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Archive for the ‘racket’ Category

TG5 -Indignato Speciale- sul caso della mia famiglia

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 7 novembre 2007

TG5 Indignato Speciale sul caso Nel corso dell’edizione delle 20 del TG5 di ieri, all’interno della rubrica “Indignato speciale” è stato dedicato un servizio al caso assurdo (e che ritengo incivile) di cui è stata vittima la mia famiglia.

Il 19 Ottobre 2006, come ho, già, scritto altre volte e come ha confermato, in un giudizio, un testimone presente “sul luogo dei fatti”, s’impedì, malgrado il consenso della vittima, l’accesso dei giornalisti all’interno dell’abitazione da cui la si voleva sbattere fuori (così come, in effetti, è stato fatto -dopo otto ore di spietata “esecuzione”- fino a farla entrare in “stato catatonico” facendola risvegliare, in ospedale, dopo sei ore).Image for TG5 -Indignato Speciale- sul caso della mia famiglia

Le vicende assurde, però, restano tali e non devono essere dimenticate. Le vittime non dimenticano facilmente, conservano “a vita” ciò che si è subito e che, se ignorato, può ripetersi ai danni di altri, magari, ancora più deboli.

Ho constatato che esiste ancora il cd. “giornalismo d’inchiesta”: ne sono fiero! E’ indispensabile. Dove non vi è informazione, cresce, molto più facilmente, l’anarchia o la dittatura. Nell’ipotesi più “felice”, quando non s’instaura un “regime”, ha terreno fertile, comunque, l’indifferenza tra i consociati: io, però, mi ritengo fortunato perchè ho visto l’indifferenza (pure da parte di chi consideravo a me vicino) ma ho conosciuto anche la solidarietà: più di una volta, da parte degli stessi “colleghi” onesti di chi ha causato varie sofferenze!

Mi pare molto difficile ma sarei contento se, chi ha la responsabilità (per le funzioni ricoperte) di lavorare per far sì che simili paradossi non si ripetano, riuscisse a prendere atto di quanto verificatosi per valutare la propria “utilità sociale”. Se dovesse pensare di non potere fare nulla………., consideri che i cittadini conoscono, invece, il valore del denaro “sudato” e non ritengono giusto che, sia pure in parte, vada a finire nelle tasche di chi è consapevole della propria inutilità od incapacità. Chiunque (“legislatore”, politico, magistrato, poliziotto, funzionario, prefetto, ecc. ) pensi di poter fare nulla per evitare alcune assurdità non degne del Paese civile che rappresenta, secondo me, dovrebbe, invece, ogni giorno, ricordare che può fare, di sicuro, una cosa bellissima; una cosa di cui -se le cose stessero davvero così-, i cittadini lo ringrazierebbero conservandone un ricordo di persona seria, pulita, di un vero lavoratore: ANDARSENE A CASA E COMINCIARE A LAVORARE “SEGUENDO LE PROPRIE ATTITUDINI E VOCAZIONI” Roberto Di Napoli

Il servizio andato in onda si può vedere anche sul sito del TG5 : http://www.video.mediaset.it/video/tg5/indignato_speciale/34881/il-fallimento-inesistente.html

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19.10.2006-19.10.2007. Dopo l’interrogazione parlamentare e una lettera aperta scrive anche il Presidente della Repubblica

