IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘anatocismo’ Category

Tremonti:«Se le banche falliscono banchieri a casa.. o in galera».La mia opinione:”…Tanti dovrebbero stare già da tempo”

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 12 novembre 2008

ParlamentoLa dichiarazione odierna del Ministro Tremonti non può che essere apprezzata e costituire un motivo di speranza per quanti, risparmiatori, consumatori o imprenditori, hanno subito i più gravi soprusi da parte delle banche. La precisazione del Ministro dell’Economia secondo cui i prossimi interventi statali devono essere intesi quali aiuti a tutela del risparmio e non delle banche e che, in caso di fallimento degli istituti di credito, i manager devono andare o a casa o in galera, sarebbe, tuttavia, ancora più apprezzabile se il Ministro prendesse atto che l’attuale crisi in Italia è aggravata anche da altri fatti che costituirebbero il presupposto, già ora, per mandare in galera vari manager se la Giustizia funzionasse correttamente. L’economia italiana nonchè migliaia di famiglie sono state e sono, infatti, gravemente danneggiate a causa di pretese che, sebbene la parte sana, imparziale, onesta e preparata della magistratura, da oltre un decennio, ritiene illegittime, le banche continuano ad avanzare nei confronti delle imprese, di certo, più deboli rispetto alla potenza dei colossi bancari e ai conflitti di interesse presenti in molti magistrati quando si trovano a giudicare. La legittimità di tali pretese, purtroppo, non sempre viene vagliata dai giudici tempestivamente e prima che danneggino gli imprenditori o i clienti bancari. Le banche, infatti, abusando di una norma (art. 50 d.lgs 385/1993) e certificando quali "certi, liquidi ed esigibili" crediti che, invece, tutto sono tranne che certi visto che, spesso, poi, si rivelano infondati all’esito del giudizio (molte volte eccessivamente lungo con costi anche per lo Stato), riescono, spesso, ad ottenere decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi sufficienti a distruggere un’impresa -con conseguente licenziamento dei dipendenti- o a distruggere la serenità, la salute e la dignità di una persona o di famiglie. Non può essere dimenticato -e il Ministro dell’Economia e della Giustizia sanno benissimo- che, nonostante sin dal 1999, la giurisprudenza unanime continua a ribadire il divieto di interessi su interessi, delle commissioni di massimo scoperto non validamente pattuite e il diritto alla restituzione di quanto ingiustamente pagato dalle imprese nel corso del rapporto, le banche, probabilmente certe dell’impunità e della loro onnipotenza, continuano, indisturbate, a richiedere decreti ingiuntivi o istanze di fallimento. A concederli, più di una volta, sono stati magistrati in situazioni, a mio avviso, simili o forse più gravi dei conflitti di interesse di cui quotidianamente si accusa trovarsi Berlusconi o chi, comunque, è stato eletto dal popolo. Posso fornire la prova, infatti, di una sentenza di fallimento emessa, alcuni anni fa, da un collegio composto da un magistrato parte mutuataria (al 4% circa nel 1999), e da un altro giudice, invece, correntista, di quelle stesse banche (rapppresentate da funzionari indagati per usura ed estorsione) che la richiedevano; è nota e, qualche volta, pubblicizzata anche negli uffici giudiziari l’esistenza di convenzioni tra determinate banche e magistrati che, solo per questo motivo, avrebbero l’obbligo, piuttosto che giudicare laddove parte è quella banca, di astenersi e far assegnare la causa ad altro giudice. Solo per avere un’idea di quanto incide il solo addebito di interessi su interessi e di come, spesso, il saldo del conto corrente (soprattutto relativi a rapporti sorti prima del 2000) non coincide con quello che la legge e la giurisprudenza ritengono lecito, faccio un esempio ipotizzando un tipico contratto di conto corrente con apertura di credito ad un tasso "normale" fino a non molti anni fa: l’utilizzo di un affidamento di 100.000.000 di vecchie lire al tasso del 20% annuo dovrebbe diventare, in dieci anni, circa trecentomilioni di vecchie lire; secondo i calcoli della banca, ossia, a causa dell’anatocismo, ne diventerebbero oltre settecento; in vent’anni, si trasformerebbero in oltre un miliardo; se si applica anche la commissione di massimo scoperto dell’1% diventano oltre quattromiliardi. Si pensi a quante imprese fatte fallire, a quante persone o famiglie, ancora oggi, private della serenità e a quanti mutui con ipoteca immobiliare stipulati per coprire debiti, in realtà, insussistenti verso le stesse banche. La pretesa di somme non dovute con la minaccia di azioni legali esercitate per fini diversi da quelli consentiti dall’ordinamento costituisce l’elemento di un grave reato. Sarebbe sufficiente, dunque, Illustre Ministro, che i giudici applicassero severamente le leggi già esistenti per spedire in galera o per mandare a casa -sospendendone le funzioni – vari dirigenti che, ancora in circolazione, continuano, invece, a contribuire alla crisi dell’economia e alla distruzione di tante imprese e famiglie. Sono sicuro che se le banche fossero costrette a rinunciare a pretese illecite e se gli amministratori o direttori fossero severamente puniti -previa sospensione delle funzioni- in caso di richiesta di somme non dovute, si otterrebbero benefici, innanzitutto, nel funzionamento della giustizia civile (e, in primo luogo, nel settore delle esecuzioni immobiliari e mobiliari che verrebbe "depurato" a vantaggio, anche in termini di durata delle procedure, dei creditori effettivi ed onesti); ne deriverebbe, inoltre, di sicuro, un sensibile rilancio dell’economia e della voglia degli imprenditori di "fare impresa" con garanzia della certezza del diritto piuttosto che dell’impunità di tanti estorsori ed usurai impuniti. Roberto Di Napoli

