Ho letto (e invito a leggere) l’editoriale di Maurizio Belpietro sull’ultimo numero (n. 29) di Panorama.
A dire il vero, non sono rimasto stupito di quello che appare un paradosso: la vittima della rapina che si è difesa (purtroppo con il tragico epilogo della morte di coloro i quali lo avrebbero aggredito mettendo in pericolo anche i suoi più stretti familiari) condannata a una severa pena della reclusione oltre all’ingente risarcimento dei danni ai familiari degli aggressori. Non sono rimasto stupito perché paradossi non molto diversi e tragici (come quelli, ad esempio, della vittima ferita da aggressione e processata o della vittima che denuncia l’usura, si vede spogliata del suo patrimonio premiandosi gli usurai e poi la si fa soffrire una vita intera) non li ho soltanto letti, non li conosco “per sentito dire” ma, purtroppo, li ho visti da molto vicino fino a conservarne indelebili le conseguenti sofferenze.
L’editoriale mi ha, piuttosto, trasmesso un amaro interrogativo a cui non mi è stato difficile trovare una possibile e altrettanto amara risposta: come si può sentire una persona onesta, un lavoratore, già sicuramente ferito dal dolore che terrà a vita nell’avere provocato (credo non volendolo) la morte di due esseri umani, nel vedersi non compreso e punito con il carcere (come se il delinquente fosse lui) oltre che con il doversi privare del frutto del suo lavoro?
Condivido, quindi, le parole di Belpietro e auspico anche io che il Presidente della Repubblica valuti la sussistenza dei presupposti per la concessione della grazia al gioielliere e a chi si dovesse trovare in situazione analoga.
Clicca sul seguente link per leggere l’articolo di Maurizio Belpietro pubblicato su Panorama (n. 29) https://www.panorama.it/attualita/opinioni/mattarella-dia-la-grazia-a-roggero
Aggiornamento successivo alla pubblicazione del post (e all’editoriale di Belpietro). La Cassazione, sezione penale, oggi 15 luglio 2026 ha rigettato il ricorso della difesa del gioielliere: diventa definitiva, quindi, la sentenza che lo aveva condannato a 14 anni e 9 mesi.

















