IL BLOG DI ROBERTO DI NAPOLI

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Archive for the ‘collusioni’ Category

Caspita, Commissario, complimenti per l’accordo!Grazie anche dalla mia famiglia per l’efficienza della struttura!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 14 settembre 2007

così si combatte lOggi sono profondamente commosso per l’efficienza dello Stato nella lotta all’usura e all’estorsione. Ho letto su Lecce Prima.it (quotidiano on line), all’indirizzo http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=3580, che il Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, nella persona di Sua Eccellenza dott. Raffaele Lauro, ha inviato al Comune di Lecce un accordo tra il Ministero degli Interni e -addirittura, si badi bene!- la Banca d’Italia, l’Abi e altri soggetti istituzionali per ……. il sostegno alle vittime del racket e dell’usura. Ho manifestato una mia opinione commentando l’articolo (che spero Lecce Prima conservi e non faccia cancellare). Ho chiesto, in sostanza, al Commissario di domandare ai medesimi soggetti se sono disponibili a rinunciare ad una delle cause del dilagare dell’usura, ossia, la loro disponibilità a rinunciare alle azioni giudiziarie tese ad ottenere somme che la giurisprudenza ha riconosiuto non dovute (interessi anatocistici, mutui stipulati per coprire debiti su conti correnti, in realtà, giuridicamente inesistenti, ecc.). Ho chiesto, poi, cosa ha fatto, in un anno, il Comitato da lui presieduto a tutela di mio padre -e, quindi, della mia famiglia- che ha denunciato il racket e l’usura oltre dieci anni fa; cosa ha fatto per evitare che la mia famiglia fosse sbattuta fuori casa; ho chiesto di navigare un pò su internet o di far lavorare i suoi funzionari e leggere quale sia l’opinione delle vittime. Ho chiesto, poi, magari, anche di ……….. farmi sapere!!!Riporto il mio commento pubblicato su Lecce Prima.it.

