IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘fainotizia’ Category

BUON ANNO (sperando in un Paese più civile) !!!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 3 gennaio 2009

auguri buon anno 2009Con l’auspicio che il 2009 porti a tutti tanta serenità,
che sia anche l’anno della annunciate riforme
che permettano ad ogni cittadino di poter confidare
in un Paese più civile e in una giustizia più giusta,
amministrata da giudici che appaiano (oltre ad esserlo)
sempre imparziali, effettivamente responsabili e soggetti
alle leggi e alle sanzioni
come tutti i cittadini,
sperando che le promesse non restino solo
fuochi d’artificio,
i miei più cari auguri di
BUON ANNO!!!
Roberto Di Napoli

Posted in auguri alle vittime, capodanno 2009, caste, fainotizia, giorno del giudizio, giustizia giusta, malagiustizia, malasanità, paese dei balocchi, riforma ordinamento giudiziario, stato di diritto, stato sociale, tortura e pena di morte, usura ed estorsione bancaria, vittime, welfare | 1 Comment »

Morta un’altra vittima dei “processi facili” e della malagiustizia

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 29 dicembre 2008

Sono rimasto dispiaciuto nell’apprendere la notizia della morte di Claudio Vitalone. Non lo conoscevo come giudice ma l’ho conosciuto, quando ero bambino, come …. persona umana; pur non conoscendo gli atti del processo nel quale, anni fa, fu accusato insieme ad Andreotti, addirittura, di concorso nell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, non ho mai minimamente creduto alla tesi accusatoria nè, tanto meno, agli articoli sui quotidiani. Lo ricordo, oltre vent’anni fa, nel Salento dove, più volte, è stato eletto senatore, la sua passione per la pesca e l’affetto della sua famiglia molto unita. La sua morte e, soprattutto, la sua odissea giudiziaria che ne ha determinato l’esclusione dalla vita politica e che lo ha visto infangato sui giornali ed accusato di un delitto così grave, salvo, poi, essere assolto dopo essere stato diffamato, dovrebbe fare riflettere: ancora di più in questo momento in cui (a volte senza nemmeno immaginare cosa si provi  quando si è accusati ingiustamente, umiliati o privati della propria dignità) politici, magistrati, politici ex magistrati e magistrati che fanno politica parlano di "riforma della giustizia". Si parla o si scrive della casta dei politici, dei conflitti di interesse, degli abusi di alcuni in favore di parenti, ma si ha quasi imbarazzo (o paura?) di parlare o scrivere di analoghi (o, forse, più scandalosi) intrecci nella casta dei giudici (intendo, ovviamente, alcuni che screditano il lavoro di tanti altri, per fortuna, onesti magistrati). Si ha, perfino, paura, forse, di parlare e porre rimedio alle sempre più numerose sofferenze patite da persone sbattute in galera o sulle prime pagine e, poi, dopo avere perso il lavoro o "la faccia", assolte. Politici e magistrati dovrebbero avere una minima idea di quanto siano atroci le sofferenze che la malagiustizia puo’ determinare nell’esistenza della persona, nella sua famiglia, ma, soprattutto, nell’organismo umano. Puo’ finire tutto, puo’ arrivare la sentenza che chiarisce l’estraneita’ dell’accusato o la sentenza che definisce un giudizio civile ma i soprusi, i dispiaceri e le ingiustizie restano indelebili, impermeabili, indifferenti a qualsiasi risarcimento (se si ottiene). Chi difende, ad oltranza, l’attuale sistema di ir-responsabilita’ civile e disciplinare dei magistrati, il magistrato (o ex) che pensi di apparire estraneo alla casta dei politici salvo, poi, difendere altre caste o i suoi interessi personali dovrebbe avere una minima idea di quanto l’ingiustizia possa far soffrire.
Claudio Vitalone, dopo essere stato assolto, ha dovuto, perfino, lottare, davanti ai giudici amministrativi, contro il  CSM che gli negava i benefici previsti dalla cd. legge "Carnevale". Roberto Di Napoli

Corriere della Sera.it
ROMA – Il magistrato ed ex senatore Dc Claudio Vitalone è morto a Roma la notte scorsa al policlinico Umberto I dove era stato ricoverato per problemi respiratori. Vitalone, 72 anni, al fianco di Giulio Andreotti, venne coinvolto in diversi procedimenti penali e indagini: omicidio Pecorelli per i suoi presunti collegamenti con la banda della Magliana (assolto), ricerca di informazioni nelle Leggi ancora