Corriere della Sera.it
ROMA – Lo strumento allo studio del governo per finanziare l’economia e aiutare il sistema bancario ad affrontare la crisi dei mercati sarà quello dell’emissione da parte del Tesoro di prestiti obbligazionari. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, durante un’audizione al Senato, sottolineando che la misura entrerà nel prossimo decreto in via di emanazione. «Uno strumento – Leggi ancora

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Svendita (o fallimento?) ALITALIA: quando saranno accertate le cause e i responsabili della crisi? e se anche le banche…..

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 19 settembre 2008

Giorni fa mi è capitato di leggere i dati di un sondaggio relativo alle opinioni dei cittadini sulle possibili soluzioni della crisi Alitalia. La maggioranza, se ho capito bene, avrebbe preferito il salvataggio della compagnia di bandiera e sarebbe stata favorevole all’acquisizione da parte della Cai. Una percentuale inferiore avrebbe preferito il fallimento. Oggi, secondo le ultime notizie, la Cai avrebbe ritirato l’offerta. Quale cittadino non mi dispiace: ciò non significa che mi farebbe piacere il fallimento di Alitalia. Anzi. Se avessi dovuto esprimere la mia preferenza, la mia opinione sarebbe stata compresa tra i "Non so".  L’acquisizione della compagnia da parte della cordata di imprenditori sarebbe stata (e sarebbe, se dovessero permanere le stesse condizioni anche nei confronti di altri, eventuali offerenti), secondo me, la soluzione peggiore, la più scandalosa. Non mi riferisco solo alle conseguenze per  i lavoratori: mi riferisco, soprattutto, alla possibilità di fare acquisire da una società solo la parte "sana", solo l’"attivo", lasciando i debiti agli azionisti! Credo che soltanto in Italia sia stata trovata -e si sarebbe potuta trovare- una soluzione del genere: un affare per un gruppetto di imprenditori! La legge che consente una simile soluzione, a mio avviso, sembra una distrazione "legalizzata" di beni di un’impresa in dissesto piuttosto che lo strumento giuridico per salvaguardare un’azienda, i creditori, i lavoratori e gli azionisti. Il mio vero desiderio, quale cittadino, è che l’inchiesta, che, a quanto pare, sarebbe stata aperta dai competenti magistrati penali, continui nella maniera più efficiente; che si accertino, magari, le cause e i responsabili (se ce ne sono) della situazione economica in cui l’azienda è precipitata negli ultimi anni. Mi pongo, poi, alcune domande che mi farebbe piacere si ponesse anche qualche parlamentare e, soprattutto, chi può (e dovrebbe) individuare le cause dell’insolvenza. Faccio alcune premesse: ogni impresa ha, in genere, la necessità di essere finanziata da istituti di credito; è noto che, in Italia, per oltre cinquant’anni, sono stati applicati dagli istituti di credito ad ogni cliente-impresa interessi su interessi e altri oneri di cui la legge e la giurisprudenza vieta l’addebito. Ci sono (e tantissime sono state già vinte) migliaia di cause contro banche per la restituzione di quanto pagato in più, nel corso del rapporto, rispetto al giusto dovuto e, in alcuni casi, anche per il risarcimento dei danni. Mi chiedo: è possibile che Alitalia non abbia mai avuto rapporti con le banche? Se la compagnia di bandiera, nel corso di una storia durata mezzo secolo, ha intrattenuto rapporti con gli istituti di credito, è certo che non debba avere soldi indietro o che non abbia diritto ad ottenere una riduzione dell’eventuale passivo verso il sistema creditizio? Nell’ipotesi in cui Alitalia, effettivamente, sia stata trattata, in cinquant’anni, come ogni impresa italiana (ossia, con addebiti di interessi, commissioni, oneri, ecc. non dovuti), gli amministratori hanno esercitato tutte le azioni previste dalla legge al fine di rideterminare l’esatta posizione debitoria? Può darsi che la compagnia sarebbe ugualmente nella situazione di insolvenza in cui si trova (anche a causa di sprechi, di scelte aziendali sbagliate, della concorrenza di altri vettori, del costo del petrolio, ecc.). Ho la sensazione, però, che la situazione economico-patrimoniale, oggi, sarebbe, comunque, diversa. Credo che ogni cittadino abbia il diritto di aspettarsi (dal Parlamento, dalla magistratura, dal Commissario Straordinario e da qualsiasi pubblico ufficiale abbia il potere-dovere di indagare) la massima chiarezza sulle ragioni che hanno determinato la crisi di un’impresa, di un’azienda che appartiene (o apparteneva) al Paese e che avrebbe avuto, sicuramente, ogni potenzialità da suscitare l’interesse dei maggiori vettori aerei. Finchè non emergerà una tale chiarezza, finchè non saranno individuate le cause e gli eventuali responsabili della situazione in cui è precipitata nel corso degli ultimi anni, resteranno i dubbi se sia stato fatto davvero tutto per salvaguardare la compagnia; aumenteranno, anzi, nei cittadini, i sospetti che non sia stato fatto tutto il possibile per evitare una svendita ad affaristi interessati o, ancora peggio, il fallimento. Rimarrà, come sempre, l’unica certezza: che siamo in Italia, nel Bel Paese! Roberto Di Napoli