"Il Commissario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura dovrebbe firmare un accordo coi medesimi soggetti affinchè questi ultimi si impegnino a rinunciare ad ogni azione giudiziaria tesa ad ottenere somme non dovute (per anatocismo ed altri oneri che la Cassazione riconosce non dovute) e a restituire quanto dovuto ai correntisti. Ci sono decine di migliaia di esecuzioni immobiliari, in Italia, instaurate dalle banche per ottenere importi che, invece, a loro non spettano. Lo sa o non lo sa (ma lo dovrebbe sapere quale esperto in usura e estorsione), dott. Lauro, che ci sono stati, nell’ultimo decennio, duemila suicidi per debiti (spesso solo apparenti)? Lo ha capito, Eccellenza, che mio padre ha denunciato l’estorsione oltre 10 anni fa e che le denunce, finora, hanno comportato la richiesta di rinvio a giudizio a carico dei denunciati e che, ciononostante, siamo stati sbattuti fuori casa? Lo sa, dott. Lauro, che la normativa richiede, per ottenere i benefici, la presentazione della sola denuncia penale e che, invece, nel caso che coinvolge la mia famiglia, a Roma si è richiesto pure il rinvio a giudizio degli imputati ma, malgrado sia stato richiesto sin dal 14 Febbraio 2006, la mia famiglia non ha ottenuto nemmeno la provvisionale??? Sin dal 15 Settembre 2006, prima dello sfratto, mio padre -tramite me quale legale- aveva richiesto formalmente di fare rispettare la sospensione a favore della quale avevano espresso parere conforme sia il Prefetto che il Presidente del Tribunale di Roma (dove, si ripete, pende il processo). Ed invece? Lo sa che il 19 Ottobre la mia casa è stata invasa da oltre una dozzina di poliziotti perfino nelle stanze da letto e che questi ultimi, considerato che i medici non volevano assumersi la responsabilità di trasportarlo, hanno strattonato la gamba spezzata in 2 da 18 anni fino a farlo urlare ed entrare in stato catatonico? Le sembrano modi civili di tutela delle vittime, questo? Non ci crede? Vuole vedere il filmato? E’ passato quasi 1 anno. Che cosa ha fatto il Comitato da Lei presieduto? Com’è la storia del fallimento??? Se la vittima è fallita non può ricevere 1 centesimo? Ma come!!!! A prescindere dalla giurisprudenza che mi pare abbia detto il contrario, quindi, se la vittima si rifiuta di sottostare al ricatto dell’usuraio o dell’estorsore che minaccia "se non mi paghi, intanto, Ti faccio fallire sia pure con titolo falsi (fai opposizione e tra dieci anni si vede!!), il Comitato calpesta la vittima non dando 1 centesimo??? Non le pare, questa tesi, a dir poco, assurda??? Lo sa che, a Lecce, il prossimo 24 Settembre, un giudice controparte della vittima in vari giudizi venderà altri beni in una procedura fallimentare i cui unici istanti sono gli stessi imputati di usura ed estorsione??? Tutto questo, Commissario Straordinario, le sembra conforme a legge, alla tutela delle vittime? E, poi, lo sa che quanto mi hanno riferito, tempo fa, -mi pare, al numero verde-, secondo cui il procedimento di accesso al Fondo sarebbe stato rigettato per cui, ora, sarebbe sospeso, non c’entra niente con quello tuttora pendente che, invece, si riferisce a diversi fatti estorsivi per i quali pende il processo a Roma??? Lo sa che, come c’è scritto nell’istanza di accesso e nelle note presentate anche al Suo Ufficio, la sospensione che chiedevamo di far rispettare e i benefici di cui non abbiamo visto nemmeno l’ombra si riferiscono a quest’ultimo procedimento e non a quell’altro per il quale deciderà il TAR Lecce o il Consiglio di Stato??? Commissario, insomma, navighi un pò su internet o faccia lavorare meglio i suoi funzionari!!! Si accorgerà, innanzitutto, della giurisprudenza che smentisce quanto, finora, sostenuto per negare ogni beneficio alla mia famiglia! Vedrà, poi, quante sono le vittime che hanno denunciato e quanto sono contente del trattamento loro riservato! Sarà Lei, poi, a valutare l’utilità e l’efficienza della struttura da Lei presieduta. Le vittime avranno, di certo, una loro opinione: io ho la mia e credo di avergliela già esposta!!! Nel frattempo, mi permetto di darLe un consiglio: chieda alle banche se sono disposte a rinunciare ad interessi anatocistici, interessi ultralegali mai pattuiti, mutui stipulati per coprire debiti su c/c in realtà inesistenti e a firmare un accordo con cui si impegano a rinunciare ad azioni esecutive instaurate per simili pretese. Magari, poi, se possibile,……. mi faccia sapere o renda pubblica la risposta!!!
Riporto una sintesi di quanto avvenuto a casa DI NAPOLI, a Gallipoli, il 19 Ottobre 2006:
Il 19 Ottobre 2006 la mia casa è stata invasa da circa una dozzina di poliziotti e carabinieri che hanno invaso, perfino, le stanze da letto per sbattere fuori la vittima di usura ed estorsione, cioè, mio padre. Credo che Bernardo Provenzano sia stato trattato con più umanità. Mio padre, invece, vittima di un attentato rimasto impunito e costretto, da 19 anni, a camminare con le stampelle, dopo circa sette ore di esecuzione e di indebite interferenze di agenti della Polizia di Gallipoli nell’attività degli ufficiali giudiziari (come, recentemente, testimoniato da uno degli avvocati presenti) e dei medici che si rifiutavano di trasportare fuori la vittima se non dopo avere effettuato degli accertamenti radiografici, è stato percosso dalle Forze dell’Ordine che gli hanno strattonato la gamba spezzata fino a farlo urlare e farlo entrare in stato catatonico (è disponibile un video). L’abitazione, insieme ad altri 52 lotti, era stata venduta -con una vendita, a dire della vittima, nulla ed oggetto di ricorso per cassazione- nell’ambito di una procedura fallimentare i cui istanti sono gli stessi imputati di usura ed estorsione. Mio padre, l’anno scorso, aveva ottenuto, da parte del Prefetto di Roma e del Presidente del Tribunale di Roma, i pareri concordi previsti dalla legge affinchè la vittima possa beneficiare della sospensione, ex art. 20 l. 44/99, per 300 giorni, di ogni esecuzione a suo carico. Sin dal 15 Settembre 2006, inoltre, avevamo formalmente invitato il Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura a far rispettare la sospensione già efficace ex lege avendo ottenuto i pareri conformi sia da parte dell’autorità giudiziaria che da quella amministrativa. Il parere del Prefetto e del Presidente del Tribunale sono stati ritenuti carta straccia e la vittima, con la sua famiglia, sbattuti fuori di casa. Cosa ha fatto, nel frattempo, il Comitato di solidarietà ed il Commissario Straordinario per la lotta all’usura ed all’estorsione? NULLA. La famiglia, a distanza di quasi un anno, non ha ottenuto nemmeno un centesimo dal Fondo. I Poliziotti ed i Carabinieri, dopo avere fatto le veci dei medici che si rifiutavano di trasportare la vittima, sono ancora al loro posto . Ho letto che altre vittime sono rimaste prive di ogni tutela. Tante si sono, perfino, suicidate. Viene pubblicizzato che denunciare l’usuraio conviene: ma a chi? Tra i tanti pretesti forniti, nel corso dell’anno, alla mia famiglia non è mancata la ridicola giustificazione -tra l’altro smentita dalla giurisprudenza- secondo cui chi ha a suo carico una sentenza di fallimento non può ottenere i benefici previsti dalla legge 44/99. A prescindere dai provvedimenti giurisprudenziali in senso contrario, cosa succederebbe, allora, se, come nel caso della mia famiglia, gli stessi istanti il fallimento sono gli estorsori e gli usurai? Le conseguenze di simile pretesa, assurda ed inconcepibile giustificazione sarebbero che denunciare l’usuraio conviene ma se quest’ultimo minaccia il fallimento lo si dovrebbe pagare per evitare di perdere i benefici. Mi pare che affermazioni simili si commentino da sole. Fino a quando, però, le vittime di usura ed estorsione devono essere umiliate o istigate al suicidio (Vedi mio post: http://www.robertodinapoli.splinder.com … a%2C+le+v?) E’ ammissibile in un Paese civile che una famiglia che ha ottenuto dall’autorità giudiziaria e da quella amministrativa competenti la sospensione per 300 giorni, prevista dalla legge, sia sbattuta fuori casa e lasciata priva di ogni tutela da chi, pubblicamente, stimola la gente a denunciare? Venti anni fa, Leonardo Sciascia scrisse un articolo che suscitò polemiche sui professionisti dell’antimafia: spero, ora, che non ci siano anche i "professionisti dell’antiusura" ". Roberto Di Napoli