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I MIEI PIU’ CARI AUGURI DI BUON NATALE

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 25 dicembre 2008

A TUTTI QUELLI CHE SOFFRONO,

A TUTTE LE VITTIME DELLA MALAGIUSTIZIA E A QUANTI, IN QUALSIASI PARTE DEL MONDO, VENGONO, OGNI GIORNO, UMILIATI E LESI NEI DIRITTI FONDAMENTALI DELLA PERSONA UMANA,

A TUTTE LE VITTIME DI MAFIA O DI QUANTI SI COMPORTANO IN MODO "MAFIOSO",

ALLE VITTIME DELLA CORRUZIONE E DELL’ARROGANZA,

A QUANTI SOFFRONO O HANNO SOFFERTO A CAUSA DI ERRORI GIUDIZIARI O DI FATTI DOLOSI RIMASTI IMPUNITI,

A QUELLE VITTIME DELL’ATTUALE "SISTEMA" DI IR-RESPONSABILITA’ CIVILE DEL MAGISTRATO,

ALLE VITTIME DI ESTORSIONE, DI USURA (ANCHE BANCARIA) E, SOPRATTUTTO, DELL’INEFFICIENZA DEI SEDICENTI "PROFESSIONISTI" O POLITICI DELLA "ANTIUSURA"

A QUANTI HANNO PERSO L’OCCUPAZIONE (O NON L’HANNO MAI AVUTA),

A TUTTE LE PERSONE ONESTE,

AI MIEI VERI AMICI CHE NON MI FANNO MAI MANCARE IL LORO ENORME AFFETTO,

I MIEI PIU’ CARI E SINCERI AUGURI DI BUON NATALE!

ROBERTO DI NAPOLI

 

 

 

 

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Binario 15: è necessario correre per …. i 400 metri?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 7 dicembre 2008

Binario 15 Stazione TerminiQualche mattina fa, dovendo partire per Velletri, ho riflettuto (o meglio, come dirò di seguito, sono stato "indotto" a riflettere) sul pericolo che può determinare la carenza di sufficienti informazioni in merito all’ubicazione del binario 15 della Stazione Termini. Il problema, infatti, secondo me, non è tanto il fatto che sia posto a circa 400 metri dall’inizio della banchina, quanto, piuttosto, la mancanza di sufficienti informazioni ai passeggeri.

Arrivato alla Stazione, e considerato che mancavano, ancora, alcuni minuti all’orario di partenza, ne ho approfittato per comprare un giornale ad un’edicola nella hall. Quando mi sono avvicinato al binario 14, certo di salire subito sul treno che immaginavo sul binario adiacente, ho avuto un’amara sorpresa: su un piccolo cartello blu posto su un pilastro tra i binari 14 e 16 c’era scritto: "binario 15 … 400 mt" ed una freccia bianca in alto per indicare di andare …. sempre dritto.

Non sono un atleta e sono certo che non penserei mai di provare determinate capacità  sportive alle 8 di mattina. Mancavano, forse, 3 minuti. Per non perdere il treno (sapendo che quello successivo sarebbe partito dopo un’ora), ho dovuto iniziare a correre fino a sentire quasi perdere il respiro. Ad un certo punto, mi sono dovuto fermare. Ho immaginato, allora, in quell’istante, il pericolo cui potrebbe essere esposto un anziano, una persona con problemi cardiaci o un soggetto con difficoltà motorie. Dopo pochi secondi, ho ricominciato a correre "sognando", ancora distanti, gli scalini del treno (altra barriera architettonica purtroppo, ancora, presente su troppi treni). Sono arrivato al "traguardo" e, appena seduto, col cuore che batteva fortissimo e sudato, non riuscivo nemmeno a rispondere al cellulare che squillava. binario 15