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Seminario a Bologna su anatocismo e vizi nei contratti bancari

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 4 giugno 2008

 

Ringrazio, oltre che la Fondazione Forense Bolognese per avermi invitato quale relatore, i colleghi bolognesi e quanti, partecipandovi, mi hanno onorato della loro considerazione. Roberto Di Napoli

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La banca notifica decreto ingiuntivo pretendendo interessi su interessi?Fallito un altro tentativo di percepire somme non dovute

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 19 Maggio 2008

Tribunale Procura BresciaRitengo assurdo ed inconcepibile, come ho già scritto altre volte, che, malgrado sia consolidato il principio secondo cui le banche non possano richiedere il pagamento di interessi su interessi (soprattutto nei contratti stipulati prima del 2000), esse continuino, impunemente, a richiedere somme non dovute. E’ un comportamento, a mio giudizio, che meriterebbe l’applicazione di severe sanzioni non solo civilistiche ma anche penali ed amministrative. Non sempre, infatti, è possibile difendersi tempestivamente e scongiurare ogni pericolo determinato dall’attività dell’istituto di credito. Se quest’ultimo, infatti, presenta al Giudice un ricorso per decreto ingiuntivo, accade quasi sempre che il magistrato lo concede dietro la semplice esibizione degli estratti conto salvo, poi, ovviamente, l’opposizione da parte del correntista. Nel caso in cui questo sia un imprenditore, quel decreto ingiuntivo -anche se poi revocato- può determinare danni gravissimi all’impresa. Se, poi, è ottenuto dalla banca con la clausola di provvisoria esecuzione, ciò può determinare la distruzione della piccola-media impresa o il suo fallimento. E’ vero che il debitore (o meglio colui che appare tale) può opporsi ma, nel frattempo, la banca può agire pignorando beni mobili, immobili o i crediti verso terzi. Il codice di procedura civile e la giurisprudenza sono molto chiari: deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo nel caso in cui, successivamente all’opposizione, emerga il difetto di valida prova del credito ingiunto o della validità delle ragioni creditorie. Il problema è che non sempre ciò avviene.

A Brescia, lo scorso 15 Maggio, ho avuto, ancora una volta, la dimostrazione che esistono anche giudici sereni ed imparziali. Un’importante banca locale aveva ottenuto (il giorno dopo la spedizione della lettera con cui comunicava il recesso dal contratto) un decreto ingiuntivo contro un’ impresa ex correntista malgrado l’addebito, nel corso dell’intero rapporto, di interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto e differenza valuta che hanno alterato la posizione contabile a vantaggio dell’istituto di credito. Proposta opposizione, la banca si è continuata a difendere sostenendo la legittimità dell’anatocismo e, addirittura, manifestando di non condividere la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 21095/2004 (sarebbe valida, secondo la banca, la delibera della Confederazione Generale Fascista del 1929 e non il ragionamento della Corte di Cassazione del 2004). In udienza, addirittura, si è tentato di sostenere anche la legittimità della capitalizzazione trimestrale (anche prima del 2000) asserendosi la reciprocità. Il giudice, tuttavia, dopo avere ascoltato con molta pazienza ed attenzione i difensori di entrambe le parti (anche ciò va apprezzato considerato che ci sono giudici che, a causa del "carico del ruolo", decidono in pochi minuti questioni complesse che possono compromettere la vita delle imprese, delle persone o delle famiglie) non ha ritenuto legittima la giustificazione del potente istituto di credito e, accogliendo quanto richiesto, per conto degli opponenti, da me e i colleghi codifensori, ha sospeso la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo (clicca qui per leggere il provvedimento e una breve nota). Dovrebbe essere un esito ovvio ma non sempre, invece, è prevedibile. Leggo, quasi ogni giorno, la frase "La legge è uguale per tutti": il problema, forse, è l’interpretazione diversa (qualche volta "singolare" o abnorme) pur in casi identici

Può capitare, infatti, che per identiche questioni e magari tra le stesse parti, a pochi metri di distanza, un giudice provveda in modo completamente opposto da quanto deciso dal collega. Giorni fa, davanti a due diversi giudici, di fronte alla mia richiesta di concessione di un breve termine per consentire una difesa efficiente (essendosi, la controparte, costituita in udienza), diversi sono stati i provvedimenti emessi a distanza di circa dieci minuti e a meno di dieci metri. Un giudice ha concesso il termine ritenendo ciò un diritto ed un principio ovvio (come si fa a discutere se non si è avuto nemmeno un minuto per leggere quanto depositato, poco prima, dalla controparte?); l’altro, invece, non solo non ha concesso alcun termine (nemmeno dieci minuti che, comunque, sarebbero stati insufficienti essendo, il caso, complesso) ma ha manifestato di ritenere validissime alcune clausole contrattuali che, in ogni parte d’Italia, sono ritenute nulle. La mia difesa è stata identica in entrambi i casi (essendo identiche le parti e le ragioni di invalidità dei rapporti intercorsi) e non so quale "errore difensivo" possa avere commesso. Le porte delle aule dei due giudici si affacciano, una di fronte all’altra, sullo stesso corridoio; mi chiedo: avrò sbagliato porta? Roberto Di Napoli 