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 18 ottobre 2007

19 Ottobre 2006. Fuori di casa la vittima di usura ed estorsioneIl 18 Ottobre del 2006 lo sapevo che la mia famiglia, il giorno dopo, avrebbe, quasi sicuramente, perso il possesso della casa in cui io sono “nato”, salvo, come, ancora, auspichiamo, recuperarla all’esito dei giudizi. Ero, certamente, nervoso ma non disperato. Credo di sapere e dovere distinguere le situazioni di “fatto” da quelle di “diritto”. Le prime mi turbavano, ancora una volta, perchè conoscevo "il contesto" e "i precedenti"; perchè è da quando avevo 11 anni che ho visto che si può essere sparati con una pistola e, successivamente, se si insiste nella punizione dei responsabili, fornendo prove o indizi ai fini della loro individuazione, che si può essere sparati, una seconda volta, anche con l’inchiostro: da parte di chi pensavi ti tutelasse e, invece, procioglie i presunti mandanti non solo mettendoti sotto processo ma, pur dopo essere stato accertato che la fonte di prova non era affatto manomessa, non continuando (riaprendo) nemmeno le indagini per scoprire chi voleva farti fuori! Ho visto che si possono (e un cittadino dovrebbe avere il dovere) chiamare le Forze dell’ordine affinchè impediscano la fissazione di reti metalliche da parte di chi intenda ostacolare l’accesso lungo la battigia e, poi, che tu stesso sia denunciato per minacce salvo, poi, essere assolto in Cassazione …. perchè il fatto non sussiste. Ho capito che questo botta e risposta, questo triste "ping-pong", questo rovesciamento della realtà può ripetersi per 22 volte e per 22 volte puoi avere ragione. Ma, solo, sulla carta perchè, se continui a dare fastidio, a fare il "guastafeste", il "gioco" ricomincia e il cattivo giocatore, l’imbroglione, pur sapendo di perdere, cercherà di farti capire che tu sai difenderti col diritto ma lui sa distruggerti di fatto! Questo è il "sistema" che ho visto a Gallipoli, la bella città, e a Lecce, la "patria del balocco"! E’ per questo che, anche il 18 Ottobre 2006, immaginando quello che si sarebbe verificato, continuavo a tenere distinto il "fatto" dal "diritto" che, come finora avvenuto, grazie ad altrettanti magistrati imparziali, spero riemerga ancora una volta . E’ il senso di legalità che mi imponeva di ragionare, di ascoltare, di parlare e fare verbalizzare. Sapevo, però, che quest’ultima attività –sebbene, apparentemente, la più facile- sarebbe stata la più delicata e la più difficile. Pensavo, poi, ingenuamente, che ci sarebbero stati anche testimoni a nostro favore: chi sa di comportarsi secondo legge, non dovrebbe avere paura di verbalizzare ciò che accade e di lasciare che gli altri, semplicemente, guardino e ascoltino. Ciò che ho visto e capito nei miei trent’anni di vita, penso che l’abbiano visto in pochi: non me ne vanto e non ne sono fiero! E’ per questo che, più che preoccupato, ero preso dalla rabbia nel pensare che, forse, quella sera del 18 Ottobre, mentre io non riuscivo a prendere sonno durante il viaggio sulla lussuosa …. autolinea "Marozzi" da Roma per Gallipoli, qualcuno si stesse organizzando per compiere ogni gesto, ogni attività pur di “non dare ascolto a Di Napoli”. Ed, infatti, non mi sbagliavo! Il precedente 25 Settembre, a casa mia, c’erano vari amici, -avvocati e non-, di mio padre e di mia sorella. Una giornalista di Telenorba aveva anche fatto un’intervista alla vittima che faceva vedere i provvedimenti in virtù dei quali l’esecuzione per rilascio non poteva essere proseguita. Uscita fuori, la cronista, però, è stata “intervistata” da un tale che indossava la divisa di Carabiniere; quest’ultimo soggetto intimava di consegnargli la videocassetta o, altrimenti, avrebbe sequestrato la telecamera. Sosteneva di fare il suo dovere? Da avvocato mi domandavo –me lo domando tuttora- quali potessero essere i presupposti. So, però, che la giornalista stava esercitando il suo diritto di cronaca. Ho avuto modo di constatare che, evidentemente, ha fatto anche, molto bene, il suo dovere perché il servizio fu mandato in onda quando ancora l’esecuzione era in corso. Il successivo 19 Ottobre, invece, a casa mia non c’era nessuno. Vari amici, materialmente lontani, mi erano vicini telefonicamente e col pensiero; altri, invece, compreso qualche rappresentante di associazioni antiusura locali e altri giornalisti sono venuti e volevano assistere –silenziosamente- allo “scandalo”. Volevano assistere e verificare se, davvero, una vittima, attualmente persona offesa nei processi penali per usura ed estorsione, con le stampelle a causa di un attentato rimasto impunito (clicca per sintesi vicende subite) (il processo, pur essendoci, secondo me, i presupposti giuridici per la riapertura, riposa (per l’eternità???) sepolto in qualche archivio del Tribunale di Lecce anche se non mi meraviglierei se si trovassero solo……. le ceneri [mesi fa, si è scoperto che scatoloni contenenti carte importanti “custodite” presso il Tribunale di Gallipoli e relative ad altre vicende sono state vittime di un “nubifragio”]) potesse essere sbattuta fuori casa; volevano sapere come sarebbe potuto accadere ciò se, tra l’altro, la stessa persona aveva già ottenuto (clicca per leggere il testo) i pareri conformi del Presidente del Tribunale competente (quello di Roma ove pende uno dei processi), del Procuratore della Repubblica e del Prefetto (sempre di Roma) necessari e sufficienti per beneficiare della sospensione di cui all’art. 20 l. 44/99 per 300 giorni. Pur omettendo ogni valutazione in merito alla validità della vendita (pendono ricorsi per Cassazione per ogni singolo bene venduto), come si poteva non prendere atto della sospensione? Il 19 Ottobre tutte le persone intervenute sono state lasciate sotto il porticato e il portone è stato sorvegliato, dalle 9 alle 17, da Carabinieri e poliziotti. Questa volta non c’erano testimoni. Ciò che è accaduto lo ha confermato, in un giudizio possessorio, un bravissimo e coraggioso avvocato presente sul “luogo dei fatti”(ma varie persone, ovviamente, potrebbero affermare di non essere potute salire). Una dozzina circa di agenti (poliziotti e carabinieri) erano sparpagliati anche nelle stanze da letto (non conosco la norma che, nelle esecuzioni per rilascio, preveda queste modalità). Qualcuno, più di una volta, ha inseguito mia madre anche fino alla porta del bagno e qualcun altro voleva sequestrare il videofonino di mia sorella temendo che stesse filmando. Un altro ispettore, mentre imballavo alcuni miei oggetti personali, mi manifestava –con tono pacato – la sua disapprovazione per la mia difesa, per la mia insistenza nel fare verbalizzare varie dichiarazioni; cercavo di spiegargli che ciò mi veniva imposto dai miei obblighi morali oltre che giuridici. Cercavo di fargli capire (ma, probabilmente, da ignorante, non so spiegarmi e, di conseguenza, farmi comprendere da tutti) che la difesa delle vittime di usura ed estorsione rientra, tra l’altro, nella mia attività professionale; sono onorato di godere dell’amicizia di professori universitari, di rappresentanti di associazioni antiusura e di vittime che, finora, non mi hanno rimproverato né per le mie scelte né per le mie modalità difensive. I medici non ritengono di trascinare la vittima di usura col femore spezzato da 20 anni. Ci pensano alcuni poliziotti e carabiniImmaginavo, quindi, che nei confronti della mia famiglia non si sarebbe avuta pietà né, d’altronde, l’avremmo mai chiesta. Pretendevamo, però, lo pretendiamo tuttora e lo pretenderemo sempre, il pieno rispetto della legalità. Ci sono norme che disciplinano l’attività di esecuzione per rilascio di immobili. E’ doveroso osservarle e farle osservare. Ripeto: in questo caso si sostiene (ci sono giudizi in corso) l’invalidità dello stesso titolo (la vittima, tra i vari motivi, sostiene che il giudice che ha venduto avrebbe avuto l’obbligo di astenersi o di essere sostituito in accoglimento di istanze di ricusazione). Pur prescindendo da ciò,  ritengo, comunque, “SCANDALOSO” che, a Gallipoli, non si sia rispettato il provvedimento reso dal Prefetto di Roma, dal Presidente del Tribunale di Roma -“sentito” il Procuratore della Repubblica- che concordavano nella concessione del beneficio. Perché? Perché la famiglia Di Napoli non poteva beneficiarne? Quali sono gli unici presupposti? Un giudice dell’esecuzione del Tribunale di Marsala, mesi fa, in un caso -per molti aspetti- simile (pur se, contrariamente al “caso Di Napoli”, non è stato chiesto, ancora, il rinvio a giudizio degli usurai ed estorsori), ha dimostrato la massima imparzialità e serenità: premesso che la vittima aveva chiesto l’accesso al Fondo antiusura; che aveva ottenuto il parere –identico a quello ottenuto da Di Napoli Luigi- da parte dell’autorità giudiziaria ed amministrativa e che, solo questi, sono i presupposti richiesti dalla legge, si è pronunciato, testualmente, così: “dichiara sospesa la procedura esecutiva”. Perché la famiglia Di Napoli, invece, doveva essere sbattuta fuori casa? I medici intervenuti, dal momento che Di Napoli ha la staffa metallica ed il femore spezzato in due parti, non volevano assumersi la responsabilità di trascinarlo con la forza se non dopo avere effettuato degli accertamenti radiologici! Perché lo hanno fatto, da soli, i poliziotti e i Carabinieri??? Con quali competenze medico-scientifiche? Perché lo hanno fatto urlare di dolori fino a farlo entrare in stato catatonico facendolo risvegliare dopo oltre 6 ore? Un parlamentare, l’anno scorso, pur non conoscendo né me né la mia famiglia, appresa la notizia (cliccando è possibile accedere alla versione on line de "L’Avanti" del 22 Ottobre 2006; Vd. anche Il Tempo del 25 e 26 Settembre che dedicò un servizio durante il mio sciopero della fame), ha dimostrato enorme sensibilità (e lo chiamano ex terrorista!) nel domandarlo, mediante interrogazione scritta, al Ministro della Giustizia e degli Interni (cliccando è possibile leggere il testo). Ho ancora fiducia nella Giustizia e sarà l’autorità giudiziaria, comunque, a stabilire eventuali responsabilità. Credo di avere capito quali siano gli unici presupposti per godere dei benefici richiesti dalla legge 44/99. La giurisprudenza ha riconosciuto, poi, che la vittima vi ha diritto pure se “fallita”. Nel caso di mio padre, la sentenza di fallimento è stata ottenuta, fra l’altro, proprio dagli stessi indagati e imputati. Il Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura è una persona straordinariamente gentile. Mi ha dato "l’impressione" di essere molto sensibile ed educato. Ho letto che, quando fu nominato, alcune vittime non erano contente della sua nomina. Un giornalista, scrivendo in merito ad uno degli ultimi atti del governo Berlusconi, ossia alla designazione del Commissario, intitolò la notizia con un titolo: “L’ultima porcata”. Il Commissario Straordinario deve essere una persona di competente professionalità in materia di usura ed estorsione. Credo, quindi, nella sua massima esperienza. Anzi: credo pure nella sua professionalità e, proprio per questo, quale legale, avevo depositato -aiutato dai miei grandi amici dello SNARP che mi sono stati molto vicino- un’apposita ed analitica istanza sin dal 15 Settembre 2006. Credo tutto ciò a tal punto che, per adesso, lo credo come un dogma. Vorrei chiedergli: “Perché, in oltre un anno e mezzo dall’istanza, il Comitato di solidarietà non ha dato, ancora, un centesimo a Di Napoli? Come mai nessuno, nè della Prefettura di Lecce nè di quella di Roma, si è preoccupato di chiedere alla vittima e alla sua famiglia se aveva da mangiare? Entrambe le prefetture, sbaglio o potrebbero essere coordinate dall’apposito ufficio del Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura? Quali sono, ai sensi della legge vigente e della giurisprudenza attuale, i motivi ostativi alla concessione dei benefici? Lo sa che, nel caso specifico, gli unici istanti il fallimento (la cui sentenza, tra l’altro, è stata impugnata) sono gli stessi imputati di usura ed estorsione? Ricorda che la legge prevede che i benefici debbano essere concessi alla vittima e -pena la revoca (oltre che, forse, qualche reato)- non agli usurai ed estorsori? Mi scusi per quest’ultima domanda! Comprenda, però, la mia preoccupazione! Non vorrei, dopo tutto quello che ho visto finora (ho menzionato qualcosa all’inizio) che qualcuno si confonda e dia i soldi, piuttosto che alla vittima, agli imputati!Un mese fa, con mio padre avevo scritto una lettera aperta al Capo dello Stato, nella sua qualità di Presidente del CSM, ponendo alcune questioni. Sapevo, ovviamente, quali fossero le sue prerogative e i limiti previsti dalla Costituzione. Devo riconoscere la correttezza del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica (l’Italia, per fortuna, ha anche eccellenti funzionari, straordinari giudici ed eroici agenti delle Forze dell’Ordine che onorano il Paese) che, tramite il direttore dell’Ufficio, ha dimostrato sensibilità e correttezza rispondendomi per iscritto con una lettera breve e cortese (cliccare per leggere il testo). Ha risposto, tra l’altro, ricordandomi ciò che già sapevo. La mia intenzione, quale legale e quale cittadino, era solo quella di informare del caso il Presidente della Repubblica anche quale garante della Costituzione. Ritengo che nella vicenda che ha riguardato la mia famiglia siano stati lesi vari diritti previsti dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo. Lo accerterà, eventualmente, l’autorità giudiziaria competente per materia e per territorio, sperando che non sia necessario adire la Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo! E’passato un’altro anno di qeust’odissea giudiziaria; il primo -e spero l’ultimo- fuori dalla casa che non ci stancheremo di pretendere indietro (pende l’azione possessoria e quella di accertamento della nullità della vendita). Non ci fermeremo finché non avremo ottenuto giustizia. Andremo alla ricerca del leggendario giudice di Berlino. Dall’entrata in vigore della Conv. Europea dei diritti dell’Uomo, dovrebbe stare a Strasburgo, in realtà! Spero, nel mio caso, di trovarlo, un pò prima, nelle sedi italiane competenti e presso le quali sono, ancora, pendenti i giudizi. Mi farebbe piacere, però, se, intanto, il Commissario Straordinario dimostrasse, ancora una volta, la sua usuale gentilezza e rispondesse alle mie domande! Roberto Di Napoli 

