Il professor Francesco Tritto è, quasi sempre, ricordato come l'allievo prediletto e l'assistente di Aldo Moro che ricevette, il 9 Maggio 1978, la telefonata delle B.R. che gli chiedevano di annunciare alla famiglia l'assassinio dello Statista. Basta vedere o sentire qualsiasi documentario o servizio giornalistico per rendersi conto di quanto doveva amare, come se fosse un padre o un figlio, il Suo Maestro.
Franco Tritto, a sua volta, è stato un vero Maestro di umanità. Ha insegnato Diritto penale alla facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Cassino e Istituzioni di diritto e procedura penale alla facoltà di Scienze politiche dell'università La Sapienza di Roma.
Ho avuto il piacere e l'onore di conoscerlo, quando ero piccolo, mi pare nel 1984, ospite a casa mia a Gallipoli e lo avrò rivisto, negli anni '90, qualche altra volta, a Roma.
Una sera d'estate del 2005, il 9 Agosto, rimasi dispiaciuto quando seppi della sua scomparsa, a 55 anni. Qualche anno dopo, ho scoperto un bellissimo sito internet (aulaxi.it) che, attualmente forse in restauro, gli era stato dedicato da alcuni suoi allievi più affezionati. Volevo mettere un link su questo mio blog ma volevo avere il permesso degli amministratori del sito. Scrissi un'email con il mio ricordo di infanzia (le giornate a casa mia a Gallipoli, al mare e il regalo di una macchina fotografica che mi regalò prima di partire probabilmente divertito o stanco nel sentire le mie proteste) e, dopo qualche giorno, conobbi, prima, Danila e, poi, Raffaele e Giovanni.
Mi hanno raccontato di persona ciò che avevo letto anche sul sito. Il Prof. Tritto, a lezione, era, davvero, una persona straordinaria. All'inizio dell'anno accademico, pur con centinaia di persone nell'aula di Scienze Politiche dell'Università La Sapienza, dava i suoi numeri di telefono e se, qualche volta, non vedeva qualcuno degli allievi, ….. lo chiamava per sapere se avesse problemi. Nelle sue lezioni cercava di tramandare gli insegnamenti del suo Maestro Aldo Moro soffermandosi, principalmente, sul significato e valore della persona umana.
Quando mi sono laureato -come ho raccontato a Danila, Giovanni e Raffaele- più di una volta, avendo desiderio di andare a trovare una persona che avevo conosciuto da piccolo e che ricordavo come un amico di famiglia buono e affettuoso, lo avevo cercato telefonando all'Università di Cassino. Insegnava, invece, alla facoltà di Scienze politiche, situata al piano inferiore rispetto alla facoltà di Giurisprudenza che frequentavo quotidianamente. Mi dispiace molto non essere riuscito a ritrovare Franco Tritto nei miei anni universitari. E' stato un vero peccato. Avrei potuto condividere momenti bellissimi insieme a questi amici straordinari quanto il loro Professore. Chissà: forse, però, come mi hanno scritto Danila e Raffaele sulla dedica quando, una bella e piacevole serata di Maggio 2008 nel verde di Villa Torlonia, in pizzeria, mi hanno regalato il loro libro appena uscito, la nostra amicizia è stata proprio un altro piccolo regalo del Professore "che è riuscito a farci conoscere anche se lontano dai nostri occhi".
Un paio di anni fa, Raffaele Marino e Danila Barbàra, infatti, hanno scritto un bellissimo libro dedicato al loro Maestro.
Un libro che consiglio a tutti di leggere: "La lezione. Aula XI", edito da Armando Curcio Editore (riporto il link di una delle tante librerie on line; cliccare qui per leggere una recensione o per acquistarlo) e con la presentazione del Prof. Giovanni Conso, Presidente emerito della Corte Costituzionale.
Raccontano il loro ricordo delle giornate col Prof. Tritto sia dentro che fuori dall'Università . Sono sicuro che, in un mondo universitario quale è quello di oggi, dove, spesso, è con difficoltà se si riesce a parlare, perfino, con un "assistente", il rapporto che, da persona umile, aveva il Prof. Tritto con gli allievi può non può che meravigliare.