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Rialzati, Italia! Cominciamo a far rialzare gli imprenditori?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 3 Maggio 2008

Vota Berlusconi - Pdl - Popolo della Libertà

Uno degli slogan diffusi dal Pdl durante la campagna elettorale, attraverso manifesti e volantini sparsi in ogni parte d’Italia, è stato: "Rialzati, Italia!". Quale cittadino e quale legale di alcune imprese in contoversie contro istituti di credito vedo una tristissima realtà economica che, a mio modesto avviso, può compromettere ancora di più l’economia dell’intero Paese coi conseguenti, immaginabili effetti nocivi anche sull’occupazione. L’attuale crisi economica sta colpendo, infatti, le imprese e le famiglie dal Nord al Sud Italia. Uniche società che continuano a registrare utili incredibili e con guadagni ultramilionari ai dirigenti sembrano essere le banche. Com’è possibile tutto questo? Com’è possibile che, in ogni Tribunale d’Italia, siano così numerosi i procedimenti per decreto ingiuntivo, le esecuzioni immobiliari e, talvolta, le istanze di fallimento presentate da banche nei confronti di imprese che non pagano? Sono davvero, queste ultime, tutte indebitate nei confronti degli istituti di credito? Non credo. La giurisprudenza, ormai da un decennio, ha stabilito e continua a riconoscere, ogni giorno, che le banche non possono pretendere (soprattutto relativamente ai contratti stipulati prima del 2000) il pagamento di interessi su interessi e devono restituire quanto, a tal titolo, percepito nel corso degli anni; varie sentenze hanno riconosciuto, poi, l’illegittimità di vari altri oneri. Non sempre, però, le ingiuste pretese sono contestate e, così, allora, nel corso del rapporto, il saldo di cui la banca richiede il pagamento aumenta; poi, l’istituto di credito presenta il ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti dell’impresa che, a guardare l’estratto conto, potrebbe apparire "a debito" mentre, invece, come accade spesso all’esito del giudizio, o non è debitrice o lo è ma di importi ben inferiori. E’ a causa di questo meccanismo perverso che  le imprese vengono distrutte o fatte fallire! Ci sono tantissimi giudici attenti, rigorosi che, addirittura, non concedono il decreto ingiuntivo quando, dall’esame della documentazione esibita, emerge l’illegittimità della pretesa; altri giudici, addirittura, in alcuni casi, hanno trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica. Ci sono, però, anche altri giudici che, pur avendo un debito nei confronti di quella stessa banca o altre agevolazioni, non si astengono dal giudicare così come, invece, il codice di rito impone o giudici che, malgrado la giurisprudenza consolidatasi, sono restii o ritardano a sospendere la provvisoria esecuzione ad un provvedimento ottenuto inaudita altera parte pur quando si prova l’invalidità del rapporto. Così, però, si può correre il rischio di determinare il fallimento di un’impresa e, magari, il licenziamento dei dipendenti! Non occorrono nuove leggi affinchè conflitti d’interesse o provvedimenti abnormi siano scongiurati. Le norme ci sono e devono, soltanto, essere applicate allo stesso modo. Ci sarebbe, allora, un rimedio all’"eccessiva discrezionalità" o ad alcuni "conflitti d’interesse" per obbligare ad una più attenta valutazione e impedire che imprese possano essere distrutte pur quando dagli atti emerge l’illegittimità della pretesa della banca: una seria riforma dell’ordinamento giudiziario e della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati. Aumenterebbe, innanzitutto, la fiducia dei cittadini nella Giustizia. Se si obbligasse ad applicare severamente l’attuale normativa e la giurisprudenza ormai consolidatasi in materia, sono certo, poi, che, nelle controversie con gli istituti, milioni di imprese respirerebbero un sospiro di sollievo: ne riceverebbero benefici effetti gli imprenditori ma anche i dipendenti e le loro famiglie. Lo slogan del Pdl, durante la campagna elettorale, è stato: "Rialzati, Italia!". Perchè non si comincia a consentire il rilancio delle imprese, delle industrie, degli imprenditori-datori di lavoro di milioni di occupati o di potenziali soggetti da assumere? Basterebbe far rispettare la normativa e introdurre severissime sanzioni a carico degli istituti di credito che minaccino il fallimento o azioni ingiuste a quegli amministratori che si rifiutano di pagare somme che la legge e la giurisprudenza riconosce non dovute. Non basta il plauso a qualche associazione che minaccia di espellere gli industriali che si rifiutano di pagare il pizzo! Ciò è doveroso e potrebbe essere sufficiente in un singolo ambiente contaminato dalla criminalità organizzata. Servono, però, efficaci misure per garantire sicurezza agli imprenditori che sono o sono state vittime di un racket o di una forma di usura altrettanto pericolosa: quella bancaria che, finora, da parte di alcuni giudici, è stata tollerata, finanche, quando sono risultati tassi d’interesse accertati dalle Procure fino al 300% mentre, da parte di altri  magistrati coraggiosi, seri ed equilibrati (ce ne sono tantissimi), è stata riconosciuta equiparabile all’usura criminale a tal punto da ordinare al Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle inziative antiracket l’accesso dell’imprenditore (vittima di usura bancaria) ai benefici previsti dalla normativa. Il partito del Popolo della Libertà -che (a quanto mi risulta dalla lettura di un recente servizio su un autorevole quotidiano economico finanziario) sarebbe l’unico partito non indebitato- non dovrebbe esitare a far rispettare l’attuale normativa. Sarebbe il primo passo per obbedire alle promesse fatte, fra cui, quella di rilanciare l’Italia. Il rilancio dell’economia e dell’amministrazione della giustizia dovrebbe essere la priorità; consentire alle imprese di respirare e di affrancarle dall’usura bancaria (anche attraverso una seria riforma dell’ordinamento giudiziario che limiti l’eccessiva discrezionalità o determinati conflitti d’interesse) dovrebbe essere l’indispensabile presupposto: aumentrebbe, quasi sicuramente, anche l’occupazione senza nemmeno necessità di far diminuire il gettito fiscale (attraverso le frequenti agevolazioni in favore di chi assume) che incide, di certo, sul bilancio delle imprese ma non di più di debiti non sempre effettivi verso gli istituti di credito! Roberto Di Napoli 