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La “politica del nulla”? E la giustizia in Italia?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 24 agosto 2007

10-08-07_1906Apprezzo e condivido quasi sempre ciò che Beppe Grillo scrive nel suo blog. Non ritengo sempre indispensabile l’utilizzo di alcuni termini volgari che, se pur, a volte, necessari per fare comprendere meglio l’indecenza della situazione descritta, altre volte, possono svilire l’importanza di ciò che si rappresenta. Non condivido, inoltre, l’ulteriore "condanna" mediatica cui è sottoposto chi, ammesso che abbia commesso uno sbaglio, ha già scontato una pena e siede in Parlamento o in quaslivoglia ufficio. Penso che debba sempre mantenersi separato il giudizio etico-morale da quello fondato sulle norme giuridiche vigenti. Non si può, però, pretendere, al tempo stesso, il rispetto delle norme e, poi, dimenticarsi della ratio e del contenuto dell’art. 27 della Costituzione. Non comprendo, quindi, perchè ci si debba scandalizzare se in Parlamento sieda un condannato che ha già scontato la pena secondo le leggi vigenti quando lo stesso art. 27 della Costituzione non sancisce la condanna a vita, bensì, in conformità a tutti i Paesi civili, la rieducazione del condannato. A mio modesto avviso è più scandaloso vedere in Parlamento, al Governo o seduto sulla poltrona di qualsivoglia ufficio chi è sfuggito o cerca di sfuggire ad ogni giudizio confidando nell’impunità. Il post di Beppe Grillo di ieri è intitolato "La politica del nulla" (http://www.beppegrillo.it/cgi-bin/mt-tb.cgi/649. obfuscator(‘4dfd44dQrr’, ‘ibGqEatd8IALTKYsRDr0puNjJzOeF5BgSXZlxHPvUokCc2My3176WwmVhnQ49f’, ‘__MTTBLINK__’, ‘http://www.beppegrillo.it/cgi-bin/mt-tb.cgi/649.’, ”);1464114388) e ricorda i privilegi dei parlamentari. Beppe Grillo immagina il parlamentare che porta il figlio a fargli vedere il seggio che gli lascerà in eredità e il cittadino comune che, invece, lo porta in banca a fargli vedere il debito che gli ha riservato. Privilegi del genere, però, secondo me, non sono goduti soltanto dai parlamentari -la cui elezione – a mio avviso- trova sempre un fondamento nella volontà popolare (magari, forse, anche incosciente). Mando un mio personale commento al post di Beppe Grillo che pubblico qui sotto:

"Condivido quasi tutti i tuoi post compreso quello odierno.L’Italia,però,è il Paese delle caste e dei privilegi goduti non solo dai politici. Posso darTi un suggerimento manifestandoTi, forse, lo stesso desiderio di molti? Perchè non entri anche nei Tribunali? Perchè non vedi il cognome di molti giudici? Ti accorgeresti che, spesso, nello stesso luogo, operano magistrati figli, mogli, mariti, nipoti di un altro giudice. Comprendi i pericoli in tema di trasparenza e garanzia di imparzialità che possono derivare? Ti sembra giusto, poi, che debbano operare, nella stessa sede, il magistrato e il figlio avv.? Lo sai che, a Lecce, due anni fa, un Presidente della sezione fallimentare è stato oggetto di esposti dell’ordine degli avvocati poichè i colleghi affidavano importanti consulenze al figlio avv.? Sai come è finita?Il CSM ha sospeso il trasferimento in quanto il figlio, nel frattempo, aveva traferito l’iscrizione in altro Consiglio dell’ordine. Sai che ci sono magistrati che trattano cause in materia bancaria, che "giudicano" se il credito è legittimo, che valutano la sussistenza delle condizioni per fare fallire un’impresa in seguito ad iniziative dell’istituto di credito e, poi, loro stessi, sono debitori della stessa banca? Sai che, in casi simili, avrebbero l’obbligo di astenersi che, invece, disattendono? Immagino anch’io che ci sono politici che portano il figlio in aula per fare vedere il posto che gli lasceranno e cittadini comuni che portano il figlio in banca per fare vedere il debito che lasceranno in eredità. Non pensi, però, che si possa immaginare anche il giudice che porta il figlio in Trib. per presentargli il collega che gli affiderà le consulenze o in banca per "conoscere" chi ringraziare? Ci sono politici spregiudicati ma anche quelli onesti così come, insieme a magistr. senza scrupoli, ci sono quelli preparatissimi, imparziali, soggetti agli stessi sacrifici cui sono sottoposti i comuni mortali e, soprattutto, che, oltre ad essere onesti, lo appaiono". Roberto Di Napoli

post e altri commenti anche nel blog all’interno della sezione "fai notizia" del sito radioradicale.it