Della vicenda "Di Napoli" si sono occupati, oltre a vari siti internet, anche i seguenti media: Il Giornale del 31 Marzo 2007; Il Meridiano del 1 Aprile 2007; radioincontri all’interno della trasmissione radiofonica del 20 Settembre 2007, ore 11, 30; Il Tempo del 25 e del 26 Settembre 2006; Telenorba con servizi mandati in onda il 19 Ottobre 2006, il 25 Settembre 2006 e il 21 Settembre 2005.

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Caspita, Commissario, complimenti per l’accordo!Grazie anche dalla mia famiglia per l’efficienza della struttura!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 14 settembre 2007

così si combatte lOggi sono profondamente commosso per l’efficienza dello Stato nella lotta all’usura e all’estorsione. Ho letto su Lecce Prima.it (quotidiano on line), all’indirizzo http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=3580, che il Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, nella persona di Sua Eccellenza dott. Raffaele Lauro, ha inviato al Comune di Lecce un accordo tra il Ministero degli Interni e -addirittura, si badi bene!- la Banca d’Italia, l’Abi e altri soggetti istituzionali per ……. il sostegno alle vittime del racket e dell’usura. Ho manifestato una mia opinione commentando l’articolo (che spero Lecce Prima conservi e non faccia cancellare). Ho chiesto, in sostanza, al Commissario di domandare ai medesimi soggetti se sono disponibili a rinunciare ad una delle cause del dilagare dell’usura, ossia, la loro disponibilità a rinunciare alle azioni giudiziarie tese ad ottenere somme che la giurisprudenza ha riconosiuto non dovute (interessi anatocistici, mutui stipulati per coprire debiti su conti correnti, in realtà, giuridicamente inesistenti, ecc.). Ho chiesto, poi, cosa ha fatto, in un anno, il Comitato da lui presieduto a tutela di mio padre -e, quindi, della mia famiglia- che ha denunciato il racket e l’usura oltre dieci anni fa; cosa ha fatto per evitare che la mia famiglia fosse sbattuta fuori casa; ho chiesto di navigare un pò su internet o di far lavorare i suoi funzionari e leggere quale sia l’opinione delle vittime. Ho chiesto, poi, magari, anche di ……….. farmi sapere!!!Riporto il mio commento pubblicato su Lecce Prima.it.