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Il racket nell’antiracket? Presumo l’innocenza ma ….. il Ministro degli Interni dovrebbe prendere provvedimenti. Basta!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 7 aprile 2008

Ho sempre detto e scritto anche su questo mio blog che non si possono esprimere giudizi se non si conoscono le carte, ossia gli atti. Credo, poi, nella presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva. In alcuni casi, anzi, distinguendo la verità storica da quella giudiziaria, sono ancora più garantista: credo nella presunzione d’innocenza ancora oltre il provedimento giudiziario che ritengo, pur sempre, il risultato di un giudizio umano. Fatta questa premessa, consiglio a tutti (vittime e cittadini) di leggere un bellissimo articolo di Riccardo Bocca su "L’Espresso" n. 13 del 3 Aprile 2008. Mi è piaciuto per più di un motivo: innanzitutto perchè apprezzo il lavoro di chi, con coraggio e con evidente passione per il proprio lavoro, assicura a tutti il diritto-dovere di informare e di essere informati. E’ solo l’informazione, infatti, che, davvero, fa paura a chi cerca di nascondere. In secondo luogo, l’articolo mi è piaciuto perchè il caso narrato e sul quale, da quanto mi è dato capire, vi sono indagini da parte della magistratura, manifesterebbe (sempre se quanto denunciato dovesse trovare conferma nei provvedimenti da parte dei giudici competenti) le mie stesse perplessità e i miei dubbi sull’efficienza della struttura di tutela delle vittime di usura ed estorsione. Le denunce di un imprenditore (oggetto dell’interessante servizio), farebbero capire che un membro del Comitato di solidarietà avrebbe accettato un regalo da parte della vittima, a sua volta consigliata da altri, per ottenere con maggiore celerità la seconda parte del beneficio economico cui aveva diritto (non apprezzo, invece, quanto mi è dato di capire, ossia, che la vittima non avrebbe denunciato se avesse ottenuto l’intero beneficio (?); se dovessi avere capito bene, infatti, in tal caso, l’attuale vittima sarebbe, allora, un potenziale corruttore che non avrebbe denunciato se fosse stato interamente soddisfatto).