La fotografia pubblicata sopra rappresenta la trasparenza e limpidezza che non sempre si vede nelle Istituzioni

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Per non dimenticare (e per non essere egoisti): chiediamo la proclamazione della giornata per le vittime dell’ingiustizia!!!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 4 agosto 2007

legge uguale x tuttiGiustizia Giusta, la famosa associazione per la difesa della giustizia presieduta da Mauro Mellini, ancora una volta, ha proposto un’iniziativa a cui, ovviamente, ho già aderito:

la raccolta delle firme per domandare la proclamazione della giornata per le vittime dell’ingiustizia.

Aderire è semplicissimo (ho inserito sotto, sul lato sinistro, il relativo banner su cui basta cliccare). Basta scrivere i propri dati sull’apposita pagina! Ho chiesto alla redazione di Giustizia Giusta di potere inserire il banner sul mio blog. Cliccandovi sopra, chiunque può inserire i dati. Credo che ogni cittadino razionale dovrebbe aderire alla proposta. L’Italia, per essere un Paese civile, così come ricorda le vittime cadute sul luogo di lavoro, le vittime dei lager nazisti di sessant’anni fa, del fascismo di ieri e della mafia, dovrebbe ricordare anche le vittime del fascismo “di oggi”, quelle che ogni giorno vengono colpite dalle Istituzioni ingiustamente. Non sono poche, per un Paese civile quale vorrebbe essere l’Italia, le persone giustiziate, fatte soffrire –se non, addirittura, fatte morire- e, poi, assolte. Si pensa che, con un’assoluzione, si risolve ogni problema! E i problemi della giustizia civile??? Niente di più sbagliato, in molti casi, che definirla civile!!! Ci sono, in molti Tribunali, esecuzioni “civili” per crediti, spesso, inesistenti o di gran lunga inferiori a quelli legittimamente tutelabili. Una giustizia civile dovrebbe avere gli strumenti per rendere Giustizia sin da subito o, quanto meno, per non portare “al patibolo” l’esecutato. L’Italia, anche secondo il vigente codice, ha gli strumenti ma non sempre dimostra di essere civile. Ci sono giudici straordinari che emettono pronunce legittime e motivano i provvedimenti in maniera coerente alla nobile funzione da loro ricoperta, dando dimostrazione di eccellente preparazione ed aggiornamento. Nel mio piccolo, leggendo “storie” –anche su Giustizia Giusta- di persone note e non note, frequentando i Tribunali, ascoltando le persone –clienti e non-, mi rendo conto che ci sono anche giudici, poliziotti, carabinieri, uomini di legge che straordinari non sono ma che lo diventano proprio per i loro provvedimenti o per i loro atti. Straordinari nel vero significato della parola la cui etimologia dovrebbe essere, appunto, extra ordinem, fuori l’ordine comune.

Sono stati anche –e vengono tuttora- istituiti apparati “straordinari” con uffici, impiegati stipendiati, con costose strutture, auto blu, ecc., per la lotta contro vari fenomeni. Penso, ad esempio, ancora una volta, alla figura del Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura. Considerato il numero altissimo di vittime di usura, di estorsione, di malagiustizia, di persone suicidate o che minacciano folli gesti, immagino che la notte non dorma (io, almeno, non riuscirei a dormire solo a pensare alla responsabilità derivante dal fatto che dalle mie decisioni possa dipendere la serenità o la vita pur di un solo uomo) per dimostrare la Straordinarietà nel rispondere tempestivamente – e far rispondere in maniera legittima ai membri del Comitato da lui presieduto- alle migliaia di richieste che pervengono alla straordinaria struttura.

Vittime dell’ingiustizia, secondo me, ce ne sono troppe per passare inosservate. A mio avviso, devono essere i cittadini a pretendere che siano ricordate! Non è necessario -e non lo auguro a nessuno- che si aspetti di “provare” cosa significhi essere vittima del più piccolo abuso. Ognuno è libero di restare spensierato e pensare che tutto funzioni “alla perfezione” se risulta più comodo stare sotto l’ombrellone o in acqua e non pensare cosa, in quel momento, qualcuno sta subendo; ognuno è libero di pensare e pontificare: “tanto se gli hanno fatto quello, qualcosa di vero ci sarà”. Idioti del genere ci sono sempre stati e ci sono in ogni Paese (è noto che anche ai tempi del processo a Tortora pensieri del genere abbiano toccato la testa di tanti ignoranti tanto da provocare l’attenzione di Enzo Biagi nel suo famoso articolo “E se Tortora fosse innocente?”). Sappia, però, chi ragiona (anzi: non ragiona) così che il suo egoismo o la sua indifferenza, un giorno, gli si può ripercuotere contro!!! Non ribellarsi contro i soprusi ai danni di persone che nemmeno si conoscono -o restare indifferenti- non è una forma “intelligente” per non ricevere fastidi! E’ una forma vergognosa perché manifesta l’ignoranza, l’inutilità sociale ed il cinismo. Auguro che chiunque si trovi a leggere queste mie modeste considerazioni –pur banali- firmi subito l’iniziativa di Giustizia Giusta: si sentirà più utile e saprà di avere contribuito a rendere questo Paese più civile!!!