"Il Commissario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura dovrebbe firmare un accordo coi medesimi soggetti affinchè questi ultimi si impegnino a rinunciare ad ogni azione giudiziaria tesa ad ottenere somme non dovute (per anatocismo ed altri oneri che la Cassazione riconosce non dovute) e a restituire quanto dovuto ai correntisti. Ci sono decine di migliaia di esecuzioni immobiliari, in Italia, instaurate dalle banche per ottenere importi che, invece, a loro non spettano. Lo sa o non lo sa (ma lo dovrebbe sapere quale esperto in usura e estorsione), dott. Lauro, che ci sono stati, nell’ultimo decennio, duemila suicidi per debiti (spesso solo apparenti)? Lo ha capito, Eccellenza, che mio padre ha denunciato l’estorsione oltre 10 anni fa e che le denunce, finora, hanno comportato la richiesta di rinvio a giudizio a carico dei denunciati e che, ciononostante, siamo stati sbattuti fuori casa? Lo sa, dott. Lauro, che la normativa richiede, per ottenere i benefici, la presentazione della sola denuncia penale e che, invece, nel caso che coinvolge la mia famiglia, a Roma si è richiesto pure il rinvio a giudizio degli imputati ma, malgrado sia stato richiesto sin dal 14 Febbraio 2006, la mia famiglia non ha ottenuto nemmeno la provvisionale??? Sin dal 15 Settembre 2006, prima dello sfratto, mio padre -tramite me quale legale- aveva richiesto formalmente di fare rispettare la sospensione a favore della quale avevano espresso parere conforme sia il Prefetto che il Presidente del Tribunale di Roma (dove, si ripete, pende il processo). Ed invece? Lo sa che il 19 Ottobre la mia casa è stata invasa da oltre una dozzina di poliziotti perfino nelle stanze da letto e che questi ultimi, considerato che i medici non volevano assumersi la responsabilità di trasportarlo, hanno strattonato la gamba spezzata in 2 da 18 anni fino a farlo urlare ed entrare in stato catatonico? Le sembrano modi civili di tutela delle vittime, questo? Non ci crede? Vuole vedere il filmato? E’ passato quasi 1 anno. Che cosa ha fatto il Comitato da Lei presieduto? Com’è la storia del fallimento??? Se la vittima è fallita non può ricevere 1 centesimo? Ma come!!!! A prescindere dalla giurisprudenza che mi pare abbia detto il contrario, quindi, se la vittima si rifiuta di sottostare al ricatto dell’usuraio o dell’estorsore che minaccia "se non mi paghi, intanto, Ti faccio fallire sia pure con titolo falsi (fai opposizione e tra dieci anni si vede!!), il Comitato calpesta la vittima non dando 1 centesimo??? Non le pare, questa tesi, a dir poco, assurda??? Lo sa che, a Lecce, il prossimo 24 Settembre, un giudice controparte della vittima in vari giudizi venderà altri beni in una procedura fallimentare i cui unici istanti sono gli stessi imputati di usura ed estorsione??? Tutto questo, Commissario Straordinario, le sembra conforme a legge, alla tutela delle vittime? E, poi, lo sa che quanto mi hanno riferito, tempo fa, -mi pare, al numero verde-, secondo cui il procedimento di accesso al Fondo sarebbe stato rigettato per cui, ora, sarebbe sospeso, non c’entra niente con quello tuttora pendente che, invece, si riferisce a diversi fatti estorsivi per i quali pende il processo a Roma??? Lo sa che, come c’è scritto nell’istanza di accesso e nelle note presentate anche al Suo Ufficio, la sospensione che chiedevamo di far rispettare e i benefici di cui non abbiamo visto nemmeno l’ombra si riferiscono a quest’ultimo procedimento e non a quell’altro per il quale deciderà il TAR Lecce o il Consiglio di Stato??? Commissario, insomma, navighi un pò su internet o faccia lavorare meglio i suoi funzionari!!! Si accorgerà, innanzitutto, della giurisprudenza che smentisce quanto, finora, sostenuto per negare ogni beneficio alla mia famiglia! Vedrà, poi, quante sono le vittime che hanno denunciato e quanto sono contente del trattamento loro riservato! Sarà Lei, poi, a valutare l’utilità e l’efficienza della struttura da Lei presieduta. Le vittime avranno, di certo, una loro opinione: io ho la mia e credo di avergliela già esposta!!! Nel frattempo, mi permetto di darLe un consiglio: chieda alle banche se sono disposte a rinunciare ad interessi anatocistici, interessi ultralegali mai pattuiti, mutui stipulati per coprire debiti su c/c in realtà inesistenti e a firmare un accordo con cui si impegano a rinunciare ad azioni esecutive instaurate per simili pretese. Magari, poi, se possibile,……. mi faccia sapere o renda pubblica la risposta!!!
Riporto una sintesi di quanto avvenuto a casa DI NAPOLI, a Gallipoli, il 19 Ottobre 2006:
Il 19 Ottobre 2006 la mia casa è stata invasa da circa una dozzina di poliziotti e carabinieri che hanno invaso, perfino, le stanze da letto per sbattere fuori la vittima di usura ed estorsione, cioè, mio padre. Credo che Bernardo Provenzano sia stato trattato con più umanità. Mio padre, invece, vittima di un attentato rimasto impunito e costretto, da 19 anni, a camminare con le stampelle, dopo circa sette ore di esecuzione e di indebite interferenze di agenti della Polizia di Gallipoli nell’attività degli ufficiali giudiziari (come, recentemente, testimoniato da uno degli avvocati presenti) e dei medici che si rifiutavano di trasportare fuori la vittima se non dopo avere effettuato degli accertamenti radiografici, è stato percosso dalle Forze dell’Ordine che gli hanno strattonato la gamba spezzata fino a farlo urlare e farlo entrare in stato catatonico (è disponibile un video). L’abitazione, insieme ad altri 52 lotti, era stata venduta -con una vendita, a dire della vittima, nulla ed oggetto di ricorso per cassazione- nell’ambito di una procedura fallimentare i cui istanti sono gli stessi imputati di usura ed estorsione. Mio padre, l’anno scorso, aveva ottenuto, da parte del Prefetto di Roma e del Presidente del Tribunale di Roma, i pareri concordi previsti dalla legge affinchè la vittima possa beneficiare della sospensione, ex art. 20 l. 44/99, per 300 giorni, di ogni esecuzione a suo carico. Sin dal 15 Settembre 2006, inoltre, avevamo formalmente invitato il Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura a far rispettare la sospensione già efficace ex lege avendo ottenuto i pareri conformi sia da parte dell’autorità giudiziaria che da quella amministrativa. Il parere del Prefetto e del Presidente del Tribunale sono stati ritenuti carta straccia e la vittima, con la sua famiglia, sbattuti fuori di casa. Cosa ha fatto, nel frattempo, il Comitato di solidarietà ed il Commissario Straordinario per la lotta all’usura ed all’estorsione? NULLA. La famiglia, a distanza di quasi un anno, non ha ottenuto nemmeno un centesimo dal Fondo. I Poliziotti ed i Carabinieri, dopo avere fatto le veci dei medici che si rifiutavano di trasportare la vittima, sono ancora al loro posto . Ho letto che altre vittime sono rimaste prive di ogni tutela. Tante si sono, perfino, suicidate. Viene pubblicizzato che denunciare l’usuraio conviene: ma a chi? Tra i tanti pretesti forniti, nel corso dell’anno, alla mia famiglia non è mancata la ridicola giustificazione -tra l’altro smentita dalla giurisprudenza- secondo cui chi ha a suo carico una sentenza di fallimento non può ottenere i benefici previsti dalla legge 44/99. A prescindere dai provvedimenti giurisprudenziali in senso contrario, cosa succederebbe, allora, se, come nel caso della mia famiglia, gli stessi istanti il fallimento sono gli estorsori e gli usurai? Le conseguenze di simile pretesa, assurda ed inconcepibile giustificazione sarebbero che denunciare l’usuraio conviene ma se quest’ultimo minaccia il fallimento lo si dovrebbe pagare per evitare di perdere i benefici. Mi pare che affermazioni simili si commentino da sole. Fino a quando, però, le vittime di usura ed estorsione devono essere umiliate o istigate al suicidio (Vedi mio post: http://www.robertodinapoli.splinder.com … a%2C+le+v?) E’ ammissibile in un Paese civile che una famiglia che ha ottenuto dall’autorità giudiziaria e da quella amministrativa competenti la sospensione per 300 giorni, prevista dalla legge, sia sbattuta fuori casa e lasciata priva di ogni tutela da chi, pubblicamente, stimola la gente a denunciare? Venti anni fa, Leonardo Sciascia scrisse un articolo che suscitò polemiche sui professionisti dell’antimafia: spero, ora, che non ci siano anche i "professionisti dell’antiusura" ". Roberto Di Napoli

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Il mio ricordo di Franco TRITTO: un esempio di straordinaria umanità (anche all’interno degli Atenei!!!)