Non voglio esprimere alcun commento sulla fondatezza della denuncia perchè ciò non spetta a me nè conosco gli atti processuali. Saranno i giudici a valutare se, davvero, un membro del Comitato di solidarietà per le vittime di usura ed estorsione, ha accettato ….. un regalo. Quale figlio di una vittima e quale legale, però, di certo, non ho visto una particolare professionalità nè nelle prefetture nè nell’apposita struttura centrale che dovrebbe essere di coordinamento oltre che di deliberazione dei benefici previsti dalla normativa. Anzi. Ho visto, anche incontrando altre persone offese dall’estorsione bancaria o leggendo vari provvedimenti, l’annullamento di alcuni atti del Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura (che, per legge, presiede il Comitato di solidarietà). Dalla lettura della normativa (che non brilla, a mio avviso, per chiarezza ma, nemmeno, è così confusa da impedire un’interpretazione secondo i criteri di interpretazione della legge) e dalla campagna pubblicitaria, una vittima è indotta a credere che denunciare l’usuraio e l’estorsore conviene sempre e comunque. La mia famiglia, dopo avere denunciato l’usura e l’estorsione bancaria, aveva chiesto al Comitato di solidarietà di accedere ai benefici tramite l’erogazione del mutuo e dell’elargizione. Aveva chiesto anche che venisse sospesa ogni procedura esecutiva ex art. 20 l. 44/99. Una prima volta, nell’ambito di un processo per usura ed estorsione, il Commissario Straordinario aveva rigettato la domanda (sostenendo, con una tesi, oggi, smentita dai giudici competenti, che il fallito non potesse accedere ai benefici; come dire che se l’usuraio o l’estorsore dicesse "pagami sennò ti faccio fallire e, poi, lo Stato non ti può più aiutare", la vittima dovrebbe pagarlo per non perdere i benefici) e il Prefetto di Lecce negato la sospensione della vendita dei beni tra cui l’abitazione della mia famiglia; una seconda volta, ottenuta la sospensione ex art. 20 l. 44/99 in seguito ai pareri conformi del Presidente del Tribunale e del Prefetto di Roma, il Giudice dell’esecuzione di Gallipoli non ne ha voluto prendere atto determinando, così, il 19 Ottobre 2006 lo sfratto dall’abitazione (quel giorno vigeva, addirittura, il blocco degi sfratti, oltre che la predetta sospensione ex art. 20 l. 44/99). Questa è la tutela delle vittime che ho visto nel caso che ha coinvolto la mia famiglia! Spero che il membro del Comitato e gli altri soggetti coinvolti nell’episodio oggetto dell’articolo su "L’Espresso" siano estranei ai fatti denunciati e lo dimostrino. Ritengo inconcepibile, però, dopo vari servizi dei massmedia su casi paradossali di cui sono state oggetto alcune vittime di usura e, forse, anche "dell’antiusura" e, soprattutto, dopo l’annullamento di alcuni atti emanati dagli organi di quella struttura, che il Ministro degli Interni non prenda provvedimenti volti ad assicurare, innanzitutto, il prestigio e l’immagine di trasparenza di cui deve godere, verso l’opinione pubblica, chi ha delicate funzioni, nonché, al fine di garantire anche  la massima professionalità, serietà ed equilibrio di chi ha il compito istituzionale di offrire tutela e pronta solidarietà alle vittime (sia di usura ed estorsione criminale che bancaria). Finchè continueranno a verificarsi episodi discutibili quanto quelli accaduti finora, io, così come qualsiasi cittadino, potrei pensare che provvedimenti "singolari" possano essere dettati, piuttosto che da una diversa interpretazione delle norme (anche se la professionalità e seria preparazione che, per legge, devono avere gli addetti alla struttura escluderebbero provvedimenti come quelli, poi, annullati dai giudici), dalle "temporanee" fantasie che può esternare chi, secondo quanto ho capito leggendo quel servizio sulla denuncia dell’imprenditore siciliano, avrebbe pure accettato di partecipare a un festino erotico per accelerare la procedura di risarcimento………E, poi, ci dovremmo scandalizzare se una partecipante a Grande Fratello  si fa notare in atteggiamenti "equivoci", solo perchè, quale medico, potrebbe avere leso il prestigio della categoria! Che Paese di mer…..aviglie!!! Roberto Di Napoli

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Usura bancaria e solidarietà: le associazioni cattoliche aiutano le vittime?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 11 marzo 2008

Un mese fa ero rimasto dispiaciuto per non avere sentito, a Lecce, in un convegno sull’usura e sulla cultura della legalità (con illustri relatori), nemmeno una parola sull’usura e sull’estorsione bancaria.

Oggi apprendo che, anche nel (ricco?) Veneto, in un recente convegno tenutosi all’interno di un’università e, dunque, in una sede dove chiunque potrebbe immaginarsi di potere parlare, esprimere le proprie idee, fornire i propri contributi e le proprie esperienze, ……. gli interventi erano programmati e non c’è stato tempo per far parlare le vittime.

Ma, forse, non ho capito bene: hanno parlato soltanto gli scienziati? Ci sono convegni, tavole rotonde in cui il dibattito è ben gradito. Perchè, quando si tratta di determinati temi, non è consentita "facoltà di replica"? Gli organizzatori di simili eventi sarebbero, secondo me, molto più apprezzati se, nel curarne la pubblicizzazione, scrivessero su manifesti, locandine, ecc., al posto di "convegno", "monologo". 

Sarebbe più conforme alla realtà e all’intenzione dei relatori….. fedeli al programma ma, evidentemente, poco rispettosi delle opinioni altrui.

Qualche "benpensante" starà già pensando che se in alcuni convegni non si fanno parlare le vittime di usura bancaria, significa, evidentemente, che l’"usura bancaria" non esiste e queste sono soltanto dei poveri disgraziati, falliti, pazzi ed ignoranti. Consiglio, allora, di leggere alcuni provvedimenti (soprattutto dei giudici amministrativi o penali) che hanno affermato il contrario!

E’ davvero triste assistere all’indifferenza, alla mancanza di solidarietà o di sostegno proprio da parte di chi potrebbe offrire validi e preziosi aiuti e che, magari, ogni giorno, pensa di poter ……. insegnare ad aiutare il prossimo!

Ho molto apprezzato le riflessioni del dott. Frescura  contenute in una lettera pubblicata su un quotidiano on line e che, avendola ricevuta, inserisco, volentieri, anche io, tra le righe di questo mio post. Sarebbe incoraggiante se tutte le associazioni cattoliche si manifestassero più sensibili al problema. Roberto Di Napoli 

http://www.fainotizia.it/user/roberto-di-napoli

Riporto la lettera di Gianni Frescura pubblicata anche sul quotidiano on line www.effedieffe.com 

"Egregio Direttore,

 

Le segnalo che ho contattato alcune volte l’Associazione Beato Tovini che, per conto della Chiesa veneta, si occuperebbe di assistere gli usurati, per chiedere se possono fare qualcosa per gli usurati bancari, ma non ho mai avuto alcuna risposta.