Una passeggero che arriva alla Stazione (e, soprattutto, in una grande Stazione), dopo aver letto, sui display posti nelle hall, l’orario e il binario (e l’eventuale ritardo), fa affidamento, credo, su quanto scritto senza sapere – se non informato- che il binario dista centinaia di metri: se sapesse subito ciò è ovvio che non perderebbe tempo o, comunque, si avvierebbe alle carrozze con calma. Il codice del consumo sancisce come "fondamentali" il diritto all’informazione e alla salute. Nel caso di specie, il passeggero non sufficientemente informato sulla distanza del binario 15 potrebbe perdere il treno con danni che non possono immaginarsi come limitati al costo del biglietto (che, magari, potrebbe essere utilizzato per il viaggio sul treno successivo): una persona anziana o un qualsiasi soggetto che non sia in perfette condizioni di salute e che non può ritardare la partenza, secondo me, ripeto, potrebbe subire….. danni più gravi. Per evitare simili inconvenienti, sarebbe sufficiente, invece, indicare sui display, sui monitor, sui cartelloni gialli con gli orari di partenza e ovunque ci sia scritto "binario 15", quanto indicato sul pilastro, ossia, la distanza o che quel binario è posto in fondo alla banchina. In varie stazioni ferroviarie, simili indicazioni, ho notato, sono poste con maggiore evidenza. All’interno di alcuni aeroporti c’è scritto (addirittura!!!) il tempo di percorrenza (medio, è ovvio) da un determinato punto fino alla sala imbarchi o al "gate". Sono certo che Trenitalia o i responsabili della Stazione Termini sapranno provvedere rendendo, quanto prima, "più confortevole" o, almeno, …. "consapevole"… la partenza dal binario 15 di chi -magari, come può accadere ora, non informato- non ha l’attitudine per la corsa alle Olimpiadi nè, pur munito di bagagli, ha addosso la tuta e le scarpe da ginnastica quando scopre di dover correre, in pochissimi minuti, ….. i 400 metri. Roberto Di Napoli

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Tremonti:«Se le banche falliscono banchieri a casa.. o in galera».La mia opinione:”…Tanti dovrebbero stare già da tempo”

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 12 novembre 2008

ParlamentoLa dichiarazione odierna del Ministro Tremonti non può che essere apprezzata e costituire un motivo di speranza per quanti, risparmiatori, consumatori o imprenditori, hanno subito i più gravi soprusi da parte delle banche. La precisazione del Ministro dell’Economia secondo cui i prossimi interventi statali devono essere intesi quali aiuti a tutela del risparmio e non delle banche e che, in caso di fallimento degli istituti di credito, i manager devono andare o a casa o in galera, sarebbe, tuttavia, ancora più apprezzabile se il Ministro prendesse atto che l’attuale crisi in Italia è aggravata anche da altri fatti che costituirebbero il presupposto, già ora, per mandare in galera vari manager se la Giustizia funzionasse correttamente. L’economia italiana nonchè migliaia di famiglie sono state e sono, infatti, gravemente danneggiate a causa di pretese che, sebbene la parte sana, imparziale, onesta e preparata della magistratura, da oltre un decennio, ritiene illegittime, le banche continuano ad avanzare nei confronti delle imprese, di certo, più deboli rispetto alla potenza dei colossi bancari e ai conflitti di interesse presenti in molti magistrati quando si trovano a giudicare. La legittimità di tali pretese, purtroppo, non sempre viene vagliata dai giudici tempestivamente e prima che danneggino gli imprenditori o i clienti bancari. Le banche, infatti, abusando di una norma (art. 50 d.lgs 385/1993) e certificando quali "certi, liquidi ed esigibili" crediti che, invece, tutto sono tranne che certi visto che, spesso, poi, si rivelano infondati all’esito del giudizio (molte volte eccessivamente lungo con costi anche per lo Stato), riescono, spesso, ad