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 5 giugno 2007

Il 9 Agosto 2005, all’improvviso, è volata in Cielo una persona straordinaria ed unica. Un Professore che, a leggere quanto scritto dai suoi affezionati allievi i quali, ancora oggi, lo ricordano con fotografie e testimonianze -in un sito dove, nei minimi particolari, è riprodotta la cattedra da cui continuava le lezioni impartitegli da Aldo Moro-, è stato amato da tantissime persone. Un amico che, all’improvviso, è volato via senza tornare più in quell’aula dove i Suoi allievi, pur dopo avere seguito le lezioni e superato l’esame, erano contenti di ritrovare. Chi non ha avuto il piacere e l’onore di conoscerlo può vedere le fotografie pubblicate sul sito (www.aulaxi.it) o leggere i racconti dei suoi studenti per avere un’idea della straordinarietà di Franco Tritto. Credo che nell’attuale “mondo” universitario, un Professore che ami gli studenti a tal punto da fornire loro i propri recapiti telefonici e da preoccuparsi, quando assenti, fino a chiamarli al telefono, non può che destare meraviglia. Sarebbe, quindi, superflua ogni ulteriore parola per descrivere la sua UMANITA’. E’ stato assistente di Aldo Moro e uno dei suoi più fedeli collaboratori fino a divenire, il 9 Maggio 1978, il destinatario della telefonata con cui le Brigate Rosse gli comunicavano di avergli strappato il suo Maestro chiedendogli di portare la notizia ai familiari. E’, involontariamente, “passato nella storia” per essere stato testimone dell’ultimo folle atto dei brigatisti ma molti (io compreso prima che leggessi quanto contenuto nel sito www.aulaxi.it) non conoscono le numerose e straordinarie virtù del Prof. Tritto manifestate anche nelle sue lezioni universitarie. Ha insegnato diritto e procedura penale in varie università fino a ritornare a Roma, alla Facoltà di scienze politiche dell’Università “La Sapienza”, per potere tenere le sue lezioni nell’aula XI intitolata a Moro: aula in cui –come affermato dai suoi allievi nel sito internet- potevano nascere amori e amicizie durature. Pur scomparso prematuramente, dura ancora, infatti, l’amicizia con i suoi studenti che non l’hanno dimenticato ed, anzi, continuano ad onorarlo così come merita un uomo che, evidentemente, ha saputo manifestare, in ogni momento, la sua bontà nonché “la magia” –come, giustamente, mi ha scritto una sua allieva- "nel far sì che le cose giuste e la ricerca della verità, necessariamente ricondotte al dato umano, non si arrestino".

Avendo io studiato giurisprudenza, non ho avuto il piacere di assistere alle lezioni ma ho avuto il piacere e l’onore di conoscerlo a casa mia quando avevo sei anni. Lo ricordo, come se fosse ieri, intento a giocare -con la stessa meraviglia e semplicità di un bambino- con un mio videogame, uno“scacciapensieri”, aiutando Topolino a raccogliere, senza romperle, le uova lanciategli da Minnie. Mi regalò, quell’estate, una piccola macchina fotografica che ho utilizzato fino a pochi anni fa e che custodisco, tuttora, quale ricordo di una persona straordinaria. L’ho incontrato qualche altra volta e speravo, anni fa, di rivederlo con l’immaginabile desiderio di chi, da piccolo, ha conosciuto una persona e ne conserva ricordi bellissimi per il resto della vita. Non ho fatto in tempo ma, nella sua aula virtuale, i Suoi gentilissimi allievi mi hanno accolto scrivendo sulla lavagna il link con il mio blog dopo avere loro chiesto il permesso di inserire il loro link nel mio. Mi hanno riferito che dedicava particolare attenzione, nei Suoi insegnamenti, all’usura, all’estorsione e al riciclaggio. Sono, quindi, ancora più dispiaciuto di avere perso un amico e un grande Professore che mi avrebbe potuto insegnare tanto in questa materia e che, soprattutto coi suoi insegnamenti, avrebbe potuto contribuire al contrasto a tali fenomeni. Le sue lezioni sulla centralità della persona umana nel sistema giuridico avrebbero, sicuramente, potuto contribuire a sensibilizzare le Istituzioni sull’attuale mancanza di tutela delle vittime che, attualmente, subiscono i paradossi e le conseguenze di una ambigua normativa e, spesso, di interpretazioni assurde contro ogni principio costituzionale. Consiglio a chiunque di cliccare sul link al sito www.aulaxi.it per conoscere un esempio di straordinaria umanità e un grande Professore rimasto umile fino a farsi disinteressatamente amare dai suoi studenti ma che -come accade, forse, a persone perfette costrette a vivere in un mondo dove tutto funziona “alla rovescia”-, ci ha, improvvisamente, lasciati. Con la consapevolezza che “i giusti” non scompaiono mai e che la loro assenza, pur triste, è soltanto apparente in quanto continuano a guardarci da un Luogo sicuramente migliore, ho scritto a Franco Tritto una lettera che i miei amici “imbucheranno” nello spazio appositamente creato sul sito della sua Aula XI. Roberto Di Napoli

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Fino a quando, in Italia, le vittime di usura devono suicidarsi o minacciare folli gesti?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 21 Maggio 2007

In provincia di Ascoli Piceno, il 15 Maggio scorso, una famiglia ha vissuto una giornata che, purtroppo, solo chi ha subito analoghe esperienze può immaginare in tutti i suoi attimi. Non conosco, ovviamente, la “storia processuale” e, conseguentemente, non posso sapere se, nel caso di specie, sussistessero motivi d’invalidità della vendita dell’abitazione della vittima o presupposti per beneficiare del rinvio del rilascio.

E’ sufficiente, però, credo, a chiunque, la lettura degli articoli di stampa e dei siti che hanno riportato la notizia per potersi indignare di fronte a quanto accaduto (ho letto la notizia anche su: http://fm.ilquotidiano.it/articoli/2007/05/16/72255/antonella-sfrattata-il-futuro-sembra-nero).

