbe l’unico partito non indebitato- non dovrebbe esitare a far rispettare l’attuale normativa. Sarebbe il primo passo per obbedire alle promesse fatte, fra cui, quella di rilanciare l’Italia. Il rilancio dell’economia e dell’amministrazione della giustizia dovrebbe essere la priorità; consentire alle imprese di respirare e di affrancarle dall’usura bancaria (anche attraverso una seria riforma dell’ordinamento giudiziario che limiti l’eccessiva discrezionalità o determinati conflitti d’interesse) dovrebbe essere l’indispensabile presupposto: aumentrebbe, quasi sicuramente, anche l’occupazione senza nemmeno necessità di far diminuire il gettito fiscale (attraverso le frequenti agevolazioni in favore di chi assume) che incide, di certo, sul bilancio delle imprese ma non di più di debiti non sempre effettivi verso gli istituti di credito! Roberto Di Napoli
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Che Paese! Anche la sanità è così infetta?
Posted by Roberto Di Napoli su 20 aprile 2008
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AIUTIAMO IL PICCOLO FABULLO. INTERNET DEVE SERVIRE ANCHE A QUESTO!
Posted by Roberto Di Napoli su 15 aprile 2008
Stavo quasi per andare a dormire. Dopo avere controllato le email, nel mio solito giro serale di siti e blog, mentre scorrevo velocemente quello di Beppe Grillo, mi ha colpito la fotografia di un bambino bellissimo, con il viso vivace che, a me, personalmente, mi è subito sembrato quello di chi vuole, anzi, di chi chiede solo di poter tornare a giocare come faceva prima, di potere correre, di potere scherzare. Lo chiede a tutti noi che abbiamo avuto la possibilità di fare tutto ciò e che abbiamo l’obbligo, quindi, di dover dare una mano a chi si trova in difficoltà come quelle in cui si trova quel bambino. Ho letto il messaggio di aiuto (il problema si può risolvere se cerchiamo di non essere sempre indifferenti). Ho cliccato non so su quale parola e sono saltato sul sito dei genitori. Da quello che ho letto, mi pare di capire che Fabullo (si chiama Fabio e nel servizio del TG Rai Regionale [Piemonte] la mamma spiega il perchè viene chiamato Fabullo; non lo rivelo, però: chi vuole aiutarlo lo vada a vedere cliccando qui) deve affrontare un delicato e costosissimo intervento. E’ nato con una grave malattia cardiaca e, a soli tre anni e mezzo, ha avuto un ictus. Sul sito www.fabullo.it ci sono le coordinate bancarie dove chiunque può versare quanto può. Sono rimasto colpito dalla vicenda (lo so bene: è una delle tante!) e, secondo me, ognuno può fare anche il più piccolo gesto di solidarietà. Ho pensato, allora, innanzitutto, di divulgare anche io il messaggio di aiuto tramite questo mio pur modesto blog. Credo che internet, i siti e i blog debbano servire anche a questo! Non solo a scrivere le proprie storie o le proprie opinioni (o cavolate)! Dovrebbe, chiunque, tenere presente, secondo me, che non potrà mai risolvere i propri problemi se, pur potendolo, non comincia a dare un minimo aiuto a chi si trova in analoghe situazioni, se pensa di rinviare il pur minimo gesto di umanità al giorno in cui avrà risolto le proprie, pur altrettanto affannose giornate o, addirittura, se pretende di risolvere i suoi problemi abbandonando o dimenticando volutamente chi, come lui, si trova in identiche situazioni. Questi sono ragionamenti da egoisti e da indifferenti (li ho visti anche io, "personaggi" del genere, ma ritengo di avere imparato a contribuire alla loro "cura" ricordandomi, poi, di loro …. allo stesso modo). Sono sicuro che, se tutti gli diamo la possibilità (è un dovere di tutte le persone umane), Fabullo riuscirà a volare in Florida e a tornare sano e salvo. Ha tanti amici e gli piace stare in compagnia per cui ……. sbrighiamoci! Deve partire per l’intervento e deve tornare, subito, in Italia perchè deve giocare con gli amichetti, deve correre, deve vivere sereno! Faccia, ognuno di noi, quel che può! Sul sito di Fabullo ci sono le coordinate bancarie dei genitori. Penso che si possa versare qualsiasi importo anche via internet. Roberto Di Napoli
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