Nel libro, Danila e Raffaele raccontano anche del dibattito che si creava nell'aula universitaria quando gli allievi erano stimolati dal Prof. Tritto su vari interrogativi del diritto penale e del valore della persona umana. Un destino triste quello del Prof. Tritto la cui vita "interrotta", segnata e spezzata dal profondo dolore causato dalla perdita di Aldo Moro, è stata breve ma sempre col pensiero rivolto al Suo Maestro (che pur ricordandolo negli insegnamenti, ricordava e faceva ricordare, ogni anno, il 16 Marzo e il 9 Maggio, con un minuto di silenzio) e ai suoi allievi fino, addirittura, a rispettare, pur gravemente malato e dimessosi il giorno prima dal reparto di terapia intensiva, la promessa fatta agli studenti di tenere, venti giorni prima dalla scomparsa, quello che probabilmente immaginava essere il suo ultimo esame e incontro coi suoi amati allievi. Riporto alcune bellissime parole di Danila tratte dal bel libro: "Uno per uno, trenta o cento studenti poco importava, il primo giorno lui ci guardava singolarmente per scrutare, forse, di quale umanità fossimo portatori" (…) "e, con sorpresa di tutti, consegnava i suoi recapiti telefonici, compreso quello dell'abitazione", precisando che, per qualsiasi problema, sarebbe stato disponibile. "Il Professore non credeva nelle distanze accademiche e non gli era sufficiente creare un rapporto meramente confidenziale con i suoi studenti, scendeva dalla cattedra spiritualmente e materialmente, proprio come Moro auspicava facessero tutti i docenti (…)" e di Raffaele che -dopo avere anche ricordato anche la sensibilità e bontà fino a tenere, nell'ufficio universitario che condivideva con due professoresse, un cartello col quale pregava di non abbassare la serranda, messo dopo essersi accorto di un nido sotto la finestra, e dei cracker sul davanzale per i passerotti- racconta come "bastava vivere, anche solo per un giorno, l'atmosfera che si creava nelle sue lezioni per intuire che padre sarebbe stato" (…) "Fare l'appello all'inizio della lezione gli serviva ad accertarsi che stessimo tutti bene".
Dopo aver letto questo libro che non si riduce al ricordo delle già significative ed interessantissime lezioni ma nel quale sono riportate interviste di Franco Tritto o la spiegazione, attenta ma, al tempo stesso, con parole semplici, del disegno o del pensiero di Aldo Moro, credo che chiunque possa avvertire una certa amarezza riflettendo sulle condizioni attuali, anche politiche, nel quale viviamo e un pò di rabbia pensando a quale Paese saremmo se ci fossero veri politici e veri Professori, Maestri di vita, come lo statista che soggetti, forse, solo in parte individuati e puniti, hanno strappato al Paese quel 9 Maggio 1978 e come il suo più fedele allievo, divenuto Professore, che a causa di una grave malattia, è volato in cielo un giorno d'estate di sei anni fa, ad Agosto, il 9, un giorno -come pensa Raffaele nel libro- che, forse, lo rendeva sereno e che doveva essergli familiare.
Con l'auspicio che sia presto ripristinato il sito aulaxi.it, segnalo che su facebook vi è un gruppo "Alunni del Prof. Franco Tritto" (cliccare qui) dedicato "A tutti gli studenti che hanno condiviso l'amore e la stima per il professor Franco Tritto e a coloro che vivono quotidianamente le difficoltà del percorso universitario, nella speranza che non perdano mai la fiducia nelle proprie capacità e con l'augurio che possano incontrare nelle aule fredde il calore di un umano sorriso". Roberto Di Napoli
Archive for the ‘persone straordinarie’ Category
9 Agosto 2005 – 9 Agosto 2011.Sei anni fa se ne andava Franco Tritto, un Maestro di umanità in un mondo di “baroni”
Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 9 agosto 2011
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E di notte l’intercity si fermò un minuto a Pisciotta. Quando Trenitalia, grazie anche al personale, è efficiente..
Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 10 marzo 2011
Si sa quanto i ritardi dei treni siano fastidiosi e, a volte, intollerabili: soprattutto, se si viaggia su un Eurostar “alta velocità” o Frecciarossa e se, magari, si ha la necessità di arrivare in orario per non perdere qualche coincidenza. Pochi viaggiatori, forse, sanno che, a prescindere dal diritto al bonus riconosciuto in caso di ritardi o disservizi, in teoria sarebbe anche possibile ottenere il risarcimento del danno patrimoniale qualora si sia in grado di provarlo.
Ho, più volte, commentato su questo mio blog paradossi a causa di disservizi o inefficienze (cliccare sulla categoria "treni", nella colonna di sinistra, per leggere i miei precedenti post su questo blog). Credo sia giusto e doveroso, però, riconoscere anche l'efficienza o la gentilezza del personale quando la si avverta. L'altroieri sera (lo scorso 8 Marzo) sono rimasto particolarmente colpito dall'organizzazione e dall'assistenza ricevuta. Non me l'aspettavo. Il treno intercity notturno da Napoli a Siracusa, secondo l'orario ufficiale di Trenitalia, non prevede la fermata nella piccola stazione di Pisciotta-Palinuro, in provincia di Salerno, nella splendida valle del Cilento.
La notte tra l'8 e il 9 Marzo, il treno, con una decina di carrozze, ha fatto, però, una fermata “eccezionale” per far scendere un solo passeggero, cioè, …… il sottoscritto.
Dovendo recarmi a Vallo della Lucania per un'udienza abbastanza delicata avevo programmato di partire da Roma col Frecciarossa delle 20 per arrivare a Napoli dopo 1 ora circa e a Pisciotta-Palinuro alle 23. Treno superveloce per Napoli, quindi: tranne in caso di ritardo. Il treno superveloce, la Frecciarossa, infatti, quasi vicino al capoluogo campano, a causa del guasto del treno che lo precedeva, all'improvviso ….. si è fermato e rimasto immobile per oltre mezz'ora. Ripresa la marcia, accortomi che sarebbe arrivato con 50 minuti di ritardo, ho avvertito il personale che avrei perso l'ultimo treno per Pisciotta.
Mi sarei dovuto fermare a Salerno e pernottare in albergo con conseguenti costi per i quali sarei stato costretto a chiedere a Trenitalia il risarcimento di ogni danno. E invece, ho constatato subito la gentilezza ed efficienza del capotreno e del controllore. Hanno avvertito la centrale e, sceso alla stazione di Napoli, nella hall, ho trovato un responsabile dell'assistenza ai passeggeri insieme ad un suo collega: ancora più gentili e cordiali. Mi hanno fatto accomodare nella sala assistenza viaggiatori assicurandomi che, pur non essendoci più nessun treno per la mia destinazione, stavano provvedendo a risolvermi il disagio e, tra una telefonata e l'altra al "SOP" (credo sia una centrale operativa), sono riusciti ad avere l'autorizzazione a far effettuare all'intercity notturno Napoli – Siracusa una fermata speciale –non prevista dall'orario ufficiale– nella piccola stazione di Pisciotta-Palinuro, la stessa nella quale sarei dovuto scendere col treno perso. Ho detto ai signori Corba e Madonna (quando ho saputo dal suo collega il cognome di quest'ultimo, col sorriso, ho detto che non poteva che essere gentile e “addetto all'assistenza”; sarebbe il caso di dire: nomina sunt consequentia rerum) che sono stati di gentilezza ed efficienza che non mi sarei aspettato. Essendo terminato pochi minuti prima l'orario di lavoro, potevano andarsene a casa. E invece, pur dopo aver trovato -ripeto, con massima efficienza- la soluzione, sono stato accompagnato fino alla carrozza per essere certi che il capotreno fosse informato della fermata “speciale”.
Dopo aver salutato e ringraziato, non nascondo che, nel corridoio, vicino al finestrino, dopo circa un'oretta, qualche dubbio mi è venuto, nel silenzio dei passeggeri che vedevo addormentarsi e mentre vedevo superare velocemente vari paesi della Campania e le stazioni deserte: quello che il macchinista si fosse dimenticato di fermarsi a Pisciotta per fare scendere il “viaggiatore reclamante” (che ha contribuito, però, a far risparmiare Trenitalia l'equo risarcimento del danno da ritardo) e di farmi ritrovare, all'alba, sullo stretto di Messina o, direttamente, a Siracusa.