Pur con la premessa appena fatta, tuttavia, non posso escludere che quella famiglia -così come tante altre- siano state sbattute fuori casa malgrado ci fossero i presupposti giuridici per l’emissione di misure cautelari al fine di impedire, tra l’altro, l’ulteriore aggravamento di reati o, comunque, un’ennesima sofferenza alle vittime. Non posso escludere ciò perché, il 19 Ottobre u.s., ho visto, un po’ troppo da vicino, a Gallipoli, in provincia di Lecce, il “trattamento riservato” a chi ha denunciato in tempo gli usurai e gli estorsori, ha sollecitato le misure per evitare che si concretizzassero le minacce, ha richiesto l’accesso al Fondo antiracket ed antiusura e, pur dopo che le denunce si sono rivelate fondate a tal punto da determinare le richieste di rinvio a giudizio, pur avendo ottenuto la sospensione ex art. 20 l. 44/99 da parte del Prefetto e dal Presidente del Tribunale competenti, sia stata sbattuta fuori di casa (vedi il video; nell’album vi è una breve descrizione) . In quest’ultimo caso, la vittima –mio padre, attraverso me nella qualità di legale- aveva chiesto al Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, oltre un mese prima, di far rispettare la sospensione già ottenuta. Il mese successivo, è rimasta con il parere del Prefetto e del Presidente del Tribunale che avrebbe dovuto attestare la sospensione ma la sua –la nostra- casa è rimasta invasa per oltre otto ore dalle Forze dell’Ordine: invece che tutelare la vittima, erano pronte a fornire ausilio per sbatterla fuori!!! Alla fine, infatti, -con le stampelle da diciott’anni per avere subito un attentato- è stata sbattuta fuori di casa con la famiglia e, dopo un anno dalla richiesta, siamo ancora in attesa di ricevere la provvisionale richiesta al Fondo antiusura ed antiracket anche se, ormai, pronti ad instaurare azione di risarcimento danni nei confronti del Ministero degli Interni per quanto subito e per avere creduto che “denunciare l’usuraio conviene”. Quest’ultimo caso –che è il caso mio e della mia famiglia-, ripeto, si è verificato in provincia di Lecce. Il caso di cui accennavo all’inizio, a quanto pare, è accaduto in provincia di Ascoli Piceno. Tanti casi analoghi, però, si sono verificati e, probabilmente, ogni giorno, si verificano senza che nessuno di noi ne sia al corrente o ne possa essere informato; ciò per varie, possibili ragioni: perché i mass media non ne parlano o, talvolta, perché le vittime non hanno nemmeno più la forza di parlare o, purtroppo, perché non lo possono più fare avendo scelto la strada del suicidio (ci sarebbero stati, a quanto pare, tremila suicidi in dieci anni). Chiunque, avendone il potere-dovere ed in presenza dei presupposti di legge che glielo imponesse, non ha impedito tragedie e drammi simili dovrebbe solo fare una cosa: VERGOGNARSI E CONSIDERARSI UN CRIMINALE QUANTO L’USURAIO (considerato anche quanto sancisce l’art. 40, ult. cpv. c.p.). Chi, invece, sedendo su poltrone di uffici istituiti per il contrasto e la prevenzione all’usura e all’estorsione ritenga di non avere poteri per garantire il soddisfacimento dei bisogni essenziali della vittima (ad esempio l’abitazione quando vi è il parere del Prefetto e del Presidente del Tribunale richiesto dalla legge 44/99 o la provvisionale che gli consenta, quanto meno, la sussistenza e il ripristino dell’attività) dovrebbe, invece, -ma è una mia opinione- avere la forza di compiere un gesto di civiltà, di logica e di rispetto delle vittime per la tutela delle quali è stata istituita la loro poltrona ed assicurato il loro pur giustissimo stipendio: la forza e il coraggio di prendere atto della loro asserita mancanza di strumenti e DIMETTERSI ANDANDOSENE A CASA!!! Sarebbe -sempre secondo me- un gesto che manifesterebbe un vuoto normativo (qualora, effettivamente, non vi fossero gli strumenti per prevenire drammi analoghi a quelli verificatisi), stimolando magari il Governo a utilizzare il già abusato strumento del decreto legge per porre rimedio a drammi simili, oppure, se non si ha il coraggio di interpretare la legge già esistente nella maniera più corretta, sarebbe, comunque, un apprezzabile atto che dimostrerebbe un profondo senso di correttezza, di lealtà e di rispetto anche per le casse dello Stato sulle quali è inutile che gravi il costo di strutture cui mancano (o mancherebbero) gli strumenti per il loro più efficiente funzionamento. Roberto Di Napoli 

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Cresce l’usura a Lecce? Ma guarda un pò!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 15 Maggio 2007

A leggere i dati riportati in un articolo su "Il Meridiano" di oggi (http://www.ilmeridiano.info/articolo.php?Rif=11837), a Lecce sarebbe cresciuto il fenomeno dell’usura. Secondo tali dati, il 7% delle telefonate giunte al numero verde del Comitato Antiusura sarebbe costituito da vittime salentine. Ciò non mi meraviglia affatto. Anzi. Potrebbero anche essere inferiori a quelli effettivi se si considerassero le numerose denunce (portate all’attenzione anche attraverso interrogazioni parlamentari più volte presentate nel corso degli ultimi anni) presentate da imprenditori e cittadini contro rappresentanti di istituti di credito locali. Questi ultimi, però, spesso, non vengono compresi nelle indagini statistiche sull’usura e, purtroppo, spesso, non vengono disturbati nemmeno da …… serie indagini preliminari o misure cautelari. Mi è capitato di vedere, a Lecce, proscioglimenti (a dire il vero, poi, impugnati dalla Procura Generale) di imputati (rappresentanti di un istituto di credito) di usura per avere praticato il tasso del 292%. In un caso, ho avuto, purtroppo, modo di verificare che, pur in presenza della sospensione delle procedure esecutive e di rilascio ex art. 20 l. 44/99 in seguito all’emanazione del parere da parte sia del Prefetto sia dell’Autorità giudiziaria (il Presidente del Tribunale competente ex art. 8 d. P.R. 455/99 che, nel caso di specie, era quello di Roma dove pende il processo contro imputati di estorsione), la vittima sia stata "sbattuta" fuori di casa dopo che appartenenti alle Forze dell’Ordine (con un "trattamento", forse, peggiore a quello riservato a Bernardo Provenzano o ai boss della SCU) avevano invaso l’abitazione per oltre otto ore. Gli imputati, invece, …… ovviamente, liberi, felici e ai loro posti. Se così si combatte l’usura e l’estorsione a Lecce, è ovvio che la criminalità cresca. Anzi. Non è da escludere che lo strozzino o l’usuraio, nel tentativo di difendersi, s’inventi una sorta di scriminante costituita dal convincimento di esercitare un diritto. Penserà: "Perchè io sono stato subito arrestato e devo essere processato per usura mentre quel rappresentante di istituto di credito è riuscito, invece, ad ottenere un tasso d’interesse pari o più alto di quello da me richiesto e in più, magari, riesce anche a fare sbattere fuori di casa la vittima? Questioni di simpatie? O…… di interessi, appunto?" Roberto Di Napoli

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Banche e clienti: Patti chiari? Come potersi fidare se non si restituisce il bottino?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 13 Maggio 2007

