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Archive for the ‘anatocismo’ Category

Cresce l’usura a Lecce? Ma guarda un pò!

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 15 Maggio 2007

A leggere i dati riportati in un articolo su "Il Meridiano" di oggi (http://www.ilmeridiano.info/articolo.php?Rif=11837), a Lecce sarebbe cresciuto il fenomeno dell’usura. Secondo tali dati, il 7% delle telefonate giunte al numero verde del Comitato Antiusura sarebbe costituito da vittime salentine. Ciò non mi meraviglia affatto. Anzi. Potrebbero anche essere inferiori a quelli effettivi se si considerassero le numerose denunce (portate all’attenzione anche attraverso interrogazioni parlamentari più volte presentate nel corso degli ultimi anni) presentate da imprenditori e cittadini contro rappresentanti di istituti di credito locali. Questi ultimi, però, spesso, non vengono compresi nelle indagini statistiche sull’usura e, purtroppo, spesso, non vengono disturbati nemmeno da …… serie indagini preliminari o misure cautelari. Mi è capitato di vedere, a Lecce, proscioglimenti (a dire il vero, poi, impugnati dalla Procura Generale) di imputati (rappresentanti di un istituto di credito) di usura per avere praticato il tasso del 292%. In un caso, ho avuto, purtroppo, modo di verificare che, pur in presenza della sospensione delle procedure esecutive e di rilascio ex art. 20 l. 44/99 in seguito all’emanazione del parere da parte sia del Prefetto sia dell’Autorità giudiziaria (il Presidente del Tribunale competente ex art. 8 d. P.R. 455/99 che, nel caso di specie, era quello di Roma dove pende il processo contro imputati di estorsione), la vittima sia stata "sbattuta" fuori di casa dopo che appartenenti alle Forze dell’Ordine (con un "trattamento", forse, peggiore a quello riservato a Bernardo Provenzano o ai boss della SCU) avevano invaso l’abitazione per oltre otto ore. Gli imputati, invece, …… ovviamente, liberi, felici e ai loro posti. Se così si combatte l’usura e l’estorsione a Lecce, è ovvio che la criminalità cresca. Anzi. Non è da escludere che lo strozzino o l’usuraio, nel tentativo di difendersi, s’inventi una sorta di scriminante costituita dal convincimento di esercitare un diritto. Penserà: "Perchè io sono stato subito arrestato e devo essere processato per usura mentre quel rappresentante di istituto di credito è riuscito, invece, ad ottenere un tasso d’interesse pari o più alto di quello da me richiesto e in più, magari, riesce anche a fare sbattere fuori di casa la vittima? Questioni di simpatie? O…… di interessi, appunto?" Roberto Di Napoli

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Banche e clienti: Patti chiari? Come potersi fidare se non si restituisce il bottino?

Pubblicato da: Roberto Di Napoli su 13 Maggio 2007

Speciale Tg1 dedicherà questa sera una puntata sui costi dei servizi bancari in Italia. Vari quotidiani, recentemente, hanno pubblicato servizi analoghi pubblicando schemi con i costi addebitati da parte dei diversi istituti di credito. Il problema avvertito dagli utenti bancari, però, non è solo quello dei costi delle operazioni. Vi è, tuttora, un dramma sofferto da migliaia di famiglie ed imprenditori a cui le banche non intendono porre rimedio se non dopo una pronuncia in via giudiziale. La Cassazione, sin dal 1999 e, addirittura, con la sentenza a Sezioni Unite n. 21095 del 2004, ha riconosciuto il diritto degli utenti (privati o imprenditori) alla restituzione delle somme indebitamente corrisposte o addebitate sui conti correnti a titolo, ad esempio, di interessi invalidamente pattuiti (con riferimento a criteri ritenuti non validi; es: "uso piazza"), di commissioni di massimo scoperto o di somme anatocistiche, ossia, "lievitate" a causa dell’illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi. Le banche, malgrado la giurisprudenza sia univoca in favore dei correntisti, nel caso di richieste di restituzione da parte di questi ultimi rispondono esplicitamente di non pagare se non a seguito di sentenza di condanna. Nel caso, poi, i correntisti (privati o imprenditori) abbiano, ancora, "aperta" la posizione nei confronti degli istituti che reclamano il saldo risultante dall’estratto conto, le banche non si preoccupano di "depurare" il rapporto, sin dall’inizio, dai predetti costi ed oneri (riconosciuti illegittimi dalla legge e dalla giurisprudenza) ma tentano, addirittura, di agire in giudizio e, se in possesso di titoli esecutivi (cambiali ottenute dal correntista "con l’acqua alla gola" o decreti ingiuntivi per importi comprensivi di oneri e spese illegittimi), non esitano a procedere esecutivamente mettendo a rischio la salute, la vita, la serenità di famiglie o l’esercizio d’impresa da parte degli imprenditori. Le banche, così, oltre a compromettere la vita delle persone (in Italia già risulterebbero circa tremila suicidi per debiti in dieci anni), pregiudicano l’economia delle piccole- medie imprese italiane. La Banca d’Italia dovrebbe severamente vietare agli istituti di agire, in qualsiasi modo, al fine di ottenere somme che la giurisprudenza, unanime, ha riconosciuto non tutelabili e dovrebbe imporre, immediatamente, di instaurare tavoli di conciliazione coi clienti vittime di anatocismo e altri vizi."
Mi piacerebbe sapere dai rappresentanti dell’ABI o dai rappresentanti degli istituti di credito: "Perchè, come è avvenuto per vari prodotti finanziari, le banche non conciliano coi clienti che richiedono la restituzione delle somme invalidamente percepite o addebitate nel corso dell’intero rapporto (così come riconosciuto dalla giurisprudenza) e preferiscono, invece,costringere gli utenti ad agire in giudizio? Perchè questa strategia aziendale? Perchè si preferisce affidarsi alla statistica e fare affidamento sul maggiore utile derivante dal numero di clienti che, scoraggiati o privi di possibilità, preferiscono non agire in giudizio? Perchè, in conformità a quanto previsto dal Testo unico bancario che prescrive che i rappresentanti degli istituti di credito devono godere dei requisiti di onorabilità e professionalità, non si vieta l’esercizio di funzioni di dirigenza a rappresentanti di istituti di credito con richieste di rinvio a giudizio per usura ed estorsione o, addirittura, con condanne? Il requisito dell’onorabilità non è ancorato al significato del termine secondo il vocabolario della lingua italiana? Oppure il termine "onorabilità" viene inteso con riferimento al significato assunto in altri contesti ed ambienti?" Roberto Di Napoli

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