Un’ultima considerazione e una richiesta: ho la grande fortuna di conoscere migliaia di persone, di avere tantissimi amici e di godere dell’amicizia delle persone più sfortunate, più bisognose ma che, ciononostante, meritano il più profondo rispetto da parte di tutti. Chiedo cortesemente a quanti, ancora, non conosco (ma l’invito è esteso anche a quanti conosco o, sbagliando, si reputano miei amici), a quanti amano soltanto la propria tranquillità e non hanno voglia di pensare agli altri “perché sennò si possono ricevere fastidi e ……..chi ce lo fa fare?” di ricordare, sempre, una cosa -se ha letto o se già conosce le mie considerazioni ricordate qui sopra-:  di appuntarsi il mio nome e cognome, di ricordare il mio viso (spero possa servire la foto sopra) e se mai, un giorno, dovessimo trovarci “faccia a faccia” -o se già ci conosciamo- di ricordare come la penso; sappia, soltanto, che, persone del genere, gli "indifferenti", non stanno nella mia mente e la mia educazione vuole che mi fermi qui, senza altro aggiungere né svelare dove siano o in quale spazio dell’attività quotidiana possano meritare qualche considerazione! Rispetto le opinioni altrui ma non i giustizialisti e quanti calpestano, anche solo col pensiero, il principio di presunzione d’innocenza, soprattutto quando non conoscono gli atti processuali!!!

Roberto Di Napoli

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Fino a quando, in Italia, le vittime di usura devono suicidarsi o minacciare folli gesti?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 21 Maggio 2007

In provincia di Ascoli Piceno, il 15 Maggio scorso, una famiglia ha vissuto una giornata che, purtroppo, solo chi ha subito analoghe esperienze può immaginare in tutti i suoi attimi. Non conosco, ovviamente, la “storia processuale” e, conseguentemente, non posso sapere se, nel caso di specie, sussistessero motivi d’invalidità della vendita dell’abitazione della vittima o presupposti per beneficiare del rinvio del rilascio.

E’ sufficiente, però, credo, a chiunque, la lettura degli articoli di stampa e dei siti che hanno riportato la notizia per potersi indignare di fronte a quanto accaduto (ho letto la notizia anche su: http://fm.ilquotidiano.it/articoli/2007/05/16/72255/antonella-sfrattata-il-futuro-sembra-nero).

Pur con la premessa appena fatta, tuttavia, non posso escludere che quella famiglia -così come tante altre- siano state sbattute fuori casa malgrado ci fossero i presupposti giuridici per l’emissione di misure cautelari al fine di impedire, tra l’altro, l’ulteriore aggravamento di reati o, comunque, un’ennesima sofferenza alle vittime. Non posso escludere ciò perché, il 19 Ottobre u.s., ho visto, un po’ troppo da vicino, a Gallipoli, in provincia di Lecce, il “trattamento riservato” a chi ha denunciato in tempo gli usurai e gli estorsori, ha sollecitato le misure per evitare che si concretizzassero le minacce, ha richiesto l’accesso al Fondo antiracket ed antiusura e, pur dopo che le denunce si sono rivelate fondate a tal punto da determinare le richieste di rinvio a giudizio, pur avendo ottenuto la sospensione ex art. 20 l. 44/99 da parte del Prefetto e dal Presidente del Tribunale competenti, sia stata sbattuta fuori di casa (vedi il video; nell’album vi è una breve descrizione) . In quest’ultimo caso, la vittima –mio padre, attraverso me nella qualità di legale- aveva chiesto al Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, oltre un mese prima, di far rispettare la sospensione già ottenuta. Il mese successivo, è rimasta con il parere del Prefetto e del Presidente del Tribunale che avrebbe dovuto attestare la sospensione ma la sua –la nostra- casa è rimasta invasa per oltre otto ore dalle Forze dell’Ordine: invece che tutelare la vittima, erano pronte a fornire ausilio per sbatterla fuori!!! Alla fine, infatti, -con le stampelle da diciott’anni per avere subito un attentato- è stata sbattuta fuori di casa con la famiglia e, dopo un anno dalla richiesta, siamo ancora in attesa di ricevere la provvisionale richiesta al Fondo antiusura ed antiracket anche se, ormai, pronti ad instaurare azione di risarcimento danni nei confronti del Ministero degli Interni per quanto subito e per avere creduto che “denunciare l’usuraio conviene”. Quest’ultimo caso –che è il caso mio e della mia famiglia-, ripeto, si è verificato in provincia di Lecce. Il caso di cui accennavo all’inizio, a quanto pare, è accaduto in provincia di Ascoli Piceno. Tanti casi analoghi, però, si sono verificati e, probabilmente, ogni giorno, si verificano senza che nessuno di noi ne sia al corrente o ne possa essere informato; ciò per varie, possibili ragioni: perché i mass media non ne parlano o, talvolta, perché le vittime non hanno nemmeno più la forza di parlare o, purtroppo, perché non lo possono più fare avendo scelto la strada del suicidio (ci sarebbero stati, a quanto pare, tremila suicidi in dieci anni). Chiunque, avendone il potere-dovere ed in presenza dei presupposti di legge che glielo imponesse, non ha impedito tragedie e drammi simili dovrebbe solo fare una cosa: VERGOGNARSI E CONSIDERARSI UN CRIMINALE QUANTO L’USURAIO (considerato anche quanto sancisce l’art. 40, ult. cpv. c.p.). Chi, invece, sedendo su poltrone di uffici istituiti per il contrasto e la prevenzione all’usura e all’estorsione ritenga di non avere poteri per garantire il soddisfacimento dei bisogni essenziali della vittima (ad esempio l’abitazione quando vi è il parere del Prefetto e del Presidente del Tribunale richiesto dalla legge 44/99 o la provvisionale che gli consenta, quanto meno, la sussistenza e il ripristino dell’attività) dovrebbe, invece, -ma è una mia opinione- avere la forza di compiere un gesto di civiltà, di logica e di rispetto delle vittime per la tutela delle quali è stata istituita la loro poltrona ed assicurato il loro pur giustissimo stipendio: la forza e il coraggio di prendere atto della loro asserita mancanza di strumenti e DIMETTERSI ANDANDOSENE A CASA!!! Sarebbe -sempre secondo me- un gesto che manifesterebbe un vuoto normativo (qualora, effettivamente, non vi fossero gli strumenti per prevenire drammi analoghi a quelli verificatisi), stimolando magari il Governo a utilizzare il già abusato strumento del decreto legge per porre rimedio a drammi simili, oppure, se non si ha il coraggio di interpretare la legge già esistente nella maniera più corretta, sarebbe, comunque, un apprezzabile atto che dimostrerebbe un profondo senso di correttezza, di lealtà e di rispetto anche per le casse dello Stato sulle quali è inutile che gravi il costo di strutture cui mancano (o mancherebbero) gli strumenti per il loro più efficiente funzionamento. Roberto Di Napoli 