 

Mi chiedo se dipende dal fatto che lo stesso Beato Tovini sia un (bresciano) fondatore di banche, ma resta il fatto che i suoi membri non sembrano particolarmente interessati ne ad approfondire l’argomento (nonostante l’invito ad essi rivolto espressamente dal  Patriarca di Venezia Scola) ne ad occuparsi in concreto degli "usurati bancari", che qui nel Veneto sono la stragrande maggioranza delle persone ridotte sul lastrico dalla voracità delle banche usuraie (spesso dirette da cattolici praticanti e ferventi sostenitori, forse con i soldi dell’usura e pertanto in violazione del divieto canonico, delle iniziative ecclesiastiche).

 

Ho appurato che la trentina di denunce per usura all’esame del comitato antiusura della Prefettura di Vicenza sono quasi tutte relative all’usura bancaria e ritengo che nelle altre province del nord est la situazione sia simile.

 

Ricordo che sulla questione dell’usura, sotto il profilo del diritto canonico, è ancora applicabile quanto prescrive l’enciclica Vix Pervenit di papa Benedetto XIV° (Prospero Lambertini) emanata nel 1745.

 

Dopo aver approfondito il tema anche in riferimento al diritto statale sono arrivato alla conclusione che il problema dell’usura è soprattutto culturale; non si è (ancora) ben capito che la relativa normativa penale e civile è diretta soprattutto contro le banche/finanziarie che sono i principali potenziali usurai, facendo per professione i datori di credito (più che i prestatori di danaro) e pertanto dovrebbero essere guardati con sospetto (ci dovrebbe essere un cartello all’entrata delle banche/finanziarie con scritto: Attenzione ! vi possono imbrogliare, come sui pacchetti delle sigarette); ciò è dimostrato in modo inequivocabile dall’elenco dei contratti potenzialmente soggetti ad usura e per i quali, ogni tre mesi, il Ministero pubblica in G.U. il tasso medio degli interessi richiesti e da cui si ricava il tasso soglia: sono tutti contratti che si stipulano in banca, non certo in strada o al bar con i malavitosi classici !

 

Com’è che nessuno mette in rilievo questo fatto ?

 

Secondo me, in tutto ciò è di certo rilevante il controllo che le banche/finanziarie esercitano sul sistema in genere

 

L’art. 50 del Testo Unico Bancario del 1993 (che dà diritto alle banche di chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo) a mio avviso dovrebbe essere interpretato (in particolare dai giudici) alla luce della successiva legge 108 del ‘96 (la legge sull’usura), la quale, viste le sue implicazioni socio-economiche, non riguarda certo solo l’usura "criminale" (come confermato anche dal parere del Consiglio di Stato sul caso Orsini che tutte le Prefetture hanno recentemente ricevuto), ma deve (preventivamente) riguardare anche gli usurai "legali"; mi sembra che, proprio perchè è previsto un tasso soglia e che la sanzione civile per averlo superato è la restituzione di tutti gli interessi, fa si che si possa affermare che è (nuovamente) in vigore il principio che la richiesta di interessi è vista con sospetto dalla società (perchè potenzialmente fonte di un reato e di disordine economico) e che la loro richiesta è lecita solo nella misura concessa dalla legge (non per natura) e pertanto anche chi fornisce il credito con autorizzazione pubblica (le banche) deve dare la prova di non averlo fatto con usura, se vuole percepire la relativa remunerazione (gli interessi) e di conseguenza, in qualsiasi richiesta al sistema giudiziario relativa a crediti finanziari insoluti (decreti ingiuntivi, fallimenti, esecuzioni), il creditore istante dovrebbe indicare esattamente qual’è il capitale e quali sono gli interessi, a che titolo vengono richiesti e si dovrebbe soprattutto allegare il calcolo che dimostra che sono entro il limite; nel caso contrario non si dovrebbe nemmeno procedere, per evitare che anche gli operatori giudiziari (avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari e gli stessi giudici) possano concorrere (involontariamente) alla commissione del reato di usura. Cordiali saluti. Gianni".

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Parlami d’usura (bancaria), buffone!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 2 marzo 2008

