IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘restituzione somme da capitalizz’ Category

Libera manifestazione (e formazione) del pensiero

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 5 dicembre 2007

 

03-12-07_1311Questo cartello l’ho trovato affisso sulla parete di un corridoio di un ufficio giudiziario. Non ci sarebbe nulla di strano, a mio avviso. Agevolazioni sono previste da banche, assicurazioni e chissà quante altre imprese a favore di tante categorie di professionisti. L’impresa, nell’esercizio della sua attività, è libera di determinare le condizioni economiche da applicare alla clientela così come meglio ritiene (sia pure, ovviamente, entro determinati limiti). Il professionista è altrettanto libero di accettare. Non vedrei niente di strano, dunque, in simili agevolazioni. Mi chiedo, però: se il giudice, un giorno, dovesse giudicare in una causa nella quale sia parte la stessa banca di cui è cliente o, addirittura, delle cui agevolazioni lui stesso usufruisca, è giusto che possa non astenersi? Un simile comportamento sarebbe idoneo a garantire il prestigio e l’immagine di trasparenza ed imparzialità di cui deve godere il magistrato?  L’art. 51 del codice di procedura civile disporrebbe (dirò subito perché uso il condizionale):
"Il giudice ha l’obbligo di astenersi:

1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto;
(………)

3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori;
In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di convenienza, il giudice può richiedere al capo dell’ufficio l’autorizzazione ad astenersi (….)
".

Quasi sicuramente la norma viene rigorosamente applicata e, comunque, il giudice che abbia ottenuto condizioni particolarmente agevolate (non può negarsi, d’altronde, il diritto di chiunque di chiedere ed ottenere le condizioni più convenienti), nella realtà, si astiene dal trattare e decidere la cause in cui sia coinvolta quella stessa banca quanto meno per ragioni di trasparenza, correttezza e serietà.

Ecco, però, anche cosa si è verificato in un caso: un giudice facente parte di un collegio si trovava a giudicare, nel 2000, su una richiesta di fallimento avanzata da una banca nei confronti di un imprenditore. La banca che chiedeva il fallimento dell’imprenditore era la stessa con la quale il giudice aveva contratto, nel 1998, un mutuo decennale ad un tasso inferiore al 5%. L’apparente "debitore" , (particolarmente noto in quel luogo per le denunce nei confronti dei magistrati fino, addirittura, nel 2005, da essere ritenuto, in un singolare provvedimento, "persona socialmente pericolosa" in quanto solito frequentare le cancellerie e presentare denunce e ricusazioni nei confronti dei magistrati), secondo quel giudice, avrebbe dovuto corrispondere a quella banca tassi di interesse con capitalizzazione trimestrale (ritenuta illegittima dalla Cassazione, da tutti i Tribunali d’Italia e, probabilmente, ormai, anche nei Paesi in via di sviluppo) per cui, anche per questo motivo, ordinò di dichiarare il fallimento dell’imprenditore. Il giudice, quindi, "giudicò" la pretesa della stessa banca di cui era cliente e con cui aveva contratto un mutuo (a quel tasso) senza avvertire alcun obbligo di astenersi o di chiedere di astenersi per "gravi ragioni di convenienza".

A prescindere dal rispetto della norma processuale, secondo me, in casi simili, devono sempre prevalere ragioni di  opportunità o deontologiche che impongano di astenersi al fine di scongiurare ogni sospetto di qualsivoglia coinvolgimento: anche emotivo o psicologico!

Nel momento in cui l’art. 51 n. 3 c.p.c. viene applicato nella sua interpretazione letterale, il cittadino non può avere alcun valido motivo di "sospettare".  La rigorosa e costante applicazione della norma garantirebbe sempre il prestigio nonchè l’immagine di serietà ed imparzialità che ogni magistrato deve avere da parte dei cittadini.  Roberto Di Napoli

Ringrazio gli amici di Giustizia Giusta e La conoscenza rende liberi per avere pubblicato questo post.