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La lotta all’usura, all’estorsione e alla filosofia dei “mezzi uomini”

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 17 aprile 2007

La riproduzione anche parziale del contenuto del blog è riservata. E’ consentita la riproduzione solo citando la fonte o il link del blog o del singolo post 

La lettura di uno dei tanti capolavori di Leonardo Sciascia e, in particolare, di “Una storia semplice” mi fa riflettere sull’attualità del romanzo. Anzi: ogni pagina mi pare sia stata scritta oggi.

Una storia semplice”, come è noto, è il titolo dell’ultima opera di Sciascia, -“il testamento morale di un siciliano” come è stato definito- in cui si narra la storia ingarbugliata e nient’affatto semplice di un omicidio le cui indagini, malgrado il tentativo ed il desiderio del questore di archiviare subito il caso come suicidio, conducono, dapprima, all’arresto di un cittadino che si era presentato “spontaneamente” a rendere informazioni e, infine, sfociano nel “terrificante” sospetto, da parte di un brigadiere, che l’autore dell’assassinio sia proprio il suo commissario.

Ho letto il breve romanzo e mi hanno colpito, in particolare, vari passi. Mi è piaciuta anche la prefazione del noto e bravissimo Andrea Purgatori nell’edizione a cura di Corriere della Sera- Rcs, 2003. Giustamente, Purgatori rileva come in “Una storia semplice” non ci sono eroi “(…) ma solo mezzi uomini –mezzi poliziotti e mezzi carabinieri, mezzi magistrati, mezzi preti, mezzi testimoni. Gente un po’ rozza e un po’ pavida, che s’aggiusta l’esistenza scansando i problemi (…)”.La lettura di brevi righe dello scrittore siciliano, a mio giudizio, fa riflettere il lettore, come dicevo, su temi, oggi, ampiamente dibattuti. Mi colpiscono anche le parole e l’eleganza dello stile. Tra le prime pagine, un particolare, -a prima lettura, irrilevante-, mi ha colpito, mi ha fatto sorridere e, spesso, mi ritorna in mente. Mi riferisco alla pagina in cui si racconta dell’arrivo di “tutti quelli che dovevano arrivare: questore, procuratore della Repubblica, medico, fotografo, un giornalista prediletto dal questore (…)”. Mi piace, in particolare, la descrizione dell’arrivo delle automobili e mi domando quali posano essere stati i motivi che hanno indotto lo scrittore alla precisazione “Sei o sette automobili che anche dopo che erano arrivate continuarono a rombare, stridere e urlare (…)”. La lettura di quelle righe mi lascia pensare al protagonismo di cui –secondo quello che si legge spesso sui quotidiani e settimanali- sarebbero affette persone che, quanto meno per il ruolo ricoperto, dovrebbero apparire, dinanzi all’opinione pubblica, più equilibrate e riservate.