Speciale Tg1 dedicherà questa sera una puntata sui costi dei servizi bancari in Italia. Vari quotidiani, recentemente, hanno pubblicato servizi analoghi pubblicando schemi con i costi addebitati da parte dei diversi istituti di credito. Il problema avvertito dagli utenti bancari, però, non è solo quello dei costi delle operazioni. Vi è, tuttora, un dramma sofferto da migliaia di famiglie ed imprenditori a cui le banche non intendono porre rimedio se non dopo una pronuncia in via giudiziale. La Cassazione, sin dal 1999 e, addirittura, con la sentenza a Sezioni Unite n. 21095 del 2004, ha riconosciuto il diritto degli utenti (privati o imprenditori) alla restituzione delle somme indebitamente corrisposte o addebitate sui conti correnti a titolo, ad esempio, di interessi invalidamente pattuiti (con riferimento a criteri ritenuti non validi; es: "uso piazza"), di commissioni di massimo scoperto o di somme anatocistiche, ossia, "lievitate" a causa dell’illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi. Le banche, malgrado la giurisprudenza sia univoca in favore dei correntisti, nel caso di richieste di restituzione da parte di questi ultimi rispondono esplicitamente di non pagare se non a seguito di sentenza di condanna. Nel caso, poi, i correntisti (privati o imprenditori) abbiano, ancora, "aperta" la posizione nei confronti degli istituti che reclamano il saldo risultante dall’estratto conto, le banche non si preoccupano di "depurare" il rapporto, sin dall’inizio, dai predetti costi ed oneri (riconosciuti illegittimi dalla legge e dalla giurisprudenza) ma tentano, addirittura, di agire in giudizio e, se in possesso di titoli esecutivi (cambiali ottenute dal correntista "con l’acqua alla gola" o decreti ingiuntivi per importi comprensivi di oneri e spese illegittimi), non esitano a procedere esecutivamente mettendo a rischio la salute, la vita, la serenità di famiglie o l’esercizio d’impresa da parte degli imprenditori. Le banche, così, oltre a compromettere la vita delle persone (in Italia già risulterebbero circa tremila suicidi per debiti in dieci anni), pregiudicano l’economia delle piccole- medie imprese italiane. La Banca d’Italia dovrebbe severamente vietare agli istituti di agire, in qualsiasi modo, al fine di ottenere somme che la giurisprudenza, unanime, ha riconosciuto non tutelabili e dovrebbe imporre, immediatamente, di instaurare tavoli di conciliazione coi clienti vittime di anatocismo e altri vizi."
Mi piacerebbe sapere dai rappresentanti dell’ABI o dai rappresentanti degli istituti di credito: "Perchè, come è avvenuto per vari prodotti finanziari, le banche non conciliano coi clienti che richiedono la restituzione delle somme invalidamente percepite o addebitate nel corso dell’intero rapporto (così come riconosciuto dalla giurisprudenza) e preferiscono, invece,costringere gli utenti ad agire in giudizio? Perchè questa strategia aziendale? Perchè si preferisce affidarsi alla statistica e fare affidamento sul maggiore utile derivante dal numero di clienti che, scoraggiati o privi di possibilità, preferiscono non agire in giudizio? Perchè, in conformità a quanto previsto dal Testo unico bancario che prescrive che i rappresentanti degli istituti di credito devono godere dei requisiti di onorabilità e professionalità, non si vieta l’esercizio di funzioni di dirigenza a rappresentanti di istituti di credito con richieste di rinvio a giudizio per usura ed estorsione o, addirittura, con condanne? Il requisito dell’onorabilità non è ancorato al significato del termine secondo il vocabolario della lingua italiana? Oppure il termine "onorabilità" viene inteso con riferimento al significato assunto in altri contesti ed ambienti?" Roberto Di Napoli

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La lotta all’usura, all’estorsione e alla filosofia dei “mezzi uomini”

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 17 aprile 2007

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La lettura di uno dei tanti capolavori di Leonardo Sciascia e, in particolare, di “Una storia semplice” mi fa riflettere sull’attualità del romanzo. Anzi: ogni pagina mi pare sia stata scritta oggi.

Una storia semplice”, come è noto, è il titolo dell’ultima opera di Sciascia, -“il testamento morale di un siciliano” come è stato definito- in cui si narra la storia ingarbugliata e nient’affatto semplice di un omicidio le cui indagini, malgrado il tentativo ed il desiderio del questore di archiviare subito il caso come suicidio, conducono, dapprima, all’arresto di un cittadino che si era presentato “spontaneamente” a rendere informazioni e, infine, sfociano nel “terrificante” sospetto, da parte di un brigadiere, che l’autore dell’assassinio sia proprio il suo commissario.

Ho letto il breve romanzo e mi hanno colpito, in particolare, vari passi. Mi è piaciuta anche la prefazione del noto e bravissimo Andrea Purgatori nell’edizione a cura di Corriere della Sera- Rcs, 2003. Giustamente, Purgatori rileva come in “Una storia semplice” non ci sono eroi “(…) ma solo mezzi uomini –mezzi poliziotti e mezzi carabinieri, mezzi magistrati, mezzi preti, mezzi testimoni. Gente un po’ rozza e un po’ pavida, che s’aggiusta l’esistenza scansando i problemi (…)”.La lettura di brevi righe dello scrittore siciliano, a mio giudizio, fa riflettere il lettore, come dicevo, su temi, oggi, ampiamente dibattuti. Mi colpiscono anche le parole e l’eleganza dello stile. Tra le prime pagine, un particolare, -a prima lettura, irrilevante-, mi ha colpito, mi ha fatto sorridere e, spesso, mi ritorna in mente. Mi riferisco alla pagina in cui si racconta dell’arrivo di “tutti quelli che dovevano arrivare: questore, procuratore della Repubblica, medico, fotografo, un giornalista prediletto dal questore (…)”. Mi piace, in particolare, la descrizione dell’arrivo delle automobili e mi domando quali posano essere stati i motivi che hanno indotto lo scrittore alla precisazione “Sei o sette automobili che anche dopo che erano arrivate continuarono a rombare, stridere e urlare (…)”. La lettura di quelle righe mi lascia pensare al protagonismo di cui –secondo quello che si legge spesso sui quotidiani e settimanali- sarebbero affette persone che, quanto meno per il ruolo ricoperto, dovrebbero apparire, dinanzi all’opinione pubblica, più equilibrate e riservate.

Inquietante è, poi, la filosofia dei protagonisti -dei mezzi uomini come li definisce Purgatori- che emerge dalle prime pagine e, in particolare, laddove il questore sentenzia: “Suicidio(…) e ancora, dopo il tentativo del brigadiere di far rilevare i suoi sospetti, sempre il questore: “Suicidio, caso evidente di suicidio” (….) “Questo è un caso semplice, bisogna non farlo montare e sbrigarcene al più presto” (…).

Straordinaria, poi, la descrizione dell’interrogatorio tra il Procuratore della Repubblica e il suo maestro di scuola. Un Procuratore che ricorda al maestro i propri insuccessi nella lingua italiana e che chiede spiegazioni sui motivi per cui, nei componimenti d’italiano, prendeva sempre tre perché copiava mentre, un giorno, aveva preso cinque. Il maestro risponde che, probabilmente, quel giorno, aveva copiato da un autore più intelligente. Il procuratore si giustifica dicendo che, in effetti, era “piuttosto debole in italiano”, però, a suo dire, non era stato “un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica”. La risposta del modesto ma saggio maestro manifesta, in maniera inequivocabile, un dato di fatto difficilmente contestabile. Il professore, infatti, risponde che “l’italiano non è l’italiano: è il “ragionare” (…). “Con meno italiano (…) sarebbe forse ancora più in alto”.

Sconvolgente, poi, quasi alla conclusione del romanzo, dopo “l’incidente” fatale per il “sospettato” commissario, è la domanda che il magistrato rivolge al colonnello e al questore non appena, quest’ultimo, finisce di relazionare sulle indagini e sugli indizi che, confessa, non aveva considerato come doveva: “Ma caro questore, ma caro colonnello, questo è troppo poco…. Se provassimo a ribaltare questa storia nella considerazione che il brigadiere mente e che è lui il protagonista dei fatti di cui accusa il commissario?

“Una storia semplice” è stato considerato, da alcuni, un esempio di malagiustizia, di corruzione, di “intrecci illeciti che coinvolgono e minano le istituzioni stesse, in primo luogo la giustizia”, e, purtroppo, a mio giudizio, potrebbe, ancora oggi, essere immaginato anche in altri ambienti e in altri contesti. Immaginato se non, purtroppo ancora più facilmente, raccontato visto che ci sono casi reali e non immaginari.

Mi è capitato, sia in esperienze personali che professionali, di venire a conoscenza di storie che si pretendeva di  archiviare, addirittura,  come “semplici” ma che, invece, tali non erano.