E’ incredibile! Fino a poco tempo fa avevo la convinzione che alcune vicende paradossali in materia di usura e, soprattutto, di quella bancaria si verificassero soltanto in alcuni centri periferici. Credevo che in alcune regioni economicamente più sviluppate (e, a maggior ragione, in quelle dove più numerose sono le industrie e, altrettante, sono state, nell’ultimo decennio, le sentenze contrarie ad alcune "prassi" bancarie), alcune "alchimie" contabili fossero più conosciute e i responsabili puniti più severamente. E, invece, no! Mi è crollato il "mito" di una parte d’Italia ancora "sana" e con un’economia "pulita". Associavo, evidentemente, la presenza di imprese apparentemente floride con la mia ignoranza, in alcune regioni, di "scandali" giudiziari e dell’esistenza, anche lì, dell’estorsione e dell’usura bancaria. Ho conosciuto una straordinaria e bellissima famiglia di Udine che mi onora di amicizia ed affetto e i cui beni, come capitato alla mia famiglia, sono stati toccati dai tentacoli della piovra bancaria e di chi, spesso, la agevola con colpevoli e, forse, interessate omissioni. Leggo, spesso, le affettuose email e i post degli amici di Savona, anch’essi, vittime di ordinaria ingiustizia. Mi ha sconvolto, poi, la storia di Antonella, la giovane, sveglia e intelligentissima architetto di Fermo, vittima di follie che, da quanto mi ha dato modo di capire, piuttosto che essere tutelata, è stata ingiustamente offesa nella dignità della persona (oltre che nella perdita della sua abitazione). A Modena, un’imprenditrice è stata dichiarata fallita nonostante avesse ottenuto la sospensione prevista dall’art. 20 l. 44/99. Emidio, imprenditore di Ascoli Piceno, poi, è stato vittima, come la mia famiglia e come chissà quanti altri, dell’usura ma anche "dell’antiusura" visto che ha dovuto, anche lui, instaurare un giudizio affinchè gli venisse riconosciuto (dal Consiglio di Stato) lo status di usurato bancario e, dunque, il diritto agli stessi benefici previsti per la vittima di usura criminale. Sono stato a Brescia, giorni fa, dove un altro imprenditore è oggetto di richieste di somme non dovute da parte di varie banche e dove, però, a dire il vero, mi pare che i giudici siano molto attenti a tali problematiche dimostrando grande senso di equilibrio. A Milano, come mi è dato di capire leggendo Libero Mercato del 29 Febbraio u.s., un famoso P.M. ha incentivato a denunciare alcune banche. Una signora del Trentino, proprio oggi, mi ha scritto di analoghe vicende di ingiuste pretese da parte di un istituto di credito. A Marsala Ragusa altri imprenditori non dormono la notte per i pensieri dovuti ad analoghe vicende. Pur avendo visto da vicino, anche nella mia famiglia, singolari provvedimenti giudiziari per i quali mi risparmio ogni commento lasciandolo al giudizio dell’opinione pubblica e degli altri giudici (visto che ci sono varie azioni pendenti), devo riconoscere, però, la presenza di tantissimi magistrati preparati, equilibrati ed onesti che, quasi quotidianamente, condannano gli ingiusti comportamenti delle banche e, addirittura, di alcuni loro colleghi. Non sento una voce, però: quella dei politici! Mi farebbe piacere sentire, prima della chiusura delle liste elettorali o nel corso della prossima campagna elettorale, qualche politico (o aspirante tale) che, prendendo atto delle migliaia di persone vittime di usura bancaria e dei provvedimenti (ormai numerosi) che hanno riconosciuto espressamente, senza vergogna, che anche alcune banche hanno commesso il reato di usura (e le vittime devono essere tutelate), dica ai cittadini elettori in che modo intenda essere vicino (oltre che chiedendo il voto); quale disegno di legge intenda presentare per impedire che si ripetano scandali analoghi a quelli di cui sono state vittime varie persone con le loro famiglie (il candidato parlamentare dovrà, soltanto, stare seduto dieci minuti davanti al pc connesso a internet : i soldi per la connessione, tanto, gli verranno rimborsati!);  per impedire, ad esempio, che rappresentanti di istituti di credito possano -una volta iscritti sul registro degli indagati in seguito ad una denuncia che si riveli non manifestamente infondata- oltre che circolare liberamente nel territorio italiano e continuare a percepire lo stipendio milionario, buttare fuori di casa, spacciandosi per creditori in base a titoli invalidi, quei cittadini o imprenditori che li hanno denunciati ma che, a causa della lunghezza dei processi, solo con notevole ritardo ottengono il riconoscimento delle loro ragioni. Ho una sensazione, però: che nessun candidato si permetterà mai di parlare di usura bancaria nè si adopererà seriamente per riforme serie ed efficaci! Perchè ho quest’impressione? Perchè ho letto su un importante quotidiano economico finanziario (ma già lo sapevo) l’indebitamento di vari partiti politici. Può darsi che ho capito male: anzi, lo spero! Desidererei una cosa, però, in ogni caso: che nessun cittadino, nessun funzionario, nessun burocrate, nessun politico il quale abbia, in passato, avuto la possibilità, in qualsiasi modo, (sia esso stato giudice, funzionario statale, prefetto, consigliere di amministrazione di una banca, sindaco, bancario, ecc.) di contrastare il fenomeno ed evitare il pianto di tante vittime, si permetta di candidarsi o di considerarsi "rappresentante" dei cittadini. Si consideri, eventualmente, rappresentante del sistema bancario e ringrazi l’attuale sistema elettorale (non la propria faccia o la professionalità che non ha dimostrato) se dovesse venire eletto! Un consiglio da cittadino- vittima, poi: se dovesse "parlare" in qualche comizio o incontro coi cittadini- elettori, non li illuda! Parli, magari, dell’usura bancaria e cerchi di non fare promesse da marinaio (o da vecchio burocrate) perchè potrebbe arrossire o trovarsi in difficoltà se, per caso, qualche cittadino deluso o qualche vittima, dopo avere raccolto le "figuracce" fatte in precedenza da quell’aspirante politico, le "colpevoli omissioni" ai danni di tante imprese o famiglie e dopo, magari, avere letto qualche recente sentenza, con coraggio, spiegando i motivi (e magari documentandoli), assumendosi, ovviamente, le proprie responsabilità, gli dovesse gridare: "Parlami d’usura bancaria, buffone! E dimmi cosa hai fatto finora e perchè non hai fatto ciò che avevi l’obbligo di fare!" Roberto Di Napoli

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