Posted in anatocismo, banche, collusioni, giustizia giusta, intrecci, malagiustizia, restituzione somme da capitalizz, storie semplici, truffe allo stato | 6 Comments »

Banche e clienti: Patti chiari? Come potersi fidare se non si restituisce il bottino?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 13 Maggio 2007

Speciale Tg1 dedicherà questa sera una puntata sui costi dei servizi bancari in Italia. Vari quotidiani, recentemente, hanno pubblicato servizi analoghi pubblicando schemi con i costi addebitati da parte dei diversi istituti di credito. Il problema avvertito dagli utenti bancari, però, non è solo quello dei costi delle operazioni. Vi è, tuttora, un dramma sofferto da migliaia di famiglie ed imprenditori a cui le banche non intendono porre rimedio se non dopo una pronuncia in via giudiziale. La Cassazione, sin dal 1999 e, addirittura, con la sentenza a Sezioni Unite n. 21095 del 2004, ha riconosciuto il diritto degli utenti (privati o imprenditori) alla restituzione delle somme indebitamente corrisposte o addebitate sui conti correnti a titolo, ad esempio, di interessi invalidamente pattuiti (con riferimento a criteri ritenuti non validi; es: "uso piazza"), di commissioni di massimo scoperto o di somme anatocistiche, ossia, "lievitate" a causa dell’illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi. Le banche, malgrado la giurisprudenza sia univoca in favore dei correntisti, nel caso di richieste di restituzione da parte di questi ultimi rispondono esplicitamente di non pagare se non a seguito di sentenza di condanna. Nel caso, poi, i correntisti (privati o imprenditori) abbiano, ancora, "aperta" la posizione nei confronti degli istituti che reclamano il saldo risultante dall’estratto conto, le banche non si preoccupano di "depurare" il rapporto, sin dall’inizio, dai predetti costi ed oneri (riconosciuti illegittimi dalla legge e dalla giurisprudenza) ma tentano, addirittura, di agire in giudizio e, se in possesso di titoli esecutivi (cambiali ottenute dal correntista "con l’acqua alla gola" o decreti ingiuntivi per importi comprensivi di oneri e spese illegittimi), non esitano a procedere esecutivamente mettendo a rischio la salute, la vita, la serenità di famiglie o l’esercizio d’impresa da parte degli imprenditori. Le banche, così, oltre a compromettere la vita delle persone (in Italia già risulterebbero circa tremila suicidi per debiti in dieci anni), pregiudicano l’economia delle piccole- medie imprese italiane. La Banca d’Italia dovrebbe severamente vietare agli istituti di agire, in qualsiasi modo, al fine di ottenere somme che la giurisprudenza, unanime, ha riconosciuto non tutelabili e dovrebbe imporre, immediatamente, di instaurare tavoli di conciliazione coi clienti vittime di anatocismo e altri vizi."
Mi piacerebbe sapere dai rappresentanti dell’ABI o dai rappresentanti degli istituti di credito: "Perchè, come è avvenuto per vari prodotti finanziari, le banche non conciliano coi clienti che richiedono la restituzione delle somme invalidamente percepite o addebitate nel corso dell’intero rapporto (così come riconosciuto dalla giurisprudenza) e preferiscono, invece,costringere gli utenti ad agire in giudizio? Perchè questa strategia aziendale? Perchè si preferisce affidarsi alla statistica e fare affidamento sul maggiore utile derivante dal numero di clienti che, scoraggiati o privi di possibilità, preferiscono non agire in giudizio? Perchè, in conformità a quanto previsto dal Testo unico bancario che prescrive che i rappresentanti degli istituti di credito devono godere dei requisiti di onorabilità e professionalità, non si vieta l’esercizio di funzioni di dirigenza a rappresentanti di istituti di credito con richieste di rinvio a giudizio per usura ed estorsione o, addirittura, con condanne? Il requisito dell’onorabilità non è ancorato al significato del termine secondo il vocabolario della lingua italiana? Oppure il termine "onorabilità" viene inteso con riferimento al significato assunto in altri contesti ed ambienti?" Roberto Di Napoli

Posted in anatocismo, banche, estorsione, intrecci, paese dei balocchi, racket, regolamento di conti, restituzione somme da capitalizz, uomini donore, usura | 4 Comments »