Faccio solo qualche piccolo esempio. Ho assistito, più volte, alla presentazione di denunce per usura ed estorsione in cui il denunciante esponeva pretese, da parte di istituti di credito, contrarie all’ordinamento e alla giurisprudenza. A mio giudizio è, innanzitutto, assurdo ed inconcepibile che a ricevere denunce per fatti che, spesso, manifestano, sin dall’inizio, la loro complessità possano essere abilitate persone che, a leggere i verbali di resa denuncia, ci si chiede presso quale scuola elementare abbiano conseguito l’abilitazione a continuare gli studi. Mi è capitato, poi, di leggere, insieme a tantissimi provvedimenti che manifestano la preparazione, l’imparzialità e l’equilibrio di cui, per fortuna, sono dotati tanti magistrati, anche richieste di archiviazione motivate “semplicemente” sulla circostanza che il tasso d’interesse pattuito non era usurario senza, però, che fosse stato analizzato l’intero rapporto secondo gli insegnamenti della giurisprudenza. So bene che, in presenza di una fondata e motivata opposizione alla richiesta di archiviazione, le indagini possano proseguire e, magari, concludersi con l’imputazione. Intendo, tuttavia, sottolineare l’inconcepibile perdita di tempo che comporta la mancanza di specializzazione –o l’inerzia nel perseguire alcuni crimini per le più svariate e recondite ragioni- da parte degli organi competenti. Non bisogna essere avvocati per capire che perdere tempo, all’inizio delle indagini di un processo penale, significa causare la perdita delle fonti di prova; significa trascurare l’adozione delle misure cautelari reali o personali che possono evitare, tra l’altro, anche la reiterazione dei reati o l’aggravamento delle conseguenze di quelli già commessi; significa, in sostanza, volere assicurare l’impunità ai colpevoli.

Nel caso delle indagini in materia finanziaria, bancaria, nei delitti di concussione, corruzione o, per dirla in breve, nelle indagini per delitti commessi dai “colletti bianchi”, occorre l’imparzialità, un’adeguata preparazione e la passione per il proprio lavoro. In mancanza di queste “virtù” ci sarà sempre qualcuno che scambierà –o riterrà comodo scambiare- la vittima per un “semplice debitore” rompiscatole; che preferirà pensare che si tratti di “un’altra storia semplice” di persona che non paga (gli usurai) e, poi, denuncia.

Mi pare che nessuno dubiti sulla necessità dell’adozione di misure cautelari nei confronti dello strozzino “professionista” (cioè quello notoriamente dedito ad attività delinquenziale). Sono certo che, in questi casi,  si mobilita, come è doveroso, un pool di magistrati e Forze dell’Ordine e, nel giro di poche ore, lo strozzino è assicurato alla giustizia. Se, però, le stesse condizioni usurarie od estorsive sono richieste da un direttore di una filiale di un istituto di credito o da un suo superiore (che dovrebbe essere, dunque, ancora più consapevole dell’illiceità della pretesa), il “trattamento” che vedo loro riservato, a mio parere, è più “soft”. Magari lo si iscrive sul registro degli indagati, se ne richiede il rinvio a giudizio, ma lo si lascia al suo posto. Tutto procede con più calma.

I presunti legami affaristici tra alcuni magistrati e un istituto di credito -oggetto di un procedimento penale presso la Procura di Catanzaro e di richiesta di azione disciplinare da parte del Ministro della Giustizia- di cui si sono occupati, nelle scorse settimane, gli organi d’informazione, spero che non sussistano (fatti analoghi, però, due anni fa, sono stati lamentati, anche altrove, da un’associazione antiusura). Se le accuse dovessero, invece, risultare fondate, spero che tali legami non siano –e non siano stati- così diffusi da costituire la ragione della diversità di trattamento -a seconda di chi sia il denunciato- nei procedimenti per usura ed estorsione o da spiegare i motivi per cui, così facilmente, si sottovalutano –o si siano sottovalutate- le denunce e le richieste di misure cautelari quando il denunciato sia il responsabile di un istituto di credito.

Malgrado tutto, sono ottimista. Dimenticavo, d’altronde, che l’Italia, culla del diritto (anche se non è mancato chi l’ha definita la “bara” del diritto), prevede, dal 1996, la figura del Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura e, addirittura, il Comitato di solidarietà. Le vittime, quindi, poTREBBERO stare proprio tranquille. La legge prevede un Commissario Straordinario e un Comitato di solidarietà. Insomma, …….. una solidarietà straordinaria, per cui questi organi non potranno che osservare –e fare osservare- la legge antiusura ed antiracket. Se dovessero, mai, sorgere dubbi sull’interpretazione della normativa, sono certo che la comprovata esperienza di cui, per essere nominato, deve godere il Commissario non potrà che fare immediata applicazione delle regole di ermeneutica imposte dall’ordinamento. Anzi, è stata creata un’apposita struttura che, dalla lettura della legge, pare debba essere super efficiente e dotata di giuristi esperti nel contrasto all’usura e all’estorsione nonché nella tutela delle vittime. I legami tra magistrati ed istituti di credito di cui hanno parlato i giornali saranno, di certo, insussistenti e, comunque, tutte le vittime di usura e di estorsione possono stare tranquille. “Denuncia l’usuraio. Ti conviene”: l’ho visto scritto, perfino, in un manifesto appeso in alcune caserme e all’interno delle stazioni ferroviarie; l’ho sentito consigliare anche attraverso uno spot diffuso sulla principale rete nazionale.  Anni fa, poi, uno spot televisivo di un’emittente locale leccese (nella patria del balocco) mandava in onda, per rendere noto l’apposito ufficio presso la Prefettura, immagini con volanti delle Forze dell’Ordine che sgommavano e correvano (chissà dove, forse, a casa della vittima). Chissà quante persone, avendone i presupposti, avranno usufruito dei benefici previsti dalla normativa antiusura ed antiracket, quante vittime salvate dal suicidio (in un decennio, a partire dal 1995, pare che, in Italia, ce ne siano stati duemila, forse, non tutti debitori!) e quante famiglie di vittime lasciate serene nelle proprie abitazioni grazie al Commissario Straordinario, al Comitato di solidarietà, ai Prefetti e ai magistrati imparziali! Mi chiedo: le vittime, oggi, possono credere che ci siano, davvero, legami tra alcuni magistrati e alcuni istituti di credito? E, potrebbero mai avere ragione di credere che, in caso, ad esempio, di usura od estorsione commessa anche da rappresentanti di banche, il Commissario Straordinario e il Comitato di solidarietà non tutelino le vittime adeguatamente nei modi e tempi previsti dalla legge o si rendano complici contribuendo a fare aumentare le sofferenze? Si potrebbe, mai, pensare, dalla lettura della normativa antiusura ed antiracket, che il Commissario Straordinario, il Comitato e i Prefetti, per la concessione dei benefici, possano essere condizionati da altri fattori se non dai presupposti richiesti dalla legge e confermati necessari dalla giurisprudenza? Vorrei tanto credere e rispondere di no.

Sarebbe inevitabile, altrimenti, il peggioramento del già profondo senso di sfiducia dei cittadini nell’amministrazione della giustizia e il timore che, proprio negli uffici dove la pubblica amministrazione, attraverso ogni suo funzionario, dovrebbe onorare e servire il popolo sovrano, vadano aumentando -e, ancora peggio, si lascino seduti sulle proprie poltrone-, ancora più dei mezzi uomini, quelli che Sciascia poneva ad un livello ancora più sotto: i sempre presenti quaquaraquà. Roberto Di Napoli

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