ottenere decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi sufficienti a distruggere un’impresa -con conseguente licenziamento dei dipendenti- o a distruggere la serenità, la salute e la dignità di una persona o di famiglie. Non può essere dimenticato -e il Ministro dell’Economia e della Giustizia sanno benissimo- che, nonostante sin dal 1999, la giurisprudenza unanime continua a ribadire il divieto di interessi su interessi, delle commissioni di massimo scoperto non validamente pattuite e il diritto alla restituzione di quanto ingiustamente pagato dalle imprese nel corso del rapporto, le banche, probabilmente certe dell’impunità e della loro onnipotenza, continuano, indisturbate, a richiedere decreti ingiuntivi o istanze di fallimento. A concederli, più di una volta, sono stati magistrati in situazioni, a mio avviso, simili o forse più gravi dei conflitti di interesse di cui quotidianamente si accusa trovarsi Berlusconi o chi, comunque, è stato eletto dal popolo. Posso fornire la prova, infatti, di una sentenza di fallimento emessa, alcuni anni fa, da un collegio composto da un magistrato parte mutuataria (al 4% circa nel 1999), e da un altro giudice, invece, correntista, di quelle stesse banche (rapppresentate da funzionari indagati per usura ed estorsione) che la richiedevano; è nota e, qualche volta, pubblicizzata anche negli uffici giudiziari l’esistenza di convenzioni tra determinate banche e magistrati che, solo per questo motivo, avrebbero l’obbligo, piuttosto che giudicare laddove parte è quella banca, di astenersi e far assegnare la causa ad altro giudice. Solo per avere un’idea di quanto incide il solo addebito di interessi su interessi e di come, spesso, il saldo del conto corrente (soprattutto relativi a rapporti sorti prima del 2000) non coincide con quello che la legge e la giurisprudenza ritengono lecito, faccio un esempio ipotizzando un tipico contratto di conto corrente con apertura di credito ad un tasso "normale" fino a non molti anni fa: l’utilizzo di un affidamento di 100.000.000 di vecchie lire al tasso del 20% annuo dovrebbe diventare, in dieci anni, circa trecentomilioni di vecchie lire; secondo i calcoli della banca, ossia, a causa dell’anatocismo, ne diventerebbero oltre settecento; in vent’anni, si trasformerebbero in oltre un miliardo; se si applica anche la commissione di massimo scoperto dell’1% diventano oltre quattromiliardi. Si pensi a quante imprese fatte fallire, a quante persone o famiglie, ancora oggi, private della serenità e a quanti mutui con ipoteca immobiliare stipulati per coprire debiti, in realtà, insussistenti verso le stesse banche. La pretesa di somme non dovute con la minaccia di azioni legali esercitate per fini diversi da quelli consentiti dall’ordinamento costituisce l’elemento di un grave reato. Sarebbe sufficiente, dunque, Illustre Ministro, che i giudici applicassero severamente le leggi già esistenti per spedire in galera o per mandare a casa -sospendendone le funzioni – vari dirigenti che, ancora in circolazione, continuano, invece, a contribuire alla crisi dell’economia e alla distruzione di tante imprese e famiglie. Sono sicuro che se le banche fossero costrette a rinunciare a pretese illecite e se gli amministratori o direttori fossero severamente puniti -previa sospensione delle funzioni- in caso di richiesta di somme non dovute, si otterrebbero benefici, innanzitutto, nel funzionamento della giustizia civile (e, in primo luogo, nel settore delle esecuzioni immobiliari e mobiliari che verrebbe "depurato" a vantaggio, anche in termini di durata delle procedure, dei creditori effettivi ed onesti); ne deriverebbe, inoltre, di sicuro, un sensibile rilancio dell’economia e della voglia degli imprenditori di "fare impresa" con garanzia della certezza del diritto piuttosto che dell’impunità di tanti estorsori ed usurai impuniti. Roberto Di Napoli