E, invece, …. era tutto vero: come promesso. Verso l'una di notte, l'intercity ha cominciato a rallentare. Mi è venuto incontro il capotreno per accertarsi che mi fossi accorto dell'arrivo a destinazione. Sul binario, salutandolo e ringraziandolo, gli ho detto, scherzosamente, di rassicurare Trenitalia che il passeggero, nonostante tutto, è rimasto soddisfatto e, come si suol dire, “non ha più nulla a pretendere” a titolo di risarcimento del danno. Mi riservo, al massimo, in merito alla richiesta di indennizzo e del bonus….. per viaggiare ancora più felicemente! Roberto Di Napoli

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I bambini senza pasto e l’imprenditore generoso.
Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 24 aprile 2010
La settimana scorsa -anche se, ormai, credo che in questo Paese non ci si possa più meravigliare di niente- mi è dispiaciuto constatare che si possa avere il coraggio di lasciare dei bambini senza pasto in una mensa scolastica in quanto i loro genitori "morosi". Che vergogna! Ecco il Paese in cui viviamo! Ci sono politici che sanno solo promettere di tutto durante le elezioni avendo, magari, il coraggio di entrare pure negli ospedali pur di elemosinare qualche voto ma, poi, non sono capaci di rispettare la promessa piu' importante: il rispetto della persona! E se fosse il figlio loro a restare senza piatto? Come fa a dormire la notte chi ha la responsabilita' e il potere di negare o consentire un piatto ad un bambino? Non verrebbe da vomitare facendo colazione, la mattina, pensando che, invece, si avrebbe il potere di consentirlo ad un bambino mentre si sta permettendo che non si faccia altrettanto? Meno male che esistano persone, come quell'imprenditore bresciano, dal "cuore sacro" (per utilizzare il titolo di un bellissimo film di qualche anno fa). Assurde ed incredibili, poi, ritengo le proteste delle famiglie per un motivo: non può esserci alcuna ragionevole motivazione per lasciare alcuni bambini senza pasto a guardare i loro compagni più fortunati. In questo caso, in mancanza di aiuti economici, fossi direttore, preside o sindaco, chiuderei la scuola o la mensa a tutti: non permetterei MAI che alcuni bambini, di certo senza alcuna loro colpa, si sentissero discriminati!!! Roberto Di Napoli
(04/06/2008) Un assegno di 10 mila euro per saldare i conti arretrati Leggi ancora…
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Un passo indietro e, ancora una volta, “cento passi” verso il buio dell’oblio
Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 11 settembre 2009
La scelta di togliere, in provincia di Bergamo, una targa dedicata a Peppino Impastato mi pare scandalosa. Ecco perchè la gente e le nuove generazioni dimenticano, poi, tutti quegli eroi che, pur non essendo magistrati o politici, ma, semplici cittadini, hanno, analogamente, combattuto la mafia: spesso, nel silenzio o con gli ostacoli frapposti proprio dalle Istituzioni. Togliere una targa che ricorda Peppino Impastato significa un passo indietro e, ancora una volta, …. "cento passi" verso il buio dell’oblio comodo a tanti, mafiosi e non solo. Come rappresentato nello straordinario film di M. T. Giordana "I cento passi", già all’indomani dell’uccisione di Peppino Impastato, d’altronde, fu comodo, all’inizio, tentare di scambiarla per un "incidente", peraltro, passato inosservato, nel silenzio dell’informazione, occupata, il 9 Maggio 1978, a narrare l’epilogo di un’altra, ancora oggi oscura, tragedia italiana.
MILANO – Da biblioteca Peppino Impastato a biblioteca comunale di Ponteranica. Accade a Ponteranica, Comune in provincia di Bergamo. Il nuovo sindaco leghista, Cristiano Aldegani, ha fatto rimuovere la targa voluta un anno e mezzo fa dal suo precedessore di centrosinistra che aveva dedicato la biblioteca civica al giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978. Una iniziativa motivata dal Leggi ancora…
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Ho visto, in “anteprima assoluta”, “Come si deve”, il bel cortometraggio del mio amico regista, Davide Minnella, che sarà proiettato il prossimo 14 Febbraio al 60° Festival del Cinema di Berlino.