Inquietante è, poi, la filosofia dei protagonisti -dei mezzi uomini come li definisce Purgatori- che emerge dalle prime pagine e, in particolare, laddove il questore sentenzia: “Suicidio(…) e ancora, dopo il tentativo del brigadiere di far rilevare i suoi sospetti, sempre il questore: “Suicidio, caso evidente di suicidio” (….) “Questo è un caso semplice, bisogna non farlo montare e sbrigarcene al più presto” (…).

Straordinaria, poi, la descrizione dell’interrogatorio tra il Procuratore della Repubblica e il suo maestro di scuola. Un Procuratore che ricorda al maestro i propri insuccessi nella lingua italiana e che chiede spiegazioni sui motivi per cui, nei componimenti d’italiano, prendeva sempre tre perché copiava mentre, un giorno, aveva preso cinque. Il maestro risponde che, probabilmente, quel giorno, aveva copiato da un autore più intelligente. Il procuratore si giustifica dicendo che, in effetti, era “piuttosto debole in italiano”, però, a suo dire, non era stato “un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica”. La risposta del modesto ma saggio maestro manifesta, in maniera inequivocabile, un dato di fatto difficilmente contestabile. Il professore, infatti, risponde che “l’italiano non è l’italiano: è il “ragionare” (…). “Con meno italiano (…) sarebbe forse ancora più in alto”.

Sconvolgente, poi, quasi alla conclusione del romanzo, dopo “l’incidente” fatale per il “sospettato” commissario, è la domanda che il magistrato rivolge al colonnello e al questore non appena, quest’ultimo, finisce di relazionare sulle indagini e sugli indizi che, confessa, non aveva considerato come doveva: “Ma caro questore, ma caro colonnello, questo è troppo poco…. Se provassimo a ribaltare questa storia nella considerazione che il brigadiere mente e che è lui il protagonista dei fatti di cui accusa il commissario?

“Una storia semplice” è stato considerato, da alcuni, un esempio di malagiustizia, di corruzione, di “intrecci illeciti che coinvolgono e minano le istituzioni stesse, in primo luogo la giustizia”, e, purtroppo, a mio giudizio, potrebbe, ancora oggi, essere immaginato anche in altri ambienti e in altri contesti. Immaginato se non, purtroppo ancora più facilmente, raccontato visto che ci sono casi reali e non immaginari.

Mi è capitato, sia in esperienze personali che professionali, di venire a conoscenza di storie che si pretendeva di  archiviare, addirittura,  come “semplici” ma che, invece, tali non erano.

Faccio solo qualche piccolo esempio. Ho assistito, più volte, alla presentazione di denunce per usura ed estorsione in cui il denunciante esponeva pretese, da parte di istituti di credito, contrarie all’ordinamento e alla giurisprudenza. A mio giudizio è, innanzitutto, assurdo ed inconcepibile che a ricevere denunce per fatti che, spesso, manifestano, sin dall’inizio, la loro complessità possano essere abilitate persone che, a leggere i verbali di resa denuncia, ci si chiede presso quale scuola elementare abbiano conseguito l’abilitazione a continuare gli studi. Mi è capitato, poi, di leggere, insieme a tantissimi provvedimenti che manifestano la preparazione, l’imparzialità e l’equilibrio di cui, per fortuna, sono dotati tanti magistrati, anche richieste di archiviazione motivate “semplicemente” sulla circostanza che il tasso d’interesse pattuito non era usurario senza, però, che fosse stato analizzato l’intero rapporto secondo gli insegnamenti della giurisprudenza. So bene che, in presenza di una fondata e motivata opposizione alla richiesta di archiviazione, le indagini possano proseguire e, magari, concludersi con l’imputazione. Intendo, tuttavia, sottolineare l’inconcepibile perdita di tempo che comporta la mancanza di specializzazione –o l’inerzia nel perseguire alcuni crimini per le più svariate e recondite ragioni- da parte degli organi competenti. Non bisogna essere avvocati per capire che perdere tempo, all’inizio delle indagini di un processo penale, significa causare la perdita delle fonti di prova; significa trascurare l’adozione delle misure cautelari reali o personali che possono evitare, tra l’altro, anche la reiterazione dei reati o l’aggravamento delle conseguenze di quelli già commessi; significa, in sostanza, volere assicurare l’impunità ai colpevoli.

Nel caso delle indagini in materia finanziaria, bancaria, nei delitti di concussione, corruzione o, per dirla in breve, nelle indagini per delitti commessi dai “colletti bianchi”, occorre l’imparzialità, un’adeguata preparazione e la passione per il proprio lavoro. In mancanza di queste “virtù” ci sarà sempre qualcuno che scambierà –o riterrà comodo scambiare- la vittima per un “semplice debitore” rompiscatole; che preferirà pensare che si tratti di “un’altra storia semplice” di persona che non paga (gli usurai) e, poi, denuncia.