Corriere della Sera.it
ROMA – Lo strumento allo studio del governo per finanziare l’economia e aiutare il sistema bancario ad affrontare la crisi dei mercati sarà quello dell’emissione da parte del Tesoro di prestiti obbligazionari. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, durante un’audizione al Senato, sottolineando che la misura entrerà nel prossimo decreto in via di emanazione. «Uno strumento – Leggi ancora

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Indifferenza e cortesia….. ad alta velocità!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 14 ottobre 2008

Milano Stazione centrale seraCi sono "soggetti" che non hanno la minima consapevolezza delle conseguenze che possono derivare, a volte, dalla propria arroganza e maleducazione. So bene che, a volte, è solo la fretta o la superficialità che, involontariamente, può fare sembrare una persona maleducata pur non essendolo. In alcuni casi, però, non può esistere alcuna giustificazione: specialmente quando, a causa del lavoro o delle funzioni ricoperte, non si può prescindere dalla cortesia necessaria nei confronti del pubblico o degli utenti!
Sono noti i disagi derivanti a chiunque dal ritardo del treno o dell’aereo: si può perdere una coincidenza o, semplicemente, si può essere costretti a snervanti attese. E’ per questo che, in alcuni casi, si ha il diritto all’indennizzo o, addirittura, al risarcimento dei danni. Non avevo mai riflettuto, però, sui pregiudizi maggiori che possono derivare da un ritardo ma, soprattutto, dalla superficialità. So bene cosa si provi, quando si ha un problema grave da affrontare, nel ricevere e subire, piuttosto che un aiuto o un semplice sorriso od incoraggiamento, risposte frettolose o, peggio ancora, la totale indifferenza.
Giorni fa mi trovavo su un treno. Intento a scrivere al pc, ad un certo punto, sono stato colpito dalla disperazione della persona seduta di fronte a me e che, molto educata, distinta e riservata, non avevo considerato prima. Avevo visto che si era avvicinata al mio tavolino un’ "addetta all’assistenza" ma, intento a scrivere, non stavo prestando attenzione al dialogo col passeggero che mi sembrava si stesse lamentando solo del ritardo previsto nell’arrivo. Ad un certo punto, ho notato che quella persona, educatamente ma senza riuscire a nascondere la propria disperazione e sofferenza, non si stava lamentando del semplice ritardo. A causa del disservizio aveva perso la coincidenza e si sentiva offeso dalla risposta (a dir poco) superficiale che aveva ricevuto da un altro addetto cui aveva chiesto di poter salire sul primo treno Eurostar disponibile. Non stava facendo, purtroppo, un viaggio di piacere nè di lavoro! Quando ho sentito i seri motivi di salute e il tono della voce, ho alzato lo sguardo dalla tastiera: sono stato colpito dagli occhi lucidi e dall’insistenza con cui cercava di spiegare il problema e l’ovvia, più facile soluzione. Sottolineava, poi, anche la superficialità con cui gli si era risposto pur dopo avere evidenziato il suo dramma. Mi sono domandato, ancora una volta, se è possibile che una persona, pur quando sofferente, debba disperarsi, sprecare il fiato anche quando la soluzione dovrebbe essere semplice e scontata! Non sono riuscito a rimanere indifferente e continuare ciò che stavo facendo. Ho sentito il dovere di consigliare anch’io all’addetta di  telefonare subito al suo "superiore" e far presente il "caso particolare" in modo da permettere al già sfortunato passeggero di prendere il treno immediatamente successivo a prescindere dalla prenotazione (visto che, tra l’altro, tutto ciò era derivato da un ritardo). A dire il vero è prevalso il buon senso. La telefonata….. è andata a buon fine e il passeggero si è tranquillizzato. Se l’addetto a cui si era rivolto prima fosse stato più efficiente, cortese e, soprattutto, paziente nell’ascoltare (quanto la sua collega), probabilmente, però, si sarebbe evitata ad una persona già con seri problemi di salute oltre mezz’ora di disperazione e gli si sarebbe consentito, almeno, di viaggiare più serenamente. Faccio a quel passeggero i miei più sinceri auguri di una pronta guarigione! Roberto Di Napoli

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Il 4 Ottobre anche io al BARCAMP 2008 sulla crisi della (non) democrazia

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 2 ottobre 2008

Esperimenti democratici

 BarCamp sulla crisi della democrazia, le iniziative e le nuove forme di partecipazione politica necessarie per contrastarla.

Mesi fa, appena sono venuto a conoscenza dell’iniziativa, ho comunicato subito la mia partecipazione al BarCamp organizzato dai radicali e che si svolgerà dal 3 al 5 Ottobre a Roma. In un Paese in cui l’informazione non è, di fatto, pienamente garantita, dove, spesso, si tace ciò che può interessare i cittadini e dove, molte volte, i convegni sui temi più importanti si trasformano in occasioni di scambio di complimenti tra i relatori o in "vetrine" da cui tentare di affascinare, con le parole, i partecipanti -lasciando, raramente, spazio al confronto- l’ultima iniziativa dei radicali non può che essere condivisa. Il Barcamp (sul sito dei radicali viene spiegato il significato del termine: un "tipo di incontro caratterizzato dalla mancanza di una scaletta prefissata di relatori e in cui non esiste un pubblico passivo. I partecipanti all’evento hanno infatti la possibilità di proporre in prima persona una presentazione o un tema di discussione, a cui seguirà una discussione con i presenti) prevede una giornata (quella di Sabato, 4 Ottobre) nella quale verranno trattati tanti e diversi argomenti proposti dagli stessi partecipanti che saranno, dunque, i relatori. Tema sottostante, comunque, dovrebbe essere la crisi della democrazia e le iniziative per contrastarla. Non c’è una "scaletta" prefissata e, su ogni argomento, deve essere lasciato spazio al confronto con il pubblico.

Ho già proposto, come tema che mi piacerebbe trattare e che potrebbe interessare il pubblico, il problema della crisi delle imprese e il ruolo del sistema bancario tra usura, lentezza dei processi ed assenza di aiuti agli imprenditori vittime di usura bancaria.  Roberto Di Napoli

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Svendita (o fallimento?) ALITALIA: quando saranno accertate le cause e i responsabili della crisi? e se anche le banche…..

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 19 settembre 2008

Giorni fa mi è capitato di leggere i dati di un sondaggio relativo alle opinioni dei cittadini sulle possibili soluzioni della crisi Alitalia. La maggioranza, se ho capito bene, avrebbe preferito il salvataggio della compagnia di bandiera e sarebbe stata favorevole all’acquisizione da parte della Cai. Una percentuale inferiore avrebbe preferito il fallimento. Oggi, secondo le ultime notizie, la Cai avrebbe ritirato l’offerta. Quale cittadino non mi dispiace: ciò non significa che mi farebbe piacere il fallimento di Alitalia. Anzi. Se avessi dovuto esprimere la mia preferenza, la mia opinione sarebbe stata compresa tra i "Non so".  L’acquisizione della compagnia da parte della cordata di imprenditori sarebbe stata (e sarebbe, se dovessero permanere le stesse condizioni anche nei confronti di altri, eventuali offerenti), secondo me, la soluzione peggiore, la più scandalosa. Non mi riferisco solo alle conseguenze per  i lavoratori: mi riferisco, soprattutto, alla possibilità di fare acquisire da una società solo la parte "sana", solo l’"attivo", lasciando i debiti agli azionisti! Credo che soltanto in Italia sia stata trovata -e si sarebbe potuta trovare- una soluzione del genere: un affare per un gruppetto di imprenditori! La legge che consente una simile soluzione, a mio avviso, sembra una distrazione "legalizzata" di beni di un’impresa in dissesto piuttosto che lo strumento giuridico per salvaguardare un’azienda, i creditori, i lavoratori e gli azionisti. Il mio vero desiderio, quale cittadino, è che l’inchiesta, che, a quanto pare, sarebbe stata aperta dai competenti magistrati penali, continui nella maniera più efficiente; che si accertino, magari, le cause e i responsabili (se ce ne sono) della situazione economica in cui l’azienda è precipitata negli ultimi anni. Mi pongo, poi, alcune domande che mi farebbe piacere si ponesse anche qualche parlamentare e, soprattutto, chi può (e dovrebbe) individuare le cause dell’insolvenza. Faccio alcune premesse: ogni impresa ha, in genere, la necessità di essere finanziata da istituti di credito; è noto che, in Italia, per oltre cinquant’anni, sono stati applicati dagli istituti di credito ad ogni cliente-impresa interessi su interessi e altri oneri di cui la legge e la giurisprudenza vieta l’addebito. Ci sono (e tantissime sono state già vinte) migliaia di cause contro banche per la restituzione di quanto pagato in più, nel corso del rapporto, rispetto al giusto dovuto e, in alcuni casi, anche per il risarcimento dei danni. Mi chiedo: è possibile che Alitalia non abbia mai avuto rapporti con le banche? Se la compagnia di bandiera, nel corso di una storia durata mezzo secolo, ha intrattenuto rapporti con gli istituti di credito, è certo che non debba avere soldi indietro o che non abbia diritto ad ottenere una riduzione dell’eventuale passivo verso il sistema creditizio? Nell’ipotesi in cui Alitalia, effettivamente, sia stata trattata, in cinquant’anni, come ogni impresa italiana (ossia, con addebiti di interessi, commissioni, oneri, ecc. non dovuti), gli amministratori hanno esercitato tutte le azioni previste dalla legge al fine di rideterminare l’esatta posizione debitoria? Può darsi che la compagnia sarebbe ugualmente nella situazione di insolvenza in cui si trova (anche a causa di sprechi, di scelte aziendali sbagliate, della concorrenza di altri vettori, del costo del petrolio, ecc.). Ho la sensazione, però, che la situazione economico-patrimoniale, oggi, sarebbe, comunque, diversa. Credo che ogni cittadino abbia il diritto di aspettarsi (dal Parlamento, dalla magistratura, dal Commissario Straordinario e da qualsiasi pubblico ufficiale abbia il potere-dovere di indagare) la massima chiarezza sulle ragioni che hanno determinato la crisi di un’impresa, di un’azienda che appartiene (o apparteneva) al Paese e che avrebbe avuto, sicuramente, ogni potenzialità da suscitare l’interesse dei maggiori vettori aerei. Finchè non emergerà una tale chiarezza, finchè non saranno individuate le cause e gli eventuali responsabili della situazione in cui è precipitata nel corso degli ultimi anni, resteranno i dubbi se sia stato fatto davvero tutto per salvaguardare la compagnia; aumenteranno, anzi, nei cittadini, i sospetti che non sia stato fatto tutto il possibile per evitare una svendita ad affaristi interessati o, ancora peggio, il fallimento. Rimarrà, come sempre, l’unica certezza: che siamo in Italia, nel Bel Paese! Roberto Di Napoli

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