Mi pare che nessuno dubiti sulla necessità dell’adozione di misure cautelari nei confronti dello strozzino “professionista” (cioè quello notoriamente dedito ad attività delinquenziale). Sono certo che, in questi casi,  si mobilita, come è doveroso, un pool di magistrati e Forze dell’Ordine e, nel giro di poche ore, lo strozzino è assicurato alla giustizia. Se, però, le stesse condizioni usurarie od estorsive sono richieste da un direttore di una filiale di un istituto di credito o da un suo superiore (che dovrebbe essere, dunque, ancora più consapevole dell’illiceità della pretesa), il “trattamento” che vedo loro riservato, a mio parere, è più “soft”. Magari lo si iscrive sul registro degli indagati, se ne richiede il rinvio a giudizio, ma lo si lascia al suo posto. Tutto procede con più calma.

I presunti legami affaristici tra alcuni magistrati e un istituto di credito -oggetto di un procedimento penale presso la Procura di Catanzaro e di richiesta di azione disciplinare da parte del Ministro della Giustizia- di cui si sono occupati, nelle scorse settimane, gli organi d’informazione, spero che non sussistano (fatti analoghi, però, due anni fa, sono stati lamentati, anche altrove, da un’associazione antiusura). Se le accuse dovessero, invece, risultare fondate, spero che tali legami non siano –e non siano stati- così diffusi da costituire la ragione della diversità di trattamento -a seconda di chi sia il denunciato- nei procedimenti per usura ed estorsione o da spiegare i motivi per cui, così facilmente, si sottovalutano –o si siano sottovalutate- le denunce e le richieste di misure cautelari quando il denunciato sia il responsabile di un istituto di credito.

Malgrado tutto, sono ottimista. Dimenticavo, d’altronde, che l’Italia, culla del diritto (anche se non è mancato chi l’ha definita la “bara” del diritto), prevede, dal 1996, la figura del Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura e, addirittura, il Comitato di solidarietà. Le vittime, quindi, poTREBBERO stare proprio tranquille. La legge prevede un Commissario Straordinario e un Comitato di solidarietà. Insomma, …….. una solidarietà straordinaria, per cui questi organi non potranno che osservare –e fare osservare- la legge antiusura ed antiracket. Se dovessero, mai, sorgere dubbi sull’interpretazione della normativa, sono certo che la comprovata esperienza di cui, per essere nominato, deve godere il Commissario non potrà che fare immediata applicazione delle regole di ermeneutica imposte dall’ordinamento. Anzi, è stata creata un’apposita struttura che, dalla lettura della legge, pare debba essere super efficiente e dotata di giuristi esperti nel contrasto all’usura e all’estorsione nonché nella tutela delle vittime. I legami tra magistrati ed istituti di credito di cui hanno parlato i giornali saranno, di certo, insussistenti e, comunque, tutte le vittime di usura e di estorsione possono stare tranquille. “Denuncia l’usuraio. Ti conviene”: l’ho visto scritto, perfino, in un manifesto appeso in alcune caserme e all’interno delle stazioni ferroviarie; l’ho sentito consigliare anche attraverso uno spot diffuso sulla principale rete nazionale.  Anni fa, poi, uno spot televisivo di un’emittente locale leccese (nella patria del balocco) mandava in onda, per rendere noto l’apposito ufficio presso la Prefettura, immagini con volanti delle Forze dell’Ordine che sgommavano e correvano (chissà dove, forse, a casa della vittima). Chissà quante persone, avendone i presupposti, avranno usufruito dei benefici previsti dalla normativa antiusura ed antiracket, quante vittime salvate dal suicidio (in un decennio, a partire dal 1995, pare che, in Italia, ce ne siano stati duemila, forse, non tutti debitori!) e quante famiglie di vittime lasciate serene nelle proprie abitazioni grazie al Commissario Straordinario, al Comitato di solidarietà, ai Prefetti e ai magistrati imparziali! Mi chiedo: le vittime, oggi, possono credere che ci siano, davvero, legami tra alcuni magistrati e alcuni istituti di credito? E, potrebbero mai avere ragione di credere che, in caso, ad esempio, di usura od estorsione commessa anche da rappresentanti di banche, il Commissario Straordinario e il Comitato di solidarietà non tutelino le vittime adeguatamente nei modi e tempi previsti dalla legge o si rendano complici contribuendo a fare aumentare le sofferenze? Si potrebbe, mai, pensare, dalla lettura della normativa antiusura ed antiracket, che il Commissario Straordinario, il Comitato e i Prefetti, per la concessione dei benefici, possano essere condizionati da altri fattori se non dai presupposti richiesti dalla legge e confermati necessari dalla giurisprudenza? Vorrei tanto credere e rispondere di no.

Sarebbe inevitabile, altrimenti, il peggioramento del già profondo senso di sfiducia dei cittadini nell’amministrazione della giustizia e il timore che, proprio negli uffici dove la pubblica amministrazione, attraverso ogni suo funzionario, dovrebbe onorare e servire il popolo sovrano, vadano aumentando -e, ancora peggio, si lascino seduti sulle proprie poltrone-, ancora più dei mezzi uomini, quelli che Sciascia poneva ad un livello ancora più sotto: i sempre presenti quaquaraquà. Roberto Di Napoli

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